I That Camp: riflessioni “glocal” sulle Digital Humanities

Nel panorama mondiale della ricerca in informatica umanistica spicca di certo il ruolo del CHNM “Center for History and the New Media” della George Mason University.

Il Centro che ha sviluppato e distribuito strumenti fondamentali per la ricerca e l’elaborazione di dati bibliografici online come Zotero o come Omeka, e che ha realizzato importanti progetti di storia digitale[1] è inoltre fondatore dell’idea ormai consolidata che la storia debba fare pienamente parte delle cosiddette Digital Humanities.[2] Nato nel 1994, sotto la direzione di Roy Rosenzweig[3], il centro si è posto l’ambizioso compito di democratizzare la storia attraverso l’uso delle nuove tecnologie e dei media digitali permettendo così di dare voce ad una pluralità di opinioni, cercando di raggiungere un pubblico allargato, incoraggiando la partecipazione popolare nella conservazione del passato.

Il centro sfrutta al massimo le tecnologie informatiche disponibili in rete in modo da preservare e presentare al meglio la storia online.

Gli strumenti e le risorse online messe a disposizione dal centro sono utilizzati e visitati da numerosi utenti. I siti di riferimento hanno ormai oltrepassato l’impressionante livello dei 16 milioni di visitatori e gli strumenti elaborati dal centro per la ricerca e la didattica online possono contare su una comunità di oltre un milione di utenti. A questo proposito il centro è stato premiato da importanti organismi nazionali statunitensi tra cui l’American Historical Association[4], il National Humanities Center[5], il National Endowment for the Humanities[6], il dipartimento per l’educazione[7] e la biblioteca del Congresso[8], solo per citare i più prestigiosi.

 

La prolungata ed intensa riflessione sul posto da assegnare alle discipline storiche e umanistiche in rapporto all’uso crescente delle tecnologie della comunicazione ha portato all’ideazione da parte del CHNM degli incontri ThatCamp.[9] I ThatCamp (The Humanities And Technology Camp) sono una serie di “non-conferenze” organizzate in modo informale e rivolte sia a persone interessate alle nuove tecnologie e sia a professionisti delle scienze umane, includendo il mondo delle università, delle biblioteche, degli archivi e dei musei. Sono gli stessi partecipanti a decidere l’agenda degli incontri e delle sessioni di discussione. Gli incontri sono aperti a tutti i partecipanti in modo collaborativo e spontaneo, similarmente a ciò che accade nel variegato universo dei BarCamp.[10] Lo slogan utilizzato universalmente in ormai tutti i ThatCamp è eloquente circa la condivisione e la collaborazione tra partecipanti:  “Non ci saranno spettatori al ThatCamp!” Questo in pratica significa che gruppi più o meno piccoli di persone creano laboratori estemporanei nei quali vengono discussi temi relativi all’uso delle nuove tecnologie e degli strumenti digitali in ambito umanistico. In modo assolutamente non gerarchico, i laboratori sono aperti a tutti: studenti, ricercatori, docenti, bibliotecari, archivisti, conservatori museali, programmatori, sviluppatori, amministratori, sponsor del mondo non-profit e semplici appassionati. Ovviamente i partecipanti sono assolutamente invitati a mettere in comune le proprie esperienze tramite tutti gli strumenti disponibili online (non solo Twitter e Facebook ma anche blog personali e piattaforma wiki del ThatCamp.)

 

Il concetto di ThatCamp fondato dal CHNM nel 2008, vede un successo crescente sia in termini di partecipazione che di allargamento degli eventi a zone poco frequentate dai tradizionali convegni accademici. Così dal 2009 i ThatCamp si estendono oltre le frontiere statunitensi per approdare in Europa, in Australia, e finalmente anche in Asia, con il primo ThatCamp programmato da Saigon.

Per il 2010 sono stati organizzati 17 ThatCamp e per quest’anno si raggiungerà quota 34, anche se la definizione di nuovi eventi viene aggiornata quotidianamente.

La particolarità di questi incontri informali rende il lavoro di collaborazione particolarmente snello ed efficace soprattutto in ambito internazionale. Prerogativa infatti dei ThatCamp è la massiccia partecipazione internazionale e l’uso del plurilinguismo come veicolo delle informazioni. E’ da segnalare che dal ThatCamp di Parigi[11] del 2010 (primo evento del genere in Francia) è stato ideato il “Manifesto delle Digital Humanities”[12] che raggruppa una serie di linee guide destinate agli umanisti “digitali” impegnati sul fronte dell’accessibilità, della collaborazione in ambito digitale e dell’uso di materiale “open source” per quanto riguarda la ricerca scientifica umanistica. Il primo ThatCamp italiano si è tenuto a Firenze[13] in primavera 2011 ed è stato preceduto da un utilissimo BootCamp tecnico-pratico.[14]

I temi toccati durante le giornate dell’incontro fiorentino hanno saputo spaziare dalle tematiche legate alla proprietà intellettuale in ambito umanistico (copyright e piattaforme didattiche collettive) alle utilissime tecniche di crowdsourcing, di ricerca di fonti primarie online, di ricerche testuali avanzate e di piattaforme per la scrittura collaborativa fino ad arrivare all’uso del filesharing accademico, passando al tema complesso dell’insegnamento delle Digital humanities, alla costruzione di ambiente virtuali in ambito umanistico, all’uso di software per la ricognizione vocale, solo per citarne alcuni.[15] Durante il ThatCamp fiorentino ha partecipato attivamente la neonata “Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale”[16], prima forma di tutela e promozione di queste tematiche presente sul territorio nazionale.

Il centro CHNM non solo promuove e aiuta chi desidera organizzare tale iniziativa, ma funge da accentratore per tutte le risorse e da raccordo per ogni realtà locale. Il prossimo Thatcamp europeo si terrà a Cipro il 3 e 4 settembre 2011.[17] Una occasione in più per confrontarsi sulle tematiche umanistiche e digitali, condividendo problematiche e soluzioni in modo informale ma allo stesso tempo toccando un altissimo livello di contenuto tecnologico.

 

[10] I BarCamp sono una rete internazionale di non-conferenze create dai partecipanti in modo collaborativo e spontaneo. I vari incontri sono aperti, promuovono la partecipazione attiva del pubblico attraverso degli eventi e dei workshop pratici. I contenuti vengono decisi dagli stessi partecipanti. I BarCamp fanno largo uso delle nuove tecnologie di comunicazione e si concentrano su temi legati al mondo dell’IT. Ovviamente applicazioni web e software opensource sono privilegiati così come protocolli sociali e formati digitali aperti.

[15] L’elenco completo dei temi del TahtCamp di Firenze sono disponibili qui:

http://www.thatcampflorence.org/about/

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