Avvicinare alle fonti archivistiche attraverso i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro

 

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Con l’entrata in vigore della legge n. 107 del 13 luglio 2015[2] molti Archivi di Stato sono stati scelti come sedi per percorsi di Alternanza Scuola Lavoro per i ragazzi delle scuole superiori, soprattutto dei licei[3]. Gli istituti hanno dovuto quindi organizzarsi per progettare piani educativi coerenti con la formazione degli studenti[4]. L’obiettivo è duplice: da un lato fornire competenze di base ai giovani e avviarli allo svolgimento di mansioni lavorative sotto la supervisione di un tutor, d’altro canto avvicinare alle fonti archivistiche e ad una loro corretta analisi e contestualizzazione storica[5].

L’Alternanza Scuola Lavoro può essere un’opportunità importante per gli Archivi, perché consente di ampliare il bacino di utenza anche a persone, che spesso non sono frequentatori abituali di questi luoghi della cultura. Per poter sfruttare al meglio l’occasione offerta, occorre studiare nuovi paradigmi comunicativi per coinvolgere gli studenti e renderli protagonisti del loro iter formativo. L’archivista che ricopre il ruolo di tutor aziendale deve cercare di far interagire i ragazzi con il patrimonio culturale e, attraverso l’acquisizione di un metodo di approccio alle fonti, sviluppare forme di partecipazione e di cittadinanza attiva.

Il presente contributo intende riflettere su come si possano far conoscere ad un pubblico non specialistico le funzioni svolte dagli Archivi di Stato e le fonti conservate. Dopo un’introduzione generale sul quadro normativo di riferimento si passeranno in rassegna le varie fasi a partire dalle attività di orientamento preliminari, che consistono solitamente nell’organizzazione di visite didattiche per le scuole, fino alla stesura di piani formativi d’intesa con i referenti delle istituzioni coinvolte. Si daranno poi spunti relativi allo svolgimento del tirocinio. In particolare ci si concentrerà sulle modalità con cui è possibile avvicinare i ragazzi alle fonti archivistiche guidandoli verso una loro corretta interpretazione. Si analizzeranno infine le criticità, ma anche le occasioni di crescita emerse durante l’ideazione e la realizzazione di tali progetti.

 

Alternanza Scuola Lavoro: il quadro normativo

Nell’art. 18 della legge del 24 giugno 1997, n. 196 (detta “Pacchetto Treu”) è prevista l’opportunità di «realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, attraverso iniziative di tirocini pratici e stages a favore di soggetti che hanno già assolto l’obbligo scolastico ai sensi della legge 31 dicembre 1962, n. 1859»[6]. In attuazione di quanto disposto nel d.m. del 25 marzo 1998, n. 142 «sono promossi tirocini formativi e di orientamento a favore di soggetti che abbiano già assolto l’obbligo scolastico»[7].

Come metodologia didattica l’Alternanza Scuola Lavoro viene adottata dal sistema scolastico italiano nel 2003. L’art. 2 della legge del 28 marzo 2003, n. 53 introduce per gli studenti la possibilità che «dal compimento del quindicesimo anno di età i diplomi e le qualifiche si possono conseguire in alternanza scuola-lavoro o attraverso l’apprendistato»[8]. Nell’art. 4 si specifica che l’Alternanza Scuola Lavoro consiste nello

svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni, attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di convenzioni con imprese o con le rispettive associazioni di rappresentanza o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con enti pubblici e privati ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di tirocinio che non costituiscono rapporto individuale di lavoro[9].

Per attuare quanto prescritto dall’art. 4 della legge n. 53 del 2003 si emana il decreto legislativo del 15 aprile 2005, n. 77, in cui si precisa che

Nell’ambito del sistema dei licei e del sistema dell’istruzione e della formazione professionale, la modalità di apprendimento in alternanza, quale opzione formativa rispondente ai bisogni individuali di istruzione e formazione dei giovani, persegue le seguenti finalità:

1. attuare modalità di apprendimento flessibili e equivalenti sotto il profilo culturale ed educativo, rispetto agli esiti dei percorsi del secondo ciclo, che colleghino sistematicamente la formazione in aula con l’esperienza pratica;

2. arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con l’acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro;

3. favorire l’orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali;

4. realizzare un organico collegamento delle istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e la società civile, che consenta la partecipazione attiva dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, nei processi formativi;

5. correlare l’offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio[10].

L’Alternanza Scuola Lavoro viene strutturata per i licei in base al d.p.r. del 15 marzo 2010, n. 89, che elabora le seguenti disposizioni:

Nell’ambito dei percorsi liceali le istituzioni scolastiche stabiliscono, a partire dal secondo biennio, anche d’intesa rispettivamente con le università, con le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e con quelle ove si realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore ed i percorsi degli istituti tecnici superiori, specifiche modalità per l’approfondimento delle conoscenze, delle abilità e delle competenze richieste per l’accesso ai relativi corsi di studio e per l’inserimento nel mondo del lavoro. L’approfondimento può essere realizzato anche nell’ambito dei percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, nonché attraverso l’attivazione di moduli e di iniziative di studio-lavoro per progetti, di esperienze pratiche e di tirocinio[11].

L’Alternanza Scuola Lavoro diventa una componente fondamentale del percorso didattico degli studenti dell’ultimo triennio degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado solo a partire dal 2015, con l’entrata in vigore della legge del 13 luglio 2015, n. 107 (denominata “La Buona Scuola”)[12]. Tale norma introduce delle modifiche sostanziali relativamente all’Alternanza Scuola Lavoro. Innanzitutto questi momenti formativi, che prima erano solo opzionali e facoltativi, diventano obbligatori in quanto «inseriti nei piani triennali dell’offerta formativa» e si sancisce inoltre la loro attuazione «negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio»[13].

Tra le sedi previste per lo svolgimento dell’Alternanza Scuola Lavoro si fa esplicita menzione di «musei e gli altri istituti pubblici e privati operanti nei settori del patrimonio e delle attività culturali, artistiche e musicali»[14].

Chiamati direttamente in causa dalla normativa, i luoghi della cultura devono organizzarsi in modo che i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro si inseriscano in «un sistema di educazione al patrimonio culturale finalizzato, tra l’altro, a favorire forme di coinvolgimento nella gestione e nella salvaguardia dei luoghi della cultura […] in linea con gli obiettivi dell’Anno europeo che mirano a […] “sensibilizzare all’importanza del patrimonio culturale europeo tramite l’istruzione, l’apprendimento permanente, concentrandosi in particolare […] sui giovani”»[15].

 

Fasi preliminari

L’Alternanza Scuola Lavoro si può articolare in tre momenti: due di questi (orientamento e formazione specifica) sono preparatori al terzo che prevede lo svolgimento del tirocinio[16]. Quando ci si occupa di Alternanza Scuola Lavoro non si deve focalizzare l’attenzione unicamente sul periodo conclusivo del percorso formativo, cioè lo stage, ma bisogna progettare adeguatamente l’intero iter. Tra le attività preliminari si annoverano in particolare le visite didattiche e gli incontri con professionisti del patrimonio. Tali fasi sono importanti, perché consentono di fornire agli studenti informazioni relative alle diverse modalità di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali poste in essere dai vari istituti.

Le visite didattiche sono l’occasione per i giovani di entrare in alcuni luoghi della cultura, come ad esempio gli Archivi di Stato, che non sono soliti frequentare abitualmente. Spesso molti studenti, che tramite le loro scuole si recano negli Archivi, dichiarano di non essere mai stati prima in tali istituzioni e anche di non sapere a cosa servano. Il compito primario di chi organizza attività didattiche deve quindi essere quello di illustrare le principali funzioni svolte dagli Archivi di Stato, la loro distribuzione sul territorio italiano e i servizi offerti al pubblico.

Dopo un’esposizione teorica introduttiva, supportata da materiali esplicativi come slides in PowerPoint, è opportuno presentare ai ragazzi alcuni esempi di documenti d’archivio. In questa fase bisogna cercare di attrarre la loro attenzione e stimolare la loro curiosità, per far sì che non siano soltanto spettatori passivi di una lezione, ma protagonisti attivi. Una delle modalità per far capire agli studenti il lavoro che si svolge in un Archivio di Stato consiste nel guidarli in un confronto diretto con le fonti per sollecitare il loro spirito critico e di osservazione[17].

A partire da specifiche tematiche concordate precedentemente con i docenti oppure proposte dagli archivisti si possono progettare dei mini-laboratori anche durante le visite didattiche. Dopo aver fornito alcune indicazioni generali sulle tipologie documentarie in esame, sulla loro mise en page e struttura, e sulle informazioni fondamentali da cercare, i ragazzi possono essere guidati in percorsi di apprendimento innovativi attraverso la lettura diretta delle fonti. Si possono scegliere materiali di facile interpretazione, caratterizzati dalla ricorrenza di formule fisse come volumi di sentenze della Corte d’assise o del Tribunale. Se invece si preferisce coinvolgere gli studenti con testimonianze che abbiano una maggiore attinenza con l’area geografica in cui vivono, si possono presentare mappe catastali o fotografie delle loro zone.

Un’altra strategia per stimolare l’interesse dei ragazzi potrebbe prevedere la ricostruzione di una piccola porzione della loro storia familiare. Prima della visita didattica si chiede ai docenti di invitare gli studenti a procurarsi alcuni dati relativi ai loro ascendenti (nonni, bisnonni o trisnonni)[18]. In base alle informazioni fornite si cercano documenti relativi alla carriera militare dei parenti dei ragazzi e li si fa leggere e visionare durante il momento laboratoriale previsto all’interno della visita in Archivio.

 

Dalla stipula della convenzione all’elaborazione del progetto formativo

Prima dello svolgimento dell’Alternanza Scuola Lavoro è necessario stipulare un’apposita convenzione tra la scuola e l’ente ospitante[19]. Come precisato nella Guida operativa redatta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Nelle convenzioni le scuole fanno riferimento alle finalità del percorso di alternanza con particolare attenzione alle attività da svolgersi durante l’esperienza di lavoro, alle norme e alle regole da osservare, all’indicazione degli obblighi assicurativi, al rispetto della normativa sulla privacy e sulla sicurezza dei dati, alla sicurezza nei luoghi di lavoro[20].

Sono parte integrante della convenzione anche il patto formativo dello studente, redatto dal tutor della scuola e da quello esterno, il documento sulla valutazione dei rischi e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro della sede dell’Alternanza Scuola Lavoro[21] e infine il progetto. Il momento di stesura del piano formativo è molto importante e vede solitamente il coinvolgimento delle due istituzioni: la scuola nella persona del tutor interno e l’ente ospitante rappresentato dal tutor esterno o dal responsabile d’istituto[22]. I due soggetti sono chiamati a svolgere un compito essenziale: co-progettare un percorso formativo che tenga conto degli indirizzi di studio dei ragazzi, ma che sappia avviarli all’inserimento nel mondo del lavoro.

 

Svolgimento del tirocinio

Per organizzare al meglio la permanenza dei ragazzi presso gli Archivi di Stato si possono prevedere tre fasi fondamentali: una volta all’acquisizione o al potenziamento delle competenze relative all’istituto; la seconda che consiste nello svolgimento di un compito specifico, e infine la terza che riguarda un momento laboratoriale di avvicinamento alle fonti archivistiche.

  1. Acquisizione di competenze relative alla sede

I ragazzi devono innanzitutto apprendere delle nozioni basilari relative all’istituzione che li ospita, alle funzioni svolte e ai servizi offerti. Il tutor aziendale, con la collaborazione degli altri dipendenti dell’Archivio, deve fornire indicazioni sull’istituto presso il quale gli studenti svolgono il loro percorso[23]. Tali informazioni non dovrebbero essere comunicate ai ragazzi come se stessero assistendo ad una lezione frontale o ad una conferenza, ma sarebbe meglio trasmetterle attraverso un’acquisizione consapevole e diretta di questi dati. Ad esempio si può invitare i ragazzi a recuperare delle notizie prendendo visione del sito internet dell’istituto, consultando guide, opuscoli o pubblicazioni disponibili presso l’ente o nella biblioteca dell’Archivio. Si possono prevedere inoltre dei momenti di confronto con il personale, volti ad illustrare le mansioni e i compiti svolti da ciascuno. Tale metodologia risulta in linea con uno dei principi alla base dell’Alternanza Scuola Lavoro, cioè «favorire l’orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali»[24], ma anche con le competenze chiave per l’istruzione permanente[25].

Nel caso in cui siano previste delle visite didattiche rivolte alle scuole, è possibile coinvolgere i ragazzi sperimentando così una sorta di peer education. In questo modo si otterrebbe un doppio risultato: da una parte si stimolerebbero i giovani ad acquisire delle informazioni sull’istituto non per mero nozionismo, ma in vista di un obiettivo concreto, cioè il resoconto delle loro indagini ad altri soggetti. In secondo luogo si aggiungerebbero alle visite delle testimonianze dirette da parte di ragazzi che sono impegnati in prima persona all’interno dell’istituto. Questo diventerebbe anche un buon modo per comunicare ai giovani dei contenuti mediati da loro coetanei e per mettere in contatto chi sta compiendo la sua esperienza in Archivio con studenti che magari la svolgeranno in futuro o l’hanno già condotta presso altri enti. Sarebbe quindi un metodo efficace per favorire la circolazione di conoscenze.

  1. Attività pratica

Il nucleo principale del percorso prevede lo svolgimento di un periodo di tirocinio che è «un momento dell’alternanza, ovvero la fase “pratica” di un percorso di alternanza, il periodo di formazione svolto dallo studente presso la struttura ospitante»[26]. Tra le attività pratiche da proporre ad esempio si possono far compiere dei lavori di schedatura, inserire dati in un database, collaborare ad un riordino di una porzione di un fondo archivistico o alla redazione di un inventario o alla digitalizzazione di documenti o di strumenti di ricerca[27]. Ogni mansione affidata verrà svolta sempre sotto l’attenta supervisione del tutor aziendale.

Nell’assegnare i lavori agli studenti è preferibile optare per compiti che possano riuscire a portare a termine durante il percorso di Alternanza Scuola Lavoro. Meglio dunque affidare delle attività che possano seguire dall’inizio alla fine (come per esempio la schedatura di una porzione di un fondo che abbia una sua coerenza interna, perché riferibile ad un certo arco temporale o ad un determinato argomento). I ragazzi risultano infatti più stimolati a svolgere un incarico specifico che non a collaborare in minima parte ad un progetto più ampio.

Prima di procedere con l’attività pratica, è opportuno però che il tutor illustri le specificità delle fonti archivistiche con cui si confronteranno e la storia e le funzioni del soggetto che ha prodotto quei documenti. Il lavoro assegnato agli studenti non deve mai consistere in un’operazione meccanica e ripetitiva, ma deve sempre essere supportato dalla conoscenza dei materiali che si maneggiano e dal contesto culturale di riferimento. Solo in questo modo si attuerebbe concretamente il proposito di rendere l’Alternanza Scuola Lavoro una parte importante della costruzione della coscienza civica e della cittadinanza attiva dei ragazzi, mettendoli in condizione di essere consapevoli dell’istituzione in cui sono chiamati a impegnarsi e del valore delle carte con cui devono confrontarsi.

  1. Avvicinamento alle fonti archivistiche

Durante il percorso di Alternanza Scuola Lavoro si possono organizzare dei piccoli laboratori, intesi come delle «officine di lavoro sulle fonti»[28], che prevedano un approccio storicamente consapevole ai documenti d’archivio[29]. Questa metodologia didattica risulta in linea con gli obiettivi formativi segnalati come prioritari nella legge del 13 luglio 2015, n. 107, e in particolare con il «potenziamento delle metodologie laboratoriali e delle attività di laboratorio»[30].

Nello svolgimento dell’attività pratica, gli studenti sono chiamati a confrontarsi con i documenti e a riflettere sul loro valore. Guidati dal tutor aziendale i ragazzi possono essere sollecitati a interagire con altre fonti. La materia da approfondire in questi momenti laboratoriali dovrebbe rispecchiare gli interessi dei giovani. Lo spunto potrebbe nascere dal desiderio di soddisfare una loro curiosità, oppure dalla volontà di trattare un argomento affrontato a scuola, o di cui hanno sentito parlare attraverso vari mezzi di comunicazione (televisione, cinema, internet o altro).

Scelto un tema, tenendo conto dei suggerimenti forniti dai ragazzi e dei materiali conservati dall’Archivio, è possibile poi sviluppare dei percorsi originali[31]. Si procederebbe innanzitutto con l’analisi degli strumenti di ricerca di alcuni fondi dell’Archivio per capire come trovare documenti utili per l’indagine. Questo passaggio, se opportunamente gestito dal tutor, costituisce già un primo approccio alle fonti e una guida per un loro reperimento consapevole e mirato.

Una volta identificati i materiali, si passerebbe alla contestualizzazione storica e alla lettura dei dati in essi riportati. Tale metodologia di avvicinamento alle fonti risulta orientata ad una forma di interdisciplinarietà e di acquisizione di un metodo critico di interpretazione non solo dei documenti, ma anche della realtà, come sostiene Elvira Grantaliano:

La modalità migliore per avvicinarli all’uso delle fonti archivistiche risiede sempre in una forma di interdisciplinarietà, per cui si possono associare le materie più adatte a questo fine come la storia e l’educazione civica, il diritto (laddove è materia d’insegnamento come in alcuni istituti tecnici), la stessa letteratura italiana – così fortemente legata agli eventi storici e alle evoluzioni del pensiero – e, per usare un termine molto frequente oggi, la storia delle mentalità; basandosi sui documenti d’archivio e sulle interrelazioni che presentano, sarà possibile ricostruire i diversi contesti e individuare i meccanismi delle vicende storiche e politiche, culturali e sociali. Il messaggio comunicato dal documento è un messaggio forte: nulla più del documento originale – e qui mi riferisco alla mia esperienza personale – può fornire ai ragazzi la sensazione tangibile che l’avvenimento descritto, spesso in maniera didascalica e teorica, nel suo libro di storia, si è realmente verificato. Non solo: nel momento in cui ai ragazzi si cominciano a offrire gli elementi per comprendere uno dei punti cardine dell’archivistica, cioè che una serie di carte riguardanti lo stesso evento può essere stata prodotta da uffici – o magistrature, enti, persone diverse, e anche di varia tendenza politica, religiosa, culturale – si vedrà come da soli possano cominciare a elaborare il concetto che una interpretazione corretta scaturisce da una valutazione il più possibile completa di tutti gli elementi offerti dalle diverse fonti, e di cui lo storico deve tener conto, per formulare poi una sua tesi[32].

Il tutor ha il delicato compito di seguire i ragazzi nella corretta interpretazione dei documenti, sollecitando la loro curiosità e guidandoli verso una lettura autonoma delle carte e l’estrapolazione delle informazioni più significative. Gli studenti devono essere accompagnati in un percorso che li porti a porsi delle domande e ad interrogarsi sulle fonti che stanno analizzando in base al principio che «nella didattica di laboratorio storico sulle fonti il documento d’archivio non è appiattito nel passato, ma riacquista significato nella relazione con le domande del presente»[33]. Al termine di tali indagini si possono invitare i ragazzi a redigere delle relazioni di sintesi o, meglio ancora a realizzare delle slides esplicative, che illustrino la ricerca compiuta e gli esiti raggiunti e rielaborino in maniera personale le conoscenze e il metodo appreso.

 

Valutazione del percorso

Al termine dell’Alternanza Scuola Lavoro è prevista la valutazione dell’esperienza[34]. Questo momento non deve essere visto soltanto come l’espressione del giudizio complessivo del tutor aziendale sull’operato degli studenti, ma anche come un’occasione di crescita per i ragazzi, che devono essere parte integrante di questa fase, perché tra i compiti del tutor vi è anche quello di coinvolgere «lo studente nel processo di valutazione dell’esperienza»[35]. Quindi bisogna dare ai ragazzi la possibilità di esporre i loro pareri, stimolandoli in particolare ad evidenziare gli aspetti positivi e a mettere in risalto le difficoltà emerse. Questa riflessione costituisce inoltre la premessa per la formulazione del giudizio personale dello studente, che ha «la possibilità di esprimere una valutazione sull’efficacia e sulla coerenza dei percorsi realizzati con il proprio indirizzo di studi»[36].

Le considerazioni dei ragazzi sono molto importanti per il tutor, sia per capire se i ragazzi sanno esprimere delle valutazioni opportunamente motivate e riconoscere i punti deboli del loro operato, ma anche perché dai loro commenti, soprattutto da quelli negativi, si possono e si devono cogliere spunti per migliorare e perfezionare i futuri percorsi di Alternanza Scuola Lavoro. È auspicabile infine che al termine del tirocinio ogni gruppo di studenti lasci traccia del lavoro svolto e di quanto appreso durante le varie fasi dell’iter formativo elaborando una sintesi (sotto forma di diario, resoconto, storytelling, relazione, presentazione di PowerPoint o altro)[37].

 

Criticità

Oltre alle opportunità evidenziate nei paragrafi precedenti è opportuno menzionare anche le principali criticità legate all’Alternanza Scuola Lavoro[38]. Innanzitutto bisogna considerare che seguire tali attività richiede un aumento considerevole del carico di lavoro dei dipendenti dell’ente ospitante. In particolare il tutor aziendale è impegnato non solo nel supervisionare i ragazzi durante lo svolgimento del compito loro assegnato, ma anche, e forse di più, nelle fasi preliminari: dall’ideazione e realizzazione di iniziative di orientamento per le scuole (visite didattiche, incontri su determinati argomenti), ai contatti iniziali con gli istituti, alla co-progettazione di percorsi formativi fino alla predisposizione di mansioni adeguate per i giovani, alla preparazione di materiali e sussidi vari per guidarli nell’acquisizione di informazioni sull’Archivio e per i momenti laboratoriali di approccio alle fonti.

Spesso si verificano dei problemi dovuti alla gestione degli studenti coinvolti. È opportuno infatti che gli istituti scelgano di accogliere un numero di ragazzi commisurato con gli spazi, ma anche con le risorse tecniche, umane e professionali a disposizione, e con il tempo che si può dedicare effettivamente a questo tipo di attività, nell’ambito di tutte le altre funzioni che l’Archivio è normalmente chiamato a svolgere.

Si ricorda infatti che i soggetti ospitanti dell’Alternanza Scuola Lavoro devono avere le seguenti caratteristiche:

  1. capacità strutturali, ovvero spazi adeguati per consentire l’esercizio delle attività previste in alternanza scuola lavoro e, in caso di studenti con disabilità, il superamento o l’abbattimento delle eventuali barriere architettoniche;
  2. capacità tecnologiche, ossia la disponibilità di attrezzature idonee per l’esercizio delle attività previste nella convenzione, in regola con le norme vigenti in materia di verifica e collaudo tecnico, tali da garantire, per ogni studente, un’esperienza adeguata e diretta del processo di lavoro in condizioni di sicurezza;
  3. capacità organizzative, consistenti in adeguate competenze professionali per la realizzazione delle attività; a tal fine deve essere garantita la presenza di un tutor incaricato dalla struttura ospitante, anche esterno alla stessa, a supporto delle attività di alternanza scuola lavoro, dotato di competenze professionali e di affiancamento formativo, con oneri a carico del soggetto ospitante[39].

La buona riuscita dell’Alternanza Scuola Lavoro dipende soprattutto da una corretta analisi preliminare delle capacità di accoglienza degli studenti da parte degli enti ospitanti.

 

Conclusioni

Se organizzati in maniera corretta, con il supporto di professionisti con opportune competenze e avendo a disposizione risorse adeguate, i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro potrebbero essere delle opportunità preziose. I ragazzi aggiungerebbero un tassello rilevante nel percorso formativo verso una maggiore consapevolezza in quanto cittadini. Gli Archivi di Stato avrebbero la possibilità di diffondere la conoscenza delle funzioni svolte e dei servizi forniti, nonché l’importanza e il valore delle fonti conservate. L’Alternanza Scuola Lavoro è come un grande contenitore predisposto dalla vigente normativa. Sta a tutti gli attori coinvolti in questo processo (scuole, luoghi della cultura, persone) riempirlo di tanti contenuti positivi per costruire un avvenire migliore per le giovani generazioni. E non solo per loro.

 

** Il saggio è stato sottoposto alla procedura di doppia revisione da parte di esperti esterni alla rivista (blind referees).

 

 

 

[1] Questo articolo nasce dall’esperienza maturata come tutor aziendale per i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro attivati presso l’Archivio di Stato di Sondrio con i seguenti istituti: Liceo G. Piazzi – C. Lena Perpenti di Sondrio, Liceo scientifico statale C. Donegani di Sondrio, Istituto di istruzione superiore B. Pinchetti di Tirano. Tale incarico mi è stato affidato durante il periodo di servizio svolto con la qualifica di Funzionario Archivista (dal 1° gennaio al 30 settembre 2017) come una dei 60 esperti selezionati tramite concorso pubblico dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per contratti a tempo determinato della durata di nove mesi. Desidero pertanto ringraziare la dott.ssa Lucia Ronchetti, direttrice ad interim dell’Archivio di Stato di Sondrio, per avermi assegnato tale compito e per i preziosi consigli che mi ha elargito nello svolgimento di questa mansione. Sono grata anche ai ragazzi che ho avuto l’opportunità di seguire e ai loro docenti, perché confrontandomi e relazionandomi con loro ho imparato molto.

[2] Legge 13 luglio 2015, n. 107, Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 162 del 15 luglio 2015.

[3] Suggerimenti utili sull’Alternanza Scuola Lavoro nei luoghi della cultura si possono trovare in alcuni strumenti elaborati dalla Direzione Generale Educazione e Ricerca del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro nei luoghi della cultura. Parte I. Alternanza scuola-lavoro: istruzioni per l’uso; Parte II. I luoghi e le attività dell’alternanza e Il ‘Portolano’ in breve (disponibili nella pagina del Centro servizi educativi al seguente link: http://www.sed.beniculturali.it/index.php?it/428/alternanza-scuola-lavoro). Si consiglia di consultare anche il materiale predisposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in particolare il sito dedicato all’Alternanza Scuola Lavoro (http://www.istruzione.it/alternanza/) e Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola (reperibile al seguente link: http://www.istruzione.it/allegati/2015/guidaASLinterattiva.pdf).

[4] Cfr. Antonella Mulè, Gli Archivi e l’alternanza scuola-lavoro, “Il mondo degli archivi”, 23 dicembre 2015, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/176-gli-archivi-e-l-alternanza-scuola-lavoro.

[5] Sul ruolo del tutor aziendale o esterno, cioè il referente dell’Alternanza Scuola Lavoro presso l’ente ospitante, si vedano Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., pp. 70-73; Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, pp. 15-16. Per un approfondimento sul valore pedagogico dell’Alternanza Scuola Lavoro si rinvia a Mirko Vecchiarelli, Alternanza scuola-lavoro. Analisi di percorsi curricolari nazionali e transnazionali, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2015.

[6] Legge 24 giugno 1997, n. 196, Norme in materia di promozione dell’occupazione, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 154 del 4 luglio 1997, art. 18, comma 1. La legge citata relativa all’obbligo scolastico è quella del 31 dicembre 1962, n. 1859, Istituzione e ordinamento della scuola media statale, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 27 del 30 gennaio 1963. Per un quadro generale relativo alla normativa nazionale e agli orientamenti europei si rinvia a Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., pp. 6-20.

[7] Decreto interministeriale 25 marzo 1998, n. 142, Regolamento recante norme di attuazione dei principi e dei criteri di cui all’articolo 18 della l. 24 giugno 1997, n. 196, sui tirocini formativi e di orientamento, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 108 del 12 maggio 1998, art. 1, comma 1.

[8] Legge 28 marzo 2003, n. 53, Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, “Gazzetta Ufficiale”, Serie generale n. 77 del 2 aprile 2003, art. 2, comma 1, lettera g.

[9] Legge 28 marzo 2003, n. 53, cit., art. 4, comma 1, lettera a.

[10] Decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, Definizione delle norme generali relative all’alternanza scuola-lavoro, a norma dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 103 del 5 maggio 2005, art. 2, comma 1.

[11] Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, Regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 137 del 15 giugno 2010, art. 2, comma 7. Si rinvia invece per gli istituti professionali al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, Regolamento recante norme per il riordino degli istituti professionali, in ivi e per gli istituti tecnici al decreto del Presidente della Repubblica del 15 marzo 2010, n. 88, Regolamento recante norme per il riordino degli istituti tecnici, in ivi.

[12] Legge 13 luglio 2015, n. 107, cit.

[13] Legge 13 luglio 2015, n. 107, cit., art. 1, comma 33.

[14] Legge 13 luglio 2015, n. 107, cit., art. 1, comma 34.

[15] Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale Educazione e Ricerca, Il Secondo Piano Nazionale per l’Educazione al Patrimonio Culturale (2016/2017), p. 1 (disponibile al seguente link: http://www.sed.beniculturali.it/index.php?it/439/piano-nazionale-per-leducazione-al-patrimonio-culturale).

[16] Sulle fasi dell’Alternanza Scuola Lavoro si rinvia a Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, pp. 5-8.

[17] La bibliografia sulla didattica della storia attraverso le fonti d’archivio è molto ampia. Si segnalano in particolare i seguenti contributi: Isabella Zanni Rosiello, Didattica degli archivi, didattica della storia, “Rivista di storia contemporanea”, X (1981), pp. 626-636; Isabella Zanni Rosiello, Fonti d’archivio e utilizzazione didattica, “Rassegna degli Archivi di Stato”, LVIII (1998), 1, pp. 96-103; Didattica della storia dell’800 e del ՚900: un modello per la fruizione e la valorizzazione delle fonti documentarie, a cura di Emilia Cento – Liliana Di Ruscio, San Miniato, Titivillus, 2005; Gli archivi ispirano la scuola. Fonti d’archivio per la didattica. Terza giornata di studio per la valorizzazione del patrimonio archivistico del Trentino-Alto Adige. Atti del Convegno di studi (Trento, 21 novembre 2008), a cura di Giovanna Fogliardi – Giovanni Marcadella, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione generale per gli archivi, 2010; Fonti del sapere: didattica ed educazione al patrimonio culturale, a cura di Cristina Cenedella – Silvia Mascheroni, Aicurzio, Virtuosa-Mente, 2014.

[18] Le informazioni utili per la ricerca dei documenti sono: cognome e nome, data e luogo di nascita degli ascendenti.

[19] In merito alla stipula della convenzione si rinvia a Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., pp. 66-69; Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, pp. 9-12.

[20] Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., p. 66.

[21] Sul tema della sicurezza degli studenti impegnati nell’Alternanza Scuola Lavoro si consulti Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., pp. 94-97.

[22] Per ulteriori indicazioni relative alla stesura del progetto di Alternanza Scuola Lavoro si rimanda a Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., pp. 42-59; Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, pp. 12-14.

[23] Sul ruolo svolto dalle altre risorse interne cfr. Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, pp. 16-17.

[24] Decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, cit., art. 2, comma 1, lettera c. Cfr. anche Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., p. 25.

[25] Sul tema delle competenze si rimanda a Maurizio Tiriticco, Le competenze chiave di cittadinanza. Il nuovo biennio e la cittadinanza, “Rivista dell’istruzione” I (2009), pp. 43-49; Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., pp. 98-107; Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, Allegato A. Le competenze chiave. Per ulteriori approfondimenti si consultino inoltre i seguenti riferimenti normativi: Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/CE), “Gazzetta ufficiale dell’Unione europea” del 30 dicembre 2006; decreto ministeriale del 22 agosto 2007, n. 139, Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 202 del 31 agosto 2007, Allegato “Gli assi culturali”; decreto legislativo del 16 gennaio 2013, n. 13, Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze, a norma dell’articolo 4, commi 58 e 68, della legge 28 giugno 2012, n. 92, “Gazzetta ufficiale”, Serie generale n. 39 del 15 febbraio 2013.

[26] Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., p. 12 nota 3.

[27] Per una panoramica delle attività realizzate dagli Archivi di Stato nell’ambito dei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro si veda Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte II, pp. 28-29. Altri spunti possono derivare dalla lettura dei resoconti di esperienze condotte in varie realtà: Francesca Klein, L’offerta formativa dell’Archivio di Stato di Firenze, “Il mondo degli archivi”, 28 novembre 2016, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/433-l-offerta-formativa-dell-archivio-di-stato-di-firenze; Michela Poddigue, Unu de sos kentu mitza, “Il mondo degli archivi”, 6 dicembre 2016, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/440-unu-de-sos-kentu-mitza; Isabella di Cicco, L’alternanza scuola lavoro all’Archivio di Stato di Rimini, “Il mondo degli archivi”, 24 gennaio 2017, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/456-l-alternanza-scuola-lavoro-per-la-promozione-e-la-valorizzazione-il-caso-di-rimini; Paola Palmiotto, Le proposte dell’Archivio di Stato di Forlì-Cesena, “Il mondo degli archivi”, 15 febbraio 2017, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/465-le-proposte-dell-archivio-di-stato-di-forli-cesena; Adriana Passari, Dentro la storia con tante storie: la didattica all’Archivio di Stato di Ancona, “Il mondo degli archivi”, 27 febbraio 2017, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/469-dentro-la-storia-con-tante-storie-le-proposte-didattiche-ad-ancona.

[28] Manola Ida Venzo, Archivisti e didattica, un rapporto complesso, in Gli archivi ispirano la scuola. Fonti d’archivio per la didattica, cit., pp. 6-12, a p. 8.

[29] Spunti interessanti sulle modalità con cui guidare i ragazzi alla lettura ed interpretazione dei documenti d’archivio sono presentati nel saggio: Mariagiulia Sandonà, Le fonti d’archivio nel rinnovamento della didattica della storia, in Gli archivi ispirano la scuola. Fonti d’archivio per la didattica, cit., pp. 27-33.

[30] Legge 13 luglio 2015, n. 107, cit., art. 1, comma 7, lettera i.

[31] A titolo d’esempio si segnalano alcuni argomenti approfonditi dai ragazzi impegnati nei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro presso l’Archivio di Stato di Sondrio nell’a.s. 2016/2017: le mappe del Catasto Lombardo-Veneto relative all’area valtellinese, alcune personalità di spicco della storia locale come Giuseppe Spini (1893-1984) e Carlo Donegani (1775-1845), materiali rinvenuti tra i fascicoli penali del Tribunale di Sondrio (fotografie, disegni, dattiloscopie), la seconda guerra mondiale attraverso le fonti dell’Archivio di Stato di Sondrio. Per altri spunti si rinvia a Antonella Mulè, Ereditare la memoria: Archivio di Stato e licei romani al lavoro, “Il mondo degli archivi”, 23 dicembre 2015, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/175-ereditare-la-memoria-archivio-di-stato-e-licei-romani-al-lavoro; Mariagrazia Carlone, Carte da non scartare, “Il mondo degli archivi”, 19 febbraio 2016, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/297-carte-da-non-scartare; Laura Cerno, Progetto Colloredo. Curiosando tra le carte di famiglia, “Il mondo degli archivi”, 21 dicembre 2016, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/444-progetto-colloredo-curiosando-tra-le-carte-di-famiglia.

[32] Elvira Grantaliano, Brevi riflessioni sul rapporto tra l’archivio e la scuola, in Didattica della storia dell’800 e del ՚900, cit., pp. 15-21, a p. 15.

[33] Donatella Picciau, L’archivio scolastico: percorsi di ricerca tra storia e didattica, in Gli archivi ispirano la scuola. Fonti d’archivio per la didattica, cit., pp. 61-68, a p. 65.

[34] Cfr. Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., pp. 98-107; Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, pp. 10, 15-16.

[35] Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., p. 72.

[36] Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., p. 57.

[37] Cfr. Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, p. 14.

[38] Sulle criticità dell’Alternanza Scuola Lavoro si vedano Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, p. 7; parte II, p. 37; Monica Calzolari, «La scuola in archivio», continua il dibattito sull’alternanza scuola-lavoro, “Il mondo degli archivi”, 17 ottobre 2017, http://www.ilmondodegliarchivi.org/rubriche/archivi-e-didattica/555-la-scuola-in-archivio.

[39] Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la scuola, cit., p. 64. Si veda anche Il ‘Portolano’ dell’alternanza scuola-lavoro, cit., parte I, pp. 3-4.

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    By: Gloria Camesasca

    Gloria Camesasca ha ottenuto nel 2009 la Laurea specialistica in Filologia moderna (indirizzo in Filologia e Letteratura italiana) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, discutendo una Tesi in Filologia Italiana (Testi letterari nell’Archivio di Stato di Prato). Nel 2013 ha conseguito il Dottorato di ricerca in Scienze storiche, filologiche e letterarie dell’Europa e del Mediterraneo, presso la Scuola di dottorato in Studi umanistici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di  Milano (XXV ciclo), presentando l’elaborato Lettere di ser Lapo Mazzei a Francesco Datini (1390- 1399). È stata titolare della Borsa di studio post-doc biennale dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo di Roma (2014-2016), intitolata a Ovidio Capitani, con il progetto di ricerca Lettere di ser Lapo Mazzei a Francesco Datini (1390-1410): edizione critica e commento. Ha acquisito solide competenze in materia archivistica, conseguendo nell’estate del 2013 il Diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Milano e svolgendo per il medesimo istituto un incarico di collaborazione professionale per la schedatura del fondo “Archivio Visconteo-Sforzesco, Carteggio, Milano Città e Residui” (da settembre 2014 ad ottobre del 2015). Dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 ha prestato servizio come funzionario Archivista presso l’Archivio di Stato di Sondrio, con responsabilità di ricerca e valorizzazione dei complessi archivistici dell’istituto e come tutor aziendale dei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro attivati presso tale istituzione. I suoi studi vertono su epistolografia volgare, letteratura italiana, edizione di testi manoscritti e a stampa e storia degli archivi e delle biblioteche.

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