Editoriale: Schmidt, Delors e Ciampi, il Consiglio europeo del 28 giugno 2012 e il futuro dell’Unione

1. Il processo di integrazione tra storia e tempo presente

 

La storia del processo di integrazione europea è stata caratterizzata dall’alternarsi di momenti di avanzamento e di stallo dell’unificazione del vecchio continente[1]. Nel mondo della guerra fredda, la dialettica tra l’impostazione federalista del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, l’approccio funzionalista di Jacques Monnet e la visione dell’Europa politica e sociale di Jacques Delors ha scandito il passaggio da una fase all’altra della costruzione comunitaria.

Mentre la scommessa degli Stati Uniti d’Europa è restata sullo sfondo, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio e il Mercato comune europeo si sono rivelati validi strumenti del contenimento anticomunista ed hanno costituito il motore dell’ “età dell’oro” del capitalismo nei paesi dell’Europa occidentale.

Superata la crisi finanziaria degli anni settanta attraverso il Sistema monetario europeo, realizzato il passaggio dall’Europa dei 6 all’Europa dei 12, la riforma dei trattati con l’Atto Unico del 1986 ha accresciuto la coesione dell’Europa occidentale ed ha contribuito ad aprire il nuovo corso di Gorbaciov in Unione Sovietica.

All’indomani della caduta del muro di Berlino e della dissoluzione del blocco sovietico, il Trattato di Maastricht del 1992 e il “Libro Bianco” di Jacques Delors del 1993 hanno delineato i possibili pilastri di una Europa politica fondata sulla crescita, la competitività e l’occupazione.

 

 

Venuta meno la prospettiva indicata da Delors di una “Federazione di Stati – Nazione”, la realizzazione dell’Unione economica e monetaria e l’allargamento ai paesi dell’Europa orientale non sono stati accompagnati da un adeguato rafforzamento della governance europea, dal coordinamento delle politiche economiche dei paesi membri della zona euro e da una autentica Costituzione europea.

Si tratta di nodi sostanzialmente irrisolti dopo l’arretramento del processo di integrazione causato dal fallimento dell progetto di Costituzione, battuto dal referendum francese e olandese del 2005 e sostituito dal Trattato di Lisbona del 2007.

Come hanno sottolineato tre figure eminenti della politica europea quali Helmut Schmidt, Jacques Delors e Carlo Azeglio Ciampi[2] alla vigilia del Consiglio di Bruxelles del 28 giugno 2012, l’impatto della crisi finanziaria internazionale sui paesi della zona euro rende ormai improcrastinabile un salto di qualità del processo di integrazione, con l’obiettivo di coniugare misure di breve periodo con una visione strategica del futuro dell’Unione.

Al di là delle cronache giornalistiche sulla doppia partita tra Italia e Germania nei campi di calcio dei campionati europei e sulla vittoria dei “tre Super Mario – Monti, Draghi e Balottelli” sulla Germania di Angela Merkel, il Consiglio europeo del 28 giugno merita allora di essere analizzato attentamente, sia per le decisioni immediate che per l’avvio di una discussione ancora ristretta agli addetti ai lavori sul futuro dell’Unione.

2. Il documento del Presidente Van Rompuy “Verso un’autentica Unione economica e monetaria”

Passata quasi in sordina, la relazione “Verso un’autentica Unione economica e monetaria”[3] presentata dal Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy, in stretta cooperazione con i Presidenti della Commissione, dell’Eurogruppo e della Banca centrale Barroso, Junker e Draghi, ha costituito la vera piattaforma di discussione del Consiglio europeo.

Elaborato con l’obiettivo di proseguire entro il prossimo decennio verso “un’architettura dell’Unione economica monetaria più forte”, basata su “quadri integrati per il settore finanziario, le questioni di bilancio e la politica economica” e sul “rafforzamento della legittimità e della responsabilità democratica”, il documento dei quattro Presidenti ha voluto affrontare in maniera articolata i temi del settore finanziario e bancario ed indicare soltanto l’esigenza del coordinamento delle politiche economiche e sociali e della riforma istituzionale dell’Unione.

Mentre per la stabilità finanziaria della zona euro le proposte di un “sistema unico europeo di vigilanza bancaria”, di un quadro comune di garanzia dei depositi e di risoluzione per gli istituti irrecuperabili, di una “evoluzione qualitativa verso un’unione di bilancio” con l’ emissione di debito comune e di un ufficio del tesoro europeo con compiti di raccordo tra il bilancio centrale e i bilanci nazionali sono sembrate all’altezza dell’emergenza finanziaria e bancaria, i quadri integrati sulla politica economica e sulla legittimità e la responsabilità democratica sono parsi al di sotto delle aspettative e incapaci allo stato attuale di segnare la svolta necessaria verso il rafforzamento della dimensione politica dell’Unione.

L’auspicio di politiche nazionali ed europee per la crescita forte e sostenibile, l’occupazione e la coesione sociale, con particolare attenzione per la mobilità dei lavoratori e il coordinamento in campo tributario, non sembra superare la contraddizione esistente tra la moneta unica e l’assenza di una strategia condivisa tra i paesi della zona euro per lo sviluppo sostenibile, la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica e la qualità del lavoro nei settori più avanzati dell’economia della conoscenza. Il riferimento a uno “stretto coinvolgimento del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, nel rispetto del metodo comunitario” per il rafforzamento della legittimità e della responsabilità democratica non è certo sufficiente a mobilitare i cittadini europei in un percorso costituente e tradisce semmai la preoccupazione di non superare il recinto intergovernativo, in una fase quanto mai delicata per il futuro dell’Unione.

Se la cautela può essere considerata d’obbligo in un documento che “non intende essere un piano definitivo” ma vuole suggerire un “metodo di lavoro” aperto a “eventuali modifiche ai trattati UE”, la relazione del Presidente Van Rompuy risente del mancato coinvolgimento del Presidente del Parlamento europeo, di una soggezione di fondo rispetto ai poteri degli stati nazionali, dell’assenza di ogni prospettiva federalista ma può avere in ogni caso il merito di aver riavviato il confronto sul futuro politico dell’Unione.

Siamo di fronte a potenzialità e limiti ugualmente riscontrabili nelle dichiarazioni del vertice della zona euro e nelle conclusioni del Consiglio europeo, che lasciano tuttavia spazio all’iniziativa delle forze politiche e sociali per il rilancio dell’Europa politica.

 

3. Le dichiarazioni del vertice della zona euro e le conclusioni del Consiglio europeo

Al termine di un Consiglio europeo contraddistinto dall’impegno della Francia di François Hollande per il superamento delle politiche di rigore e di austerità reclamate dalla Germania di Angela Merkel e dall’asse costruito dall’Italia di Mario Monti con la Spagna di Mariano Rajoy per il varo di misure cogenti contro la speculazione finanziaria fino al ricorso al diritto di veto[4], la dichiarazione del vertice della zona euro e le conclusioni del Consiglio europeo lasciano intravedere una possibile ripresa della costruzione europea.

La decisione dei paesi della zona euro di affidare alla Commissione il compito di presentare entro il 2012 proposte relative a un meccanismo di vigilanza bancaria unico con il coinvolgimento della Banca centrale europea, per “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”[5] e permettere la ricapitalizzazione degli istituti bancari in difficoltà, rappresenta un passo significativo verso una Unione bancaria, a condizione dello scioglimento dei nodi della garanzia dei depositi e della liquidazione degli istituti irrecuperabili.

Al di là dell’affermazione del governo italiano sul cosiddetto “scudo anti-spead” e delle resistenze tedesche a una sua rapida attuazione, la possibilità di accedere agli strumenti EFSF (Fondo europeo di stabilità finanziaria) e MES (Meccanismo europeo di stabilità) in modo flessibile, al fine di stabilizzare i mercati per gli Stati membri che rispettino il Patto di stabilità e le raccomandazioni della Commissioni per il rientro del debito, può effettivamente contribuire a fornire un freno alla speculazione finanziaria e a rendere chiaro l’impegno dell’Unione europea per la salvaguardia della moneta unica.

In sintonia con gli equilibri politici raggiunti dal vertice della zona euro, le conclusioni del Consiglio europeo[6] rispondono alle esigenze di breve periodo di una “crescita forte, intelligente, sostenibile e inclusiva” con un “Patto per la crescita e l’occupazione” fondato sull’attuazione della strategia “Europa 2020” ma si limitano a richiedere al Presidente Van Rompuy una relazione supplementare sul coordinamento delle politiche economiche e sul rafforzamento della dimensione istituzionale dell’Unione europea entro l’ottobre 2012 e un rapporto finale per il dicembre 2012.

Entro lo stesso termine, la ricapitalizzazione della Banca europea degli investimenti per un totale di 10 miliardi di euro e l’assegnazione di fondi strutturali aggiuntivi pari a 55 miliardi a sostegno della ricerca e dell’innovazione, delle piccole e medie imprese e dell’occupazione giovanile potrà essere accompagnata dall’emissione di “prestiti obbligazionari” per il finanziamento di progetti pilota nei settori dei trasporti, dell’energia e dell’infrastruttura a banda larga.

Altrettanto significativa può essere considerata la possibilità per gli stati che lo vorranno di ricorrere alla “cooperazione rafforzata” prevista dai trattati per quanto concerne la tassazione delle transazioni finanziarie, secondo lo spirito della cosiddetta Tobin Tax.

Si tratta nell’insieme di misure tampone che in una ottica di breve periodo potranno essere efficaci soltanto a condizione di una completa attuazione della strategia Europa 2020, di una rapida elaborazione del programma COSME per la competitività delle piccole e medie imprese nei settori della ricerca e dell’innovazione.

Ad essere ancora assente è una visione strategica del futuro dell’Unione economica e monetaria, per la quale il mandato attribuito al Presidente Van Rompuy può rappresentare una opportunità soltanto se le famiglie politiche rappresentate al Parlamento europeo, le forze sociali, i movimenti europeisti saranno consapevoli della posta in gioco e sapranno mobilitare l’opinione pubblica europea a sostegno di una Unione sempre più integrata a livello economico e politico.

 

4. I compiti delle famiglie politiche, delle forze sociali e dei movimenti europeisti

Riprendendo le osservazioni di Schmidt, Delors e Ciampi alla vigilia del vertice, è sicuramente illusorio trattare le questioni dell’euro e dell’Unione europea nei soli termini del rigore, limitandosi agli aspetti bancari e finanziari, senza affrontare il tema del coordinamento delle politiche economiche e definire nuovi assetti istituzionali che diano slancio all’Unione europea.

A farsi sentire negativamente è l’assenza di leadership europee capaci di guidare un nuovo movimento europeista e federalista, con la stessa forza e lungimiranza con la quale Altiero Spinelli si battè per la riforma dei trattati e Jacques Delors seppe indicare all’Europa la via dell’Unione economica e monetaria e, seppure inascoltato, quella di una “Federazione di Stati-Nazione” come obiettivo possibile tra il sogno degli Stati Uniti d’Europa e il ripiegamento su se stessa dell’Unione europea.

A tale proposito, la voce del Presidente del Parlamento europeo Martin Schultz a favore di un balzo federalista dell’Unione europea richiama tutti i soggetti politici e sociali al momento della consapevolezza e della mobilitazione politica e culturale: “Sentiamo dire che per far funzionare l’unione economica e monetaria c’è bisogno di un’unione politica, di un’unione di bilancio e di un’unione bancaria. Queste tre unioni supplementari sono frenate da tre domande concomitanti: quale deve essere fatta per prima ? Quali caratteristiche devono avere ? A chi si devono applicare ? [….] Un’Unione politica più forte, intesa come ulteriore rafforzamento dei poteri della Commissione europea ma anche come rafforzamento della sua legittimità attraverso l’elezione diretta, con un Parlamento democraticamente eletto che esamina, controlla, emenda e rigetta le sue decisioni o le sue proposte, sono gli obiettivi dell’unione politica del futuro. L’Unione politica è la più ambiziosa di queste tre unioni e deve riguardare tutti gli Stati”[7].

Al termine del Consiglio europeo, il Presidente Van Rompuy, se in politica si può essere felici, si è detto “un uomo felice, almeno per le prossime ore”[8]. Per la felicità dell’Europa il tema di nuovi equilibri politici, istituzionali e costituzionali in senso federalista deve essere riportato al centro della discussione dei partiti politici, delle forze sociali e dei movimenti europeisti. Il rilancio dell’Europa politica non può essere affidato soltanto ai quattro Presidenti ma deve camminare sulle gambe di una mobilitazione delle forze europeiste e dell’opinione pubblica europea. Se il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno riapre un sentiero piuttosto stretto per l’Europa politica, le elezioni europee del 2014 segnano probabilmente il termine massimo entro il quale un salto di qualità dell’integrazione politica ed economica dell’Unione deve essere realizzato.

 

 

 


[1] Sulla storia del processo di integrazione si vedano almeno Bino Olivi, L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea 1948 – 1998, Il Mulino, 1993 e Leonardo Rapone, Storia dell’integrazione europea, Carocci, 2010.

[2] Gli articoli di Schmidt, Delors e Ciampi sono stati pubblicati nell’ambito di un ampia discussione lanciata da “Il Sole 24Ore” sugli Stati Uniti d’Europa, alla quale hanno partecipato tra gli altri Joschka Fischer, Romano Prodi, Jerzy Buzek, Gordon Browm, e Martin Schulz. Si vedano Helmut Schmidt, Basta tatticismi di partito, Berlino sia solidale; Jacques Delors, Il coraggio degli eurobond per creare la “Grande Europa” ; Carlo Azeglio Ciampi, L’Europa ritrovi lo spirito dei padri fondatori, su “Il Sole 24 Ore” del 5, 6 e 16 giugno 2012.

[3] Consiglio Europeo, Verso un’autentica Unione economica e monetaria. Relazione del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, Bruxelles, 26 giugno 2012, in www.consilium.europa.eu

[4] Alberto D’Argenio, Nella notte l’avviso del Professore “Eliminare un pezzo dell’accordo significa colpire tutta l’eurozona”, in La Repubblica, 30 giugno 2012; Alessandro Merli, Gerardo Pelosi, Dino Pesole, Beda Romano, La tormentata notte che rischiara i mercati. Dopo serrati confronti tra Monti e Merkel il vertice si chiude alle 4,30 del mattino, in Il Sole 24 Ore, 30 giugno 2012.

[5] Dichiarazione del vertice della zona Euro, Bruxelles, 29 giugno 2012, in www.european-council.europa.eu

[6] Consiglio europeo, Conclusioni, Bruxelles, 29 giugno 2012, in www.consilium.europa.eu

[7] Martin Schulz, Contro la crisi serve un balzo “federalista”, in Il Sole 24 Ore, 24 giugno 2012

[8] Consiglio europeo, Osservazioni del presidente Herman Van Rompuy a seguito del Consiglio europeo, Bruxelles, 29 giugno 2012, in www.consilium.europa.eu

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    By: Sante Cruciani

    Sante Cruciani, ricercatore a tempo determinato (tipo b) in Storia delle relazioni internazionali all’Università della Tuscia. Si occupa del processo di integrazione, delle culture politiche e sindacali della sinistra europea, delle rappresentazioni mediatiche della guerra fredda. Tra le sue pubblicazioni: L’Europa delle sinistre. La nascita del Mercato comune europeo attraverso i casi francese e italiano (1955-1957), Carocci, 2007; Passioni politiche in tempo di guerra fredda. La Repubblica di San Marino e l’Italia repubblicana tra storia nazionale e relazioni internazionali (1945–1957), Università di San Marino, 2010. È curatore di: Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese, École Française de Rome, 2012; Il socialismo europeo e il processo di integrazione. Dai Trattati di Roma alla crisi politica dell’Unione (1957-2016), FrancoAngeli, 2016.  Insieme a M. Ridolfi, ha recentemente curato i volumi L’Unione Europea e il Mediterraneo. Relazioni internazionali, crisi politiche e regionali (1947-2016), FrancoAngeli, 2017; L’Unione Europea e il Mediterraneo. Interdipendenza politica e rappresentazioni mediatiche (1947-2017), FrancoAngeli, 2017. È condirettore della rivista digitale www.officinadellastoria.eu.

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