A me piace il monopattino… la riscoperta della memoria scolastica (Piacenza)

Gli studiosi che frequentano l’Archivio di Stato di Piacenza sanno che lungo il percorso che porta alla Sala studio ha trovato collocazione, a partire dall’aprile 2006, il Museo didattico e della didattica; si tratta di una piccola esposizione nata dalla volontà di rendere visibile una serie di materiali confluiti in Archivio con il versamento di alcuni fondi documentari scolastici.
Negli armadi a vetri, lungo le pareti dell’ampio corridoio, sono esposti materiali eterogenei che vanno dai libri scolastici a sussidi didattici molto simili a quelli ancor oggi in uso nella scuola, come carte geografiche, registratori, proiettori e vetrinette didattiche; non mancano oggetti provenienti da istituti professionali del territorio e appartenenti ad ambiti lavorativi diversi, come quello agricolo o quello dell’ufficio. Nel complesso si tratta di oggetti piuttosto comuni che, come tali, rischiano molto spesso di scomparire silenziosamente, sostituiti dalle mode o dall’aggiornamento tecnologico; essi possono però contribuire ad illustrare aspetti dell’attività scolastica in scuole di diverso grado e di diverso tipo e, in questo senso, si può ritenere che la sfida di istituire e mantenere una sezione museografica dedicata al materiale didattico si inserisca a pieno titolo fra i possibili compiti di un Archivio di Stato, completandone, in primo luogo, la capacità di documentare i percorsi educativi di un’epoca, non solo nei contenuti, ma anche attraverso le modalità della loro trasmissione.
Di rilevante interesse è, in particolare, il fondo bibliografico, composto da circa 500 testi scolastici per le scuole elementari e le scuole medie inferiori e superiori, pubblicati dai primi anni del Novecento fino all’ultimo Dopoguerra. Il fondo si è costituito grazie alle donazioni fatte all’Archivio di Stato dal pedagogista Daniele Novara, fondatore del Centro psico-pedagogico per la pace di Piacenza e dall’attuale direttore dell’Archivio, Gian Paolo Bulla. Come spesso succede, questo primo nucleo ha attratto altre piccole donazioni spontanee, da parte di privati e di studiosi, con un ulteriore arricchimento della raccolta. I testi sono catalogati con l’applicativo informatico Sebina e sono reperibili anche in rete attraverso il catalogo on-line della biblioteca dell’Archivio di Stato.
A partire dall’anno scolastico 2007/2008, il Museo didattico è stato inserito nel Piano dell’offerta formativa proposto dalla sezione didattica dell’Archivio, curata da Anna Riva. Si tratta di un’offerta molto articolata che si rivolge a tutte le fasce d’età, dai bambini della scuola materna ai ragazzi e ai docenti delle scuole superiori, fino agli studenti universitari. In particolare le proposte che coinvolgono il Museo didattico sono due: la prima, Alla scuola dei nonni, consiste in un laboratorio rivolto agli alunni della scuola primaria, articolato intorno al materiale esposto; in particolare, si propone di mettere a confronto i bambini con i libri e i quaderni, con le pagelle e con i diversi strumenti didattici dal Ventennio in poi, lasciandoli muovere fra i giochi e gli oggetti di un passato che, a volte, sembra lontanissimo.
La seconda proposta, Alla scuola di ieri, è rivolta agli alunni delle scuole superiori di primo grado e prende spunto dall’analisi di brani tratti da sussidiari e libri di lettura d’epoca, per attuare un confronto diretto con l’esperienza scolastica dei ragazzi.
Se questa seconda proposta stenta un po’ a decollare, per motivi, forse, legati ai tempi limitati dedicati all’insegnamento di storia nella scuola secondaria di primo grado, le richieste da parte della scuola primaria sono state numerose e molto soddisfacenti.
L’incontro proposto alla classe, della durata complessiva di un paio d’ore,comincia dalla visita del Museo, seguendo un percorso che si articola in tre sezioni.
La prima, Sui banchi di scuola, presenta alcuni testi scolastici per le scuole elementari e le scuole medie inferiori e superiori, esposti in ordine cronologico di stampa e con riferimento ai diversi programmi ministeriali cui sono conformi; i libri, con le loro copertine un po’ sgualcite e le loro tavole in bianco e nero o con colori molto tenui, suscitano curiosità nei bambini, spesso sorpresi dal ritrovare elementi comuni con i testi usati in classe. Oltre ai libri di testo sono esposti in questa sezione anche altri oggetti legati alla vita scolastica, come dizionari, eserciziari, pagelle, qui ben rappresentate da una serie di epoca fascista, e quaderni che permettono di immaginare l’attività scolastica dei loro nonni. Di un certo interesse sono anche i timbri in disuso, perché documentano l’esistenza di istituti scolastici, poi soppressi o accorpati, o anche solo le loro vecchie denominazioni.
La seconda sezione, I sussidi didattici, è dedicata al materiale proveniente, in gran parte, dalle scuole di Castell’Arquato e di Ponte dell’Olio, in provincia di Piacenza; si tratta di sussidi per l’insegnamento, fra i quali compaiono radio, carte geografiche e carte didattiche, ma anche giradischi, proiettori, registratori e vetrinette scientifiche.
Gli oggetti qui raccolti sono quelli che suscitano più curiosità, soprattutto nei bambini delle prime classi elementari. Anche in questo caso, come per i testi scolastici, alcuni oggetti sono molto simili a quelli che supportano ancor oggi l’attività didattica, così da suggerire ai più piccoli un immediato senso di continuità del sapere e dei modi di apprenderlo, per cui la scuola dei loro nonni e dei loro papà non appare poi così diversa. Un forte impatto emotivo sui bambini, da questo punto di vista, ha sicuramente l’ascolto, attraverso un magnetofono ancora funzionante, della registrazione di alcune esercitazioni di lettura fatte in una classe.
D’altro canto, però, proiettori e giradischi, oggi definitivamente superati, aiutano anche a riscoprire un passato diverso e a confrontarlo con il presente, documentando, almeno per queste tipologie di oggetti, diverse tappe di sviluppo tecnologico nel corso della seconda metà del Novecento. Gli apparecchi ancora funzionanti permettono di vedere i filmini didattici conservati, alcuni dei quali affrontano temi un po’ inusuali per i bambini di oggi, come, ad esempio, la fabbricazione di una bambola di plastica.
Uno degli obiettivi, certo non secondario, è di far comprendere in modo particolare il concetto di documento materiale, cercando di sensibilizzare i piccoli storici di domani all’attenzione per tutto ciò che li circonda e che, essendo prodotto dall’uomo, diventa importante per comprendere la sua storia; occorre abituarsi, cioè, a guardare con occhi diversi anche una semplice scatola di biscotti.
La seconda sezione vuole illustrare, infine, il momento della ricreazione, con alcuni giochi tradizionali, dalle trottole ai birilli, fino ai pattini a rotelle e ad un bellissimo monopattino in legno, donati dai collezionisti piacentini Franca Puppo e Francesco Ferrari. Inutile dire che questi semplici giochi suscitano una curiosità e un interesse inaspettati, a partire proprio dal monopattino che è l’oggetto più apprezzato dai bambini delle prime classi.
L’ultima sezione, Oltre la scuola, è dedicata ad oggetti che provengono in gran parte dalle scuole di avviamento professionale del territorio; si tratta, ad esempio, di macchine da cucire e ferri da stiro utilizzati nelle scuole di avviamento professionale femminili, ma, anche, di uno smelatore e di un piccolo aratro a mano, provenienti dall’Istituto agrario.
Sono inevitabilmente confluiti in questa sezione anche altri oggetti comuni, di uso più o meno quotidiano, abbastanza diffusi; molti appartengono ancora all’ambito lavorativo dell’ufficio, come la macchina da scrivere o la calcolatrice, altri ad ambiti commerciali, come gli oggetti sequestrati dall’Ufficio metrico provinciale; altri ancora, infine, sono di uso domestico. Naturalmente non si tratta di una raccolta di tipo etnografico, ma di semplici testimonianze di un passato non troppo lontano.
Alla fine della visita al Museo, i bambini hanno la possibilità di sfogliare alcuni testi, sussidiari o libri di lettura, destinati agli alunni che un tempo frequentavano la loro stessa classe; attraverso una semplice scheda sono invitati a rilevare una serie di dati oggettivi e soggettivi (titolo, autori, anno di edizione, immagini in copertina, presenza di illustrazioni a colori o in bianco e nero e valutazione della loro adeguatezza o meno ai destinatari del testo, …) in modo da facilitare un eventuale confronto con i loro testi, da condurre successivamente in classe. Infine, hanno la possibilità di provare a scrivere con una vecchia macchina meccanica e l’attività riscuote sempre molto successo.
L’ultimo passo consiste nella compilazione di un questionario di gradimento che ha permesso di raccogliere dati e di formulare alcune osservazioni. Ad esempio, su un campione di circa un centinaio di bambini, distribuiti nelle classi dalla seconda alla quinta elementare, più della metà si ricordava di aver visto alcuni degli oggetti esposti nelle vetrine a casa dei nonni, un’altra parte consistente li aveva visti a casa propria o, in numero inferiore, ai mercatini dell’antiquariato, mentre solo un 10% sosteneva di non aver mai visto nulla. Una conferma questa del fatto che, come si diceva, molti oggetti finiscono per sottrarsi all’attenzione, relegati nelle nostre case alla semplice funzione di soprammobili, ma che vengono immediatamente riconosciuti e riacquistano il loro valore di testimonianza se si concede loro un po’ di spazio.
Interessante è anche notare che alla domanda «Quale oggetto ti è piaciuto di più», le preferenze sono andate al monopattino, seguito poi a distanza dai libri, dal banco, dalla macchina da scrivere e dalla macchina per cucire, mentre il restante 30% dei bambini ha dato indicazioni molteplici, confermando come l’interesse sia stato suscitato un po’ da ogni tipo di oggetto, dal libro al giradischi, dalla pagella alla trottola.
Naturalmente molto resta ancora da fare, a partire dalla costruzione di una collaborazione più proficua con le scuole, in modo da ottenere quel riscontro del lavoro proposto, che, per quanto sia stato più volte sollecitato, fino ad oggi non è arrivato.
L’esperienza di questi due anni lascia ben sperare e prospetta possibili sviluppi in un futuro non troppo lontano. L’augurio principale è, comunque, che la creazione del Museo didattico e della didattica possa continuare ad essere di stimolo, anche per altre istituzioni del territorio, a un nuovo modo di guardare il patrimonio conservato e, quindi, ad un maggior sforzo per la sua valorizzazione.

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    By: Elena Stendardi

    Elena Stendardi dopo la laurea in Storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università degli Studi di Milano e il diploma alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Milano, insegna nella scuola secondaria. Come archivista libero professionista ha al suo attivo interventi di riordino in archivi comunali e da alcuni anni collabora con l’Archivio di Stato di Piacenza per il progetto SIAS, Sistema Informativo degli Archivi di Stato e per la catalogazione delle collezioni del Museo didattico e della didattica.

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