Il punto di vista dei policy makers di Tirana: interviste agli on. Milo e Gjosha

Intervista al Ministro dell’Integrazione Europea in Albania on. Klajda Gjosha

interviste a cura di A. Cakrani

Qual’è la posizione dell’Albania riguardo l’allargamento Europeo? Quali sono i punti positivi e negativi per l’Albania?
Permettetemi di iniziare la mia risposta con una parentesi che ha a che fare con il lancio del processo di integrazione il quale ha già compiuto due decenni. L’Albania è entrata in questa strada dopo mezzo secolo di isolamento, senza un adeguata esperienza, ma soprattutto con una democrazia fragile che è anche tra i valori fondamentali sui quali funziona l’Unione Europea. Nel corso di questi anni, a volte rapidamente, altre lentamente,l’Albania riuscì finalmente a dimostrare a tutti che si tratta di un paese che sa andare avanti e merita di far parte della grande famiglia europea. Mai come ottobre dello scorso anno, quando si è presentato la relazione sull’Albania, le stime non sono state così alti per i grandi sforzi che il paese ha fatto. Quindi penso che la posizione dell’Albania, è attualmente molto favorevole per il fatto che, il lavoro da essa fatto è stato riconosciuto e non sotto valutato. Il contributo e il merito per la fase in cui ci troviamo oggi è di tutti i governi. In questo contesto, penso che ricevere delle valutazioni positive, considerate come abbastanza impressionanti è favorevole, e sono ulteriormente incentivata allo stato di avanzamento del processo. Per quanto riguarda gli svantaggi, vorrei sottolineare che l’Albania è un paese che ha già abbastanza problemi, ereditati e non, e devo testimoniare continuamente che la strada intrapresa continua, le riforme non rimangono a metà ed il paese va avanti. Le riforme continueranno rapidamente nonostante la decisione di dicembre o di altre che ci saranno in futuro. L’Europa deve essere costruita qui all’interno del nostro paese, cambiando radicalmente il futuro dei nostri cittadini.

Quali sono le criticità da parte dell’Unione Europea e dei paesi membri verso l’Albania, dove essa si deve focalizzare?
Sono cinque le priorità che vengono date all’Albania dall’Unione Europea da completarsi fino alla fase successiva, quale l’apertura dei negoziati. L’Albania dovrebbe concentrarsi fortemente sulla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione e per questo il governo ha già avviato riforme con delle misure a breve termine, e nel frattempo si prepara un piano a lungo termine. Un’altra priorità data dall’Unione Europea è la creazione di un’amministrazione professionale e depoliticizzata. Si richiede anche il rafforzamento dell’indipendenza delle instituzioni di giustizia e la tutela dei diritti umani.

Come pensa il governo Albanese di lavorare per adempiere i requisiti richiesti dai paesi più scettici per poter diventare membro ufficiale?
L’intensificazione degli incontri per testimoniare il progresso del Paese è iniziato dall’ottenimento del mandato dell’attuale governo nel mese di settembre. Abbiamo avuto diversi paesi che hanno espresso delle riserve relative alla presa dello status nel mese di dicembre, ma anche dalla loro parte è stato riconosciuto il lavoro e la nuova visione del governo albanese. Continueremo con incontri in questi paesi, così come con altri Stati membri dell’UE per testimoniare con i fatti e non solo, con la visione e la volontà che abbiamo, che sappiamo fare le riforme come si deve, sappiamo sviluppare l’Albania, meritiamo di essere parte dell’Unione europea con pieni diritti.

Qual’è la strada e la strategia che l’Albania ha seguito dall’apertura dei negoziati, sino ad oggi per l’implementazione dell’acquis communitarie?
É un lungo cammino che si estende in tutti i settori. Con l’aiuto ed il supporto dei nostri partner sono stati fatti dei passi graduali verso il rafforzamento della democrazia del paese, dimostratasi con le ultime elezioni parlamentari, nel migliorare la vita dei cittadini, delle riforme in tutti i settori, al fine di soddisfare gli standard che ci vengono richiesti.

Come sono le relazioni dell’Albania con i paesi del Mediterraneo (luoghi, culture, religioni)?
L’Albania ha un ottimo rapporto con i paesi mediterranei ed è sempre stato un fattore che ha influenzato positivamente da essere desiderosi di approfondire la cooperazione.

E con l’Italia?
Per quanto riguarda l’Italia devo accentuare fortemente che è uno dei nostri amici e partner strategici più importanti che abbiamo. L’Italia è stata ed è sostenitore dell’Albania nell’Unione Europea, si è impegnata per il nostro paese e colgo l’occasione di ringraziare esprimendo la grattitudine a nome del mio paese per tutto l’aiuto che ha dato.
Le relazioni dell’Albania con l’Italia, come due paesi amici e così vicini con l’un l’altro si rafforzano sempre di più e per questo il merito viene attribuito non solo ai governi ma anche ai nostri cittadini.

Klajda Gjosha è nata a Tirana, il 28 luglio, 1983. Ha conseguito un Master in Studi Europei presso l’Università di Reading, Regno Unito (2006).

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Intervista al prof. Paskal Milo (già Ministro per gli affari esteri e dell’integrazione europea per la Repubblica d’Albania)
Qual’e’ la posizione dell’Albania riguardo l’allargamento Europeo? Quali sono i punti positivi e negativi per l’Albania? Si e’ sentita “giudicata” l’Albania dopo la decisione del Consiglio dell’Unione Europea?
L’Albania è interessata all’allargamento dell’Europa con nuovi membri ma non solo perche’ essa stessa è parte del processo di adesione all’Unione Europea. La questione ha, prima di tutto, un carattere di principio. L’Unione Europea e’ un antica aspirazione delle nazioni europee da piu’ di due secoli. In questo lungo viaggio verso l’idea europea ci sono state difficoltà ed ostacoli, passi in avanti e passi indietro, ma il processo non si è mai fermato. La sua tendenza generale e’ stato lo sviluppo. Anche l’Unione europea è nata come una piccola unione di sei paesi creatori, ma non si e’ mai pensato che sarebbe rimasta con le stesse dimensioni e confini. I progetti e l’ambizione dei “padri” dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale era quello di unire tutte le nazioni europee in una grande famiglia, con degli obiettivi comuni di sviluppo in tutti i campi, pero’ ognuno mantenendo l’identità, le tradizioni, la cultura e la propria lingua. Il processo ha fatto dei passi straordinari di sviluppo. L’Unione Europea ha ora 28 paesi membri europei e altri paesi si stanno preparando ad avviare i negoziati di adesione in essa. In un processo lungo e complicato e in una strada percorsa per la prima volta sicuramente ci stanno anche delle incognite, anche posizioni temporanee nel paese, ma anche stanchezze. Non tutti sono stati, o sono, preparati per questo lungo e faticoso tragitto, non tutti hanno pensato, o pensano, che il processo richiede anche dei sacrifici. In questo modo le persone nemmeno per colpa loro hanno concepito l’Unione europea come una curva in crescita di felicità, prosperità, di diritti e libertà. Le difficoltà che si affrontano dalle crisi e l’impatto dei fenomeni globali hanno scatenato pessimismo e paura per il futuro comune in alcuni gruppi della società europea che non sono pochi, che sono elettori e che influenzano sulla decisione dei governi nazionali e delle istituzioni europee. Questo clima purtroppo sta alimentando i sentimenti di xenofobia e razzismo in alcuni paesi europei che influiscono in certi ambienti politici e nell’avvelenamento dell’atmosfera democratica, di libertà e di giustizia sociale che caratterizza l’Europa in generale .

L’Albania è un paese europeo per la sua posizione geografica, storica, dalla sua tradizione e cultura. Naturalmente gli albanesi si sono sempre sentiti parte d’Europa ed è così naturalmente che aspirano e stanno lavorando per diventare anche dal punto di vista istituzionale, parte della grande famiglia europea a cui appartengono.
Gli albanesi stanno cercando di superare i deficit della loro storia e non solo quelli dell’epoca comunista, come solitamente citato da persone che non hanno conoscenze o capacità di fare un’analisi obiettiva della storia. Corruzione, criminalità, faide e altri fenomeni negativi nell’odierna società albanese, il basso livello sulla cultura politica non sono dei fenomeni che vengono ereditati dal comunismo, ma un prodotto di arretratezza storica degli albanesi nei secoli, nel periodo del dominio ottomano e successivamente.
Non e’ colpa del Consiglio europeo che a dicembre 2013 non ha dato all’Albania lo status di paese candidato all’UE, nemmeno e’ colpa del governo o di alcuni paesi europei che si sono espressi contro. La colpa e la responsabilità si dovrebbe cercare all’interno dell’Albania, negli albanesi stessi che pensano di andare in Europa con le mani in tasca, che li accetteranno con questo elevato livello di corruzione che si prospera in ogni cellula della società albanese, con una criminalità organizzata di livello molto spaventoso e meschino, con una grande mancanza di rispetto e dell’esecuzione della legge, con una classe politica che rimane ancora al livello di responsabilità per il clan politico che rappresenta e non per l’intero fabbisogno dell’Albania e degli albanesi. In Albania c’e’ bisogno di una riforma profonda e non di riforme “cosmetiche” per coprire le ferite davanti allo specchio europeo. La riforma piu’ grande da fare è nella giustizia. Non ci potra’ essere piena integrazione europea del paese senza combattere la corruzione nella giustizia, nell’istituzione che interpreta e realizza la legge. Non ci potra’ essere piena integrazione europea senza rispettare i criteri di ammissibilità fissati nel documento di Copenhagen non solo quelli politici ma soprattutto un importante aspetto economico: il diritto di proprietà sul terreno. La proprieta’ sul terreno si trova in una legge tipica comunista negando ai legittimi proprietari di diritto e proprietari storici il diritto sul terreno. Una situazione del genere è in contrasto con il principio economico di libero mercato che è il fondamentale principio europeo.
Certamente che l’Albania ha molto da fare, ma ciò non significa che essa non dovrebbe essere incoraggiata nei suoi sforzi per meritarsi lo status di paese candidato. A giugno di quest’anno è il tempo che all’Albania gli si concede lo status come un incentivo, come incoraggiamento per ulteriori riforme di integrazione europea.

Come vede il legame fra l’Albania ed il Mediterraneo?
L’Albania è un paese mediterraneo. Essa ha ampi collegamenti con molti paesi mediterranei. Sono legami normali, naturali, tradizionali e multipli. Per di piu’ l’Albania è membro dell’Unione per il Mediterraneo, altrimenti conosciuto come il processo di Barcelona. La dimensione del Mediterraneo sta avendo un espansione sempre più grande nella politica estera dello Stato Albanese, è un suo valore aggiunto. L’Albania ha testimoniato l’interesse per la cooperazione nel quadro dell’Unione per il Mediterraneo in diversi progetti, in particolare nei settori dell’energia, dell’ambiente, trasporto marittimo, turismo, lotta contro la corruzione, educazione e cultura senza calcolare la partecipazione ai forum di dialogo politico. Gli atteggiamenti albanesi per il Mediterraneo si presentarono recentemente anche presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, l’ottava sessione della quale si è tenuta a gennaio di quest’anno e Marseille. Il rappresentante dell’Albania, Presidente della Camera Ilir Meta, ha dichiarato che le sfide che sta affrontando la regione richiedono un nuovo tipo impegno e una nuova integrazione della piattaforma e la cooperazione tra i paesi euro- mediterranei, in particolare la promozione del libero scambio e la libera circolazione delle persone.

C’e’ ancora un legame culturale, religioso o sociale affinche’ l’Albania possa ritrovare se stessa nel Mediterraneo? A suo parere, una rinascita della sua identita’ mediterranea puo’ favorire l’Albania nell’ integrazione all’Unione Europea?
La domanda non si dovrebbe nemmeno porre. L’Albania è parte integrante del Mediterraneo. Il mondo Mediterraneo è un insieme di tradizioni e valori culturali dove chiunque ha la propria l’identità e individualita’, ma al loro interno ci sono una serie di connessioni ereditate e sviluppate a partire dalla convivenza secolare del vicinato, dei valori e delle istituzioni. Questi valori d’identita’ non sono ostacoli per costruire ponti di cooperazione sempre più stretti, sulla base di un patrimonio comune, ma soprattutto sulla base di interessi comuni per affrontare le stesse sfide in un mondo sempre più globalizzato. La ragione principale che motiva la cooperazione e l’integrazione è proprio il futuro comune dei popoli mediterranei, i quali hanno tutte le motivazioni per lavorare e vivere insieme in pace e armonia nella regione storicamente abitata da loro.

Pensa che la guerra nel Kosovo abbia avuto un impatto importante nelle relazioni fra l’Albania e l’Unione Europea?
Certamente che ne ha avuto. La guerra del Kosovo per salvare gli albanesi del Kosovo dal genocidio del regime di Slobodan Milosevic non è stata una sfida solo per l’Albania, ma anche per l’Unione europea, per tutto il mondo democratico. Spettava all’Albania il diritto di interessarsi alle sorti dei suoi connazionali e di sacrificarsi per loro. Ma per l’Albania era impossibile  di proteggere completamente gli albanesi del Kosovo dallo sterminio senza l’aiuto della comunità democratica internazionale. Il merito dell’Unione europea e degli Stati Uniti sta in quanto loro come portatrici di alti valori della libertà e dei diritti umani non potevano consentire cio’ che Milosevic stava facendo in Kosovo: omicidio di massa di persone innocenti, bambini, donne e uomini anziani con la sola ragione che erano di etnia albanese, un etnia perseguitata per una dozzina di anni di seguito.
L’Albania in quel momento ha mostrato una partnership ammirevole con l’Unione europea e con gli Stati Uniti. La sfida era quanto albanese che europea, perché la criminalità e l’estrema violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali era completamente contrario ai valori sui quali si erano sollevate le societa’ europee e la stessa Unione Europea. L’Albania divenne punto d’appoggio operativo e logistico della NATO, ospitante di circa 700 mila kosovari albanesi perseguitati dall’esercito e dalla polizia serba evitando una catastrofe per l’umanita’. Ho avuto la fortuna di essere in quel tempo straordinario come Ministro degli Affari Esteri e sono un testimone di quella grande collaborazione e partnership albanese – euroatlantica. Ricordo con emozione ed orgoglio la stretta collaborazione con il Ministro degli Esteri italiano Lamberto Dini, altri omologhi europei come l’indimenticabile, ministro degli esteri britannico Robin Cook o di altri colleghi come Joschka Fischer, Hubert Vedrine, Javier Solana, e sopratutto il segretario di Stato Madelen Albright.
La collaborazione al momento è stato un grande investimento per l’Albania a Bruxelles e a Uashington. Essa ha superato con successo un test importante di partenariato in giorni difficili che ha incrementato la fiducia degli alleati nella serieta’ e nell’impegno degli albanesi nell’affrontare le sfide euroatlantiche. Questa valutazione è stata dimostrata in molti casi e indicazioni, ma soprattutto nella nuova politica che ha adottato in quel momento l’Unione europea per i Balcani occidentali con il processo di stabilizzazione e associazione  e col patto di stabilità.

Come vede in un futuro, forse vicino, l’allargamento all’Albania, al Kosovo e alla Serbia insieme all’Unione Europea? Pensa ci possa essere una convivenza pacifica?
L’Unione europea ha chiaramente affermato la prospettiva di adesione dei paesi dei Balcani occidentali , concretamente dell’Albania, Kosovo e Serbia nella grande famiglia europea. La loro adesione è un processo in sviluppo. La Serbia è in attesa dell’apertura dei negoziati per la piena adesione, l’Albania è sul punto di ottenere lo status di candidato mentre il Kosovo alla vigilia dell’apertura dei negoziati per un accordo di stabilizzazione -associazione. I tre paesi si trovano in diverse fasi del processo di integrazione e la loro adesione all’UE si realizzera’ secondo il rispetto di standard e di criteri noti, basandosi sui meriti di ciascun paese. Questo e’ fondamentale. Non è escluso nemmeno l’influenza degli sviluppi regionali, la stabilità, la sicurezza e la pace nei Balcani occidentali e l’andamento dell’UE  e della propria prestazione di sfide interne. Sono un complesso di fattori che decideranno il momento in cui questi paesi saranno accettati completamente all’UE. Le previsioni piu’ ottimiste non danno che un’accettazione dopo l’anno 2020. Per l’Albania , il Kosovo e la Serbia ha più importanza il fatto di lasciare alle spalle i conflitti del passato e gradualmente costruire ponti di comunicazione e cooperazione. E’ stato avviato un processo che dà speranza e che avrà un tempo relativamente lungo per normalizzare un rapporto che è quasi sempre stato ostile per quasi 150 anni circa. Io sono ottimista per un futuro di pace e di cooperazione tra i due Paesi. L’europa Unita è una destinazione comune. I modelli europei di riconciliazione storica non mancano. Gli albanesi e i Serbi li seguiranno.

Paskal Milo è uno storico, politico e leader del Partito democratico sociale dell’Albania. È stato membro del Parlamento albanese dal 1992 e un professore di letteratura albanese e di letteratura estera. Ha ricoperto diversi incarichi governativi tra la fine del 1990 e i primi anni 2000 (in particolare come Ministro per gli affari esteri – 1997-2001 – e successivamente – 2001-2002 – per l’integrazione europea)

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    By: Arnada Cakrani

    Arnada Cakrani si è laureata in “Comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità” presso l’Università degli studi della Tuscia con una tesi sulla storia degli allargamenti dell’Unione europea. Da questo percorso è nato il suo interesse per il cammino che sta intraprendendo l’Albania per ottenere la membership dell’Unione europea;

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