Recensione: i due volumi di Carlo De Maria su Giovanna Caleffi Berneri e Margherita Zoebeli

Due donne appartenenti alla storia del socialismo e dell’anarchismo, presenti e attive nel contesto italiano e internazionale, entrambe impegnate già dagli anni 30 nelle reti di mutuo appoggio alla lotta antifascista e antinazista e poi, nel dopoguerra, parte integrante di quella rete di impegno sociale dedita alla ricostruzione del paese da posizioni indipendenti rispetto al potere costituito e al sistema dei partiti. Queste le figure messe in luce in due volumi recentemente curati da Carlo De Maria, l’uno dedicato a Giovanna Caleffi Berneri1, l’altro a Margherita Zoebeli2. Un approccio, quello biografico, abilmente padroneggiato dal curatore, che è anche autore delle due lunghe e accurate introduzioni nelle quali le relazioni tra sfera pubblica e sfera privata, analizzate storiograficamente, delineano sì personali percorsi di vita ma allo stesso tempo offrono spunti interpretativi sul contesto politico, sociale e culturale in cui i protagonisti sono immersi.

Giovanna Caleffi, nata in provincia di Reggio Emilia nel 1897, insegnante elementare, sposa l’anarchico Camillo Berneri e nel 1926 lo segue nell’esilio in Francia, dove la loro casa diventa rifugio per antifascisti espatriati. Mentre il marito, di espulsione in espulsione, è costretto a peregrinare per mezza Europa, Giovanna mantiene i contatti con compagni e intellettuali, in primis Gaetano Salvemini. Rimane comunque ai margini della politica attiva fino alla morte di Camillo (ucciso dagli stalinisti nella Barcellona del 1937), per poi raccoglierne il testimone e difenderne la memoria, facendo suo con grande lucidità l’impegno antifascista e libertario. Arrestata a Parigi nell’ottobre 1940, deportata in Germania quindi consegnata alle autorità italiane, viene tradotta nel carcere di Reggio Emilia e successivamente assegnata al confino di Lacedonia, in Irpinia.

Margherita Zoebeli, nata a Zurigo nel 1912, fin da giovane è attiva nel movimento socialista svizzero, impegnata per un socialismo riformista e umanitario orientato a coniugare principi teorici e realismo pratico. Dapprima predispone l’ospitalità nel paese elvetico di figli di antinazisti austriaci, poi organizza l’evacuazione e il ricovero in territorio francese di bambini feriti dalla tragedia della guerra civile spagnola e presta assistenza ai partigiani italiani nella Val d’Ossola.

Nell’immediato dopoguerra ritroviamo Giovanna a Napoli e Margherita a Rimini. Il nome della prima è ora legato al periodico «Volontà», di cui è ispiratrice insieme a Cesare Zaccaria e dalle cui pagine emerge un anarchismo svincolato da legami esclusivi con il movimento operaio, teso ad adombrare le problematiche classiste ma aperto, piuttosto, alle battaglie per i diritti civili e al confronto con temi quali la critica del centralismo statale, il municipalismo, il federalismo, la pedagogia libertaria, la condizione della donna, il controllo delle nascite, le forme di cooperazione sociale.

Margherita Zoebeli raggiunge invece la cittadina adriatica come coordinatrice di una équipe inviata, su richiesta dell’amministrazione comunale, dal Soccorso operaio svizzero e dal Dono svizzero, rispettivamente organismo sindacale di solidarietà ed ente governativo di coordinamento degli aiuti per la ricostruzione postbellica. Il loro compito è di installare quello che presto diventerà un vero e proprio villaggio per l’infanzia con asilo, classi elementari, orfanotrofio, centro sociale e laboratori aperti alla cittadinanza. Nonostante la diffidenza delle forze politiche moderate e della curia locale, il progetto complessivamente inteso come contributo alla costruzione di una società democratica mette solide radici e il 1° maggio 1946 il Centro educativo italo-svizzero (CEIS) viene ufficialmente inaugurato. Sul piano educativo l’obiettivo primario è di rinnovare l’istituzione scolastica del nostro paese, ancora fossilizzata nella rigidità autoritaria del canone gentiliano. Il metodo guida è quello dell’“educazione attiva”, basato sulla centralità attribuita al bambino nel processo educativo, tale da renderlo protagonista del suo sviluppo: non vaso da riempire ma soggetto attivo della propria crescita. Educare è portare alla luce, è facilitare lo sviluppo integrale di tutte le potenzialità dell’individuo, è educare ad essere, dunque, in contrapposizione al plasmare per dover essere. Un forte nesso si instaura inoltre tra l’educazione del singolo, il contesto sociale e l’ambiente naturale. Il rispetto della personalità e dell’autonomia del bambino sono vissuti come fattore fondamentale nella ricerca di un equilibrio tra individuo e comunità, ovvero lo sviluppo dell’individuo, del suo senso di responsabilità e di collaborazione con gli altri, è costantemente inserito nell’ottica della partecipazione alla vita comunitaria.

La sperimentazione di una proposta pedagogica ancora pressoché sconosciuta in Italia e l’attenzione per l’aggiornamento dei principi socio-pedagogici fanno ben presto del CEIS un laboratorio d’avanguardia, che non tarda a imporsi naturalmente come crocevia d’incontro per i più avvertiti educatori italiani ed europei, fautori di una scuola laica, democratica e antidogmatica. Le figure di Ernesto Codignola, Lamberto Borghi, Aldo Visalberghi, Maria Calogero, Margherita Fasolo, Cesare Musatti, Célestin Freinet, Carleton Washburne e altri fanno parte di quella stessa sfida per il rinnovamento scolastico di cui Margherita e il CEIS sono snodi di riferimento.

Lo stesso spirito pedagogico che anima il Centro di Rimini, un simile nesso tra educazione e libertà e una simile pratica di vita comunitaria si ritrovano nella Colonia “Maria Luisa Berneri”, promossa da Giovanna Caleffi e intitolata ad una sua figlia precocemente scomparsa. La colonia estiva per bambini, aperta principalmente ai figli di militanti anarchici di tutti i paesi, entra in funzione a Piano di Sorrento nel 1951 e prosegue le attività per sette anni. L’esperienza sorrentina si conclude una volta venuto meno il rapporto Zaccaria-Caleffi, con il primo che si allontana dal movimento anarchico; poco dopo la colonia risorgerà nei pressi di Marina di Massa per esaurirsi nel 1962 alla morte della sua ispiratrice.

I percorsi di Giovanna Caleffi Berneri e di Margherita Zoebeli si incrociano proprio sulla pratica pedagogica, facilitati anche dal fatto che la Colonia doveva inizialmente essere realizzata a Cesenatico, a due passi dal CEIS riminese. In particolare, nella ricerca di personale preparato ai ruoli di assistenti ed educatori, per cercare di superare i limiti del volontarismo dei compagni, Giovanna si può avvalere dell’esperienza maturata sul campo da Margherita. La propensione alla sperimentazione e l’antiautoritarismo della pratica educativa avevano comunque attirato verso il CEIS le simpatie e la fattiva collaborazione di molti anarchici. Pensiamo a Ugo Gobbi, dal 1951 per oltre vent’anni pediatra e medico del Centro, Pietro Spada collegato ai sindacati svizzeri, il cesenate Pio Turroni, l’anarcosindacalista Gaetano Gervasio e sua figlia Giovanna, l’urbanista Carlo Doglio e la moglie Diana Cenni, Virgilio Galassi e, appunto, tutto il gruppo riunito insieme a Giovanna attorno al periodico «Volontà».

Nel contesto del dopoguerra italiano, le due figure femminili riscoperte grazie ai volumi curati da De Maria si inseriscono a pieno titolo nel multiforme reticolo della “sinistra eretica”. Il riferimento è a tutta quell’area di intellettuali disorganici ai partiti della sinistra, refrattari al dogmatismo, inquieti nella loro tensione progressista, impegnati dal basso a ristrutturare il paese per indirizzarlo sulla strada di una compiuta democrazia politica e sociale. Vi troviamo libertari, liberalsocialisti, radicali e, più in generale, minoranze non allineate: probabilmente la parte più fertile, critica e indipendente della cultura italiana del dopoguerra. Tra i tanti nomi da ricordare, attivi in diversi campi, perlomeno quelli di Aldo Capitini, Ferdinando Tartaglia, Gianni Bosio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Danilo Dolci, Adriano Olivetti, Ignazio Silone, Mario Pannunzio etc.

Questi, ed altri, i nomi che si incontrano tra i corrispondenti di Giovanna Caleffi Berneri, i cui carteggi e scritti sono presentati nel volume Un seme sotto la neve. Non si tratta di un mero esercizio di raccolta e trascrizione, quanto di un’attenta selezione di cinquanta articoli e duecento lettere sulle oltre quattromila presenti nell’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa (con tanto di controllo delle minute di posta inviata sugli originali conservati in altri archivi, nei fondi personali dei relativi corrispondenti). I testi scelti sono ordinati cronologicamente in due serie distinte e accompagnati da un apparato di note che ne facilita la lettura ragionata. La pubblicazione di questa antologia giunge così a coronare una ricerca avviata già da diversi anni, che muove dall’incontro svoltosi nel 2005 a Gualtieri, città natale di Giovanna, (“Giovanna Caleffi, un’anarchica a Gualtieri e in Europa”), passando per un’anticipazione dei lavori presentata da De Maria al convegno di Arezzo su Camillo Berneri (“Un libertario in Europa. Camillo Berneri fra totalitarismi e democrazia”, 2007), per arrivare all’intervento in occasione della giornata di studi di Reggio Emilia (“Giovanna Caleffi Berneri e la cultura eretica di sinistra nel secondo dopoguerra”, 2008).

L’uscita del volume Intervento sociale e azione educativa si inserisce invece nella serie di iniziative messe in cantiere in occasione del centenario della nascita di Margherita Zoebeli dalla Fondazione che ne porta il nome, insieme al CEIS e in collaborazione con l’Università di Bologna. Il libro raccoglie gli atti del convegno multidisciplinare che il 7 maggio 2011, a Rimini, ha dato spazio ai diversi approcci di storici, pedagogisti, educatori e urbanisti chiamati a interloquire su “Intervento sociale ed esperienze pedagogiche di tipo comunitario nell’Italia del secondo dopoguerra. Il caso del CEIS di Rimini e la figura di Margherita Zoebeli”. Oltre all’introduzione biografica di De Maria sono presenti gli interventi di Patrizia Dogliani (contemporaneista presso l’Università di Bologna), Tiziana Pironi (docente di Storia della pedagogia), Marcello Trentanove (educatore, tra i protagonisti dell’esperienza dei CEMEA – Centri d’esercitazione ai metodi dell’educazione attiva), Monica Maioli (urbanista e architetta), Grazia Honegger Fresco (educatrice, allieva di Maria Montessori), Giovanna Gervasio Carbonaro (collaboratrice del CEIS tra fine anni 40 e inizio 50, nonché della colonia “M. L. Berneri”), Andrea Canevaro (ordinario di Pedagogia), Giovanni Sapucci (direttore del CEIS dal 1987) e Luigi Monti (educatore, direttore della rivista «Gli Asini»).

Anche questo volume, così come l’antologia Caleffi, si chiude con le stringenti riflessioni di Goffredo Fofi, qui rivolte al senso attuale della pedagogia. Fofi tratteggia una sintesi storica articolata in diverse fasi: una “pedagogia del tempo di crisi” negli anni 30, la successiva “pedagogia del tempo di guerra”, fino alla “pedagogia del secondo dopoguerra” carica di fiducia nel suo valore sociale. Ed è proprio questa fiducia che andrebbe recuperata oggi, allo stesso modo di quel rimosso senso di comunità così determinante nell’Italia della ricostruzione. Per ritrovare l’ottimismo che i nuovi tempi di crisi adombrano sarebbe allora quanto mai necessario reinventare una “pedagogia della sfida”, vale a dire “un intervento sociale e pedagogico convinto e lucido, con una coscienza piena del disastro del mondo, ma anche con una forte volontà di reagire” (p. 179).

 

 

1Giovanna Caleffi Berneri, Un seme sotto la neve. Carteggi e scritti. Dall’antifascismo in esilio alla sinistra eretica del dopoguerra (1937-1962), cura e introduzione di Carlo De Maria, prefazione di Giampietro Berti, nota conclusiva di Goffredo Fofi, Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi, Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa, 2010, p. LXIX, 609.

2Intervento sociale e azione educativa. Margherita Zoebeli nell’Italia del secondo dopoguerra. Atti del convegno tenutosi al Centro educativo italo-svizzero. Rimini, 7 maggio 2011, a cura di Carlo De Maria, Bologna, CLUEB, 2012, p. VIII, 190 (Passato Futuro; 26).

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    By: Luigi Balsamini

    Luigi Balsamini è laureato in Storia contemporanea e in Scienze archivistiche, librarie e dell’informazione documentaria. Attualmente è bibliotecario presso la Biblioteca scientifica dell’Università di Urbino, responsabile dei servizi bibliotecari dell’Archivio – Biblioteca “Enrico Travaglini” di Fano, membro del comitato scientifico dell’ISCOP – Istituto di storia contemporanea della Provincia di Pesaro e Urbino e segretario della Sezione Marche dell’AIB – Associazione italiana biblioteche. Tra le sue pubblicazioni Gli arditi del popolo, Casalvelino, Galzerano, 2002; Antonio D’Alba: storia di un mancato regicida, Chieti, Centro studi libertari “C. Di Sciullo”, 2004, Una biblioteca tra storia e memoria: la “Franco Serantini (1979-2005)”, Pisa, BFS, 2006; Fragili carte: il movimento anarchico nelle biblioteche, archivi e centri di documentazione, Roma, Vecchiarelli, 2009.

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