Terza edizione del Premio Alcide De Gasperi – Costruttori dell’Europa” – Trento, 19 agosto, 2008

Nel dibattito pubblico sull’identità dell’Europa e sul futuro dell’Unione europea dopo il no dei referendum francese e olandese sul progetto di Costituzione europea e di quello irlandese sul Trattato di Lisbona, il conferimento della terza edizione del Premio “Alcide De Gasperi – Costruttori dell’Europa” a Simone Veil, primo Presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale, può rappresentare un contributo di forte valenza simbolica per contribuire alla rinascita di una opinione pubblica favorevole all’approfondimento del processo di integrazione politica, economica e sociale del continente europeo.

Come ha sottolineato Paolo Pombeni durante la cerimonia di consegna del premio, promosso dal 2004 dalla Provincia autonoma di Trento e assegnato quest’anno nella cornice dell’inaugurazione delle “Gallerie della memoria” di Piedicastello dedicate dalla Fondazione museo storico del Trentino al novantesimo anniversario della prima guerra mondiale, la personalità di Simone Veil “incarna in modo forte le vere radici storiche da cui nasce l’avventura europea”, dal fallimento dello stato potenza del 1914 – 1918 e dalle ceneri della seconda guerra mondiale, con il “momento più oscuro della ragione europea” e la “notte di Auschitz”, al sogno realizzato di una Europa potenza civile, spazio di pace tra le nazioni e i popoli europei.

Nata nella Francia degli anni venti e deportata ad Auschwitz come ebrea nel marzo 1944, l’urgenza della riconciliazione franco-tedesca e della salvaguardia dell’Europa dall’orrore di nuovi conflitti militari, ha costituito in effetti il centro dell’impegno intellettuale e politico di Simone Veil nella Francia e nell’Europa del secondo dopoguerra. Ha ricordato con commozione lei stessa nel discorso pronunciato a conclusione della premiazione: “Di tutta la mia famiglia deportata in Germania nel 1944 sono rientrate solo le mie sorelle ed io. Non avevo nemmeno 18 anni. Come molti altri ex deportati non pensavo alle vendetta, ma alla necessità di adoperarmi perché simili orrori non si riproducessero più. Soltanto la riconciliazione tra gli europei, e in particolare tra la Francia e la Germania, avrebbe potuto evitare il ritorno alle circostanze che per ben due volte avevano trascinato il mondo intero in guerra. E’ questo il motivo per cui, al pari di molti altri ex deportati, che fossero ebrei o combattenti della Resistenza, ho lottato fin dal mio ritorno per la riconciliazione e la costruzione dell’Europa”.
Protagonista della vita intellettuale e politica francese, magistrato e alto funzionario ministeriale, a sua volta Ministro della Sanità nel 1974, Simone Veil lascia nel luglio 1979 il governo Barre per guidare la lista dell’Unione per la Democrazia Francese nelle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, per esercitarne le funzioni di Presidente dal 17 settembre 1979 al 18 gennaio 1982, accompagnando la battaglia europeista a una coerente campagna per i diritti delle donne. Ha rimarcato ancora Simone Veil: : “La presidenza di una donna alla presidenza non piaceva a tutti. Alcuni colleghi ritenevano che questo incarico spettasse loro di diritto, soprattutto coloro che sedevano in quell’emiciclo da molto tempo prima. Ho avuto peraltro difficoltà nel convincere il Bureau del Parlamento ad istituire una Commissione dei Diritti della donna, che a me pareva indispensabile. [….] Il Parlamento europeo era sconosciuto in molti paesi, e questo fu per me un’occasione per farlo conoscere. Nelle mie numerose trasferte che mi hanno portato in quasi tutti i continenti, ho avuto la sensazione di rappresentare concretamente l’Europa, come una sorta di simbolo, in un’epoca in cui questa Europa era ancora in fieri e perlopiù sconosciuta”.
Membro del Consiglio Costituzionale francese dal 1998 al 2007, nella primavera del 2005 Simone Veil chiede di essere sospesa temporaneamente dall’incarico per poter partecipare alla campagna per il referendum di ratifica del Trattato Costituzionale e potersi così battere per il voto favorevole alla ratifica. La costituzionalizzazione dell’Europa è per lei un passaggio fondamentale sia per il rilancio del modello sociale europeo che per il rafforzamento del ruolo politico dell’Unione europea nelle sfide della globalizzazione e dell’interdipendenza accresciuta, un obiettivo da perseguire con determinazione anche dopo i risultati del referendum irlandese.
Estremamente significative sono le sue parole sui temi sul tappeto dell’attualità politica, economica, sociale e istituzionale dell’Unione : “Per superare le sfide attuali, gli europei devono essere ancora più uniti. In tale prospettiva tocca alle nostre istituzioni – e penso in particolare all’attuale Presidenza francese – prendere iniziative a favore di quanti sono ancora emarginati, in mancanza di una sufficiente integrazione nella società. Quando parlo di “integrazione” mi riferisco sia a quanti sono esclusi per difficoltà materiali, sia a quanti sono isolati nella loro solitudine. Alla luce dell’attualità che oggi tutti conosciamo, la Presidenza francese deve dare prova del talento necessario per superare l’incidente di percorso rappresentato dalla risposta negativa degli irlandesi al referendum sull’Europa. […] Il Trattato di Lisbona costituisce un notevole progresso non solo per tutti gli europei, ma anche per quanti sanno che l’Europa, forte della sua storia, deve ancora farsi carico, nei confronti del resto del mondo, di un ruolo di pace e di prosperità”.
Alla luce della battaglia politica in atto per non congelare la “risorsa Europa” in una ristretta dimensione di libero mercato che lasci libertà d’azione a quelli che vengono presentati come presunti interessi nazionali e releghi in secondo piano l’approfondimento della costruzione dell’ Europa politica e sociale, la “trilogia europeista” che il premio “De Gasperi – Costruttori dell’Europa” ha voluto consacrare assegnando il suo riconoscimento al Cancelliere Helmut Kohl, al Presidente Carlo Azeglio Ciampi ed ora alla Presidente Simone Veil rappresenta un esempio di qualità di quella “pedagogia dell’Europa” tante volte evocata da Jacques Delors e più che mai necessaria per ricostruire un circuito virtuoso tra movimenti europeisti e opinione pubblica in vista del ventennale delle prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo e delle elezioni europee del 2009.
Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo telegramma di congratulazioni, “la battaglia per il rafforzamento e la piena affermazione dell’Unione europea” ha certamente bisogno del “contributo prezioso” della lezione europeista di Simone Veil e della sua “dedizione e passione” per la causa dell’Europa.
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    By: Sante Cruciani

    Sante Cruciani, ricercatore a tempo determinato (tipo b) in Storia delle relazioni internazionali all’Università della Tuscia. Si occupa del processo di integrazione, delle culture politiche e sindacali della sinistra europea, delle rappresentazioni mediatiche della guerra fredda. Tra le sue pubblicazioni: L’Europa delle sinistre. La nascita del Mercato comune europeo attraverso i casi francese e italiano (1955-1957), Carocci, 2007; Passioni politiche in tempo di guerra fredda. La Repubblica di San Marino e l’Italia repubblicana tra storia nazionale e relazioni internazionali (1945–1957), Università di San Marino, 2010. È curatore di: Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese, École Française de Rome, 2012; Il socialismo europeo e il processo di integrazione. Dai Trattati di Roma alla crisi politica dell’Unione (1957-2016), FrancoAngeli, 2016.  Insieme a M. Ridolfi, ha recentemente curato i volumi L’Unione Europea e il Mediterraneo. Relazioni internazionali, crisi politiche e regionali (1947-2016), FrancoAngeli, 2017; L’Unione Europea e il Mediterraneo. Interdipendenza politica e rappresentazioni mediatiche (1947-2017), FrancoAngeli, 2017. È condirettore della rivista digitale www.officinadellastoria.eu.

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