“Ceci n’est pas l’Europe”. Caricature per un’Europa in difficoltà

 

Crisi, muri, terrorismo, migranti, Grexit, Brexit potrebbero essere le parole chiave per una descrizione dell’Europa di oggi che, a sessanta anni dalla firma dei Trattati di Roma, appare “provata”, sebbene abbia vissuto un lungo periodo di pace che le ha consentito perfino di ricevere il premio Nobel. Le molteplici crisi che minacciano oggi l’Unione europea invitano alla ricerca indispensabile di fattori di coesione per scongiurare pericoli di reale divisione. Un contesto paragonabile a quello che, a seguito delle disastrose conseguenze di due conflitti mondiali, portò poi, inseguendo la volontà di unire le forze, all’istituzione della Comunità europea. È auspicabile, quindi, che come le difficoltà di allora furono ispiratrici della volontà di ripartire insieme, le insidie di oggi suggeriscano soluzioni analoghe. In contrapposizione alle diffuse idee di secessione e nazionalismo, movimenti e organizzazioni a favore di un urgente rafforzamento cercano di dirigere la propria voce verso i luoghi della politica chiamati a lavorare per contrastare le insidie e rafforzare l’unità all’interno dell’assetto sovranazionale.

L’idea e la necessità di restare uniti per affrontare meglio i disagi che interessano l’Unione, mettendo tuttavia, in luce gli aspetti legati alle criticità presenti all’interno delle sue istituzioni e nella politica estera degli stati membri, ha trovato espressione in una esposizione intitolata “Ceci n’est pas l’Europe. 120 caricatures d’actualité”, che ha avuto luogo presso il Memorial Museum di Mons (Belgio) dal 21 febbraio al 26 giugno 2016. Lo scopo della mostra è stato, infatti, quello di analizzare, attraverso i tratti di alcuni noti fumettisti, le attuali insidie che rischiano di compromettere il complesso processo di integrazione europea e insieme, permettere ai visitatori di “gustare” una sorta di satira politica in immagini, riferita a fatti e politici europei.

Il Memorial Museum di Mons è uno dei nuovi musei aperti nel 2015, in cui le collezioni storiche portano alla memoria i valori legati alla pace e alla libertà, non è un caso quindi che la scelta di questa location sia risultata adatta all’iniziativa. In questo ambiente un disegnatore non si sente intellettuale, ma creatore di immagini che inconsapevolmente suscitano il dibattito ; come afferma Jean Plantu, disegnatore e presidente di Cartooning for Peace[1],

le dessinateur sans le savoir soulève le débat, comme monsieur Jourdain ne sait pas, dans la pièce de Molière “Le bourgeois gentilhomme”, qu’il fait de la prose de vers […] sans être des intellectuels, nous soulevons des débats qui le sont, au sein de Cartooning for Peace. C’est la grande richesse de notre association. Nous avons des dessinateurs de toutes opinions et vous verrez dans le Memorial Museum de Mons des dessins qui sont contradictoires et qui font qu’au bout du compte le visiteur repartira enrichi d’un débat qui sera suscité par les images qui l’auront interpellé[2].

Nicolas Vadot, fumettista belga, curatore dell’esposizione e vice presidente della Cartooning for Peace ha spiegato come l’intento della mostra sia stato quello di documentare che

nell’epoca in cui l’Unione europea – questa costruzione pacifica unica nella storia – deve accogliere un flusso di migranti che fuggono dalla povertà, dalla barbarie della guerra, mentre essa stessa è interessata da una sostanziale crisi identitaria, un centinaio di piccoli disegni tenteranno di raffigurare una decina di progetti che agitano il vecchio continente[3].

Lo stesso Vadot ha messo in luce come l’“eurofobia” che serpeggia ai nostri giorni, rappresenti un incredibile paradosso se si pensa a uomini e donne pronti a rischiare le proprie vite per raggiungere l’Unione europea, certo imperfetta, ma che consente ancora di sognare a coloro che non ne fanno parte. Il merito di questa iniziativa va all’opportunità che ciascun visitatore ha avuto di guardare da vicino i volti dell’estremismo, dell’intolleranza da cui il vecchio continente è afflitto in questi tempi. Le considerazioni che originano dall’osservazione dei numerosi disegni ricordano come vivere nell’Unione europea non sia soltanto approfittare dei vantaggi, ma proteggere e difendere un’eredità straordinaria che ha consentito all’Europa, durante i secoli, di essere un punto di riferimento illuminante universale. Per questi motivi, sebbene si viva in un mondo globalizzato, questi valori restano attuali e sempre più preziosi.

Prendendo ispirazione dal famoso quadro di René Magritte “La trahison des images”, la caricatura dell’affiche, riportata in appendice, si fa interprete, attraverso il tratto grafico, di riprodurre la mappa dell’Europa schizzata di sangue e le stelle della bandiera europea che litigano tra loro. L’Europa sembra non passarsela bene; questi elementi fuoriescono da una pipa (riferimento appunto all’opera di Magritte), il testo pone la questione: questa Europa è un continente che sta andando davvero male? È surreale pensare che vada male, o va bene? Questo è solo uno dei numerosi esempi che rappresentano l’espressione delle numerose crisi che interessano l’Europa di oggi, mostrandoci come i fumetti risultino, evidentemente, strumenti potenti, in grado di suscitare un dibattito e promuovere la tolleranza.

L’esposizione, articolata intorno ad un centinaio di caricature, è riuscita nell’intento di far riflettere e incuriosire giovani e meno giovani, inducendoli a prendere atto della crisi identitaria europea, raffigurata in modo colorato e a volte grottesco, ma per questo sicuramente molto efficace. Organizzato su dieci temi principali[4], il percorso espositivo ha affrontato argomenti vari a partire dall’ascesa dei movimenti estremisti, alla problematica dei migranti, alle conseguenze della crisi economica, alla recrudescenza dei discorsi populisti e alla proliferazione di repliche nazionaliste. Attraverso l’umorismo, la satira e l’emozione, la matita di 52 caricaturisti, europei ed extraeuropei, ha dato forma ai numerosi lati oscuri che minacciano il vecchio continente.  Le caricature riproducono l’attualità che quotidianamente riempie le pagine dei giornali. Attraverso le loro matite, gli autori hanno realizzato disegni a tratti buffi, violenti, tristi, ma capaci di proporre dibattiti[5], scongiurando il rischio, quindi, di lasciare indifferenti. Un aspetto particolarmente interessante, che merita di essere sottolineato, è quello dell’attenzione rivolta ai ragazzi, in particolar modo al mondo scolastico; è stato pubblicato, a questo scopo, un dossier pédagogique con il quale si spiega cosa c’è dietro ad una caricatura, come si analizza una caricatura, come si progetta un fumetto e, soprattutto, la possibilità di ritrarre l’Europa di oggi e quella del futuro[6]. Lo scopo della pubblicazione e alcuni incontri, vere e proprie ‟lezioni” dedicate agli studenti, ha voluto mettere in risalto l’importanza di trasmettere ai giovani il significato di unione e condivisione, ma anche delle minacce che sempre più mettono in pericolo questi valori, sottolineando come tutto questo debba essere compreso fin da piccoli per crescere consapevoli di quanto sia importante conservare e migliorare ciò che si è stati capaci di costruire.

Un evento, un percorso, una iniziativa davvero originale, questa esposizione, ma soprattutto efficace, diretta, emozionante, utile a chiunque creda ancora nel progetto europeo, non solo in occasione di ricorrenze storiche, ma soprattutto in direzione di un futuro che, nonostante sia caratterizzato da numerose difficoltà, offre tuttavia molti spunti per valorizzare potenzialità ancora inespresse.

 

Appendice

Di seguito, tratte dal catalogo della mostra, la riproduzione del manifesto disegnato da Jean Plantu e di alcuni disegni inseriti nelle aree tematiche.

 

  1. Progetto europeo
Cristina Sampaio (Portogallo)
Chappatte (Svizzera)
Rousso (Francia)

 

  1. La crisi economica

 

Kroll (Belgio)
Karl (Belgio)

 

  1. Una Europa tedesca?
Vadot (Belgio)

 

  1. La crisi dei rifugiati
Haderer (Austria)

 

Falco (Cuba)

 

  1. I movimenti nazionalisti
Kap (Spagna)
Dilem (Algeria)

 

Marec (Belgio)

 

  1. I volti dell’eurofobia

 

Tom (Olanda)

 

  1. Brexit o non Brexit?
Vadot (Belgio)

 

  1. Turchia sulle rive del Bosforo
Zlatkovsky (Russia)

 

  1. I nostri vicini dell’Est
Antonio (Portogallo)

 

  1. L’Europa vista dagli altri
Firoozeh (Iran)
Dilem (Algeria)
Xia Lixuan (Cina)

 

 

 

[1] Il 16 ottobre 2006 presso la sede delle Nazioni Unite a New York, Kofi Annan e Jean Plantu radunarono dodici tra i più grandi fumettisti del mondo in occasione del convegno “Dimenticare l’intolleranza, disegnare per la pace”. Da questo incontro nacque il progetto Cartooning for Peace/Dessins pour la Paix, rete internazionale di fumettisti impegnati a promuovere una migliore comprensione e un rispetto reciproco tra popolazioni di culture e fedi diverse, utilizzando il fumetto come mezzo di espressione di un linguaggio universale. Da allora, l’attività di Cartooning for Peace non ha smesso di crescere. L’associazione organizza regolarmente mostre, conferenze sulla libertà di espressione e incontri di disegnatori con il pubblico, in tutto il mondo. CfP promuove anche differenti azioni per giovani e studenti. Oltre al suo messaggio universale, CfP contribuisce anche al riconoscimento del lavoro giornalistico dei fumettisti, sostenendoli e proteggendoli nell’esercizio del loro mestiere, soprattutto nei casi in cui il loro lavoro si svolga in contesti “difficili”. Ad oggi, CfP conta più di 120 fumettisti di 51 nazionalità, impegnati nella promozione del dialogo e della tolleranza.

[2] Ceci n’est pas l’Europe. Dossier pédagogique, pp. 8 – 9.

[3] Ivi, p. 5.

[4] Queste le tematiche della mostra: Le project Européen, La crise économique, Une Europe Allemande?, La crise des réfugiés, Le mouvements nationalistes, Les visages de l’europhobie, Brexit or not Brexit?, Turquie, sur les rives du Bosphore, Nos voisins de l’Est, L’Europe vue par les autres.

[5] A proposito della capacità che ha un disegno di suscitare un dibattito l’opinione di Jean Plantu risulta ancora una volta illuminante : ‟un dessin réussi donne au lecteur l’occasion de s’intéresser à l’essentiel, c’est-à-dire à l’écrit des journalistes. Quand un dessin interpelle un lecteur ou un internaute, il peut lui donner la possibilité de participer à un débat car le dessin n’est pas neutre, il est une prise de position. Le dessin s’affiche comme une subjectivité, il n’a rien d’objectif, il est totalement subjectif, il est là pour proposer un débat” (Ceci n’est pas l’Europe cit., p.8).

[6] È interessante, a proposito di futuro per l’Europa, la descrizione dell’Europa del 2046 immaginata e sognata da Daniel Cohn-Bendit, dal titolo Paris ‒ Carrefour de l’Odéon. 3 avril 2046, riportata in appendice al catalogo della mostra, disponibile on line http://www.polemuseal.mons.be/fr/mons-memorial-museum/accueil-des-publics/scolaire/dossiers-pedagogiques/exposition-ceci-nest-pas-leurope  (sito consultato il 5 aprile 2018).

 

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