MEMORO – LA BANCA DELLA MEMORIA: Gli anziani si raccontano nei video

Vietnam, estate 2007, viaggio di piacere: due amici, Luca e Franco, in una serata come tante altre, iniziano a chiacchierare e a confrontare le proprie vite e i propri progetti futuri. Una parola dietro l’altra e questi due amici si ritrovano a scoprire di condividere una passione, quella di ascoltare gli anziani quando parlano dei famosi “tempi che furono”, e uno stesso sogno: costruire un progetto di ambito culturale ma che al contempo possa avere una qualche utilità sociale. Come spesso accade quando si parla fra amici, si lascia libera la fantasia e si iniziano a tirar fuori le idee, senza preoccuparsi troppo dell’effettiva realizzazione pratica di quello che si sta immaginando, ma mossi solo dall’entusiasmo e dalla passione: ed è così che quella sera, i nostri due amici iniziano a immaginare un immenso archivio in cui raccogliere i ricordi degli anziani, per preservarli e affinchè non vadano perduti quando i nostri “vecchi” scompariranno. Da qualche parte, i nostri due amici hanno letto che “Ogni volta che muore un anziano è una biblioteca che brucia”[1]

Da questa prima embrionale idea, dopo aver arruolato altri due amici (Lorenzo e Valentina) e dopo quasi un anno di duro lavoro di back stage, impiegato nel raccogliere i primi 100 video e nella costruzione del sito, nasce il progetto Memoro – la Banca della Memoria, uscito ufficialmente online il 15 giugno 2008 (www.memoro.org). Un progetto web destinato alla raccolta, alla salvaguardia e alla diffusione di esperienze e di racconti di vita delle persone nate prima del 1940, sotto forma di racconti di 5 minuti. Memoro – la Banca della Memoria raccoglie testimonianze, emozioni e storie di una parte precisa della società: la terza età. Un contenitore di vita e di vite, espresse sotto forma di racconti, da un minimo di 3 minuti ad un massimo di 8 minuti,  divulgati in rete con modalità gratuita.

Memoro – la Banca della Memoria non è altro che una raccolta classificata di contenuti. Quello che lo rende speciale sono i contenuti stessi e la modalità di divulgazione, ovvero una divulgazione gratuita dei contenuti raccolti. Il media scelto è il web, nello specifico un sito di raccolta e fruizione di contenuti audio- video: www.memoro.org

La raccolta delle testimonianze può avvenire in due modi distinti: la raccolta “redazionale” e l’afflusso spontaneo tramite caricamento degli utenti.

Nella  prima modalità,  è la redazione stessa che si occupa di effettuare interviste e di pubblicarle sul sito. Nella seconda modalità, invece, sono gli utenti del sito a realizzare interviste a propri cari o conoscenti e a caricarle direttamente sul sito, attraverso l’area di upload dei video. In questo caso, a differenza di altre iniziative simili, per garantire le finalità e la coerenza del progetto, vengono poste delle limitazioni alle modalità di caricamento dei contenuti, sia attraverso un’autentificazione ed identificazione dei soggetti, sia tramite il vaglio della redazione, la quale interviene visionando e ascoltando tutte le testimonianze, lavorandole (eventuali montaggi o inserimento sottotitoli) e completandole di “attributi” necessari alla classificazione, relativi sia all’autore che al contenuto stesso.

Ogni testimonianza viene inserita all’interno di una categoria generale (fra le quali storia, società, luoghi) e poi ancora in una sottocategoria, per favorire ulteriormente la ricerca a chi interessato a uno specifico argomento. Inoltre, nella pagina specifica di ogni racconto, sono suggeriti altri ricordi simili, che appartengono non solo alla stessa categoria, ma anche alla stessa sottocategoria.

Da quell’estate del 2007 il progetto è cresciuto molto e oggi nella sola Italia sono state intervistate oltre seicento persone, per un totale di oltre 2000 racconti. Gli utenti del sito hanno trascorso di fronte allo schermo ascoltando gli anziani che si raccontano un tempo pari a 8 anni e 8 mesi e ogni giorno più di 2000 persone visitano il sito.

Una particolarità di cui i fondatori del progetto vanno fieri è il fatto che Memoro – la Banca della Memoria in questi due anni è riuscito a superare i confini nazionali e a estendersi anche all’estero: oggi infatti è attivo anche in altri 10 stati. L’attenzione mediatica nazionale e internazionale che il progetto ha avuto la fortuna di suscitare alla sua partenza  ha fatto sì che molte persone (italiane e non) residenti in altri Stati contattassero i ragazzi di Memoro, per collaborare e  replicare il modello anche nel loro paese di residenza. Un’occasione che i fondatori italiani non hanno ovviamente trascurato e così oggi è possibile ascoltare le testimonianze anche di anziani tedeschi, francesi, spagnoli (sia in castigliano che in catalano), argentini, statunitensi, giapponesi, camerunensi e presto anche colombiani e polacchi.

 

Tramandare i propri ricordi ed ascoltare quelli degli altri è un rituale da sempre presente in tutte le civiltà. La narrazione rende possibile lo scambio comunicativo fondamentale per l’instaurarsi delle relazioni umane e della socialità. Ma la trasmissione della memoria di generazione in generazione è un’attività che nella società odierna si sta perdendo; spesso, infatti, non si ha più il tempo di ascoltare o non ci sono più le occasioni che consentono ad anziani e giovani di ritrovarsi e dialogare.

In un’epoca in cui c’è sempre meno tempo da dedicare all’ascolto, il progetto Memoro – la Banca della Memoria nasce con l’intenzione di restaurare questo rituale utilizzando le  nuove tecnologie che caratterizzano l’attuale periodo e con l’obiettivo di restituire all’anziano e alla sua esperienza il valore che nei secoli passati gli si è sempre riconosciuto. L’anziano, raccontandosi, recupera il ruolo che solo in questo ultimo secolo ha perso, quello di essere fonte e veicolo di esperienza, conoscenza, saggezza e inoltre si avvicina ad un mondo, quello del web, da cui molto spesso si sente escluso. Le generazioni più giovani trovano la possibilità di ascoltare racconti, ricordi ed esperienze, fruibili gratuitamente, semplicemente collegandosi a internet, senza dover quindi impiegare ulteriore tempo ed energie.

Memoro – la Banca della Memoria vuole restituire all’anziano una dimensione attiva, in netta contrapposizione da quella più diffusa oggi giorno in una larga parte della società, che vuole l’anziano come figura passiva e quasi inutile. Il permettere di raccontare la propria esperienza, di testimoniare il fatto di esserci stato, oltre donare all’anziano stesso il piacere del racconto, permette a noi di comprenderne l’importanza, restituendogli il ruolo di portatore di esperienze e di saggezza. Improvvisamente la sua figura cambia: non è solo il nonno che si è soliti vedere in casa o al bar, mentre gioca a carte, ma è la stessa persona che ha vissuto direttamente sulla sua pelle determinate esperienze e determinate vicissitudini che fino a quel momento avevamo studiato a scuola, e non avevamo mai immaginato fossero state reali per qualcuno a noi tanto vicino.

Fino ad oggi il lavoro di Memoro – la Banca della Memoria si è limitato solo alla raccolta di videointerviste, ovvero video in cui l’anziano intervistato si racconta. Uno dei motivi che hanno portato i ragazzi a scegliere inizialmente di svolgere esclusivamente delle video interviste è stata la convinzione che l’impatto emozionale di maggiore intensità si verifica di norma nell’incontro diretto con il testimone in carne ed ossa, con la sua viva voce. Il video è infatti l’unico “mezzo” che permette di ricreare la stessa intensità dell’incontro dal vivo e di esaltare i coinvolgimenti della sfera emozionale. Grazie al video, vengono sottolineati alcuni aspetti, come la voce, i volti, le espressioni, che sono parte imprescindibile di una persona e dei suoi racconti. Le riprese video consentono una documentazione ricca di informazioni che all’ascolto della narrazione uniscono tutto il bagaglio informativo trasmesso dalla mimica del viso e del corpo.

Ma Memoro – la Banca della Memoria è un progetto in continua crescita e proprio in questi giorni lo staff sta lavorando ad alcuni grossi cambiamenti del sito: da dicembre, infatti,  la raccolta non si limiterà ai video, ma si aprirà anche agli audio e alle fotografie. Si tratta di modifiche volte da una parte a arricchire e migliorare il progetto, dall’altra a coinvolgere maggiormente gli utenti.

La scelta di aprire il sito anche agli audio nasce dal fatto che in questi due anni di attività i fondatori del progetto hanno scoperto che sono davvero molte le persone che negli anni hanno realizzato registrazioni vocali dei loro nonni e dei loro cari, alcune risalenti anche a più di vent’anni fa. Spesso quindi si sono trovati a dover rifiutare proposte di utenti che volevano caricarle e renderle pubbliche su Memoro – la Banca della Memoria.  Non permettere che questo enorme patrimonio venga condiviso e diffuso va contro lo spirito del progetto ed è un’ingiustizia nella battaglia del recupero e della salvaguardia della memoria.

Per quel che riguarda, invece, le fotografie, il loro inserimento all’interno di Memoro – la Banca della memoria è stato immaginato in una forma differente: esse potranno essere pubblicate come “attributi”, ovvero elementi di descrizione delle video e audio testimonianze. I fondatori del progetto credono infatti che, sebbene la fotografia non possa essere considerato una forma di racconto (se non per alcuni rarissimi casi), essa possa favorire però ancora di più il trasferimento di memoria, permettendo a chi ascolta i video e gli audio di avere delle immagini d’epoca di ciò che gli viene narrato.

 

Come accennato precedentemente, la volontà dei fondatori del progetto è quella di  costruire un trait d’union tra una generazione che ha voglia di raccontare ed una che ha bisogno di ascoltare. E per farlo è necessario far sì che gli anziani possano trovare il linguaggio giusto per entrare in contattato con i più giovani, per “arrivare” alle nuove generazioni. Ecco quindi che è nata l’idea di utilizzare le nuove tecnologie, in questa nostra epoca in cui il reale perde valore e interesse, mentre il virtuale assume fascino e curiosità, nella speranza che esse possano essere di attrazione per i giovani e che possano avvicinare di più queste due generazioni oggi tanto lontane. Il fatto di utilizzare il video o l’audio vuole far sì che i giovani vengano attirati ad ascoltare le varie testimonianze raccolte se non dal loro contenuto, per lo meno dal loro contenitore: un video o un audio che si inizia ad ascoltare  per curiosità, perché non si sa bene di che cosa parli, può far nascere l’interesse per ciò che in tale racconto è narrato, può far nascere la voglia di ascoltarne altri e forse anche di approfondire l’argomento trattato. Fondamentale è anche il fatto che le testimonianze  standard di Memoro – la Banca della Memoria ( e lo stesso discorso varrà per gli audio) non superano mai gli 8 minuti. Ciò fa sì che la visione di uno dei video richiede un breve periodo di tempo: lo spettatore può così godere del racconto, avendo anche solo a disposizione pochi minuti.

Anche la scelta di utilizzare Internet come “contenitore” di tutte le testimonianze raccolte nasce dalla convinzione che la rete, oltre ad offrire la possibilità di ospitare un numero infinito di interviste, è intrinsecamente il media dei giovani. Le nuove generazioni trascorrono molto tempo ogni giorno navigando su Internet e fare in modo che la terza età entri a far parte di questo mondo vuole creare una possibilità ulteriore di incontro fra queste due generazione. Portare la terza età in quello che è il mondo dei giovani e riproporre la tradizione del racconto orale adattandola ai nuovi linguaggi tecnologici: ecco la sfida che lo staff di Memoro – la Banca della Memoria ha deciso di portare avanti.

Naturalmente la scelta di Internet è dovuta anche al fatto che è il solo media che  permette una fruibilità del tutto elastica per quanto riguarda la disponibilità dei contenuti e le modalità di accesso. Uno dei punti di forza del progetto infatti consiste proprio nella possibilità di accedere al portale da qualsiasi luogo in cui ci si trova: a differenza di molti altri archivi, quasi sempre stanziati in un determinato posto fisico (musei, biblioteche, archivi), grazie alla rete Memoro – la Banca della Memoria può essere consultato da chiunque, dovunque esso si trovi, anche casualmente. Infatti, va sottolineato che mentre per decidere di andare a visitare un archivio o un museo vi deve già essere alla base un reale interesse per il tema della memoria e della conoscenza, in Memoro – la Banca della Memoria ci si può imbattere per caso navigando su Internet e, ascoltando e guardando un video o un audio, scoprire un tema fino a quel momento sconosciuto, che invece suscita interesse e curiosità, magari addirittura tali da portare la persone a decidere di approfondire tale argomento visitando musei e archivi.

 

Gli intervistati di Memoro sono persone comuni, di tutte le regioni di Italia e di tutte le classi sociali. Si può trovare la testimonianza del medico napoletano come della contadina veneta, della maestra pugliese e del barista toscano. Ci sono laureati, diplomati e anche persone che non hanno mai finito le elementari. Chi la guerra l’ha vissuta come soldato, chi come partigiano, chi come sfollato, chi a stento la ricorda. Persone differenti fra loro, legate solo dalla data di nascita: tutte nate prima del 1940.

Tutti gli anziani che decidono di collaborare lo fanno perché condividono gli scopi del progetto Memoro e credono sia fondamentale che certi eventi del passato, certi valori e un certo modo di vivere oggi scomparso non vadano dimenticati: vogliono che le nuove generazioni conoscano come si viveva nel ‘900, cosa hanno dovuto affrontare le generazioni che ci hanno proceduto, le battaglie vinte e i passi avanti compiuti che hanno permesso di creare la società nella quale viviamo attualmente. Accettano quindi di raccontarsi di fronte una telecamera, percependo che affinché questa trasmissione intergenerazionale possa avvenire è necessario adeguarsi ai tempi e iniziare a “parlare” nel linguaggio più conosciuto dai giovani di oggi.

Quelle che vengono chiamate interviste, in realtà, più che vere e proprie interviste, ovvero situazioni in cui una persona fa domande e l’interlocutore risponde, sono delle semplici chiacchierate: si chiede all’anziano di raccontare qualcosa del suo passato, il ricordo più forte, senza porre limiti sull’argomento.  È interessante riscontrare come tale libertà di scelta e la presenza degli intervistatori influiscano sulla “selezione del ricordo”: infatti, parlare davanti a una telecamera o a un registratore porta spesso gli intervistati a decidere di non dedicare spazio ai ricordi relativi alla vita quotidiana, ritenendoli non all’altezza della situazione. Si ritiene che, dovendo scegliere fra le tante esperienze vissute quelle più meritorie di essere tramandate, sia necessario raccontare i grandi episodi storici o i fatti eccezionali a cui si ha assistito, valutando la vita quotidiana non sufficientemente interessante da essere raccontata e registrata. Molte volte, in particolar modo quando si intervistano delle donne che magari hanno avuto la fortuna di non trovarsi a vivere sulla propria persona episodi di guerra e che nella vita sono state casalinghe e si sono occupate della gestione della casa e dell’educazione dei figli, senza quindi intraprendere carriere lavorative,   alla prima domanda standard che viene rivolta all’inizio di ogni intervista: “Mi racconta qualcosa del suo passato?”, la risposta che si riceve suona all’incirca così: “Mah, io nella mia vita  non ho fatto nulla di interessante…”, dando per scontato che le semplici abitudine domestiche rientrino negli aspetti non interessanti della vita. Questo è per i fondatori del progetto un vero peccato, perché non si considera che invece spesso sono proprio i piccoli cambiamenti della vita quotidiana che si sono registrati nel secolo scorso ad attirare in modo particolare l’attenzione di chi ascolterà le testimonianze: immaginarsi di vivere senza acqua in casa e senza elettricità, senza immondizia, perché “una volta non si buttava via nulla”, come ci si sente spesso ripetere dagli anziani, e senza riscaldamento a volte può colpire di più che il racconto di una grande battaglia o dell’incontro con Mussolini, perché sono realtà che l’ascoltatore riesce a confrontare direttamente con la propria esperienza, paragonando la sua vita a quella della persona che sta parlando (non potendo invece farlo in caso di racconti di guerra, avendo la fortuna di non averla vissuta).

Spesso, il fatto di sapere che quello che si sta raccontando verrà ascoltato dai giovani, che tali episodi non solo non li hanno vissuti ma neppure li possono immaginare, porta gli intervistati a trovare il coraggio di raccontare alcuni episodi che si erano taciuti per anni, che non avevano mai raccontato nemmeno ai parenti più prossimi, forse nella speranza di poterli dimenticare: ma in questa occasione, trovandosi nella posizione di testimone diretto dei fatti che si stanno raccontando, non si vuole nascondere nessun particolare, per quanto doloroso o violento possa essere stato, perché si ritiene giusto che il giovane che ascolterà la testimonianza sappia con esattezza come sono andate le cose, senza veli, direttamente dalla voce di chi quelle esperienze ha avuto la sfortuna di viverle sulla propria pelle. L’anziano che racconta accetta di dare un nome ai tanti episodi accaduti perché possano essere trasmessi: i ricordi, le storie, i drammi, i sogni di persone che non hanno altro titolo per raccontare di loro se non quello di aver vissuto.

La domanda che si può porre è: perché questi ricordi sono importanti? Perché devono essere “raccolti, salvaguardati e diffusi”? I fondatori del progetto ritengono che siano dei tesori che non si possono perdere: si tratta infatti di testimonianze dirette della storia più recente, che possono raccontare molto di ciò che oggi si studia a scuola, così come del presente che stiamo vivendo. Spesso ai racconti degli anziani non si dà importanza, ci si distrae ascoltando quelle parole, perché siamo tutti protesi verso il futuro e riteniamo che il passato sia solo una storia, una serie di fatti ormai avvenuti che non hanno più nulla a che fare con la nostra vita. E non ci si rende conto che invece abbiamo di fronte persone che ai grandi cambiamenti del secolo scorso hanno assistito di persona. Il ruolo di testimone diretto deve essere fondamentale per la trasmissione intergenerazionale: quando si parla di storia, far parlare testimoni, ascoltare il loro racconto rimane una risorsa preziosa, insostituibile, addirittura indispensabile,  oltre ad essere molto utile per conoscere, approfondire, comprendere e insegnare meglio la storia.

Con questo non si vuol dire che Memoro – la Banca della Memoria diviene una fonte storica, da cui attingere nozioni e materiali per una ricerca precisa e approfondita. I racconti che si possono ascoltare e vedere all’interno del sito sono sempre ricordi personali con i conseguenti limiti: infatti ricordiamo che, con le parole del sociologo Franco Ferrarotti, “La memoria è una realtà plurale, sfaccettata, dinamica, proteiforme. Più che una realtà data, fissata, è un magma, è un processo. Non la si può certo considerare come una lastra passiva, che registri le nostre esperienze. È reattiva, sfugge al controllo puramente logico”[2]. Questi ricordi mancano di precisione, così come di oggettività:  sono i racconti di un fatto storico così come lo si ricorda dopo più di cinquant’anni, e di come lo si è interpretato. Per questo ai diversi storici che hanno mosso questa critica al progetto Memoro, i fondatori hanno sempre risposto spiegando che  la Banca della Memoria non nasce con l’intenzione di essere una nuova forma di fonte storica, ma solo con l’intento di raccogliere (prima che vadano perdute) quelle piccole storie che difficilmente trovano spazio nei libri o nei documentari. Tante piccole storie che singolarmente non sono forse attendibili, ma che unite riescono a dare un quadro generale della società del XX secolo e della vita quotidiana di quello che viene chiamato “popolino”. Spera inoltre che il racconto del giovane soldato che l’8 settembre 1943 scappò con alcuni suoi commilitoni per tornare a casa, quella del soldato che venne catturato e portato nei campi di lavoro, così come quella della donna che regalò ai soldati in fuga  abiti civili, affinchè non fossero riconoscibili, e quella del bambino che insieme ai genitori scese in piazza per festeggiare quella che si sperava fosse la fine della guerra, possano far nascere nel giovane ragazzo di oggi la voglia di informarsi maggiormente e di prendere in mano quei libri che se no non avrebbe mai aperto o di guardare quei documentari che non avrebbe mai guardato.

Memoro non vuole essere una fonte storica, ma si pone l’obiettivo di far comprendere ai giovani che gli anziani possono essere fonte di grande saggezza e che possono insegnarci molto, che ciò che possono raccontarci può permetterci di comprendere molto meglio quello che è stato e la società in cui viviamo oggi, perché, con le parole di Edward Morgan Forster “Se non ricordiamo non possiamo comprendere”.

 

 


[1] Proverbio africano

[2] Franco Ferrarotti, “L’Italia tra storia e memoria. Appartenenza e identità”, Donzelli Editore, 1998

 

 

 

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    By: Valentina Vaio

    Valentina Vaio è uno dei fondatori del progetto Memoro – la Banca della Memoria. Nata a Torino trent’anni fa, si laurea nel 2007 in Sociologia e da subito, insieme agli amici Lorenzo Fenoglio, Luca Novarino e Franco Nicola, inizia a sviluppare e a seguire il progetto Memoro. Vi lavora a tempo pieno dall’autunno del 2008.

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