Un censimento delle fonti per la storia della Repubblica sociale italiana

Il 4 dicembre 2008, nell’ambito della scuola di archivistica dell’Archivio di Stato di Milano, è stato presentato il Censimento delle fonti per la storia della Repubblica sociale italiana, promosso e curato dalla Fondazione Istituto per la storia dell’età contemporanea – Isec. Il Censimento è ora on line all’indirizzo www.fondazioneisec.it/rsi oppure può essere raggiunto dalla home page del sito Isec (www.fondazioneisec.it).

 

Per presentare il frutto di tre anni di lavoro sono intervenuti Maria Barbara Bertini (direttrice dell’Archivio di Stato di Milano), Luigi Ganapini (direttore della Fondazione Isec), i tre coordinatori del progetto (Grazia Marcialis, Gaetano Grassi e Carlo Milani) e Lodovico Gualzetti dello Studio Magutdesign, partner tecnologico della Fondazione.

Il Censimento è stato progettato in considerazione della dispersione degli archivi e dei documenti dello Stato fascista repubblicano alla fine della guerra mondiale (Nel contesto del suo lavoro di raccolta e divulgazione documentaria la Fondazione ha già pubblicato nella sua collana “Ripensare il ‘900” presso l’editore Guerini il catalogo della La stampa della RSI 1943 – 1945, a cura di Marco Borghi, Milano 2006). Il Censimento si è proposto di dare un solido strumento informativo a chi intenda affrontare su serie basi documentarie la storia della Repubblica sociale italiana, considerando che il perdurante interesse storico-politico per queste vicende richiede anche che i giudizi siano sottratti, per quanto possibile, all’arbitrio delle passioni politiche e delle strumentalizzazioni di parte, e che abbiano, per questo fine, la possibilità di confrontarsi con la documentazione originale.

La dispersione delle fonti avvenne in modo caotico e casuale. Dopo che i tedeschi ebbero negato al duce il ritorno a Roma, fin dagli inizi della vicenda (settembre 1943) la Repubblica di Mussolini non ebbe un centro riconosciuto. L’area in cui si sistemarono i ministeri fu la zona del Lago di Garda; sul finire del 1944 si spostarono a Milano e nelle località vicine; ma in tutti questi luoghi, che non ebbero nemmeno rilievo simbolico o rappresentativo, l’organizzazione dello Stato procedette stentatamente. Autorità e organi di governo si collocarono in sedi provvisorie, disagevoli e comunicanti tra loro con difficoltà. In quanto alla documentazione da essi prodotta, il processo di dispersione era cominciato con lo sdoppiamento degli organismi statali dopo la proclamazione del nuovo Stato e il loro parziale trasferimento al Nord; nel corso dei venti mesi successivi, tra bombardamenti aerei e defezione del personale, la situazione restò drammaticamente confusa. Al termine del conflitto mondiale gli archivi caddero poi in mano ai soggetti più disparati: furono in parte preda bellica delle autorità d’occupazione angloamericane (gli Usa ne trasferirono gran parte nei loro archivi, dove furono microfilmati e infine resi all’Italia e collocati all’Archivio centrale dello Stato); altre parti furono sequestrate dalle formazioni partigiane e confluirono più tardi negli archivi degli Istituti per la storia della Resistenza, oppure infine furono presi in consegna da enti o privati e spesso restarono ignoti. Almeno fino a quando diversi di essi non entrarono in una sorta di libero mercato archivistico e furono in parte acquisiti dall’Acs (i casi più noti sono quelli di Roberto Farinacci, Guido Buffarini Guidi, Renato Ricci e Carlo Alberto Biggini).

Per fare un censimento delle fonti sarebbero stati necessari collaboratori disposti a spostarsi, girare l’Italia, consultare gli archivi e una volta raccolti i dati, integrarli ed elaborarli complessivamente. Non potendo affrontare i costi necessari per questa impostazione, che avrebbe d’altra parte richiesto tempi molto lunghi, si è scelto un approccio differente, sfruttando internet per adottare una metodologia di collaborazione. La Fondazione, grazie al lavoro dello Studio Magutdesign, da anni suo partner tecnologico, ha creato una sezione del sito (www.fondazioneisec.it) che, attraverso un database, raccogliesse i dati rilevati nel territorio di competenza dagli stessi enti partecipanti alla ricerca. E’ stato così possibile realizzare un censimento ampio (e in ogni caso in progress), eliminando le trasferte, riducendo i tempi e, attraverso l’utilizzo di un database standardizzato e centralizzato su internet, limitare i rischi di errori e di incongruenze nella raccolta dei dati.

Occorre avvertire che il Censimento si presenta come un lavoro tuttora in corso e resta aperto a tutti i contributi e alle segnalazioni che potranno essere raccolti; è quindi un lavoro incompleto pur essendo, al momento, il quadro più aggiornato delle fonti della Rsi.

La realizzazione di questa ricerca è stata possibile con la collaborazione di numerosi Istituti della Resistenza e degli Archivi di Stato locali. Grazie alla loro disponibilità è stato costituito un gruppo di lavoro di una ventina di persone: i collaboratori hanno avuto modo di inserire i dati via via raccolti direttamente in un data base “aperto” cui potevano accedere con una password e un’iscrizione fornite dal sistema. I nomi dei collaboratori compaiono in calce a ognuna delle schede di cui ciascuno è stato compilatore. I venti collaboratori hanno censito cinquantaquattro Archivi di Stato, sedici archivi degli Istituti per la storia della Resistenza, hanno segnalato 516 fondi. Al termine di questa prima fase della raccolta dei dati tutte le schede sono state controllate e uniformate dal gruppo centrale di coordinamento.

Il modello di scheda utilizzato per la descrizione degli archivi pone in evidenza, oltre agli elementi essenziali presenti in ogni descrizione archivistica di un fondo, le serie documentarie strettamente legate al regime, con un’attenzione particolare alla tipologia e al contenuto della documentazione, con ogni indicazione che possa venire incontro alle esigenze dei ricercatori per giungere all’identificazione degli argomenti di studio e di ricerca. È stata presa perciò in considerazione la documentazione relativa agli organismi statali centrali e periferici (quali ministeri e prefetture), agli organismi giudiziari (tribunali, preture, questure, carceri), alle istituzioni militari (comandi regionali e provinciali e formazioni dipendenti, distretti, ordinariati, ecc.), agli organismi sanitari, assistenziali, scolastici, agli enti locali; nonché quanto riguarda le sopravissute strutture delle organizzazioni di massa, quali l’Opera nazionale balilla e l’Opera nazionale dopolavoro.

La costruzione del nuovo Stato fascista repubblicano, opera lenta e contraddittoria percorsa da perenni conflitti personali e ideologici, ha dovuto fare i conti – come hanno illustrato diverse ricerche della storiografia dell’ultimo quindicennio – con la presenza determinante dei tedeschi, ed è stata duramente messa alla prova e alla fine sconfitta dalle forze della resistenza. In un contesto di grandi privazioni materiali e di un generale dissesto di tutte le strutture della vita civile. Questi aspetti vanno sottolineati per rendere ragione della presenza di alcuni archivi che possono apparire eccentrici rispetto al tema centrale del censimento: gli archivi comunali o quelli della Banca Intesa (che dobbiamo alla cortesia e alla sollecitudine della prof.ssa Francesca Pino), ovvero quelli dell’Università e dell’Archivio diocesano di Padova. Sono fondi documentari che talora conservano dossier non prodotti direttamente, ma ricevuti da altri centri o casualmente depositati; e che in ogni caso ha senso tenere presenti come parte di un mondo largo e complesso con cui le istituzioni politiche devono misurarsi per affermare la loro capacità di governo. Sono, in definitiva, anche una traccia di come il censimento possa essere ampliato e articolato nel futuro. Indicazioni in tale senso vengono anche dagli archivi storici di grandi imprese, come la Società Ernesto Breda per costruzioni meccaniche o la Società meridionale per le costruzioni ferroviarie, conservati entrambi presso la Fondazione Isec, da cui si possono dedurre elementi importanti sulla realtà economica sociale ed economica dell’Italia settentrionale negli anni della Rsi.

Ci sono del resto anche alcuni obiettivi che sono stati trascurati in tutta questa prima fase e che in una nota sul Censimento è doveroso segnalare: pensiamo in primo luogo ad archivi italiani: l’Archivio centrale dello Stato, l’Archivio dell’Ufficio storico della Stato maggiore dell’esercito, l’Archivio del Ministero degli Affari esteri, per citare solo i più rilevanti. Dobbiamo però dire che, oltre a problemi di accessibilità, questi archivi presentano, in casi come quello dell’Acs, anche inventari on line particolarmente accurati. E sono comunque abbastanza noti perché si possa accettare che essi siano stati provvisoriamente posposti. Esistono poi anche archivi stranieri: quelli tedeschi che conservano le carte della Wermacht e degli enti operanti in Italia; quelli inglesi e americani, probabilmente molto utili anche per ricostruire l’andamento delle operazioni aeree. Le fonti tedesche, inglesi e americane sono certamente un completamento necessario per evitare di rinchiudere nei confini d’Italia una storia che fa parte a pieno titolo della grande tragedia europea.

Nel corso della presentazione Lodovico Gualzetti, fondatore dello Studio Magutdesign, ha voluto infine sottolineare la crescente importanza del Web per l’attività di conservazione della memoria e ha mostrato l’animazione della mappa del territorio italiana che illustra in modo chiaro lo spostamento del fronte dal 28 settembre 1943 fino allo stallo invernale del gennaio 1945, pochi mesi prima della Liberazione. Il criterio che guida le creazioni web dello studio Magutdesign per la Fondazione Isec è didattico-divulgativo e proprio per questo tutto il sito del Censimento è improntato a chiarezza e usabilità, in modo da renderlo uno strumento rivolto non solo a utenti specializzati (storici, archivisti e ricercatori) ma anche a un più vasto pubblico.

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    By: Daniele Prati

    Daniele Prati, 1976, laureato in Scienze della Comunicazione, un master in editoria libraria e uno in tecniche della narrazione. Responsabile della comunicazione e organizzazione della Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea ISEC di Sesto San Giovanni. Dal 2009 collabora ai corsi di scrittura creativa su base archivistica “i documenti raccontano”.

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