Il percorso di ratifica del Trattato CED nelle carte degli archivi francesi e statunitensi

 

  1. Introduzione *

Durante il cammino d’integrazione europea, l’attenzione per la sfera della Sicurezza e della Difesa ha vissuto fasi diverse. In qualche modo, l’attuale “sensibilità” non solo istituzionale, ma anche dell’opinione pubblica dei paesi dell’Unione europea, per una Difesa comune e una più efficace cooperazione sui temi della Sicurezza ci riporta alle origini del cammino d’integrazione europea e al Trattato istitutivo della Comunità europea di Difesa (CED)[1], firmato a Parigi il 27 maggio 1952 dai rappresentanti di Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Italia.

La firma del Trattato CED poneva fine a un aspro confronto diplomatico tra gli Stati Uniti e i suoi principali alleati europei, con la Francia in particolare, in merito alle modalità di “utilizzo” del potenziale industriale e militare della Repubblica Federale Tedesca (RFT) in contrapposizione alla minaccia sovietica. Senza voler in questa sede ripercorrere nel dettaglio le vicende che avevano causato l’interruzione del processo di demilitarizzazione della Germania sconfitta, occorre preliminarmente evidenziare quali fossero le condizioni strategiche che favorirono la genesi del piano statunitense “one package[2] e il conseguente piano Pleven francese, le due contrapposte soluzioni per la crisi sul contestato ma necessario riarmo tedesco.

A metà del 1949 avvenne un cambiamento decisivo negli obiettivi strategici occidentali: inizialmente si doveva impedire che la Germania potesse riguadagnare uno status tale da divenire nuovamente una minaccia; poi, con il succedersi di tre eventi distinti, l’attenzione degli esecutivi delle potenze occidentali si concentrava sulle modalità per accrescere l’apparato difensivo atlantico in Europa continentale, in chiara funzione antisovietica. Si possono ritenere determinanti per questo mutato approccio strategico alcuni eventi di quel periodo, come l’esplosione della prima bomba atomica sovietica il 29 agosto 1949 nel poligono di Semipalatinsk in Kazakistan, in anticipo rispetto alle previsioni degli analisti statunitensi; la nascita della Repubblica popolare cinese di Mao Zedong il successivo primo ottobre e la firma del trattato di amicizia sino-sovietica il 14 febbraio 1950, con il comune intento di ostacolare la politica asiatica degli USA e dei loro alleati; lo scoppio delle ostilità nella penisola coreana il 25 giugno 1950, con l’invasione da parte delle truppe nord-coreane della Corea del Sud in quella che fu ritenuta la prima operazione militare della guerra fredda[3].

Questo radicale cambio di prospettiva rispetto alle sorti della Germania generò conseguentemente i due citati piani di riarmo in Europa in funzione antisovietica, alla base delle difficili trattative diplomatiche che sfociarono nella firma del Trattato di Parigi del maggio 1952 per la costituzione di una Comunità europea di Difesa.

La firma del Trattato non poteva però rappresentare un punto d’arrivo: la spinta degli Stati Uniti si era rivelata decisiva per convincere gli alleati più riottosi a formalizzare i progressi raggiunti dalla Conférence pour l’organisation de l’Armée européenne[4], ma non era in grado di assicurare che il Trattato finalmente redatto dai rappresentanti degli esecutivi fosse poi effettivamente ratificato dai rispettivi Parlamenti.

Questo articolo si intende verificare, sulla base della documentazione disponibile presso gli Archivi francesi e statunitensi, quali furono le difficoltà per l’avvio del processo di ratifica del Trattato CED presso l’Assemblea nazionale francese: il deposito del progetto di legge di ratifica avvenne infatti solo alla fine di ottobre 1952, ad opera dello stesso governo Pinay che lo aveva firmato per mano del ministro degli Esteri Schuman cinque mesi prima.

 

  1. Le difficili condizioni in Francia per la ratifica del Trattato CED

Lo stato dell’arte della letteratura sulla CED, di lingua francese[5] e inglese[6] in particolare, presenta alcune motivazioni sul ritardo consistente nel deposito del progetto di legge di ratifica del Trattato, per lo più legate alle difficoltà politiche dei governi della Quarta Repubblica francese, ma un confronto diretto delle fonti potrebbe aggiungere importanti elementi di dettaglio. Inoltre, l’analisi dei documenti originali garantisce alcune lesson learned agli attuali decisori politici che presentano, dopo sessanta anni dalla firma dei Trattati istitutivi, modelli di maggiore integrazione nel campo della Difesa e della Sicurezza all’opinione pubblica europea in un clima di sempre maggiore scetticismo e populismo.

Ad introdurre l’argomento delle difficili condizioni per una veloce ratifica da parte francese un telegramma[7], che anticipava di un mese la firma del Trattato CED: l’ambasciata statunitense a Parigi era a tal punto consapevole delle difficoltà delle trattative diplomatiche in corso che elencava, in modo quasi “profetico”, tutti i punti cruciali che avrebbero caratterizzato i mesi successivi:

  • i voti dei socialisti erano ancora essenziali se la CED doveva passare al vaglio dell’Assemblea nazionale. Se il Congresso socialista avesse posto condizioni stringenti, la ratifica sarebbe poi diventata impossibile. Inoltre, non c’era da aspettarsi un cambiamento di giudizio da parte dei rappresentanti gollisti in Parlamento[8];
  • sembravano necessari per conseguire la conclusione delle trattative e la successiva ratifica due elementi, quali le “garanzie” fornite dagli USA e dalla Gran Bretagna contro la violazione o l’uscita dal Trattato di uno degli Stati membri (in particolare la RFT) e una maggiore adesione britannica all’esercito europeo, anche a costo di modificarne l’assetto istituzionale.

L’ultimo punto che chiudeva il dispaccio sottolinea ancora una volta le notevoli difficoltà da superare, dato che evidenziava “che tutto quanto detto riguarda la domanda se, piuttosto che quando, una ratifica possa essere ottenuta […] e alcuni sostenitori di spicco della CED possono in certe circostanze consigliare per un ritardo nel processo di ratifica”.

Un’analisi simile, redatta in modo ancora più esplicito, era contenuta in un successivo telegramma dell’ambasciatore Dunn per il segretario di Stato Acheson[9]: una maggioranza per la ratifica non era ipotizzabile in quel momento al Parlamento francese e per questo motivo esponenti dell’esecutivo pianificavano di iniziare il cammino di ratifica non prima di un semestre, intorno al mese di ottobre 1952. Inoltre, alcuni elementi influenzavano l’opinione pubblica [si potrebbe affermare, allora come nel tempo presente], come la riluttanza a spingersi verso “esperimenti” sovranazionali che potessero comportare una diminutio degli eserciti nazionali e del controllo dei singoli Stati nel campo della Difesa, con la paura per la possibile preponderanza della Germania sugli alleati europei. A questa si univa la paura europea per un risorgente isolazionismo, che poteva causare un completo ritiro americano dal vecchio continente. La conclusione del diplomatico era netta: “è chiaro che la ratifica francese non può essere considerata scontata e che Schuman avrà bisogno del massimo sostegno dagli inglesi e da noi”.

Questo clima di diffuso scetticismo trovava un autorevole riscontro proprio il giorno della firma del Trattato CED con un memorandum americano[10], che registrava una generale attitudine negativa tra il personale del Quai d’Orsay riguardo alla CED, aggravata da quella che sembrava la parabola discendente del ministro degli Esteri Schuman. Il clima di diffusa contrarietà al progetto dell’esercito europeo risentiva anche dei tentativi, incoraggiati da Mosca, da parte dei movimenti pacifisti e dei partiti comunisti in Francia e in Italia di boicottare ogni proposta che potesse costituire una minaccia alla pace e al dialogo con l’URSS per una Germania pacifica e demilitarizzata[11].

Molto interessante un’analisi francese, redatta in pari data, che mirava a fornire al vertice dell’esecutivo una sintesi delle principali differenze tra il progetto iniziale francese dell’esercito europeo, presentato da René Pleven all’Assemblea nazionale il 24 ottobre 1950, e quanto previsto dai 131 articoli del Trattato firmato il 27 maggio 1952[12]. La prima indicazione riguardava il piano istituzionale e una seconda quello strettamente militare:

  • riguardo al primo c’era stato un abbandono progressivo, a scapito della Francia secondo l’estensore della nota, del concetto sovranazionale che aveva caratterizzato la proposta iniziale francese e ciò si era tradotto nell’accoglimento in numerosi articoli del Trattato di tesi fortemente improntate al particolarismo nazionale;
  • riguardo alla sfera militare, i sedici mesi di trattative diplomatiche seguiti all’apertura della Conferenza di Parigi e sfociati nella firma del Trattato CED avevano visto il prevalere delle tesi tedesche, ben presentate e tecnicamente più solide. La preoccupazione essenziale che aveva portato alla proposta Pleven di un esercito europeo, cioè escludere la ricostituzione di un esercito tedesco e garantire un controllo efficace del riarmo della Germania ormai ritenuto inevitabile, non si era però tradotta in un dispositivo capace di allontanare la spada di Damocle che incombeva sul cammino di un’Europa in formazione, come l’approntamento di unità militari nazionali tedesche[13].

L’importanza del processo di ratifica, per quanto difficoltoso, era ribadita (allo scopo di rassicurare alcuni settori dell’opinione pubblica) la settimana successiva alla firma dal ministro degli Esteri Schuman nel corso di una conferenza stampa al Quai d’Orsay, durante la quale affermava che il governo francese era vincolato dal Trattato CED appena sottoscritto, ma che la Francia non lo sarebbe stata fino alla conclusione dell’iter della ratifica[14].

Nelle settimane immediatamente successive si concretizzavano alcuni segnali che non lasciavano presagire un cammino agevole in vista della ratifica in Francia. Il 12 giugno aveva luogo un dibattito sulla CED davanti al Consiglio della Repubblica (la Camera alta di Parigi fino al 1958, quando poi divenne Senato), che votava con 137 voti a favore e 121 contrari una mozione che chiedeva all’esecutivo di negoziare con gli alleati un trattato di garanzia e di mutua assistenza, sulla base dell’art. 5 del Trattato dell’Alleanza atlantica. Il giorno successivo, il 13 giugno, il rappresentante statunitense per l’ECA (Economic Cooperation Administration) scriveva al suo omologo a Parigi affermando che il Parlamento italiano era già alle prese con numerosi disegni di legge e questioni legate al bilancio e che, di conseguenza, non si ipotizzava prima di qualche mese l’inizio del processo di ratifica presso le Camere, dove rimaneva forte l’ostilità del Partito comunista italiano[15].

Le difficoltà che emergevano nei dispacci diplomatici denotavano che a partire dalla proposta statunitense del settembre 1950 per mezzo del segretario di Stato Acheson per un riarmo della Germania fino alla firma del Trattato CED, i governanti europei non avevano curato di creare una vera e propria base politica all’accordo finalizzato alla sfera strategica. Una prima risposta a questa esigenza era arrivata da parte italiana, anche a seguito di un deciso impegno, su scala europea, dei gruppi federalisti sotto la guida di Altiero Spinelli. La proposta di De Gasperi, appoggiata prontamente anche da Adenauer, era sfociata nella formulazione dell’art. 38 del Trattato CED che parlava esplicitamente di una “struttura federale o confederale stabile” dei paesi aderenti al Trattato. Le sorti di questa Comunità Politica Europea (CPE)[16], come analizzato criticamente dallo stesso Spinelli, erano però subordinate al processo di ratifica del Trattato CED. Non è questa la sede per dilungarsi al riguardo, ma si può affermare che le difficoltà del cammino francese e italiano di ratifica del Trattato CED influenzavano e di converso subivano le sorti del contemporaneo cammino per la nascita della CPE. In particolare e solo a titolo esemplificativo al riguardo, Georgette Elgey ha affermato che non fu Schuman a ritardare l’inizio della ratifica del Trattato CED, ma Pleven, il quale temeva che una volta raggiunto l’obiettivo politico della CPE, il cammino verso la Comunità europea di Difesa sarebbe stato abbandonato[17].

Nonostante queste difficoltà sul continente europeo, a Washington il Presidente americano Harry Truman il 2 agosto 1952 firmava gli strumenti per la ratifica delle Convenzioni sulle relazioni tra le tre potenze alleate e la RFT (firmato il 26 maggio 1952) e il protocollo addizionale al Trattato CED del 27 maggio, contenente le garanzie date dagli Stati membri del Trattato del Nord Atlantico a quelli CED. La ratifica era stata preliminarmente approvata dal Senato statunitense l’1 luglio 1952 con 72 voti favorevoli e 5 contrari, ben oltre i due terzi chiesti dal dettato costituzionale[18].

Intanto la segreteria di Stato a Washington continuava a seguire con attenzione la Conferenza in corso a Parigi, che gli osservatori USA continuavano a denominare European Forces Conference, e il cammino di ratifica. Una conferma delle difficoltà politiche in Francia e in Italia al riguardo arrivava ad Acheson dall’alto commissariato di Bonn. In un dispaccio del 14 settembre[19], si riferiva dell’affermazione di Schuman ad Adenauer sull’impossibilità che le commissioni parlamentari francesi potessero iniziare l’analisi della CED e degli accordi contrattuali con la Germania prima del gennaio 1953, con un possibile ritardo in caso di crisi di governo (che Adenauer riteneva probabile). A questo, Adenauer aggiungeva che gli italiani non avrebbero sottoposto a ratifica il Trattato prima dei francesi[20]. Il telegramma concludeva con l’impegno da parte britannica ad intervenire su De Gasperi per procedere senza indugio agli adempimenti da parte italiana.

Lo stesso Adenauer incontrava difficoltà domestiche e il segretario di Stato Acheson indicava chiaramente ai suoi diplomatici l’importanza del momento: Adenauer e i suoi alleati nel Bundestag dovevano agire prontamente, per rassicurare l’opinione pubblica e il Congresso degli Stati Uniti e per stimolare le ratifiche in Francia e negli altri Stati firmatari della CED. Ulteriore spinta sarebbe arrivata dall’azione diretta del Segretario di Stato, ma comunque un elemento cruciale imprescindibile rimaneva la conclusione del processo in Germania[21]. Lo stesso giorno Acheson metteva in guardia i suoi diplomatici dal tentativo italiano di legare le sorti del Trattato CED alla risoluzione della questione di Trieste[22].

 

  1. La situazione particolare in Francia per l’avvio della ratifica del Trattato CED

L’importanza del processo in corso in Germania, anche per le sorti della CED negli altri Stati firmatari trovava un’importante conferma qualche giorno dopo, quando l’ambasciata americana a Parigi avvisava Acheson dei disaccordi in seno all’esecutivo transalpino in merito alla tattica migliore per depositare il Trattato davanti all’Assemblea nazionale[23]: il ministro degli Esteri Schuman era favorevole a depositare i documenti necessari subito in modo di far avviare prontamente lo studio da parte delle competenti commissioni; d’altra parte il ministro della Difesa nazionale Pleven e lo stesso capo dell’esecutivo Pinay preferivano aspettare e attendere l’esito della ratifica in Germania.

Le perplessità dell’esecutivo risiedevano anche nell’acceso dibattito in corso nei partiti francesi[24]. Il partito radicale (PSR, partito repubblicano, radicale e radical-socialista inserito nella compagine governativa) celebrava il suo congresso a Bordeaux dal 16 al 19 ottobre 1952 e il presidente René Mayer esprimeva la linea di appoggio condizionato all’esercito europeo[25]: il partito reclamava una ripartizione più equa dei carichi militari tra gli Stati, in considerazione dello sforzo bellico francese in Indocina; chiedeva inoltre un più rapido allestimento della cornice istituzionale che garantisse la coesione e la solidarietà della CED. Il partito di René Pleven, l’Unione democratica e socialista della Resistenza UDSR, durante il sesto Congresso a Clermont-Ferrand dal 17 al 19 ottobre riaffermava il proprio appoggio alla CED e auspicava sia la creazione di un’alta autorità politica, ma soprattutto l’approvazione di misure atte a prevenire situazioni sfavorevoli per la Francia, a causa della guerra in Indocina.

Una posizione diversa era stata espressa dal partito socialista francese SFIO, con una mozione di politica estera che era stata approvata a maggioranza[26]. Dopo un richiamo alla pace e alla sicurezza collettiva con un processo di disarmo simultaneo e controllato, si sanciva l’approvazione condizionata a un esercito europeo unificato aperto a tutte le nazioni democratiche con le seguenti richieste:

  • il progetto di legge sul Trattato CED non poteva essere sottoposto al Parlamento prima di alcuni mesi e prima delle elezioni tedesche;
  • erano necessarie precise garanzie americane contro ogni possibilità di rottura o violazione del Trattato da parte di una nazione aderente;
  • dovevano essere stabiliti precisi legami associativi tra la CED e la Gran Bretagna.

Gli indugi e le cautele francesi seguite alla firma del Trattato CED nel maggio precedente, cessarono formalmente il 22 ottobre 1952, con la decisione del Consiglio dei ministri di depositare i progetti di ratifica degli accordi di Bonn e del Trattato CED, con la redazione e l’esposizione dei motivi per permettere l’esame dei testi alle competenti Commissioni dell’Assemblea nazionale. Contestualmente, il presidente del Consiglio Pinay e il ministro Schuman comparivano davanti alla Commissione Affari esteri dell’Assemblea nazionale e presentavano il progetto di ratifica: il comunicato stampa rilasciato al termine dell’audizione era prontamente inviato dall’ambasciatore a Parigi Dunn al Segretario di Stato Acheson[27]. Emergeva dal dibattito in Commissione che il primo ministro era incline a cedere alla richiesta di protocolli addizionali – mentre Schuman metteva in guardia dai pericoli insiti nella ri-negoziazione –, tali da garantire ulteriori misure di salvaguardia, mentre aveva anche riaffermato (anche sulla scorta di pareri di autorevoli giuristi) la costituzionalità del Trattato.

Una lettera immediatamente successiva del ministro Schuman, inviata il 24 ottobre al primo ministro e ai ministri delle Finanze e della Difesa nazionale, getta una luce chiarificatrice sui motivi del ritardo nell’avvio del processo di ratifica, oltre a quelli suesposti: egli richiamava il Governo alla necessità di procedere con celerità alla redazione dei testi legislativi necessari alla piena messa in opera del Trattato CED, senza i quali la ratifica parlamentare appena avviata sarebbe stata vana. Serviva infatti modificare le disposizioni di Bilancio e gli organici del personale della Difesa, senza i quali “le Gouvernement, les ratifications supposées acquises, se trouverait pratiquement dans l’impossibilité d’apporter effectivement sa contribution à la Communauté Européenne de Défense, en matière financière comme en matière de personnels”[28].

Quanto illustrato vale, in conclusione a oltre sessanta anni dalla firma dei Trattati di Roma, ad evidenziare che le spinte a una maggiore dimensione sovranazionale – anche e soprattutto nel campo della Difesa e della Sicurezza – necessitano del sostegno forte dell’opinione pubblica e delle forze politiche oltre che del lavoro incessante dei competenti livelli tecnici, che rimane però non sufficiente per sé: il Trattato CED, frutto del sapiente lavoro diplomatico e di forti pressioni esterne (come quelle messe in campo dall’amministrazione statunitense), iniziò infatti il processo di ratifica in Francia, nello Stato proponente e sede della Conferenza sull’esercito europeo, solo dopo mesi e senza una chiara prospettiva di successo.

 

 

 

* Il saggio è stato sottoposto alla procedura di doppia revisione da parte di esperti esterni alla rivista (blind referees).

[1] La letteratura sulla CED è molto ampia e investe profili differenti di ricerca: in lingua italiana D. Preda, Storia di una speranza: la battaglia per la CED e la Federazione europea nelle carte della Delegazione italiana (1950-1952), Jaca Book, Milano 1990; Ead., Sulla soglia dell’Unione: la vicenda della Comunità Politica Europea (1952-1954), Jaca Book, Milano 1994; La Comunità Europea di Difesa (CED), a cura di P.L. Ballini, Rubettino, Soveria Mannelli 2009; D. Caviglia, A. Gionfrida, Un’occasione da perdere. Le Forze Armate italiane e la Comunità Europea di Difesa (1950-54), Apes, Roma 2009; S. Filippi, Alleati contro: le trattative per la nascita della Comunità europea di Difesa, Bruno Mondadori, Milano 2016.

[2] Con questa espressione ci si riferisce al piano di riarmo della Germania presentato agli alleati francesi ed inglesi a New York il 12 settembre 1950. In particolare, questo rappresentava l’evoluzione della politica dell’amministrazione statunitense Truman a partire dalle due diverse proposte del Pentagono e del dipartimento di Stato. La proposta del segretario di Stato Dean Acheson ebbe la conseguenza di un periodo di riflessione profonda nell’esecutivo francese, che portò alla formulazione del piano Pleven per l’esercito europeo.

[3] “L’analogia fra la situazione della Germania e quella della Corea suggeriva collegamenti, ipotetici ma non irrealistici, che ebbero il loro peso nelle decisioni imminenti. Il concetto di ‘guerra per procura’, cioè di compito militare affidato a paesi come la Corea del Nord per mettere alla prova la credibilità della potenza americana, si estendeva chiaramente anche all’Europa occidentale e aveva nella situazione germanica un teatro d’applicazione, in potenza, altrettanto facile. Ciò mutò sia l’atteggiamento dei paesi europei sia quello degli Stati Uniti”: E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali 1918-1999, Laterza, Roma-Bari 2006, p. 783.

[4] I lavori della Conferenza iniziavano a Parigi il 15 febbraio 1951, con la partecipazione della Francia, Italia, Repubblica federale tedesca, Belgio e Lussemburgo; delegazioni di osservatori erano state inviate dai Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Canada e Stati Uniti.

[5] Di seguito alcuni testi di riferimento nella letteratura francese sulla CED La querelle de la C.E.D. essais d’analyse sociologique, R. Aron, D. Lerner éds., Cahiers de la Fondation nationale des sciences politiques, Paris 1956; J. Moch, Histoire du réarmement allemand depuis 1950, R. Laffont, Paris 1965; A. Clesse, Le projet de C.E.D. du Plan Pleven au “crime” du 30 août. Histoire d’un malentendu européen, Nomos, Baden-Baden 1989; The European Defence Community: Lessons for the future?, M. Dumoulin ed., Peter Lang, Bruxelles 2000. Per un’analisi dettagliata della letteratura francese sulla Comunità europea di Difesa, cfr. P. Vial, Redécouvrir la CED, in “Matériaux pour l’histoire de notre temps”, 1992, n. 29, pp. 9-16.

[6] In merito alle opere in lingua inglese sulla CED: E. Fursdon, The European Defence Community: a history, MacMillan Press, London 1980; K. Ruane, The Rise and Fall of the European Defence Community, Anglo-American Relations and the crisis of European Defence, 1950-55, St. Martin’s Press, New York 2000; L. Risso, Divided we stand: the French and Italian political parties and the rearmament of West Germany (1949-1955), Cambridge Scholars Publishing, Newcastle 2007; J. McAllister, No Exit: America and the German problem, 1943-1954, Cornell University Press, Ithaca 2002.

[7] Telegramma dall’ambasciatore statunitense Dunn dell’ambasciata di Parigi alla Segreteria di Stato del 25 aprile 1952, nel volume n. 3 del fondo dei National Archives statunitensi a College Park (NA) RG 84, Foreign Service posts of the Department of State, France, Paris Embassy, Records pertaining to the European Defense Community (EDC), 1950-1952 (NA RG84/EDC 50-52). Il dispaccio esaminava “salient points of lengthy estimate of prospects of Fr parliamentary ratification of EDC”.

[8] La posizione gollista di sicura contrarietà alla CED era stata manifestata con chiarezza anche dal gen. Kœnig al gen. Eisenhower, in quel momento Comandante delle forze alleate in Europa, in un incontro del 2 aprile 1952. Il resoconto, che serve anche a confermare il convinto appoggio di Eisenhower alla CED e alla federazione degli Stati d’Europa, in NA RG84/EDC 50-52/vol. 6.

[9] Telegramma dell’11 maggio 1952, in NA fondo RG 84, Foreign Service posts of the Department of State, France, Paris Embassy, Records pertaining to the European Defense Community (EDC) and related international organizations, 1951-1955 (NA RG84/EDCIO 51-55), vol. 14.

[10] Memorandum “Relations between Pinay and Monnet”, in NA RG84/EDC 50-52/vol. 6.

[11] Telegramma del 20 giugno 1952 dell’ambasciatore Dunn a Washington, con l’aggiornamento delle prospettive per il processo di ratifica, in NA RG84/EDCIO 51-55, vol. 14. L’ordine dell’analisi del sentimento dell’opinione pubblica francese, da parte del diplomatico, muoveva su tre punti: verso la Germania, verso l’URSS, verso gli USA.

[12] Nota denominata “Traité instituant une Communauté Européenne de Défense” del 27 maggio 1952, consultabile presso l’Archivio nazionale di Francia (AN), a Pierrefitte-sur-Seine ed in particolare nel fondo René Mayer (AN, 363 AP), vol. 28.

[13] La nota concludeva con un commento significativo in vista del processo di ratifica: “Quelle que soit la valeur que l’on veuille bien attribuer aux observations formulées dans l’étude ci-jointe, il faut s’attendre à ce qu’au moins les principales d’entre elles soient évoquées par le Parlement lors du débat de ratification. Si l’on se souvient du mot de Clémenceau : «La guerre, affaire trop grave pour être abandonnée à des experts…», on ne saurait faire grief à nos parlementaires d’un examen approfondi”.

[14] Conferenza stampa del 30 maggio 1952, citata nella cronologia consultabile negli Archivi diplomatici del Ministero degli affari esteri a Parigi, sito de La Courneuve (AMAE), nel fondo Secrétariat général, Dossiers 1944-1966 (AMAE 235QO). In particolare, il documento citato si trova nella parte del fondo denominata Allemagne (1950-1951) – réarmement, vol. 7.

[15] Telegramma del 13 giugno 1952, in NA RG84/EDC 50-52/vol. 6.

[16] In merito alla vasta produzione scientifica riguardo all’art. 38 del Trattato CED e alla CPE, si segnala in particolare il volume di D. Preda, Sulla soglia dell’Unione: la vicenda della Comunità Politica Europea (1952-1954), Jaca Book, Milano 1994.

[17] G. Elgey, Histoire de la IVe République: la République des contradictions, 1951-1954, vol. II, Fayard, Parigi 1968, pp. 331-332.

[18] Telegramma dal Segretario di Stato Acheson per il ministro Schuman, tramite l’ambasciatore a Parigi, in NA RG84/EDCIO 51-55, vol. 14.

[19] Telegramma da Bonn per Washington del 14 settembre 1952, in NA RG84/EDCIO 51-55, vol. 14.

[20] In merito al processo di ratifica del Trattato in Italia, cfr. P.L. Ballini, La mancata ratifica italiana del trattato della Comunità Europea di Difesa: da De Gasperi a Scelba, in La Comunità Europea di Difesa (CED), cit., pp. 395-442. In particolare, a p. 404, l’autore afferma che “in una fase particolarmente difficile di politica interna, De Gasperi presentò il disegno di legge di «Ratifica ed esecuzione degli Accordi internazionali relativi all’istituzione della Comunità Europea di Difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952» alla Camera, circa due mesi dopo la presentazione della riforma elettorale politica, il 13 dicembre 1952”.

[21] Telegramma da Washington a Bonn del 10 ottobre 1952, in NA RG84/EDCIO 51-55, vol. 1.

[22] Telegramma di Acheson da Washington all’ambasciata americana a Roma del 10 ottobre 1952, in NA RG84/EDCIO 51-55, vol. 2.

[23] Tele da Parigi per Acheson del giorno 11 ottobre 1952, in NA RG84/EDCIO 51-55, vol. 14.

[24] Ad esempio, le differenti posizioni nel partito socialista SFIO al riguardo dell’esercito europeo si erano espresse già durante il 44° Congresso nazionale, tenuto a Montrouge dal 22 al 25 maggio 1952. L’eco del dibattito e l’intervento integrale del segretario generale del partito Guy Mollet possono essere analizzati attraverso l’opuscolo Les Socialistes français devant la Communauté européenne de Défense, supplemento del Bollettino mensile del partito n. 63 di luglio 1952.

[25] Il discorso di René Mayer al congresso di Bordeaux è consultabile in AN, fondo Secrétariat général du gouvernement et services du Premier ministre (1935-1971), con classifica F 60, nel volume 3061 (AN F 60/3061).

[26] Mozione di politica internazionale del 18 ottobre 1952, AMAE, nel fondo principale in 345 volumi relativo alla CED Délégation française auprès de la Commission intérimaire de la Communauté européenne de défense (CED), 1951-1955 (AMAE CED 161QO/vol. 88).

[27] Telegrzamma del 23 ottobre 1952, in NA RG84/EDCIO 51-55, vol. 14.

[28] Lettere prot. 761 CM e 762 CM del 24 ottobre 1952, in AN F 60/3061.

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    By: Stefano Filippi

    Stefano Filippi dottore di ricerca in “Storia d’Europa: società, politica e istituzioni, XIX-XX secolo” (Università della Tuscia), insegna Studi strategici per la sicurezza al Corso di laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali dell’Università della Tuscia di Viterbo. Analista di politiche di difesa e sicurezza e di strategia militare, ha condotto molteplici missioni nelle aree di conflitto. I suoi interessi di ricerca vertono sulla storia delle Istituzioni italiane ed europee e sulla storia delle relazioni internazionali, con riferimento alla Difesa nel continente europeo. Su questo tema ha pubblicato per l’editore Bruno Mondadori – Pearson Italia la monografia Alleati contro. Le trattative per la nascita della Comunità europea di Difesa (2016).

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