Sguardi militanti e identità collettiva. Il Pci padovano nelle foto dell’Archivio fotografico del Centro Studi E. Luccini

L’Archivio Fotografico del Centro Studi “E. Luccini” di Padova, conserva circa 11.000 stampe fotografiche di vario formato, relative alla vita sociale e politica dei movimenti, dei partiti e delle associazioni del Veneto dal 1945 ad oggi. La specificità dell’archivio e la sua importanza documentaria derivano dal fatto che si tratta di fotografie riguardanti la storia veneta, con particolare attenzione alla zona del Padovano. La memoria fotografica conservata è quella di manifestazioni, scioperi, convegni, congressi sindacali, fasi della produzione nelle imprese, momenti di aggregazione. Le foto attualmente indicizzate sono circa 4.500, ma l’archivio viene continuamente implementato grazie a donazioni spontanee.

Analizzando queste foto, è inevitabile che la memoria dei comunisti padovani risulti strettamente legata alla storia nazionale del Partito Comunista Italiano. Come osserva Aldo Agosti, il «partito nuovo» pensato da Togliatti nacque nel 1944 da una storia tormentata, percepita come parte fondante di una nuova identità; una storia che si è sviluppata attraverso alcune precise tappe, tra le quali sicuramente la lotta di Liberazione nazionale. Pochi giorni dopo il 25 aprile del 1943, la direzione del Partito decise così di mandare a Padova, come segretario della Federazione, Amerigo Clocchiatti, già segnalatosi figura di spicco durante la Resistenza. Tutto il gruppo dirigente padovano, fin dal momento della fondazione del partito nel 1945, aveva maturato un legame fortissimo con la lotta di Liberazione: Virginio Benetti era stato organizzatore militare in seno alla Brigata Garibaldi di Padova; Franco Busetto, entrato nella Brigata Garibaldi, fu arrestato e deportato a Mauthausen dalle SS nel settembre del 1944; Furio Da Re, arrestato e mandato al confino nel 1941. E così tutti gli eletti al primo comitato federale del Partito comunista padovano. Le immagini di questa galleria testimoniano quanto una politica di rielaborazione del lutto sia stata fondamentale per costruire un ponte con il passato. La memoria pubblica dei comunisti padovani, in perfetta sintonia con gli organi centrali del partito, ha rielaborato una linea del ricordo trasformandola in simbolo identitario della comunità. I funerali ad Abano Terme e la stele a Vigodarzere rappresentano, in scala ridotta, la necessità di un partito di trasformarsi da avanguardia in partito di massa: la trasformazione avvenne attraverso la celebrazione dei riti civili più diffusi. Nel caso di Abano Terme, attraverso l’identificazione dei cittadini con i loro liberatori, il rito funebre, che normalmente rappresenta un atto di addio, ha assunto la veste della celebrazione ufficiale, della glorificazione di un evento memorabile. Ecco come un rito religioso ha ricoperto un’enorme funzione politica e le fotografie dell’archivio del Centro studi Ettore Luccini rappresentano la consapevolezza di voler immortalare quel momento, di ergerlo da semplice fatto di routine cittadina ad evento di memoria. Allo stesso modo la stele di Vigodarzere ha assunto la funzione pubblica del non dimenticare. I nomi scolpiti nella pietra, e la stessa pietra consegnata alla gente del paese, configura una funzione di delega del ricordo e della sua elaborazione. Le zone del padovano appena citate hanno rappresentato nei decenni repubblicani i luoghi geografici di maggiore insediamento del voto comunista in una delle province più democristiane d’Italia.

 

 

Col passare degli anni, la svolta nell’organizzazione del partito è stata sancita dall’insediamento capillare nel territorio delle sezioni di partito. Non fece eccezione la Padova che troviamo raffigurata negli scatti che seguono, il Pci ha saputo creare le condizioni per la creazione di una comunità, minoritaria certamente, ma che in ogni caso ha sviluppato lo stesso sentimento di appartenenza che in altri luoghi del paese ha raggiunto proporzioni elettorali di maggiore rilevanza. Il momento della festa è stato per il militante comunista un’occasione importantissima per costruire consenso e per socializzare con l’intera comunità cittadina. Le immagini ci conducono fino in fondo agli anni Settanta, dove troviamo un partito comunista profondamente rinnovato, ormai integralmente espressione di governo nella formula della solidarietà nazionale e decentrato nelle regioni. Il Veneto e Padova in particolare sono stati al centro di molteplici crisi e in questo periodo il Pci si è rappresentato come l’estremo difensore della democrazia in fabbrica, schierandosi contro la crisi economica e contro l’eversione. Le immagini lo testimoniano, come nel caso della presenza di Lama per le strade di Marghera in una manifestazione contro la violenza.

 

La galleria immagini su Flickr

 

 

 

 

Bibliografia

 

A.Agosti, I militanti. L’album fotografico dei comunisti italiani, in L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia, I, Il potere da De Gasperi a Berlusconi. (1945 – 2000), a cura di G. De Luna, G. D’Autilia, L. Criscienti, Torino, Einaudi, 2005.

 

G. De Luna, Donne in oggetto. L’antifascismo nella società italiana, Torino, Bollati Boringhieri, 1995.

 

Id., Partiti e società negli anni della ricostruzione, in Storia dell’Italia repubblicana, I, La costruzione della democrazia, Torino, Einaudi, 1995

 

R. Martinelli, Storia del partito comunista, IV, Il «Il Partito nuovo» dalla Liberazione al 18 aprile, Torino, Einaudi, 1995

 

S. Bellassai, La morale comunista. Pubblico e privato nella rappresentazione del Pci, Roma, Carocci, 2000.

 

D. Negrello, A pugno chiuso. Il partito comunista padovano dal biennio rosso alla stagione dei movimenti, Milano, Franco Angeli, 20001

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    By: Gabriele Licciardi

    Gabriele Licciardi è ricercatore presso il Centro studi Luccini di Padova e collabora con la cattedra di St. del Giornalismo dell’Università di Verona. di recente ha pubblicato, L’operaismo veneto. Fra modernizzazione e conflitto, in “Meridiana”, 70, 2012; Un’ibridazione criminale, in “ASEI”, 2012; La fabbrica attuale, in “Memoria/e”, 6, 2011; Il ’68 in periferia, (con L. Severino), Bonanno, Catania, 2009.

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