Recensione: Audenino – Tirabassi. Migrazioni italiane. Storia e storie dall’Ancient Régime a oggi

 

L’emigrazione italiana negli ultimi anni è stata riscoperta e riproposta negli ambiti più disparati: televisione, cinema, narrativa, storiografia. Come spesso accade la dimensione pubblica di questa riscoperta ha oscurato il lavoro meno visibile degli studiosi, che hanno continuato a produrre materiali molto interessanti e innovativi, spesso distaccandosi dalle interpretazioni tradizionali del fenomeno.
Il volume di Patrizia Audenino e Maddalena Tirabassi – che vantano una lunga esperienza di ricerca anche a livello internazionale su questi temi – raccoglie una sfida apparentemente impossibile: ripercorrere in un’unica trama narrativa le vicende che hanno riguardato – e che ancora riguardano – le migrazioni internazionali degli italiani e delle italiane. L’arco cronologico su cui si sviluppa il libro è infatti lunghissimo (quasi tre secoli) e molto diverse tra loro sono le vicende narrate. Ma nonostante la difficoltà di un materiale così ampio e articolato le autrici hanno indubbiamente vinto la partita: il libro è coerente e leggibile in ogni sua parte, convincente nelle sue interpretazioni di fondo e soprattutto molto utile, sia per coloro che si avvicinano per la prima volta allo studio dell’emigrazione italiana sia per coloro che la conoscono da più tempo.
Veniamo a evidenziare le novità più interessanti dell’opera. Fin dalle prime righe, dedicate alle migrazioni italiane prima dell’unità, emerge con forza il rapporto tra mobilità locale ed emigrazione, che attraversa poi tutto il volume. Sulla scorta dei numerosi studi condotti a livello locale, le autrici individuano nella tradizione alla mobilità il tratto distintivo di molte aree, rurali e urbane, che successivamente saranno il motore della “grande emigrazione”. Il rapporto tra ricerche locali e quadri nazionali – riproposto in tutto il volume – è probabilmente la novità metodologica più importante dell’opera. In secondo luogo, le migrazioni italiane vengono inquadrate sia nelle loro dimensioni “micro” sia in quelle “marco”. Mi spiego meglio: l’attenzione alle reti familiari, parentali, sociali che stanno all’origine dei flussi va di pari passo con lo sguardo al lavoro delle istituzioni, alle politiche dei governi, alle leggi dello stato. Le autrici riescono a tenere tra i due ambiti un ottimo equilibrio. Altrettanto equilibrata e ben organizzata è la descrizione delle destinazioni dell’emigrazione italiana, complementare all’analisi della partenza e dei territori di partenza. Servendosi in modo scrupoloso anche dell’abbondante storiografia prodotta in quei paesi, l’affresco è chiaro ed essenziale, tratteggiato in Europa, nelle Americhe, in Africa e in Oceania. Molta attenzione è dedicata nel volume alle migrazioni politiche e al rapporto tra motivazioni politiche ed economiche all’origine dei flussi: dal Risorgimento alla repressione di Bava Beccaris al fascismo al secondo dopoguerra. E molta attenzione è dedicata al ridimensionamento delle periodizzazioni tradizionali, non solo “all’inizio”, con la questione di come e perché inizia la “grande emigrazione” ma anche “alla fine”, perché in realtà l’emigrazione non finisce con gli anni settanta del Novecento (si riduce notevolmente ma non finisce). Ecco quindi che la parte finale del libro è dedicata al rapporto tra immigrazione straniera ed emigrazione italiana, alla questione della cittadinanza e alle nuove mobilità degli italiani nel mondo. In chiusura una bibliografia ragionata e una sitografia molto ben curate.
Il libro insomma si segnala per la sua completezza.

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