{"id":1944,"date":"2020-06-30T14:23:40","date_gmt":"2020-06-30T14:23:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/?p=1944"},"modified":"2020-06-30T14:31:13","modified_gmt":"2020-06-30T14:31:13","slug":"tutti-al-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/2020\/06\/30\/tutti-al-mare\/","title":{"rendered":"Tutti al mare!"},"content":{"rendered":"\n<h2><em>Genere, famiglia e tempo libero nell\u2019Italia degli anni Cinquanta del Novecento<\/em><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>l tempo libero delle famiglie<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni Cinquanta la trasformazione delle prassi legate al tempo libero influ\u00ec in modo determinate sulla relazione fra le diverse pratiche di <em>leisure<\/em> e lo stile di vita di molte famiglie italiane. Come ricorda di Stefano Cavazza, il tempo libero era &#8211; ed \u00e8 tuttora &#8211; \u00abparte integrante della concezione del tempo lavorativo e [\u2026] bene di consumo in grado di alimentare una vera e propria industria\u00bb<a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. L\u2019affermarsi del tempo libero incise sui modelli culturali delle famiglie e orient\u00f2 le scelte dei loro componenti. In Italia il tempo libero entr\u00f2 a far parte dell\u2019immaginario collettivo solo con l\u2019avvento del fascismo, quando, distorcendo il significato del sabato britannico, venne introdotto il cos\u00ec detto \u201csabato fascista\u201d<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>La vacanza<a href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> \u00e8 un indicatore non esclusivo ma certo esemplare del differente godimento da parte delle famiglie del tempo libero. Trascorrere le vacanze in un luogo di villeggiatura o approfittare della domenica per fare gite fuori porta, non fu a lungo una consuetudine condivisa dalla maggior parte della popolazione. Solo i ceti alto borghesi o nobiliari potevano permettersi di andare a riposare nelle localit\u00e0 marine o montane, laddove \u00abi villeggianti erano considerati forestieri e non del tutto graditi dalle popolazioni\u00bb<a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. A partire dal secondo dopoguerra per\u00f2, in concomitanza con la crescita economica del Paese, gli stili di vita delle famiglie si modificarono, e con essi si trasformarono anche le pratiche legate alla sfera del tempo libero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in che modo il consolidamento del nuovo Stato democratico si intrecci\u00f2 al consumo del tempo libero delle famiglie? A differenza degli anni Trenta, dove lo Stato fascista, mosso dalla necessit\u00e0 di salvaguardare il proprio potere, ebbe l\u2019esigenza di controllare ogni ambito della vita sociale degli italiani<a href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, negli anni Cinquanta la pratica del <em>leisure <\/em>divenne una libera scelta, animata dalla ricerca del benessere individuale<a href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo libero acquist\u00f2 particolare importanza, in un rapporto dinamico con la sfera dei consumi, e svolse un ruolo di rilievo nei processi di differenziazione sociale<a href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Se negli anni Trenta per operai o impiegati, per non parlare dei contadini, i momenti di svago e la vacanza rimanevano pratiche precluse o fruibili solo attraverso l\u2019intervento dello Stato<a href=\"#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>, dal secondo dopoguerra anche i ceti meno abbienti poterono godere del <em>leisure<\/em> secondo le loro possibilit\u00e0 economiche. Tuttavia la crescita economica del Paese non era sufficiente a modificare le tradizionali abitudini delle famiglie. A dare impulso e a consolidare le nuove \u201cpratiche e prassi\u201d fu un cambiamento socio-culturale che \u00abinteress\u00f2 la sfera del divertimento e della gratificazione personale\u00bb<a href=\"#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni Cinquanta, il consumo di tempo libero divenne cos\u00ec un segno distintivo del rilievo sociale della famiglia, \u00abuna pratica non pi\u00f9 circoscritta a cerchie ristrette della popolazione\u00bb<a href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. Essendo direttamente connessa alla sfera dei consumi e del benessere, le famiglie affermavano la propria identit\u00e0 sociale e il proprio <em>status <\/em>anche attraverso la scelta dei prodotti offerti dal mercato del <em>leisure<\/em><a href=\"#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>. Frequentare un luogo di vacanza rispetto ad un altro, andare in pensione o in albergo, scegliere uno stabilimento balneare o accontentarsi della spiaggia libera<em>, <\/em>fare i villeggianti della domenica o organizzare un tempo lungo di vacanza, erano tutti elementi che sottolineavano le differenze di classe e acuivano le distanze fra gli strati sociali<a href=\"#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>D&#8217;altronde l\u2019aspirazione all\u2019ozio e alla ricreazione, l\u2019agio individuale e familiare almeno in apparenza acquistarono i tratti di un diritto, che l\u2019istituzione pubblica si proponeva di garantire a tutti gli strati sociali. Il \u201cbenessere\u201d come fine dell\u2019azione di governo divenne un fattore essenziale nel processo di legittimazione politica<a href=\"#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>Famiglie fatte in serie<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Benessere, consumi, lavoro e tempo libero erano le parole d\u2019ordine della campagna d\u2019informazione promossa dall\u2019<em>United States Information Service<\/em><a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>, ossia l\u2019agenzia di propaganda statunitense, volta a realizzare film di propaganda a sostegno dello European Recovery Program (ERP), pi\u00f9 noto come Piano Marshall<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. I documenti prodotti e diffusi per conto degli Stati Uniti o in co-produzione con l\u2019Italia<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>, tranne alcune eccezioni, sono stati per lo pi\u00f9 prodotti fra il 1948 e il 1959; i cortometraggi, pur utilizzando i linguaggi della propaganda, hanno fini didattici o informativi e si propongono di valorizzare aspetti politici, culturali, sociali e artistici della tradizione degli Stati Uniti. Ci\u00f2 non toglie che molti dei temi e dei soggetti rappresentati riflettono l\u2019esigenza di comunicare con spettatori estranei alle vicende statunitensi, pertanto i registi nell\u2019elaborazione dei contenuti prestarono attenzione a proporre luoghi e situazioni familiari al grande pubblico \u201cnostrano\u201d; a ci\u00f2 si aggiunge la scelta di reclutare interpreti italiani assai noti: esemplare il caso di Giulietta Masina che veste i panni di una casalinga, moglie di un operaio in <em>Un\u2019idea in cammino<\/em><a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi del fondo documentario <em>Usis<\/em> evidenzia come pi\u00f9 che agli aiuti del Piano Marshall, i cortometraggi alludevano alle realizzazioni attuate con i fondi stanziati nell\u2019ambito del Piano stesso. In particolare 60 pellicole prodotte fra il 1948 e il 1953, rispecchiano le idee di progresso economico elaborate forse gi\u00e0 durante la guerra<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a> che come ha sottolineato David Ellwood,<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>ruotavano attorno alla nozione di crescenti <em>standard<\/em> di vita ovunque, di benessere economico, come chiave di stabilit\u00e0 sociale e politica, di fascismo e comunismo come, approssimativamente, l\u2019uno immagine speculare dell\u2019altro, prodotti dai ritardi dell\u2019industrializzazione, della sottoccupazione e della miseria<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>A questo riguardo appaiono significativi i cortometraggi <em>Storia di un salvataggio<\/em><a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>, che utilizza la tecnica dei cartoni animati e la struttura narrativa della favola, <em>Dobbiamo vivere ancora<\/em><a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>, che si serve di una metafora per descrivere le nuove tecnologie che contribuiscono alla modernizzazione dell\u2019Italia, o <em>L\u2019Europa in cammino<\/em><a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a> in cui vengono illustrati gli interventi nei diversi Paesi europei; fino alle numerose pellicole dedicate ai progressi nei settori dell\u2019agricoltura, dell\u2019industria, dell\u2019artigianato, dei trasporti e delle comunicazioni. D\u2019altro canto la programmazione <em>Usis<\/em> dedic\u00f2 ampio spazio alle tematiche legate al tempo libero inteso come ricerca del benessere. Ecco allora che i propagandisti, adottando uno stile narrativo spesso ridondante e ammiccante volto a far breccia nelle comunit\u00e0 italiane, tentarono di promuovere ed esportare modelli dell\u2019<em>American life style<\/em>. Ogni documento oltre a descrivere i risultati di un\u2019incipiente modernizzazione mostra e spiega i passaggi che l\u2019hanno accompagnata e resa possibile. Il periodo di maggior fioritura di questo filone cinematografico \u00e8 compreso fra il 1952 e il 1958, ovvero il momento della esponenziale crescita socio-economica italiana. La lettura stratificata di pellicole come <em>Domenica in New York, Giorno di festa, Giovanotti in citt\u00e0, Gioved\u00ec sera<\/em><a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>, evidenzia l\u2019abilit\u00e0 dei cineasti di coniugare il fine pedagogico della campagna con le logiche dettate dal mercato dei consumi. D\u2019altronde i film, oltre ad essere utilizzati come strumenti di propaganda politica, erano un efficacie strumento pedagogico volto a \u201cemancipare\u201d una popolazione spesso ancora recalcitrante ad abbracciare nuovi modelli culturali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi del fondo documentario <em>Usis<\/em>, in particolare delle pellicole dedicate al <em>leisure<\/em>, evidenzia la centralit\u00e0 del soggetto famiglia; senza dubbio le ragioni di questa scelta sono direttamente connesse al tentativo dei propagandisti d\u2019istaurare un dialogo con una realt\u00e0 come quella italiana dove i legami familiari scandiscono i ritmi della vita socio-culturale e politica. Le diverse pellicole ci raccontano la storia di paesi sconosciuti, tentano con apparente leggerezza di esportare modelli distanti dalla cultura italiana che, sebbene permeata da nuovi <em>status symbol<\/em> provenienti dagli Stati Uniti, rimane profondamente ancorata alle proprie tradizioni e prassi; \u00e8 in questo senso infatti che si pu\u00f2 parlare di una americanizzazione imperfetta<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Peculiari i cortometraggi come <em>I nostri divertimenti<\/em> e <em>Domeniche in provincia<\/em><a href=\"#_ftn25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>; se pur da diverse prospettive, entrambi descrivono uno Stato partecipe alle attivit\u00e0 di ricreazione della famiglia e pronto a incoraggiarne nuovi stili di vita. <em>I nostri divertimenti <\/em>sottolinea come il progressivo incremento dell\u2019industria culturale abbia trasformato la concezione del tempo libero familiare, mentre <em>Domeniche in provincia<\/em> pone l\u2019accento sul modo in cui l\u2019istituzione pubblica orientasse le famiglie al <em>leisure. <\/em>D\u2019altro canto l\u2019apparente linearit\u00e0 del canovaccio cinematografico per contrasto fa emergere significativi elementi, spesso dissonati, del tessuto narrativo delle pellicole. E\u2019 in questo conteso che la scelta dei protagonisti ricade sulle famiglie del ceto medio; modello familiare che si dimostr\u00f2 archetipo congeniale per alimentare attese e stimolare la crescita di altre categorie sociali. D\u2019altronde nel pi\u00f9 ampio processo di legittimazione politica, la propaganda si orient\u00f2 in realt\u00e0 verso sistemi familiari eterogenei \u2013nucleari, ma anche estesi -, dei quali non era esplicitata \u2013 ed \u00e8 omissione assai significativa \u2013 l\u2019appartenenza sociale. Poich\u00e9 almeno in teoria l\u2019istituzione pubblica si proponeva di garantire l\u2019accesso alla sfera del tempo libero a ogni strato sociale, sarebbe stato controproducente riferirsi ad un modello di famiglia esclusivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel cortometraggio <em>I nostri divertimenti <\/em>le famiglie sono ritratte al cinema, a teatro o mentre si riposano in luoghi di villeggiatura.&nbsp; Emblematiche le sequenze in cui i nuclei familiari si godono un momento di <em>relax <\/em>in moderni stabilimenti balneari, costruiti grazie alla compartecipazione dello Stato. Le scene sono ambientate a Ostia, localit\u00e0 marina nei pressi di Roma; una lunga panoramica del lido, punteggiato da ombrelloni e tende variopinte, introduce il passaggio narrativo. Con un\u2019accurata descrizione, la voce narrante evidenzia come lo Stato avesse contribuito allo sviluppo di quest\u2019area, e offerto alle famiglie romane un luogo vicino, dotato di ogni tipo di <em>comfort<\/em> dove poter trascorrere il tempo libero. L\u2019operatore con un primo piano presenta alcune famiglie riunite intorno ad una tenda. Le madri sono distese al sole a leggere, immancabili i grandi occhiali neri e il turbante per non scompigliare i capelli; i padri, appartati sotto la tenda, organizzano un torneo di carte, mentre i bambini giocano in riva al mare controllati dalle impazienti sorelle maggiori che, probabilmente, avrebbero preferito essere sulla veranda dello stabilimento a ballare con i coetanei. Le famiglie ritratte sono specchio l\u2019una dell\u2019altra; l\u2019abbigliamento, i gesti, le pratiche si ripetono in modo costante, sembrano \u201cfamiglie fatte in serie\u201d. Prassi e stereotipi si avvicendano per promuovere un modello di vita quotidiana che trova definizione nell\u2019intimit\u00e0 familiare, nel benessere in questo caso rappresentato dal tempo libero. Siamo quindi di fronte ad una societ\u00e0 che muove i suoi passi verso un \u201cprocesso europeo\u201d<a href=\"#_ftn26\"><sup>[26]<\/sup><\/a> che ridefinir\u00e0 gli strumenti di legittimazione politica dello Stato, ora imperniati sempre di pi\u00f9 sulla cultura dei consumi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altro lato <em>Domenica in provincia<\/em> \u00e8 esempio calzante della proficua collaborazione fra propaganda italiana e statunitense<a href=\"#_ftn27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>. Il film tenta di coniugare uno stile di vita <em>made in Italy <\/em>con un\u2019imminente modernizzazione socio-economica, dando vita a dei modelli familiari omogenei. Ricostruendo un momento di ricreazione domenicale i registi elaborano un prodotto mediatico incisivo, volto a richiamare nell\u2019immediatezza l\u2019interesse del pubblico. Vengono prediletti contesti familiari assai elaborati, lontani dalle pratiche del quotidiano. D\u2019altro canto il film ricostituisce fedelmente luoghi e situazioni dove le famiglie degli anni Cinquanta trascorrevano il proprio tempo libero, la continua enfatizzazione dei momenti di svago carica la pellicola di <em>clisc\u00e9 <\/em>facilmente assimilabili da diversi strati sociali. Le famiglie sono ritratte al mercato, nei parchi cittadini o a fare scampagnate fuori porta in compagnia di amici e parenti. Le diverse attivit\u00e0 si svolgono con ordine, armonia, sobriet\u00e0 e la compostezza delle famiglie contraddistingue ogni sequenza del film. Significativo il momento del <em>pick-nick<\/em>; la scena, ambientata in campagna, vede protagonisti due nuclei familiari di tipo esteso. L\u2019operatore con primo piano descrive il \u201crito\u201d del pranzo frugale. Mentre i nonni richiamano i nipoti che si erano allontani a giocare, le madri, come fosse un gesto consueto, aprono il \u201cmoderno\u201d cesto delle vivande e apparecchiano su una tovaglia distesa sul prato.&nbsp; L\u2019abbigliamento delle donne richiama le ultime tendenze della moda del periodo: pantaloni modello Capri, un golf in coordinato e un <em>foulard <\/em>&nbsp;annodato al collo, insomma \u201cla divisa\u201d che molti rotocalchi le invitano ad indossare per trascorrere i momenti di sollazzo<a href=\"#_ftn28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>. La figura maschile rimane invece sullo sfondo, sono piuttosto gli oggetti collocati nel pro-filmico a restituirle protagonismo: il primo piano di un <em>kit<\/em> da pesca all\u2019avanguardia introduce la sequenza in cui quattro uomini, di diversa et\u00e0, si cimentano nella pratica di questo sport.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello familiare che emerge dal cortometraggio \u00e8 piuttosto \u201cpiatto\u201d, pare infatti trovare definizione solo attraverso simboli e modelli culturali riconducibili allo <em>style of life<\/em> americano<a href=\"#_ftn29\"><sup>[29]<\/sup><\/a>. L\u2019aspirazione al benessere coincide, pertanto, con la diffusione del tempo libero, inteso come \u00abparte del processo di sviluppo della societ\u00e0 dei consumi\u00bb<a href=\"#_ftn30\"><sup>[30]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>Donne e American life style<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per lo pi\u00f9, negli anni Cinquanta, le nuove pratiche legate al tempo libero furono generalmente avvertite dalla Chiesa cattolica, ma non solo<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a>, come un pericolo per la morale femminile e per gli equilibri che regolavano e caratterizzavano i diversi nuclei familiari<a href=\"#_ftn32\"><sup>[32]<\/sup><\/a>. Malgrado i primi lumi di emancipazione femminile &#8211; basta pensare alla conquista del voto o all\u2019apertura di alcune carriere professionali un tempo riservate solo agli uomini<a href=\"#_ftn33\"><sup>[33]<\/sup><\/a> &#8211; \u00e8 &nbsp;indubbio che persistesse lo stereotipo della donna fragile, facilmente influenzabile dai prodotti culturali della societ\u00e0 di massa. La presenza di un\u2019industria culturale che invitava la popolazione e soprattutto le donne all\u2019evasione dalla <em>routine<\/em> del quotidiano, allarmava sia le culture di destra che di sinistra. Significativo in tal senso l\u2019articolo <em>Buone vacanze,<\/em> redatto da padre Attanasio per \u00abFamiglia Cristiana\u00bb<a href=\"#_ftn34\"><sup>[34]<\/sup><\/a>, che rivolgeva un particolare appello alle donne:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>a chi vive sulle spiagge assolate [le donne], in mezzo ad un brulicare umano [gli uomini], che troppo spesso si offre agli sguardi senza ritegno, io ripeto le parole di San Pietro: vigilate perch\u00e9 il diavolo simile ad un leone ruggente, si aggira attorno a voi, senza riposo, cercando di divorarvi [\u2026] voi donne siete chiamate a proteggere la morale della vostra famiglia secondo gli insegnamenti della Chiesa.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>La vacanza, intesa come luogo di divertimento e di esibizione della sessualit\u00e0, rappresentava una minaccia per la morale della donna, considerata debole e inerme di fronte alle gratificanti lusinghe e alle <em>avances<\/em> della cultura di massa, e un pericolo per la famiglia che si muove \u00abin un terreno a lei sconosciuto e pieno d\u2019insidie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto accusa \u00e8 anche l\u2019istituzione pubblica che alimenta<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>le passioni, i consumi esasperati [\u2026], non si cura del suo [della famiglia] benessere morale, pensa solo a offrirle un falso bene fatto di oggetti e pratiche diaboliche [\u2026]. La famiglia \u00e8 preda della peste americana che si insinua come una serpe [\u2026] [e] disorienta le famiglie di buona volont\u00e0<a href=\"#_ftn35\"><sup>[35]<\/sup><\/a>.&nbsp;&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Le preoccupazioni che muovono il giornalista a condannare con forza lo Stato, ne ribadiscono la centralit\u00e0 nel sistema di connessioni fra tempo libero, ricerca del benessere e famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Da diversa prospettiva il settimanale \u00abL\u2019Europeo\u00bb dove, soprattutto nel periodo estivo, affidava le proprie rubriche di costume a Camilla Cederna<a href=\"#_ftn36\"><sup>[36]<\/sup><\/a> che, con uno stile narrativo ironico e ammiccante, dava vita ai suoi personaggi e offriva alcuni spaccati della societ\u00e0 italiana dei primi anni Cinquanta attraverso l\u2019enfatizzazione dei luoghi comuni e del quotidiano delle famiglie di villeggianti. La giornalista costruiva dei veri e propri reportage sui passatempi degli italiani durante le vacanze. Le protagoniste indiscusse della Cederna erano le donne: simbolo di progresso, ma anche custodi dei valori tradizionali.<\/p>\n\n\n\n<p>La firma femminile del \u00abL\u2019Europeo\u00bb entrava prepotentemente nelle case degli italiani regalando un breve momento di spensieratezza alle migliaia di donne che non potevano godersi un periodo di vacanza. &nbsp;Come ricorda Carla Catelli<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a>, un\u2019operaia della lucchesia sposata e con una bambina, nelle lunghe estati \u00abmi nascondevo nel bagno, sai vivevo con mia suocera e non c\u2019era molto spazio in casa, e per un breve momento fingevo di essere su quelle spiagge, d\u2019indossare abiti alla moda cos\u00ec ben raccontati da Camilla\u00bb. Per la Signora Catelli i racconti della Cederna, o come la chiamava lei Camilla \u2013quasi fosse un\u2019amica da sempre-, rappresentavano quel momento di evasione da doveri e compromessi che le scandivano il quotidiano. Carla non era l\u2019unica anche Emanuela Carrara<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a> di Treviso o Mery Venturi<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a> di Empoli, se pur leggendo a fatica, affidavano a Camilla i loro sogni, segreti e desideri.<\/p>\n\n\n\n<p>Cederna era consapevole di guidare il proprio pubblico nella giungla del mercato dei consumi, di \u201clanciare\u201d tendenze e di contribuire all\u2019inesorabile processo di emancipazione femminile. Lo stile fresco, un contenuto apparentemente poco impegnato e attento a non esagerare traghetta le donne degli anni Cinquanta in una nuova fase fatta non solo di doveri, ma anche di libert\u00e0 e diritti.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ancora negli anni Cinquanta l\u2019andare in vacanza era solo per pochi, sognare la vacanza era permesso a tutti; ecco allora l\u2019articolo sul <em>Le signore di Capri<\/em><a href=\"#_ftn40\"><sup>[40]<\/sup><\/a>, dove Cederna sottolinea come \u201cl\u2019evento vacanza\u201d e la scelta del luogo di villeggiatura fossero fattori che determinavano \u00abla personalit\u00e0 e lo <em>status<\/em>\u00bb di una donna.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>una donna che passa da Capri, passa in ogni parte del mondo [\u2026]. Quella se vuole pu\u00f2 entrare a piedi nudi al Riz, ed \u00e8 certo che nessuno le dice niente [\u2026], insomma pu\u00f2 combinare quello che vuole.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>L\u2019isola di Capri era il simbolo del lusso, delle nuove tendenze a cui \u00abalmeno una volta nella vita, ogni donna aspira\u00bb. Gi\u00e0 da in questo primo passaggio si percepisce come il fine di Camilla Cederna fosse quello di far sognare e divertire il proprio pubblico; d\u2019altro canto, se pur con ironia e caricando di comicit\u00e0 i suoi personaggi la giornalista offriva anche modelli culturali a cui le donne avrebbero potuto riferirsi o aspirare. L\u2019incipiente modernizzazione, il boom economico, emergono con singolare immediatezza dalle descrizioni della Cederna che abilmente intreccia la sfera del tempo libero con il mercato dei consumi. La descrizione del <em>look <\/em>dei villeggianti ne \u00e8 un esempio.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>La moda di Capri \u00e8 un caso speciale: secondo gli abitanti pi\u00f9 raffinati qui non si pu\u00f2 andare vestiti come in un\u2019altra isola o in un altro posto qualunque di mare. Il tono generale \u00e8 pi\u00f9 calmo rispetto a qualche anno fa, ma vigono sempre leggi che dividono in due parti i villeggianti: quelli che indovinano e quelli che sbagliano. [\u2026] Ecco una milanese che traversa la piazza. Gli esperti capiscono subito da dove viene, [e di cosa si occupa nella vita], perch\u00e9 ha uno chemisier con un\u2019alta cintura di vernice nera in vita, e prima forse \u00e8 passata al Forte perch\u00e9 ha gli zoccoli. La signora invece rientra nei villeggianti di Capri che sbagliano: primo perch\u00e9 gira con un vestito [\u2026] un po\u2019 scemi che va benissimo per Portofino, ma che stona per Capri, secondo perch\u00e9 gli zoccoli a Capri sono all\u2019indice<a href=\"#_ftn41\"><sup>[41]<\/sup><\/a>.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Senza dubbio sono descrizioni assai sottolineate, che un tempo riuscivano ad animare la curiosit\u00e0 delle lettrici, e che oggi ci consentono di ricostruire con immediatezza alcuni dei nessi che scandiscono il binomio donne e consumi negli anni cinquanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il filo che unisce le variabili su cui si \u00e8 riflettuto restano il benessere, il progresso, le \u201clibere\u201d scelte dei consumatori e soprattutto delle consumatrici. Rappresentazioni efficaci di propagandisti e consumati giornalisti; modelli statunitensi che \u201cimperversano\u201d sugli schermi e nella carta stampata, ma questi nuovi stereotipi entrarono cos\u00ec facilmente nel quotidiano delle famiglie italiane?<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>Ai tempi del tempo libero<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Riti, modelli, prassi, consuetudini di famiglie che si affacciano, pi\u00f9 o meno timidamente, su una societ\u00e0 in trasformazione fatta di nuovi stimoli ed esigenze, sono il punto di arrivo di questo percorso denso di contraddizioni che anima il nostro viaggio nella sfera del tempo libro del secondo dopoguerra. Entrare in punta di piedi nella <em>privacy <\/em>delle famiglie e la possibilit\u00e0 di riflettere su alcuni dei molti interrogativi rimasti in sospeso \u00e8 un privilegio offerto dalla lettura di alcuni documenti filmici amatoriali. Senza dubbio non si pretende offrire un\u2019analisi esaustiva delle diverse problematiche, ma ci si propone di rintracciare nuove piste d\u2019analisi che possano sollevare fattori di problematicit\u00e0 volti ad arricchire il dialogo su un periodo storico di per s\u00e9 denso e non lineare come quello del cinquanta.<\/p>\n\n\n\n<p>La produzione privata di Wando Puccinelli, classe 1920,conta circa 200 ore di girato di cui: 134 in formato 8mm prodotte fra il 1945 e il 1975 e 66 in digitale (1980-2000). Com\u2019\u00e8 immaginabile gran parte della produzione Puccinelli \u00e8 dedicata alla rappresentazione di feste e di raduni familiari in occasione di anniversari, battesimi o di matrimoni, ci\u00f2 non toglie per\u00f2 che sia stato riservato anche ampio spazio alla descrizione di momenti legati alla sfera del tempo libero. La famiglia Puccinelli non \u00e8 la protagonista esclusiva dei film, le immagini di amici e parenti infatti sono assai ricorrenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La struttura e la tecnica cinematografica del film \u00e8 piuttosto grezza; l\u2019autore non utilizza dissolvenze per passare da una sequenza all\u2019altra, c\u2019\u00e8 poca consapevolezza dello strumento meccanico quindi le immagini sono spesso sfuocate, e inoltre si notano molte deficienze nel montaggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 del dato tecnico, i film di famiglia Puccinelli sono un bacino inesauribile d\u2019informazioni; la lettura dei molti canovacci narrativi, che a differenza di quelli professionali sono costruiti in forma casuale o meglio dipendenti dalle scelte emotive del regista in erba, rendono questo prodotto cinematografico unico per una ricostruzione storica del periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma entriamo nel privato della famiglia Puccinelli attraverso la pellicola <em>Viareggio<\/em> girata nel luglio 1955<a href=\"#_ftn42\"><sup>[42]<\/sup><\/a>. Il cortometraggio descrive la gita al mare della famiglia del regista con alcuni amici<a href=\"#_ftn43\"><sup>[43]<\/sup><\/a>. Come ricorda l\u2019autore \u00abnon mi potevo permettere la villeggiatura, perci\u00f2 il fine settimana chiudevo bottega e con la famiglia si partiva per il mare\u00bb<a href=\"#_ftn44\">[44]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>I ritratti e le sintassi del cortometraggio amatoriale si differenziano notevolmente da quelli proposti dall\u2019<em>Usis<\/em><a href=\"#_ftn45\"><sup>[45]<\/sup><\/a>. Ad esempio, il <em>climax <\/em>nei film di propaganda \u00e8 raggiunto nella descrizione dell\u2019evento che in s\u00e9 fa percepire l\u2019obbiettivo del racconto cinematografico, mentre nelle pellicole amatoriali ogni momento ha un valore a s\u00e9 stante visto che l\u2019autore non si avvale di nessuna partitura o scaletta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio per il mare della famiglia Puccinelli inizia alle prime luci dell\u2019alba con i \u201cpreparativi\u201d: due donne&nbsp; sulla quarantina (Amanda Puccinelli e l\u2019amica Desy) sono intente a cucinare le pietanze da portare in \u00abvacanza\u00bb<a href=\"#_ftn46\"><sup>[46]<\/sup><\/a>. Come a una catena di montaggio Amanda e Desy impacchettano, allestiscono ceste e sacchetti stracolmi di vettovaglie \u00abnon c\u2019erano soldi per il ristorante, giusto un gelatino per merenda\u00bb<a href=\"#_ftn47\">[47]<\/a>, mentre Wando e Nino (marito di Desy) preparano la macchina: una Fiat Cinquecento carica di bagagli e di persone affastellate l\u2019una sopra l\u2019altra<em>. <\/em>La calma e l\u2019ordine della famiglia ritratta in <em>Domeniche in provincia<\/em> cede il passo alle immagini Puccinelli dove emerge un ritratto familiare dinamico e un po\u2019 caotico. I bambini, emozionati, corrono da una parte all\u2019altra inseguiti dalle madri, mentre gli uomini cercano di \u201cinfilare\u201d l\u2019ultima borsa nell\u2019unico spazio della macchina rimasto disponibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il regista descrive minuziosamente il momento del viaggio e dell\u2019arrivo delle famiglie in riviera; nelle diverse sequenze si avvicendano paesaggi, luoghi e persone. Autostrade contro strade dissestate, cantieri aperti contro case abbandonate, sobriet\u00e0 contro ostentazione, parsimonia contro consumismo, modernit\u00e0 contro tradizione vanno letti come \u00abpoli opposti di una rappresentazione dialettica che \u00e8, nella sua natura bipolare e non in una sola parte, emblema dei tempi\u00bb<a href=\"#_ftn48\"><sup>[48]<\/sup><\/a>: non esiste un unico cambiamento, cos\u00ec come non esiste una netta appartenenza ad un\u2019unica cultura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente in spiaggia, dove le due famiglie godono un momento di ricreazione sulla spiaggia demaniale di Viareggio (Foto 1.). I \u201cvacanzieri della domenica\u201d hanno montato il proprio ombrellone al confine con lo stabilimento balneare \u00abRossella\u00bb, e la scelta non \u00e8 casuale: la spiaggia libera non offriva alcun servizio, perci\u00f2 era conveniente \u201caccamparsi\u201d in prossimit\u00e0 di quelle a pagamento<a href=\"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-admin\/post.php?post=1944&amp;action=edit#_ftn49\"><sup>[49]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto001.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1946\" width=\"640\" height=\"650\" srcset=\"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto001.jpg 807w, https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto001-295x300.jpg 295w, https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto001-768x780.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><figcaption>Foto 1- Fondo Puccinelli 1958 <em>Viareggio<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi del profilmico mostra come, almeno in apparenza, le abitudini e le ambizioni delle due famiglie non fossero cos\u00ec distanti da quelle rappresentate nelle pellicole di propaganda; i protagonisti, infatti, tentano di seguire le ultime tendenza della moda ovviamente in rapporto alla loro disponibilit\u00e0 economica. I bambini giocano spensierati, i padri parlottano fra loro cercando d\u2019inventare qualche passatempo, mentre le madri si distendono al sole e si concedono una pausa, almeno fino al momento del pranzo. Le parole d\u2019ordine della propaganda: benessere e un nuovo stile di vita, sembrano aver fatto breccia nelle famiglie; dall\u2019analisi degli oggetti del profilmico &#8211; la borsa termica, il gira dischi da viaggio o i moderni costumi da bagno \u2013 affiora l\u2019esigenza degli italiani e delle italiane di affermare la loro crescita economica e sociale (Foto 2.).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto002-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1948\" width=\"577\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto002-1.jpg 998w, https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto002-1-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto002-1-768x589.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><figcaption>Foto 2.- Fondo Puccinelli 1958 <em>Viareggio<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Da una prima osservazione delle immagini, sembra che i prodotti della cultura dei consumi e alcune delle tendenze provenienti da oltreoceano siano penetrate nel quotidiano delle famiglie a tal punto da scandirne i ritmi e le abitudini. Tuttavia ad attenuare la portata della trasformazione sono le modalit\u00e0 con cui gli \u201cattori\u201d si confrontano con questi oggetti e pratiche. Le donne distese al sole pare siano imbarazzate a stare senza far niente, \u00e8 consueto infatti che si alzino per chiedere agli altri membri della famiglia se \u201channo bisogno di qualche cosa o che mettano in ordine\u201d. Pare che non riescano ad affrancarsi dal loro convenzionale ruolo di moglie, madre e casalinga; d\u2019altro canto la nuova dimensione le disorienta, forse \u00e8 per questo che cercano nelle consuetudini tradizionali un modo per superare il disagio. Allo stesso modo, la cura con cui trattano i loro capi di abbigliamento \u00e8 indicatore di come questi oggetti \u2013preziosi- non facciano parte della loro normale quotidianit\u00e0. Significativa l\u2019immagine di Amanda, cos\u00ec attenta a non rovinare il costume da bagno \u2013che sarebbe dovuto durare negli anni- da esitare ad entrare in acqua (Foto 3.).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto003.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1949\" width=\"548\" height=\"421\" srcset=\"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto003.jpg 991w, https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto003-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/girotto003-768x591.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 548px) 100vw, 548px\" \/><figcaption>Foto 3 &#8211; Fondo Puccinelli 1958 <em>Viareggio<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Simbolo della cultura \u201cnostrana\u201d \u00e8 il momento del pranzo: quasi un rito. La famiglia sembra voler ricreare sulla spiaggia l\u2019ambiente domestico; l\u2019immagine del tavolo, delle sedie, delle stoviglie e delle pietanze elaborate contrasta con il pasto frugale della moderna famiglia di <em>Domeniche in provincia<\/em>. I Puccinelli, ma pi\u00f9 in generale le famiglie del ceto medio-basso italiano, paiono tentare di conciliare gli elementi di modernit\u00e0, riconducibili alla sfera del tempo libero, con quelli tradizionali, tipici della <em>privacy <\/em>familiare italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza dubbio la classe sociale di appartenenza \u00e8 incide del rapporto fra consumi e tempo libero, ci\u00f2 non toglie per\u00f2 che il modello familiare presentato dalla produzione amatoriale si discosta nettamente da quello proposto dalla propaganda.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulteriori elementi di confronto emergono dalle pellicole di un altro regista amatoriale, Marco Mangolini<a href=\"#_ftn50\"><sup>[50]<\/sup><\/a>. Sebbene la famiglia Mangolini appartenesse al ceto medio e avesse una disponibilit\u00e0 economica maggiore di quella Puccinelli, il rapporto con i fattori di cambiamento, con la sfera dei consumi e con lo <em>Style of life americano<\/em> non differisce da quelli appena descritti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mangolini nella seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta era iscritto all\u2019E.N.A.L.<a href=\"#_ftn51\"><sup>[51]<\/sup><\/a> e, con la propria famiglia partecip\u00f2 a numerose gite organizzate dall\u2019Ente. Nei suoi film dedic\u00f2 ampio spazio alla rappresentazione di questi momenti di svago; emblematico il cortometraggio <em>Firenze<\/em><a href=\"#_ftn52\"><sup>[52]<\/sup><\/a> dove, oltre ad essere ritratte le opere d\u2019arte della citt\u00e0, la famiglia si concede pi\u00f9 o meno spontaneamente all\u2019occhio della cinepresa seduta in Piazza della Signoria al caff\u00e8 Rivoire<a href=\"#_ftn53\"><sup>[53]<\/sup><\/a>. Le immagini dei figli che sembrano perdersi nella grande coppa di gelato si alternano a quelle della moglie, elegante e dall\u2019et\u00e0 indecifrabile. La donna, ripresa mentre ammira il panorama e sorseggia una bevanda, \u00e8 visibilmente emozionata e ben vestita: indossa un <em>tailleur<\/em> da mezza stagione, scarpe col tacco e sfoggia al collo un filo di perle. Gli abiti fuori dell\u2019ordinario fanno supporre che la gita sia per lei un evento eccezionale, un\u2019occasione irripetibile per esibire il suo benessere e <em>status<\/em>. I gesti, tesi alla ricerca di compostezza, e il modo di vivere il proprio corpo non sono manifesto di modernit\u00e0, ribadiscono invece condizionamenti consueti, riflesso di un\u2019eduzione tradizionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La famiglia Mangolini muove timidamente i suoi primi passi in una societ\u00e0 in trasformazione, e come si evince dalle sequenze finali della pellicola: disorientata dal frastuono delle macchine e dalle folle di turisti, cerca rifugio nella propria intimit\u00e0. I protagonisti stretti, per mano l\u2019uno a l\u2019altro, paiono voler proteggere la propria privacy dalla citt\u00e0, dal progresso che in modo prepotente irrompe nel loro quotidiano.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>Conclusioni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La lente della famiglia nell\u2019analisi dei film di propaganda e amatoriali si dimostra duttile strumento nel decifrare alcuni dei meccanismi che caratterizzano la storia del secondo dopoguerra italiano. Periodo storico contraddistinto da forti ritardi e cesure che hanno accompagnato il processo di modernizzazione del Paese.&nbsp; Lo Stato con la propria propaganda per immagini cerc\u00f2 di accelerare il processo di trasformazione culturale utilizzando l\u2019istituto familiare come <em>testimonial <\/em>delle proprie politiche tese talvolta ad importare modelli culturali provenienti da oltre oceano. D\u2019altro canto gli italiani e le italiani, se pur affascinati dalle nuove pratiche, restano reticenti ad abbracciare nuovi stili di vita cos\u00ec distanti dalla propria cultura. Le famiglie, disorientate e allo stesso tempo attratte dai processi di cambiamento e dalle nuove proposte della societ\u00e0 di massa, paiono tentare di conciliare gli elementi di modernit\u00e0 con il proprio privato fatto di pratiche radicate nella tradizione. A ci\u00f2 si aggiunge una marcata attenzione volta a proteggere la <em>privacy<\/em> e l\u2019identit\u00e0 della comunit\u00e0 dalle spinte provenienti dall\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le istituzioni e i partiti politici la famiglia rappresentava il luogo da cui muovere per\u00a0 propagandare i propri programmi e la propria visione di societ\u00e0. E\u2019 cos\u00ec che la vita in famiglia si dimostra palcoscenico e laboratorio fondamentale tanto di conflitti, quanto di relazioni sociali, di genere e generazionali<a href=\"#_ftn54\"><sup>[54]<\/sup><\/a>. Al di l\u00e0 del modello familiare proposto, i film di propaganda tesero al consolidamento del sistema-famiglia in quanto elemento essenziale per la promozione delle politiche dello Stato.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a>S. Cavazza, <em>Viva l\u2019ozio. Il tempo libero nella et\u00e0 contemporanea<\/em>, in S. Cavazza, E. Scarpellini (a cura di), <em>Il secolo dei consumi. Dinamiche sociali nella storia del Novecento<\/em>, Carocci, Roma, 2006, pp. 96-97.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a>S. Cavazza, <em>Sabato fascista<\/em>, in V. De Grazia, S. Luzzato (a cura di), <em>Dizionario del fascismo<\/em>, Torino, Einaudi, 2003, vol. II pp. 570-571.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a>In questa tipologia sono compresi anche brevi periodi in cui le famiglie erano lontane da casa.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> S. Cavazza, <em>Viva l\u2019ozio, <\/em>cit., pp. 85-86.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Sul rapporto fra Stato e tempo libero si veda: V. De Grazia, <em>Consenso e cultura di massa nell\u2019Italia fascista<\/em>, Roma- Bari, Laterza, 1981 ( ed. or. <em>The culture of Consent. Mass Organizing of Leisure in FascistItaly<\/em>, New York, Cambridge University Press, 1981); Per un confronto fra gli anni Trenta e Cinquanta si veda: D. Forgacs, S. Gundle, <em>Cultura di massa e societ\u00e0 italiane<\/em>,<em>1936-1954<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 327- 375 in particolare pp. 327- 346.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> S. Cavazza, <em>Viva l\u2019ozio<\/em>, cit., p. 91.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a><em>Ibidem<\/em>, p.89; Per altri spunti sul tema, cfr. P. Bourdieu, <em>La distinzione. Critica sociale del gusto, <\/em>Bologna, il Mulino, 1983 (ed. or. <em>La distincion: critique sociale dujugement<\/em>, Minuit, Paris, 1979).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a>Le attivit\u00e0 ricreative promosse dall\u2019OND o dall\u2019OMNI sono segno dell\u2019incisiva relazione fra dittatura, tempo libero e cittadini. Per alcuni esempi della rappresentazione del tempo libero nell\u2019epoca fascista si veda: Istituto Nazionale Luce: <em>A Roma i bimbi delle colonie estive<\/em>, muto, giornale Luce (da ora g.l). a0460, 00\/11\/1929; Cfr. <em>A Roma. La villeggiatura fascista delle bambine dei dopolavoristi ospedalieri<\/em>, muto, g.l. b0709; Cfr. quindi <em>Il fascismo per la salute e la felicit\u00e0 dei bimbi. A Savignone, presso Genova \u00e8 stata inaugurata una colonia montana per le piccole italiane genovesi<\/em>, sonoro, g.l. b0331, 1933. Tutte le pellicole sono in b\/n, prodotte dall\u2019Istituto Luce e Conservate presso l\u2019Archivio storico Luce di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> S. Cavazza, <em>Viva l\u2019ozio<\/em>, cit., p. 96.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 89.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a>S. Cavazza, <em>Viva l\u2019ozio<\/em> p. 87; Altre suggestioni possono essere rintracciate in Cfr. S. Pivato, A. Tonelli, <em>Italia vagabonda: il tempo libero degli italiani<\/em>, Carocci, Roma, 2004, pp. 23 sgg.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> P. Ginsborg, <em>Sogni, genere, classi sociali: elementi di italianit\u00e0, 1945-2000<\/em>, in U. Lucas (a cura di), <em>Storia d\u2019Italia. Annali 20. L\u2019immagine fotografica 1945-2000<\/em>, Torino, Einaudi, 2004, pp. 22-70. Cfr., dello stesso autore <em>Famiglie Novecento<\/em>, Torino, Einaudi, 2013.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> P. Pombeni, <em>La legittimazione del benessere. Nuovi pareri di legittimazione in Europa dopo l seconda guerra mondiale<\/em>, in Id (a cura di), <em>Crisi, legittimazione e consenso<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2003, pp. 357-417.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a><em>United States Information Service<\/em>, da ora in poi <em>Usis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> G. Tosatti, <em>Propaganda e informazione nell\u2019Italia del secondo dopoguerra: il fondo audio-visivo dell\u2019Usis di Trieste<\/em>,in G. Barrera, G. Tosatti (a cura di), <em>United States Information Service di Trieste. Catalogo del fondo cinematografico<\/em>, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2007, p.3.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> L\u2019Usis collabor\u00f2 principalmente con la sezione Propaganda e Stampa della Pcm e con l\u2019Inl.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a><em>Un\u2019idea in cammino,<\/em> colore, Comitato nazionale per la produttivit\u00e0\/Usis 1953.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> G. Tosatti, <em>Propaganda e informazione nell\u2019Italia del secondo dopoguerra: il fondo audio-visivo dell\u2019Usis di Trieste<\/em>, in G. Barrera, G. Tosatti, <em>United States Information Service<\/em>, cit., pp. 63-85, in particolare p. 65.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a>D.W. Ellwood, <em>La propaganda e il Piano Marshall in Italia<\/em>, in \u00abPassato e Presente\u00bb, n. IV, 1985, p. 9, p.161.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a><em>Storia di un salvataggio<\/em>, colore, sonoro, Usis, 1950.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a><em>Dobbiamo vivere ancora<\/em>, Usis, colore: b\/n, sonoro, 1950.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a><em>L\u2019Europa in cammino<\/em>, colore: b\/n, sonoro, Usis, 1950.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a><em>Domenica in New York<\/em>, durata: 00:07:00 min., b\/n, sonoro, data di produzione Usis 1952;<em> Giorno di festa<\/em>, durata: 0:10: 00 min., colore, sonoro, data di produzione Usis 1958;<em> Giovanotti in citt\u00e0<\/em>; durata: 00:08:00 min., B\/N, sonoro, data di prodizione attestabile Usis anni Cinquanta; <em>Gioved\u00ec sera<\/em>, durata: 00:09:00 min., colore, sonoro, data di produzione Usis 1957.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> D. Ellwood, <em>The Shock of America. Europe and the challenge of the century<\/em>, Oxford up, 2012. Sul tema si veda inoltre: E. Girotto, <em>La realt\u00e0 di un sogno? Identit\u00e0 di genere e ruoli familiari negli anni Cinquanta<\/em>, in G. Franchini, (a cura di), <em>Identit\u00e0 e rappresentazioni di genere in Italia fra Otto e Novecento. Percorsi di ricerca<\/em>, Genova University Press, 2010, pp. 25-36.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a><em>I nostri divertimenti<\/em>, durata:00:10:00 min., b\/n, sonoro, data di produzione 1953, produzione: Documento Film\/Usis, iscrizione al p.r.c.: 23 maggio 1953; <em>Domenica in provincia<\/em>, durata: 00:08: min., colore, sonoro, data di produzione: Istituto Nazionale Luce\/Presidenza del Consiglio\/Usis, (abbinato al lungometraggio <em>L&#8217;amore pi\u00f9 grande del mondo<\/em> di Leo Mc Carey), iscrizione al p.r.c.: 9 agosto 1954.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> P. Pombeni, <em>La legittimazione del benessere. Nuovi pareri di legittimazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale<\/em>, cit., pp. 357-417, pp. 357- 417.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Per un\u2019analisi della cinematografia americana: M. Rosen, <em>Le donne e il cinema<\/em>: <em>miti e falsi miti di Hollywood<\/em>, Varese, Dall\u2019Oglio, 1974. Per alcuni spunti di riflessione sulla relazione fra mito americano e italiano attraverso un approccio di genere, cfr. S. Gundle, <em>Le figure del desiderio<\/em>, Roma- Bari, La terza, 2007, (titolo originale: <em>Bellissima. Feminine Beauty and the idea of Italy,<\/em> Yale University Press, 2007), pp. 174- 201, pp. 234- 273 e in particolare sul rapporto fra consumi e ideale di bellezza pp. 276- 307<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> C. Cederna, <em>Le mogli fedeli di Riccione<\/em>, in \u00abL\u2019Europeo\u00bb, 5 agosto, 1951; Ead. <em>Le signore i signori le signorine della costa dei Forte dei Marmi<\/em>, in \u00abL\u2019Europeo\u00bb, 9 agosto, 1953; Ead.&nbsp; <em>Le signore di Capri<\/em>, in \u00abL\u2019Europeo\u00bb, 19 luglio, 1953.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Per una riflessione sul rapporto fra societ\u00e0 italiana e <em>style of life <\/em>americano si veda: V. De Grazia, <em>L\u2019impero irresistibile<\/em>. <em>La societ\u00e0 dei costumi americani alla conquista del mondo<\/em>, Torino, Einaudi, 2005, (tit., or. <em>Irresistible Empire. America\u2019s Advance through Twentieth-Century Europe<\/em>, New Nork, 2005), pp. 16- 63 e pp.107- 135.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> S. Cavazza, <em>Viva l\u2019ozio<\/em>, cit., p. 89. Per un\u2019analisi della societ\u00e0 di massa e dei suoi prodotti culturali fra i molti lavori si vedano D. Forgasc, S. Gundle, <em>Cultura di massa e societ\u00e0 italiana<\/em>, <em>Cultura di massa e societ\u00e0 italiana 1936-1954<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 53 sgg.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a>E. Girotto, <em>L\u2019immoralit\u00e0 della morale. Giovani donne nell\u2019Italia degli anni Cinquanta del Novecento<\/em>, in G. Da Molin, (a cura di), <em>Giovani: stili di vita e salute dalla storia all\u2019attualit\u00e0<\/em>, Bari, Cacucci, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> A. Corbin, <em>L\u2019invenzione del tempo libero, 1850-1960<\/em>, Roma- Bari, Laterza, 1996, pp. 378 ss. (ed. or. <em>L\u2019av\u00e8nementdes loisirs 1850-1960, <\/em>Aubier, Paris, 1995)<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Sul tema contraddittorio dell\u2019emancipazione femminile fra i molti Cfr. A. Bellassai, <em>La legge del desiderio: il progetto Merlin e l\u2019Italia degli anni Cinquanta<\/em>, Carocci, Roma, 2006, pp. 51-61.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Padre Attanasio, <em>Buone Vacanze<\/em>, in \u00abFamiglia Cristiana\u00bb, 10 luglio, 1958.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> Padre Attanasio, <em>Buone Vacanze<\/em>, cit.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Fra i molti si veda: C. Cederna, <em>Le mogli fedeli di Riccione<\/em>, cit.; si veda inoltre Ead. <em>Alle mogli non piacciono le vacanze in tenda<\/em>, in \u00abL\u2019Europeo\u00bb, 5 agosto, 1951; Cfr. quindi Ead. <em>La signora di Salso Maggiore<\/em>, in \u00abL\u2019Europeo\u00bb, 17 settembre, 1952; ed inoltre Ead. <em>Viaggio di nozze e turismo<\/em>, in \u00abL\u2019Europeo\u00bb, 20 settembre, 1953; Cfr. Ead.<em> Le signore I signori le signorine della costa dei Forte dei Marmi<\/em>, cit.; ed inoltre Ead., <em>Le signore di Capri<\/em>, cit.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> Intervista del 12\/02\/2000. Carla Catelli, nata a Lucca 12\/04\/1930, operaia presso l\u2019Oleificio \u201cFrediani e Del Greco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Intervista 03\/02\/2001. Emanuela Cararra, sposata con due figlie, casalinga.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> Intervista a Mery Venturi 12\/11\/2000. Mery Venturi. Sposata due figli, operaia in un calzaturificio.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> C. Cederna, <em>Le signore di Capri<\/em>, cit.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a><em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a><em>Viareggio<\/em>, Wando Film (il nome della casa di produzione \u00e8 un\u2019invenzione del regista), durata: 01:45:00 min., colore, muto, anno di produzione: 1955. Parte del cortometraggio \u00e8 stato visionato con l\u2019autore e sua moglie che hanno spiegato e commentato le diverse scene. Per questa ragione si sar\u00e0 cos\u00ec puntuali nel ricostruire ambienti, luoghi e personaggi. Intervista a Wando Puccinelli, 12\/09\/2009. Puccinelli, classe 1929, negli anni Cinquanta aveva aperto una piccola officina meccanica nei pressi di Lucca. Appassionato di modellistica e di comunicazione \u2013aveva costruito un \u201cbaracchino radiofonico\u201d- si dedic\u00f2 alla produzione di film amatoriali sin dai primi anni Cinquanta.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Puccinelli e Zingoni erano amici e coinquilini; dividevano un appartamento disposto su due piani: al primo piano abitavano gli Zingoni e al secondo i Puccinelli, i servizi igienici erano in comune. Com\u2019\u00e8 immaginabile le famiglie condividevano molti momenti del loro quotidiano. Amanda \u00absi era sempre insieme [\u2026] una volta mi lamentavo volevo un po\u2019 pi\u00f9 d\u2019intimit\u00e0, [\u2026] ma ora rimpiango quei tempi\u00bb. La famiglia Puccinelli oggi vive in una villetta unifamiliare a San Concordio, prima periferia della citt\u00e0 di Lucca in Toscana.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> Intervista a Wando Puccinelli, 12\/09\/2009.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a><em>Domeniche in provincia<\/em>, cit.; Cfr. <em>I nostri divertimenti<\/em>, cit.; Se si sposta l\u2019attenzione alla fine del Decennio emerge come le modalit\u00e0 di rappresentazione della famiglia rimangono pressoch\u00e9 inalterate. Per alcuni esempi si veda:<em> Gioved\u00ec sera, <\/em>cit.; Cfr. <em>Giorno di festa<\/em>,cit.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> Da evidenziare come Amanda Puccinelli sottolinei che quei brevi momenti di tempo libero per la sua famiglia rappresentassero una vera e propria vacanza.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref47\">[47]<\/a> Intervista a Amanda Puccinelli, cit.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref48\">[48]<\/a> E. Asquer, <em>Rompere senza rumore<\/em>, in E. Asquer, M. Casalini, A. Di Biagio, P. Ginsborg (a cura di), <em>Famiglie del novecento<\/em>, Carocci, Roma, 2010, p. 229.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref49\">[49]<\/a> La mancanza di strutture pubbliche mette in evidenza come lo Stato non assolse fino in fondo al proprio compito di garante di pari opportunit\u00e0. Ancora una volta la realt\u00e0 non corrispondeva a ci\u00f2 che veniva propagandato. Sebbene nella propaganda l\u2019istituzione pubblica ribadisse i risultati delle sue politiche, ci\u00f2 non toglie che le sue opere non furono in larga parte adeguate alle nuove esigenze delle famiglie. Per un\u2019analisi delle politiche statali del secondo dopo guerra Cfr., G. Crainz, <em>Il paese mancato. Dal Miracolo economico agli anni ottanta<\/em>, Roma, Donzelli, 2003, pp. 121 sgg.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref50\">[50]<\/a> Marco Mangolini nasce a Ferrara nel 1934. Nel 1945 si sposa con Rosalina Federighi dall\u2019unione nascono due figli \u2013 maschio e femmina-. Mangolini era un tecnico farmaceutico. L\u2019archivio della famiglia Mangolini conta di 150 ore di girato in 8mm, prodotto dal 1956 al 1970. Il fondo di famiglia \u00e8 consultabile previa autorizzazione presso la famiglia Mangolini a Ferrara.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref51\">[51]<\/a>E.N.A.L, Ente Nazionale Assistenza Lavoratori. Era un ente para statale per il dopo lavoro. Si occupava di organizzare per i lavoratori attivit\u00e0 culturali come feste paesane, gite e villeggiature.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref52\">[52]<\/a><em>Firenze<\/em>, produzione: M. Mangolini, durata 01:10:00 min., b\/n, muto, anno di produzione: 6\/4\/1957.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref53\">[53]<\/a> Il caff\u00e8 Revoire, fondato nel 1872, \u00e8 una caff\u00e8 storico della citt\u00e0 di Firenze in Toscana.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref54\">[54]<\/a>E. Asquer, <em>Rompere senza far rumore<\/em>, E. Asquer, M. Casalini, A. Di Biagio, P. Ginsborg (a cura di) <em>Le famiglie del Novecento,<\/em>cit., p. 238.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Genere, famiglia e tempo libero nell\u2019Italia degli anni Cinquanta del Novecento l tempo libero delle famiglie Nel corso degli anni<\/p>\n","protected":false},"author":191,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[1003,132,1005,1002,1004],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1944"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/191"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1944"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1944\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2003,"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1944\/revisions\/2003"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1944"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1944"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.officinadellastoria.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1944"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}