L’archivio storico, il museo e la biblioteca storica della Società Italiana per il Gas di Torino

La storia delle Società del Gruppo Italgas

La prima società italiana specializzata nella distillazione di combustibili solidi per la produzione di gas illuminante nacque a Torino nel 1837, su iniziativa di tecnici francesi e della borghesia e aristocrazia torinese: pese il nome di Compagnia di Illuminazione a Gas per la città di Torino. La prima Officina di produzione fu allestita fuori Porta Nuova, dalla quale prese il nome, nel quartiere Crocetta. Nel 1838 il comune di Torino concesse alla Società la possibilità di utilizzare il sottosuolo gratuitamente, riservandosi il diritto di controllare i lavori di scavo, la posa delle tubature e la risistemazione del manto stradale. Inizialmente, a causa dei costi, l’illuminazione a gas fu fornita solo ad alcun locali pubblici ed a facoltosi privati fruitori. La svolta giunse nel 1846 quando fu siglata una convenzione tra la Società e il comune di Torino per un servizio di illuminazione della città per nove anni.
Nel 1851 nacque una società concorrente, la Società Anonima Piemontese per l’Illuminazione a Gaz di Torino, della anche Società di Borgo Dora per la dislocazione dell’Officina, controllata da esponenti della borghesia torinese. Le due Società trovarono vantaggiosa una fusione nel 1856 costituirono la nuova Società Gaz Luce di Torino. La nuova impresa unificò le rete di distribuzione del gas, apportò miglioramenti agli impianti e si dotò di nuovi magazzini di stoccaggio delle materie prime e degli scarti di lavorazione.
Il regime di monopolio che si instaurò, che incideva pesantemente sui costi del servizio, fu osteggiata da un gruppo di industriali, artigiani e locali pubblici, che costituirono una società di carattere cooperativistico, al fine di produrre e distribuire gas ai consociati: nacque così nel 1862 la Società Anonima Consumatori Gaz Luce di Torino, che costruì la propria Officina in Borgo Vanchiglia.
L’anno successivo, a causa della perdita del monopolio, la Società Gaz Luce, si ricapitalizzò, cambiando nome in Società Italiana per il Gaz (in seguito Società Italiana per il Gas, più nota come Italgas). Negli anni successivi la società ampliò la propria rete di distribuzione sul territori nazionale.
Alla fine dell’Ottocento Italgas acquisì il controllo di diverse imprese italiane impegnate nel settore del gas, ottenendo alla vigilia del Primo Conflitto Mondiale una solida posizione nel settore della distribuzione del gas, acquisendo anche nuove tecnologie ed investendo nel settore immobiliare.
Nel 1917 entrò nella Società l’avvocato novarese Rinaldo Panzarasa, che ne divenne presidente nel 1923 modificando significativamente la struttura: l’Italgas divenne una holding. Tra le società che entrarono a far parte del Gruppo Italgas ci fu anche la concorrente Consumatori Gaz Luce, che aveva cambiato nome in Società Torinese Industrie Gas Elettricità (STIGE).
La crisi mondiale del 1929 e la perdita della copertura bancaria da parte del Credito Italiano, che aveva permesso un forte indebitamento per la costituzione del gruppo d’impresa, condusse la Società e la gestione Panzarasa al limite del tracollo finanziario. La Società fu salvata dal collasso dal governo Mussolini e dall’intervento della finanziaria della Banca Commerciale Italiana, la SOFINDIT. Panzarasa, dimissionario e sotto processo,fu sostituito da Alfredo Frassati, figura notissima della borghesia torinese, che dopo aver costituito un sindacato di blocco per la gestione della Società, la guidò per 30 anni.
La Società fu riorganizzata e risanata alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, operando nel settore del gas e mantenendo gli interessi nel settore chimico con le imprese Schiapparelli e Cokitalia, gestite con la Montecatini. Riuscì a superare la bufera della guerra lottando per tutelare i propri lavoratori e mantenendo gli impianti, minacciati entrambi dalle forze di occupazione naziste.
Dal 1949 iniziò gradualmente ad investire nel metano, miscelandolo al gas prodotto dal carbon fossile e dalle nafte . Nel 1967 il pacchetto azionario che assicurava il controllo della Società fu acquistato dalla SNAM e l’Italgas entrò a far parte del Gruppo ENI.
Nel 1980 la Società visse il periodo di massima espansione, sotto la residenza di Carlo Da Molo.
Nel 2000 l’Italgas cedette l’attività di commercializzazione del gas alla divisione Gas and Power di ENI, specializzandosi nella fornitura di gas naturale a livello urbano. Nel 2003 l’ENI lanciò un’offerta pubblica di acquisto divenendo proprietaria dell’intero pacchetto azionario Italgas. Nel luglio del 2009 SNAM Rete Gas rileva dall’ENI l’intero pacchetto azionario dell’Italgas.

[Forni a storte dell’Officina di Savona, 1937]

L’archivio storico

Il primo progetto organico di recupero e riordino dei fondi documentari, affiancato dalle iniziative per la creazione di un museo e di una biblioteca storica, risale circa al 1980, motivato sia dalle celebrazioni per il centocinquantenario dell’Azienda che dalla concreta volontà di rendere disponibile agli studiosi un notevole patrimonio documentario.
Il nucleo storico così costituito era composto di documenti databili dalla metà del 1800 al 1967, anno che si scelse di utilizzare come cesura cronologica, durante il quale ci fu il passaggio dell’Italgas, attraverso la SNAM, nel sistema delle partecipazioni statali.
La consistenza dell’archivio storico e di parte del deposito, considerando le perdite durante i traslochi dalle varie sedi, gli avvenimenti bellici e l’incuria fu stimata in circa un chilometro di documenti. Le serie rilevate e ricomposte furono quelle dei libri sociali delle società del Gruppo Italgas, dei documenti amministrativi, di parte dell’ufficio legale, del personale e degli elenchi sommari della documentazione fotografica e audiovisiva.
Del pregevole lavoro svolto dal gruppo preposto al reperimento e all’analisi del materiale di archivio, biblioteca e museo, restano parte degli appunti, gli inventari cartacei analitici e sommari, la bozza del massimario di scarto e il lavoro di ricerca. Tutte le operazioni furono seguite dalla Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta, che nel 1986 decretò l’Archivio Storico Italgas di notevole interesse storico.
Nel giugno del 2008 di fatto è iniziato quello che si prospetta essere la definitiva costituzione del nucleo completo dell’archivio storico e il censimento e la parziale schedatura dell’archivio di deposito. Secondo la nuova stima effettuata, la consistenza dell’archivio storico e di deposito dovrebbe essere superiore ai 3 km lineari.
In seguito allo studio degli inventari dell’archivio storico e degli elenchi del materiale di deposito, e al quello dei nuovi strumenti di corredo recentemente ritrovati, si è tentato di rintracciare i documenti mancanti per colmare le gravi lacune documentarie e cronologiche riscontrate .
L’archivio storico è attualmente smembrato in almeno 4 grandi parti.
Le integrazioni del nucleo storico (datato dalla metà dell’Ottocento al 1979, secondo la nuova cesura cronologica concordata) e dell’archivio di deposito (databile dal 1980 al 2003), che si susseguono ormai da mesi, sono state sorprendenti sia per l’importanza dei documenti, che per le modalità e i luoghi dove questi sono stati rinvenuti.

[Sede della Società Consumatori Gas Luce, primi del 1900]

I fondi documentari

Durante i sopralluoghi effettuati, seguiti da mappature, censimenti e schedature sono stati rilevati centinaia di metri lineari di documenti non ancora catalogati, che hanno permesso di ricostruire la struttura dei grandi filoni documentari dell’azienda, inclusi gli archivi aggregati.
Il nucleo principale della documentazione aziendale è dato dai documenti di quelli che sono stati identificati come organi societari: il Consiglio di amministrazione, il Collegio dei sindaci, il Comitati di Vigilanza, i Comitati Amministrativi e Direttivi dell’Italgas e di buona parte delle società controllate e consociate (tra le quali si ricordano almeno Cokitalia, creata sotto la presidenza Frassati, in partecipazione paritetica con la Montecatini), la CLEDCA, la brasiliana Pibigas, la Siry Chamon, la Società delle Acque Potabili di Torino, Acquedotto del Monferrato, la Camuzzi Gas, la Società Toscana Aziende Gas e la Veneta industrie Gas e la Romana Gas, la londinese Tuscan Gas, la Robertshaw Italiana (azienda per la produzione di valvole creata in collaborazione con la sede americana sotto la presidenza Frassati). Sono anche presenti alcune serie di documenti delle società più antiche che confluirono nell’Italgas tra le quali la Società Piemontese per l’Illuminazione a Gas di Torino e la Società anonima dei Consumatori di Gaz-Luce.
Alle serie descritte si aggiungono i documenti dell’Assemblea degli Azionisti e la documentazione delle segreterie degli amministratori delegati e della presidenza e dei vicepresidenti attualmente consultabile è databile dalla fine degli anni ’40 agli anni ’90 del Novecento, con considerevoli lacune che ci si augura di colmare con i nuclei documentari recentemente rinvenuti. I documenti della segreteria della presidenza più omogenei sono quelli del periodo di Carlo Da Molo.
I fondi delle direzioni amministrative, commerciali, tecniche, immobiliare, per lo sviluppo e la documentazione delle aree amministrativa, legale, finanziaria e tributaria, del personale, del reparto tecnico e delle costruzioni, dell’area immobiliare, del reparto per le relazioni esterne e quelle con il personale, il reparto studio e ricerche e quello della progettazione è quella meglio conservata, priva di gravi lacune documentarie e cronologiche, databile dalla fine dell’Ottocento agli anni ’90 del Novecento.
Un aspetto particolare dell’organizzazione della documentazione dell’archivio Italgas è dato dai
fondi dei dirigenti: si tratta dei fondi documentari composti dalla documentazione prodotta da dirigenti, vicepresidenti e presidenti, amministratori delegati durante la loro attività all’interno dell’azienda. Tra i 12 fondi consultabili si ricordano quelli di Arrigo Böhm dirigente dell’ufficio tecnico e consulente e del padre Michelangelo Böhm, (1867-1944) ; Renato Cerutti dirigente dell’ufficio tecnico ed appassionato ricercatore della storia delle Società del Gas (in merito alle quali ha lasciato una importante e copiosa documentazione); Crescentino Rampone (1886-1957), ex sindaco della Società idroelettrica Piemontese, Consigliere e direttore generale dell’Italgas dal 1931 al 1944, poi vicepresidente; Ferdinando Borelli (1922-2007) Direttore dell’area Immobiliare; Gennaro Pettirossi, Consigliere e Presidente; Isidoro Bonini (1899-1955), Consigliere, Direttore Generale, (incarico lasciato quando venne nominato presidente dell’IRI) ex direttore delle Funivie Savona e della Fornicoke; Umberto Broggi (1891-1967), Consigliere, Vicedirettore Generale, Direttore Generale, Vicepresidente e membro del Comitato Direttivo.
Un discorso a parte va fatto per i documenti dell’ingegner Mario Sales (1910-2006) Direttore Tecnico Generale e in seguito consulente: il fondo, di sorprendente interesse, è composto da circa 800 faldoni che attestano non solo il notevole impegno e la professionalità di uno dei dirigenti “storici” dell’Azienda, ma la perfetta struttura, priva di lacune, di una delle aree cardine dell’attività dell’Italgas. Del fondo Sales si segnalano almeno i carteggi della direzione tecnica, le relazioni sulla struttura e il funzionamento di tutte le officine dislocate sul territorio nazionale (incluse quelle delle Società controllate), i documenti dei corsi professionali per i lavoratori e la ricchissima documentazione (carteggi, relazioni, foto, pubblicazioni) riguardante gli Enti nazionali e internazionali delle industrie del Gas dei quali faceva parte l’Azienda (GERG – Gruppo Europeo di Cooperazione di Ricerca Gasisitica; UIIG – Unione Internazionale delle Industrie del Gas; COMETEC GAS – Comitato di Studi economici dell’industria del gas; ANIG – Associazione nazionale delle industrie del gas; CIG – Comitato italiano del gas; MARCOGAZ – Associazione tecnica dell’industria europea del gas naturale).
Un ultimo accenno va fatto per il fondo fotografico, degli audiovisivi e dei disegni.
La consistenza del fondo fotografico è stimabile in circa 30.000 unità (esclusa la ricchissima documentazione dell’ufficio Immobiliare che non è stata ancora interamente censita) raffiguranti la struttura delle officine, i metodi di lavorazione, i palazzi sociali, i gasometri e varie celebrazioni. Non è inventariato, si sono ritrovati solo elenchi sommari di una minima parte della documentazione destinata alle pubblicazioni sulla storia dell’Italgas. È in corso un primo censimento per evidenziare tutte le aree tematiche e preservare i documenti, tra i quali sono state rinvenute serie di fotografie ottocentesche e dei primi del Novecento di pregevole interesse storico e bellezza.
Il fondo dei disegni, delle mappe e delle planimetrie è anch’esso stimabile nell’ordine delle migliaia di unità e anche di questo fondo è stato rintracciato solo un elenco sommario di alcune centinaia di documenti.
Il fondo degli audiovisivi è composto sia da diverse decine di pellicole di vario formato (prevalentemente 16 mm) in buone condizioni, sia da nastri audio. Il progetto di schedatura e riordino del materiale prevede che per ciascuna pellicola e nastro audio sia redatta una scheda tecnica ed una contenutistica, sia segnalato il restauro del materiale danneggiato e che si provveda alla digitalizzazione, procedura già iniziata con parte delle audiocassette.
Di notevole pregio e importanza storica sono anche gli archivi aggregati di alcune delle ex società controllate dall’Italgas: la Società Azionaria per la Condotta di Acque Potabili di Torino (fondata nel 1852), l’Acquedotto del Monferrato e quello di Domodossola e parte del fondo privato dei Signori di Piossasco, contenente documenti relativi a titoli e diritti della famiglia acquistati per la costruzione dell’acquedotto lungo le sponde del fiume Sangone (il documento più antico è datato 1288). La documentazione della Società delle Acque Potabili depositata presso l’archivio dell’Italgas è costituita da verbali del Consiglio di Amministrazione, con rubriche coeve, verbali delle Assemblee, registri di protocollo, registri contabili e 150 scatole contenenti documenti di origine legale, finanziaria, amministrativa e tecnica. Il fondo, databile dal 1852 agli anni ’60 del Novecento, è stato ordinato prima della cessione all’Italgas e per quanto non sembri aver lacune, è stato probabilmente smembrato e riaccorpato, senza seguire precise regole archivistiche.
Il software informatico utilizzato per la schedatura è GEA.

[Torino, gasometro di via Passo Buole, anni ’40]

I nuovi filoni di ricerca nell’archivio Italgas

Il reperimento dei nuovi fondi documentari e l’integrazione dei preesistenti stanno aprendo scenari di ricerca insospettati che permetteranno di far luce su aspetti particolari della storia dell’Italgas e dei suoi rapporti con il mondo della finanza nazionale e internazionale.
Sono stati rinvenuti documenti inediti in merito al passaggio dalla presidenza Panzarasa a quella Frassati, periodo durante il quale l’Ente rischiò il tracollo: grazie alle nuove carte sarà possibile evidenziare i ruoli di quanti e a che titolo vi presero parte, uno fra tutti, l’Amministrazione Speciale della Santa Sede.
Lo studio del ruolo degli uomini del Vaticano (tra i quali si ricordano Bernardino Nogara, Massimo Spada, Giulio e Francesco Pacelli, rispettivamente nipote e fratello di papa Pio XII) all’interno dell’amministrazione dell’Azienda era già stato avviato dagli storici che si occuparono della ricostruzione della storia dell’Italgas e analizzato . I documenti attualmente reperiti, inediti, permettono di ricostruire i rapporti tra l’Italgas e l’Amministrazione Speciale della Santa Sede, l’Istituto per le Opere di Religione, la Propaganda Fide dal 1931 ai primi anni ’80. La presenza di uomini del Vaticano all’interno di Consigli di Amministrazione di Aziende italiane non deve stupire: basterebbe incrociare i nominativi segnalati sell’Annuario Pontificio con le Note Statistiche dell’Associazione delle Società per Azioni.
Tra gli oggetti di attento studio si ricordano almeno anche i rapporti tra l’Italgas, l’ENI e la SNAM durante e dopo la presidenza Mattei, il periodo in cui l’Azienda si ritrovò a dover affrontare il commissariamento di uno dei suoi azionisti, la Società Finanziaria Italiana (della cui liquidazione si occupò dal 1964 al 1974 Giorgio Ambrosoli), gli elenchi dei titoli azionari che l’amministrazione statale fascista razziò ai cittadini ebrei, la costituzione del CLN aziendale, l’esame dell’esperienza fondamentale del Consiglio di Gestione Italgas e il ricchissimo fondo dei Danni di Guerra.
Il lavoro di riordino e schedatura dell’archivio storico procede in parallelo con l’individuazione di fondi documentari, custoditi presso altri archivi, che permettano di contestualizzare la storia dell’Italgas.
Sempre nell’ottica di ricostruire la storia dell’Ente, dando voce a tutti i soggetti che la resero una delle imprese più importanti d’Italia, è stato varato un progetto che prevede di costituire un fondo di interviste ad ex operai, impiegati e dirigenti dell’Impresa e di custodirne, qualora volessero donarli, i documenti dei loro archivi privati. Sia le interviste che la documentazione, in originale o in copia, potranno essere ordinati in fondi privati nominativi ed inseriti nella struttura base dell’archivio storico. Le potenzialità del valore del progetto sono considerevoli sia per il mantenimento della memoria di processi produttivi (si pensi a quanti hanno ancora memoria del lavoro svolto davanti alle bocche dei forni per la distillazione del carbone, ai manutentori dei gasometri, ai tecnici specialisti della rete di distribuzione), delle strutture di uffici e delle direzioni, sia per l’incalcolabile valore di memoria storica, da preservare attentamente dall’oblio, che le singole persone, con le loro vite e le proprie peculiarità, potranno offrire ai ricercatori.

La Biblioteca Storica, le due Emeroteche e il Museo Storico

Il primo nucleo della biblioteca storica risale anch’esso agli anni ’80 ed era composto inizialmente da 300 opere riguardanti la storia dell’industria del gas. In 10 anni passò a circa 5000 volumi, grazie a lasciti provenienti da fondi aziendali, depositi, donazioni e ad acquisti sul mercato dell’antiquariato. È una biblioteca altamente specializzata, composta da edizioni dal XVII al XX Secolo sulla storia e la tecnologia del gas (sia manufatto che naturale) e del petrolio, da numerosi testi di chimica e fisica, da una sezione dedicata alla storia dell’illuminazione e del riscaldamento, da pubblicazioni sulla storia dell’industria italiana e della città di Torino.


Le due emeroteche sono composte da periodici specialistici sull’industria del gas, del petrolio e del metano (centinaia di volumi di non meno di 40 periodici nazionali e internazionali, dagli anni ’30 agli anni ’60), da diversi periodici di tematiche giuridiche, da raccolte di pubblicazioni inerenti la storia della città di Torino. La consistenza complessiva è stimabile in oltre 6000 volumi.
Anche l’idea del museo storico prese vita a metà degli anni ’80 del secolo scorso: il progetto originale, che prevedeva un allestimento imponente, si arenò a causa degli insufficienti spazi di deposito ed espositivi e si giunse a creare un’area museale di pregio nell’ex sede dell’archivio storico e della biblioteca di via Po 53 bis.
Nel 2008 il museo storico, come la biblioteca e l’archivio, sono stati trasferiti nelle nuove sedi di corso Palermo 3 e via Parma 43 (archivio): nella nuova sede il percorso espositivo museale, arricchito da elementi multimediali e interattivi, particolarmente adatti ad un pubblico di studenti, permette di ricostruire le tappe fondamentali della storia del gas e del suo utilizzo in quasi due secoli di storia, nelle sue multiformi e basilari funzioni.

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    By: Daniela Marendino

    Daniela Marendino archivista, libera professionista è attualmente incaricata del riordino dell’Archivio Storico Italgas.
    Carla Versetti laureata in lettere, è da 26 anni dipendente Italgas dove si è occupata per 2 anni di Personale, per 22 di Legale e da 2 anni lavora presso l’Archivio Storico e Museo Italgas.

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