I film di famiglia dell’Archivio Nazionale di Bologna: uso storico ma anche artistico di alcune fonti audiovisive contemporanee

 

1.1 I film di famiglia

L’epoca contemporanea è contrassegnata da una forte modificazione delle modalità di registrazione e quindi di trasmissione della memoria, anche di quella “privata”. Tra gli esempi più interessanti quelli costituiti dai film di famiglia, che si inseriscono nel più ampio universo della cinematografia amatoriale che, a partire dalla metà degli anni ’20, si sviluppa in modo costante e sostenuto in Italia, a seguito dell’introduzione di nuovi dispositivi tecnici di ripresa non professionali[1]. Si tratta di una pratica che andò elaborando, fin dai suoi esordi, codici, stili e retoriche alternativi e autonomi rispetto a quelli istituzionalizzati dal cinema professionale, dedicandosi principalmente a soggetti marginali e atipici, orientati e influenzati dagli interessi personali, dagli affetti e dal contesto di appartenenza del cine-dilettante. Roger Odin, lo studioso francese che per primo si è occupato a livello teorico di cinema amatoriale, spiega la specificità dei Film di famiglia (Home movies) come segue: Per film di famiglia intendo un film (o un video) realizzato da un membro della famiglia a proposito dei personaggi, degli eventi o degli oggetti legati in un modo o nell’altro alla storia di questa famiglia e ad uso privilegiato di questa[2]. Dunque i film di famiglia vengono realizzati principalmente per vivificare il senso di coesione del nucleo privato, per lo più da una persona che lavora da sola, che è dunque responsabile sia della ripresa che della fotografia e a volte anche del montaggio e della sonorizzazione, e le cui modalità di consumo sono lontane dai circuiti di distribuzione commerciale. Va inoltre rilevato come sin dalle origini di questa forma cine-dilettantesca si impongano alcune ricorrenze tematiche: riprese di bambini, mogli, genitori, feste casalinghe, cerimonie private, viaggi di famiglia, caratterizzate da spontaneità, freschezza, naturalezza, ma anche da assenza di precisione tecnica e stilistica, il “mal fatto” secondo la definizione di Odin. Ma il dato più saliente è che si tratta di film che agiscono come memoria culturale e personale: chiunque giri un film privato – filmando persone, luoghi e oggetti che lo circondano – non fa altro che esteriorizzare la sua memoria. Ciò determina chiaramente un profondo cambiamento nell’elaborazione della memoria privata, che viene così “impressa” sul supporto audiovisivo, innescando processi di ri-attualizzazione e di riuso dei lavori audiovisivi con fertili conseguenze anche dal punto di vista artistico, oltre che di ricerca storico-sociale.  In Italia la raccolta dei film di famiglia si inserisce nel più vasto ambito di recupero dei film amatoriali, svolto prevalentemente dalle cineteche regionali, che mantengono un maggiore legame con il territorio e dunque con gli archivi privati di film[3]. Diverso il caso dell’Associazione Home Movies che fin da subito si orienta verso un obiettivo ambizioso: quello di diventare vero e proprio centro di aggregazione nazionale dei film di famiglia in Italia[4]. Un esempio preso a modello sin dagli inizi è stato quello dell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano[5]. L’Associazione nel corso degli anni ha dunque lavorato in modo capillare al recupero dei film di famiglia, tramite accordi con i donatori dei materiali filmici, che una volta entrati a far parte dell’Archivio vengono sottoposti ad attenta revisione, cui segue l’inventariazione e la compilazione di una scheda di ingresso, contenente informazioni relative all’origine e provenienza del film nonché informazioni su chi li deposita presso l’Archivio. Dopo questa prima fase, segue quella della digitalizzazione dei materiali, talvolta dopo interventi di restauro conservativo delle pellicole (che si presentano nei formati 9,5 mm, 16 mm, 8 mm, Super8). Tali materiali possono poi essere riversati su dvd e dcp o infine essere pubblicati su piattaforme on-line. La parte conclusiva dell’intero processo risulta essere quella più complessa, vale a dire la catalogazione dei film. Il sistema di catalogazione è stato infatti sviluppato a partire dal modello proposto dalla FIAF[6], ma riadattato in base alle esigenze di descrizione proprie di questo particolare oggetto audiovisivo. Uno degli aspetti peculiari del lavoro svolto dagli archivisti che si occupano del recupero di tali materiali è quello di entrare in diretto contatto con i cineamatori  – “enti produttori” – o con le persone che hanno avuto comunque un diretto contatto con questi, al fine di ricostruire, anche tramite interviste guidate, dettagli e contesti specifici. Ne discende una particolare relazione tra gli archivisti e i proprietari dei film, fatta di fiducia e stima, anche perché si si tratta di materiali dall’ampio risvolto emotivo, ed è importante che l’archivista sappia cogliere i diversi riflessi “privati” che entrano in gioco nei film.  L’ANFF collabora a numerosi progetti che vedono nell’uso di queste fonti elementi utili per ricostruzioni storico-sociali. Interessante a questo proposito la partecipazione, nel 2012, dell’ANFF al progetto promosso dalla Soprintendenza Archivistica per l’Emilia Romagna e dall’Archivio di Storia delle Donne (conservato presso il Centro di Documentazione delle Donne della Città di Bologna) che, in collaborazione con la Provincia di Bologna, ha promosso un Censimento degli archivi femminili nella provincia di Bologna[7]. Tra i Fondi che afferiscono all’Archivio nazionale del film di famiglia, quelli riportati di seguito[8], offrono uno spaccato dell’attività di diverse cineamatrici, accumunate tutte, “pur nella disparità delle biografie … [dal] desiderio di raccontare le proprie vite, di raccontarsi e dire di sé attraverso le pellicole, di abbracciare e restituire il mondo con il loro sguardo” [9].

Fondo Babina Maria Anna:

Estremi cronologici: 1962-1989.

Consistenza: Unità 46: bobine 46.

Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 30 novembre 2009 per volontà della stessa cineamatrice. Le pellicole, conservate fino a quella data nella sua abitazione, sono in formato 8mm e super8. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con la stessa Babina, attraverso le testimonianze rilasciate in occasione di alcuni incontri. Il fondo è compreso nella dichiarazione di interesse storico particolarmente importante relativa al patrimonio documentario dell’Archivio nazionale del film di famiglia, emessa con provvedimento della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna n. 9 del 22 marzo 2011.

Descrizione: Il fondo filmico – costituito da 46 bobine in formato 8mm e super8, per una durata complessiva di circa 15 ore, realizzate tra il 1962 e il 1989 – può essere idealmente suddiviso in tre diverse sezioni. La prima, collocabile tra il 1962 e la fine degli anni Settanta, ha inizio con il film del matrimonio di Maria Anna Babina con Luciano Casali – girato da un familiare – ed è costituita da pellicole frutto della collaborazione tra i coniugi. La coppia ha realizzato filmati che documentano la nascita e la crescita dei loro figli (in una serie intitolata “I nostri figli 1964-1974”), alcuni piccoli film a soggetto e pellicole girate in occasione di vacanze, gite fuori porta e feste tra amici. La seconda parte, dal 1974 alla fine degli anni Settanta, si riferisce invece ad alcuni viaggi che la Babina ha effettuato da sola, con i figli, con alcuni familiari e amici in Messico, in Grecia, a Favignana (Tp), Trento, Folgaria (Tn), Parigi, Bruxelles, Mosca e Leningrado. Oltre ai film di vacanza, la cineamatrice realizza in quel periodo un filmato che documenta la pratica della macellazione del maiale, in una fattoria a Calderino (Bo). Una terza e ultima sezione riguarda invece la produzione di film a soggetto e di animazione che Maria Anna Babina realizzò in ambito scolastico. Tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, coadiuvata da alcuni colleghi, introdusse nel programma didattico di educazione tecnica la realizzazione di film in super8 con gli alunni di terza media, in particolare alle scuole bolognesi “Besta” e “Farini”; tra gli altri, “Omicidio a mezzanotte” (1978-1979), “Short pubblicitari” (1981-1982), gli “Acchiappapace” (1986-1987), “La storia di un punto” (1988-1989). Alcuni di questi film sono stati selezionati in rassegne, convegni e concorsi. Gli “Acchiappapace” vinse il primo premio ad un convegno sulla didattica a Lagosanto (Fe) nel 1988, e altri premi, menzioni e riconoscimenti sono stati assegnati ad altri film. Insieme a quello filmico è stati conservato materiale cartaceo riguardante il lavoro preparatorio di “La storia di un punto” e di “Gli acchiappapace”, oltre a documentazione scolastica e una rassegna stampa sulle diverse iniziative didattiche legate agli audiovisivi.

Fondo Bartolini Bruna

Estremi cronologici: 1962-1988

Consistenza: Unità 55: bobine 55

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 25 ottobre 2009 per volontà della stessa cineamatrice. Le pellicole, conservate fino a quella data nella sua abitazione ad Acilia (Rm), sono in formato 8mm e super8. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con la stessa autrice, avvalendosi della descrizione che lei stessa ha fatto dei suoi film, e attraverso una intervista telefonica. Il fondo è compreso nella dichiarazione di interesse storico particolarmente importante relativa al patrimonio documentario dell’Archivio nazionale del film di famiglia, emessa con provvedimento della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna n. 9 del 22 marzo 2011.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 55 bobine in formato 8mm e super8, per una durata complessiva di circa 20 ore, realizzate tra il 1962 e il 1988. Il contenuto delle pellicole è legato prevalentemente ai numerosi viaggi in Italia, in Europa e nei Balcani, che Bruna Bartolini faceva assieme al marito Franco Graldi. Nei suoi film la quotidianità, le feste, le cerimonie trovano scarso spazio di rappresentazione ad eccezione di un film girato in occasione del suo matrimonio, nell’estate del 1962 a Bologna, da una collega di lavoro del padre, e quello girato ad Acilia nel 1972 durante la costruzione della casa di famiglia, con le riprese del cantiere dalle fondamenta sino alla casa arredata e pronta per essere abitata.

Fondo Bavicchi Anna

Estremi cronologici: 1957-1980

Consistenza: Unità 50: bobine 50

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 5 aprile 2011 per volontà della stessa cineamatrice. Le pellicole, conservate fino a quella data nella sua abitazione, sono in formato 8mm e super8, e sono per lo più il risultato di un lavoro di montaggio, realizzato dall’autrice con le attrezzature del cinema amatoriale. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con la stessa Bavicchi, attraverso le testimonianze rilasciate in occasione di alcune conversazioni telefoniche.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 50 bobine in formato 8mm e super8, per una durata complessiva di circa 8 ore, realizzate tra il 1957 e l’inizio degli anni Ottanta. Il contenuto delle pellicole è legato ai numerosi viaggi in giro per il mondo che Anna Bavicchi intraprese fin da giovanissima al seguito della sua famiglia e, successivamente, in compagnia dei suoi amici. I primi due filmati – girati alla fine degli anni Cinquanta dal padre Alessandro – sono stati realizzati in occasione di un viaggio in nave in Australia, dove il padre risiedeva in qualità di console dell’Ambasciata italiana. Dal 1969 la Bavicchi comincerà a girare sistematicamente in occasione di visite al padre nelle varie sedi consolari, e di vacanze personali. Prima in India, poi in Afghanistan, nell’arco di un anno realizza una serie di filmati che documentano luoghi e tradizioni autoctone: in Afghanistan effettua riprese al mercato di Kabul, nella Valle di Bamiyan, con le enormi statue dei Buddha (recentemente distrutte dai Talebani), nella regione del Nouristan, a Ghazni, nonché lo sport del Buzkashi. Nel 1970 è la volta della Russia dove alle riprese di Mosca si affiancano riprese di località non battute dal turismo. Segue la Cina nel 1973, la Costa D’Avorio alla fine degli anni Settanta, un viaggio “coast to coast” con alcuni amici negli Stati Uniti in camper nel 1980 e viaggi in Tunisia e Perù nei primi anni Ottanta. Lo sguardo della Bavicchi è sempre rivolto alle usanze e alle tradizioni dei paesi in cui si trova a trascorrere alcuni periodi dell’anno; di particolare rilievo il fatto di aver documentato usi e costumi di paesi all’epoca ancora poco o nulla esplorati con l’occhio di una giovane occidentale che aveva accesso a luoghi non frequentati dai turisti. Alcuni filmati si riferiscono invece a momenti trascorsi al Circeo, nella casa di famiglia, e a Parigi.

Fondo Mussoni Adele

Estremi cronologici: 1959-1975

Consistenza: Unità 17: bobine 17

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 10 dicembre 2005 per volontà di Roberto Renzi, nipote ed erede di Adele Mussoni. Le pellicole, conservate fino a quella data nell’abitazione della Mussoni a Rimini, sono il risultato di un lavoro di montaggio, compiuto dall’autrice con alcune moviole e giuntatrici 8mm e super8. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con Roberto Renzi, avvalendosi della sua testimonianza durante la visione dei film, e attraverso le risposte ad un questionario, grazie al quale si sono potute ricostruire le circostanze produttive che hanno portato alla realizzazione dei film.  Il fondo è compreso nella dichiarazione di interesse storico particolarmente importante relativa al patrimonio documentario dell’Archivio nazionale del film di famiglia, emessa con provvedimento della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna n. 9 del 22 marzo 2011.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 17 bobine in formato 8mm e super8 di diversa lunghezza, per una durata complessiva di circa 6 ore, realizzate tra il 1959 e il 1975. Il contenuto delle pellicole è prevalentemente di carattere documentaristico. L’autrice realizza filmati che riguardano episodi legati alla sua attività professionale e agli usi e costumi della sua città, Rimini. Riprende con la cinepresa i suoi ex-colleghi della Cassa di Risparmio di Rimini in occasione di visite, organizzate dalla banca nel 1959, alle diverse filiali dislocate in tutta la Romagna: Miramare di Rimini, Alba di Riccione, Misano Adriatico, Cattolica, Coriano, Montescudo, San Giovanni in Marignano, Morciano, Viserba di Rimini, Bellaria Igea Marina e in altre località limitrofe. Pur non particolarmente interessata allo sport, documenta una partita di calcio tra i dipendenti della Cassa di Risparmio di Rimini e il Credito Romagnolo intorno al 1960, e nel 1961 realizza un documentario sulla sua città, intitolato “I mesi dell’anno”, in cui segue la vita di Rimini nel susseguirsi delle stagioni. Riprende la cerimonia di conferimento della medaglia d’oro al valor militare alla città di Rimini avvenuta nel 1962. Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 documenta attività, eventi atmosferici di rilievo, luoghi e attività che caratterizzano il suo territorio: una gita in mare per la pesca, il parco di Fiabilandia appena inaugurato, una mostra canina, l’eclissi di sole del 15 febbraio del 1961, il XX Salone Internazionale dell’attrezzatura alberghiera (1970), la Mostra mercato dell’alimentazione alberghiera (1971). Gira film anche in altre città italiane, tra le quali Bologna, nei primi anni Sessanta, con uno sguardo interessato alla vita cittadina a ridosso delle piazze e dei monumenti più noti della città, e Torino, nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia.

Fondo Olivo Paola

Estremi cronologici: 1958 – 1976

Consistenza: Unità 26: bobine 26

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 16 maggio 2012 per volontà dell’autrice. Le pellicole, conservate fino a quella data nella sua abitazione, sono in formato 8mm e super8. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con la stessa Olivo, attraverso le testimonianze rilasciate in occasione di alcuni incontri. Tra il 2009 e il 2013 il fondo è stato oggetto di inventariazione informatizzata nell’ambito del progetto “Una città per gli Archivi”, promosso e finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 26 bobine in formato 8mm e super8, per una durata complessiva di circa 2 ore, realizzate tra il 1958 e il 1976. Il contenuto delle pellicole è legato principalmente alle escursioni e ai viaggi che Paola Olivo intraprese assieme a gruppi scout in Italia e all’estero. Numerose sono le riprese di cerimonie e campi scout in parchi pubblici in città, in collina e in montagna, in diverse località tra le quali Bologna, il Cadore, Opicina (Ts), Papiano (Pg) e l’Acquedotto del Setta (Bo).

Fondo Panajotti Maria Serena

Estremi cronologici: 1971 – 1994

Consistenza: Unità 57: bobine 57

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 19 aprile 2011 per volontà della stessa cineamatrice. Le pellicole, in formato 8mm e super8, conservate fino a quella data nella sua abitazione, sono per lo più il risultato di un lavoro di montaggio realizzato dall’autrice con le attrezzature del cinema amatoriale; successivamente, con la collaborazione del marito, sono state sonorizzate con brani musicali e con il commento audio. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con la stessa Panajotti, attraverso le testimonianze rilasciate in occasione di alcuni incontri e di una conversazione telefonica.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 57 bobine in formato 8mm e super8, per una durata complessiva di circa 30 ore, realizzate tra il 1971 e il 1994. Il contenuto delle pellicole è legato ai numerosi viaggi in giro per il mondo che Maria Serena Panajotti effettuò insieme al marito Alberto Marini. I primi filmati, senza sonoro, sono stati girati tra il 1971 e il 1976 in occasione di escursioni in diverse località organizzate dall’Associazione Guide Italiane (A.G.I.) della quale la cineamatrice faceva parte: a Longare (Vi), sulla Marmolada e a Sappada (Bl). Altre pellicole riguardano viaggi ed escursioni a Parigi, al Lago di Vacca (Bs), a Moena (Tn), in Austria, sulle Alpi Sarentine (Bz), in Grecia, a Napoli, all’Isola d’Elba, in Yugoslavia, a Boccasette (Ro), alle Grotte Frassanelle (Pd) durante una spedizione speleologica, sul Passo Falzarego (Bl), sulla laguna di Venezia, a Cisano Bergamasco (Bg) e in Val Borago (Vr). Dal 1977 l’autrice comincia invece a realizzare film che successivamente monta e sonorizza, utilizzando brani di musica classica, di musica popolare legata ai luoghi oggetto del suo sguardo, di musica contemporanea, di musica registrata in loco alla quale si accompagna il vociare delle persone nei mercati e il rumore del traffico; nell’ultima parte della sua produzione, si aggiunge spesso la voce del marito che fornisce indicazioni sulle località e legge commenti preparati dalla stessa Panajotti. Il primo film sonorizzato è stato realizzato durante un viaggio in Islanda, dove vengono effettuate delle riprese anche in un centro di lavorazione della carne di balena; poi è la volta dell’Indonesia, dell’Isola di Malta, del Perù, della Tunisia, del Canada e dell’Alaska, dell’Egitto, del Madagascar, dello Yemen del Nord e, nella prima metà degli anni Ottanta, la Groenlandia, il Marocco, l’India, il Nepal, il Ladakh, la Giordania, il Messico, il Guatemala e l’Honduras, la penisola dello Yucatan, l’Algeria, il Benin, il Togo, il Burkina Faso, il Mali, il Senegal. Nella seconda metà degli anni Ottanta riprende il Rajasthan, la Tanzania, la Siria, il Pakistan, la Cina, il Tibet e il Nepal, Creta, gli Stati Uniti, Los Angeles, l’Arizona e il Colorado, la Dalmazia, le Hawaii, la Polinesia, l’Isola di Pasqua, Cipro, la Birmania. Nei primi anni Novanta documenta i suoi viaggi in Thailandia, Mauritania, Cuba, Botswana, Namibia, Australia, India del Sud, Istanbul, Turkmenia, Uzbekistan, Patagonia e Terra del fuoco. La maggior parte dei viaggi si svolge con un gruppo di amici e sono organizzati dall’associazione di liberi viaggiatori “Avventure nel mondo”. In tutti i film della sua prolifica carriera cineamatoriale traspare un vivace interesse e una spiccata curiosità sia per gli aspetti architettonico-urbanistici sia per quelli più legati alla vita quotidiana delle persone. Uno sguardo socio-antropologico che si posa film dopo film sui volti delle persone, delle donne, dei bambini, di coloro che lavorano o che si muovono sul proprio territorio. Costanti in ogni viaggio sono le riprese dei mercati cittadini e la vita di villaggi lontani dai circuiti turistici, che documentano ciò che interessava la Panajotti: gli usi e costumi delle popolazioni incontrate di volta in volta, modi di vivere e di lavorare, volti, espressioni, comportamenti, abitudini alimentari, tradizioni folcloristiche, cerimonie religiose e riti pagani.

Fondo Pezzi Giuliana

Estremi cronologici: 1963 – 1970

Consistenza: Unità 30: bobine 30

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 2 febbraio 2010 per volontà di Licia Faggella, figlia della cineamatrice. Le pellicole, conservate fino a quella data nell’abitazione della Pezzi a Faenza, sono in formato 8mm. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con il genero Jacek Bujak e la figlia Licia, avvalendosi della loro testimonianza durante la visione dei film, e attraverso il lavoro di ricerca svolto dal genero per la sua tesi di laurea “Home movie come fonte storica” discussa nel 2011, da cui sono tratte le citazioni, consultabile presso la sede dell’Archivio nazionale del film di famiglia. Il fondo è compreso nella dichiarazione di interesse storico particolarmente importante relativa al patrimonio documentario dell’Archivio nazionale del film di famiglia, emessa con provvedimento della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna n. 9 del 22 marzo 2011.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 30 bobine in formato 8mm, per una durata complessiva di circa 3 ore, realizzate tra il 1963 e il 1970. Il contenuto delle pellicole è prevalentemente di carattere familiare, ma emerge chiaramente nell’ambito della produzione di Giuliana Pezzi un interesse antropologico nel documentare usi e costumi del sud d’Italia, dove era solita trascorrere le vacanze estive. L’autrice realizza filmati che riguardano episodi legati alla sua famiglia, in particolare i figli Enzo e Licia, nel cortile della loro casa a Faenza, e in giro per la città in compagnia del marito Gabriele Faggella e del cognato Mario, che all’epoca risiedeva con loro. Ma si sofferma anche ampiamente sulla quotidianità e le usanze di San Fele, paese in provincia di Potenza, dove era nato il marito e dove la famiglia trascorreva gran parte della stagione estiva in visita ai suoceri: “Riprendevo quello che mi piaceva e mi colpiva. Mi sembrava che dovessi fermare dei ricordi e delle immagini che non avrei più rivisto”. Le condizioni di arretratezza e il trattamento riservato alle donne “sempre vestite di nero e coperte, non per il lutto, era normale fossero vestite così, uscivano solo per andare in chiesa o per svolgere le commissioni”, sono per lei motivo di disagio e sconforto. Prima di interrompere la sua attività di cineamatrice, nel 1970, “perché la cinepresa si rompe, mio marito considerava il mio hobby troppo costoso e poco utile e probabilmente anche perché mi stanco”, la Pezzi si cimenta nel montaggio, operazione per lei più impegnativa e complessa.

Fondo Pignatelli Ines

Estremi cronologici: 1972 – 1977

Consistenza: Unità 5: bobine 5

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 27 ottobre del 2007 per volontà della stessa Pignatelli e del figlio Marco Cencini. Le pellicole, conservate fino a quella data nella sua abitazione a Bologna, sono il risultato di un lavoro di montaggio, realizzato dall’autrice con una moviola e una giuntatrice super8, e sono state da lei successivamente sonorizzate con una selezione di brani di musica classica. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con Marco Cencini, avvalendosi della sua testimonianza durante la visione dei film, e in collaborazione con la stessa Ines Pignatelli attraverso le risposte ad un questionario, grazie al quale si sono potute ricostruire le circostanze produttive che hanno portato alla realizzazione dei suoi film. Tra il 2009 e il 2012 il fondo è stato oggetto di inventariazione informatizzata nell’ambito del progetto “Una città per gli Archivi”, promosso e finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Il fondo è compreso nella dichiarazione di interesse storico particolarmente importante relativa al patrimonio documentario dell’Archivio nazionale del film di famiglia, emessa con provvedimento della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna n. 9 del 22 marzo 2011.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 5 bobine in formato super8 di diversa lunghezza, per una durata complessiva di circa 100 minuti, realizzate tra il 1972 e il 1977. Il contenuto delle pellicole è prevalentemente di carattere familiare e gli interventi di montaggio e sonorizzazione, effettuati dall’autrice, sottolineano fortemente l’importanza che per lei rivestono la maternità e la famiglia. I filmati riguardano principalmente episodi relativi ai primi anni di vita del figlio, nato a Bologna nel 1972: i suoi compleanni, le vacanze invernali in montagna durante le quali muove i primi passi sugli sci, le vacanze estive al mare dove vengono ripresi i giochi in spiaggia e in acqua insieme al padre, le escursioni in montagna, le gite in campagna a contatto con la natura in diverse località, i giochi nei parchi, nei giardini e in alcune piazze italiane. L’autrice pone particolare attenzione alla scelta dei luoghi in cui riprende il figlio, spesso affiancato dal padre Pasqualino Cencini. Le località in cui sono stati girati i filmati sono, tra le altre, la frazione di Montegroppo, nel comune di Albareto (Pr), Castiglion Fiorentino (Ar), la frazione di Montepastore, nel comune di Monte San Pietro (Bo), Bologna, Madonna di Campiglio, le Dolomiti del Brenta, e la frazione di Pievuccia, nel comune di Castiglion Fiorentino (Ar). Alcune delle riprese sono state girate a Bologna nella loro abitazione e in piazza Maggiore.

Fondo Tornimbeni Beatrice

Estremi cronologici: 1958 – 1992

Consistenza: Unità 33: bobine 33

Storia archivistica: Il fondo filmico è stato donato all’Archivio nazionale del film di famiglia il 9 giugno 2009 per volontà di Annamaria Salizzoni, figlia della cineamatrice. Le pellicole, conservate fino a quella data nell’abitazione della figlia a Bologna, sono in formato 8mm e super8. Dopo l’acquisizione il materiale filmico è stato sottoposto ad un accurato intervento di restauro conservativo e trasferito su supporto digitale. Il riordino è stato effettuato in collaborazione con la figlia Annamaria e il genero Andrea Pessarelli, sia avvalendosi della loro testimonianza durante la visione dei film che attraverso la consultazione di altra documentazione (fotografie, diari e lettere) conservata nella loro abitazione. Il fondo è compreso nella dichiarazione di interesse storico particolarmente importante relativa al patrimonio documentario dell’Archivio nazionale del film di famiglia, emessa con provvedimento della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna n. 9 del 22 marzo 2011.

Descrizione: Il fondo filmico è costituito da 33 bobine in formato 8mm e super8, per una durata complessiva di circa 12 ore, realizzate tra il 1958 e il 1992. Il contenuto delle pellicole è prevalentemente di carattere familiare: l’autrice utilizza la cinepresa per registrare i volti dei propri familiari e degli amici e i luoghi più frequentati in occasione delle vacanze, come Viserba (Rn) e Lillaz (Val di Cogne). Attraverso il montaggio delle sequenze filmate a Lillaz, ad esempio, la Tornimbeni racconta 15 anni di vacanze trascorse in Val d’Aosta e, con le sue immagini, ricostruisce anche la memoria del luogo e delle persone che ogni anno si ritrovavano in quella località con la famiglia. Lo stesso procedimento di condensazione della memoria viene realizzato nel film dedicato ai momenti passati nella casa di campagna a Jano, presso Sasso Marconi (Bo). In altri filmati le immagini dei figli, del marito, degli amici, ripresi durante le loro passeggiate sui sentieri di montagna a Misurina (Bl), o sulle piste di pattinaggio sul lungomare di Viserba, si alternano e si fondono in perfetta armonia alle splendide inquadrature dei tramonti sulle insenature o sui moli, delle vette di nuda roccia e delle montagne innevate. In questi film-collage, fatti di volti e di paesaggi, vengono ritratti con la stessa cura e attenzione persone e natura. In due filmati – “Vivaldi le quattro stagioni primavera estate” e “Vivaldi le quattro stagioni autunno inverno” – l’autrice si cimenta con il montaggio e il commento musicale, utilizzando le sinfonie di Vivaldi; qui mette insieme immagini girate in località diverse durante l’arco dell’anno e rappresenta le quattro stagioni attraverso i paesaggi, i ritmi della natura e dell’uomo, i lavori nei campi. Un’esplosione di colori e di fiori caratterizza la primavera, dal giardino di casa alle piazze della città, dalle colline intorno alla casa di campagna, ai fiori recisi raccolti in un vaso. L’estate si tinge di giallo, il colore del grano, e l’autrice riprende i campi come manti dorati, la mietitura a mano e la lavorazione del grano, mettendo in scena il lavoro dei contadini, ai quali chiedeva anche delle piccole messe in scena. Il secondo episodio si tinge dei colori dell’autunno: foglie, alberi che si spogliano, tramonti e nuvole cariche di pioggia. Anche in questo caso il tempo è scandito dal lavoro dell’uomo: il rito della vendemmia, ripreso in una vigna vicino alla casa di campagna di Jano, diventa spettacolo, messa in scena, evidenziata dagli sguardi in camera e dai sorrisi in un continuo dialogo tra chi riprende e chi è ripreso. Le sequenze dell’autunno continuano con l’arrivo del venditore di caldarroste in città, i balconi dei terrazzi che si tingono di tutte le sfumature del rosso e i bambini che escono dalle scuole annunciando che l’inverno è alle porte. Un albero carico di cachi annuncia l’arrivo del freddo; montagne innevate svettano all’orizzonte del giardino, poi il manto di neve avvolge la casa e gli alberi: è il tempo delle vacanze sugli sci. La conclusione del film ha i colori caldi del Natale.

 

Uso e riuso: strategie di comunicazione, arte contemporanea, found footage

L’attività promossa dall’Archivio nazionale del film di famiglia pone indubbiamente delle interessanti riflessioni circa i nuovi orizzonti all’interno dei quali gli archivisti, che lavorano con questa tipologia di materiali, operano. Innanzitutto emerge la necessità che l’archivista acquisisca l’indispensabile consapevolezza di trattare memorie private, dunque pregne di intensità emotiva: sono infatti registrati su bobine, nastri video, nonché sui più recenti supporti digitali, sia ricordi piacevoli, che tristemente dolorosi. Altro aspetto che va curato con la dovuta attenzione è quello delle interviste ai cineamatori o a coloro che in sostituzione possano dare informazioni dettagliate circa i vari elementi presenti nel film, o di contesto. A questo proposito l’ANFF ha elaborato un modello di intervista[10]; oltre le testimonianze dirette rilasciate in tal modo si rivelano valido ausilio diari e album fotografici conservati dagli autori dei film. Un altro aspetto importante di cui l’archivista deve tenere conto è l’attività di diffusione e divulgazione. I film di famiglia possono essere infatti al centro di diversi tipi di iniziative, che vanno dalla selezione e presentazione in pubblico di alcuni film selezionati, alla diffusione di antologie tematiche o cronologiche, alla rielaborazione della memoria di una famiglia attraverso un collage di frammenti in video, alla realizzazione di istallazioni, alla produzione di documentari tramite ad esempio la pratica del found footage[11].  Interessante in tal senso il riuso degli home movies in alcuni film di montaggio di autori contemporanei, come il notissimo caso di Un’ora sola ti vorrei[12] (2002) di Alina Marazzi o il più recente I film di famiglia[13] (2018) di Serena Nono; ma anche nel cinema di finzione e nella televisione, nonché nell’ambito pubblicitario, dove ragioni di marketing tendono ad approfittare del portato di autenticità di questi documenti filmici.

Si tratta dunque di materiali che hanno una densità e complessità significativa, “mutevole intersezione tra la storia di famiglia, l’iconografia socialmente condivisa e le politiche di interpellazione del consumatore da parte dell’industria tecnologica”[14], che pongono perciò sfide sicuramente stimolante per l’archivista che li cura.

 

Bibliografia e Sitografia

Zimmermann, P.R., Reel Families: una storia sociale di film amatoriali. Bloomington, Indiana University Press, 1995

Odin, R., Le film de famille. Usage privé, usage public, Meridiens Klincksieck, Paris 1995

Simoni, P., La nascita di un Archivio per il cinema amatoriale: il caso dell’Associazione Home Movies, in Comunicazioni sociali, n. 3/2005

Cati, A., Pellicole di ricordi. Film di famiglia e memorie private (1926-1942), Milano, Vita e Pensiero, 2009

Avantaggiato, L.,  Home stories, Il filmino di famiglia nelle pratiche artistiche contemporanee, Roma Bulzoni, 2010

Filippelli, S., Le donne e gli home movies. Il cinema di famiglia come scrittura del sé, Pisa ETS, 2012

Cati, A., Immagini della memoria. Teorie e pratiche del ricordo tra testimonianze, genealogia, documentari, Milano, Mimesis, 2013

Sapio, G., Homesick for Aged Home Movies: Why Do We Shoot Contemporary Family Videos in Old-Fashioned Ways?. In: Niemeyer K. (eds) Media and Nostalgia. Palgrave Macmillan Memory Studies. Palgrave Macmillan, London, 2014

Marco Bertozzi, Documentario come arte. Riuso, performance, autobiografia nell’esperienza del cinema contemporaneo, Venezia, Marsilio, 2018

https://homemovies.it/

http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=757

https://www.fiafnet.org

http://www.lacinetecasarda.it/cinemadifamiglia/

 

* Il saggio è stato sottoposto alla procedura di doppia revisione da parte di esperti esterni alla rivista (blind referees).

 

 

 

[1] La nascita e lo sviluppo del cinema amatoriale è infatti basato su alcuni presupposti fondamentali: l’utilizzo di pellicola invertibile non infiammabile con un significativo abbattimento dei costi (non occorre stampare il negativo); la riduzione a formati sempre più piccoli ed economici, dallo standard 35mm ai 16mm, 9,5mm, 8mm e Super8; le numerose innovazioni tecnologiche quali il passaggio dalla ripresa a manovella alla motorizzazione, dalla bobina alla cassetta pronta per essere caricata, alla miniaturizzazione delle attrezzature, allo sviluppo degli automatismi, come la messa a fuoco e l’apertura del diaframma, al passaggio alla telecamera dapprima con un materiale relativamente pesante e ingombrante e poi alla videocamera.

[2] R. Odin, Le film de famille dans l’institution familiale, in Le film de famille. Usage privé, usage public, Meridiens Klincksieck, Paris 1995, p. 27.

[3] Ricordiamo l’importante progetto portato avanti dalla Cineteca Sarda dal titolo “La tua memoria è la nostra storia”, una campagna regionale che ha per l’appunto l’obiettivo di costruire la memoria privata e familiare dei sardi.

[4] Legalmente costituitasi nel 2002 a Bologna come Associazione di promozione culturale “per la creazione dell’archivio filmico della memoria familiare”, Home Movies ha iniziato a censire e raccogliere fondi filmici provenienti dal territorio nazionale, impegnandosi nella costituzione di un Archivio incentrato sul patrimonio audiovisivo inedito e privato, cioè di tutti quei materiali audiovisivi che non avevano alcuno scopo commerciale, né documentaristico. Dal 2005 l’Archivio si è insediato presso l’Istituto Storico Parri di Bologna. Il progetto iniziale ha cominciato a crescere, grazie alla possibilità di creare un laboratorio per il restauro dotato di un sistema per il trasferimento dalla pellicola al digitale, e grazie a locali a temperatura e umidità controllate, ottimali e necessari per la conservazione delle pellicole. Dal 2008 Home Movies fa parte della rete europea INEDITS, mentre l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia (ANFF) nel 2011 è stato dichiarato Archivio d’interesse storico particolarmente importante.

[5] Dal 1984, per iniziativa di Saverio Tutino, è stata fondata a Pieve di Santo Stefano una vera e propria “Città del diario”, nella sede del municipio: un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche. Nel 1991, su iniziativa del Comune, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, divenuta poi una Onlus e riconosciuta con Decreto Ministeriale il 7/6/2000. http://archiviodiari.org/

[6] La Federazione internazionale degli archivi filmografici (in francese Fédération internationale des archives du film, sigla FIAF) è stata fondata a Parigi nel 1938 dal British Film Institute, dal MoMA di New York, dalla Cinémathèque française e dal Reichsfilmarchiv e riunisce i le principali istituzioni mondiali nel campo della conservazione e valorizzazione del patrimonio cinematografico. https://www.fiafnet.org/

[7] Viene così realizzata una mappatura degli archivi femminili conservati presso le amministrazioni comunali della provincia di Bologna, i diversi istituti di conservazione (Parri, Gramsci, Biblioteca dell’Archiginnasio, Biblioteca Universitaria, ecc.), associazioni, gruppi e collettivi femminili, partiti politici, sindacati, associazioni di categoria, e singole individualità. I risultati del censimento sono accessibili dal portale SIUSA-Archivi femminili in Emilia-Romagna.

[8] Le schede sono state tratte dal SIUSA, redatte e riviste da Karianne Fiorini, Barbara Menghi Sartorio, Maria Lucia Xerri.

[9] Lucia Cardone, in S. Filippelli, Le donne e gli home movies, ETS, p. 8.

[10] In Sara Filippelli, Le donne e gli home movies. Il cinema di famiglia come scrittura del sé,  Pisa ETS, 2012, pp. 173-174.

[11] Termine che si usa per descrivere film realizzati parzialmente o interamente con un metraggio preesistente, successivamente riassemblato in un nuovo contesto.

[12]  Il film conduce lo spettatore nel delicato e toccante terreno della memoria, attraverso la lettura dei diari, delle lettere e delle cartelle cliniche delle case di cura in cui Liseli Marazzi Hoepli trascorse lunghi periodi, prima di morire suicida, quando la figlia Alina aveva solo 7 anni. Attraverso questi testi e le immagini dei filmati girati dal nonno sin dal 1926, l’autrice scopre sua madre, ne ricostruisce il volto e la celebra ricordandola.

[13] Documentario sugli anni 1959-1974 tratto dai film 8mm e super 8 della famiglia di Luigi Nono.

[14] Patricia R. Zimmermann, Reel families. A social history of amateur film, pp. 121-132.

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    By: Laura Ceccarelli

    Laureata in Storia del Teatro e dello spettacolo presso la Facoltà di Lettere Moderne dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, è oggi funzionario-archivista al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove svolge diverse attività, a partire dai lavori di riordino di numerosi Archivi di persona all’ideazione e alla realizzazione di diversi progetti editoriali. Dal 2014 al 2018 è stata Vice-Presidente della Sezione ANAI Lazio, collaborando con il direttivo della sezione alla promozione di diverse attività, tra le quali in particolare il Seminario Gli audiovisivi negli archivi e nelle biblioteche (ottobre 2017).

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