Le elezioni “viste da fuori”

Nello spirito dell’idea che ha suscitato l’Osservatorio politiche 2013, leggere gli interventi selezionati per questa sezione può offrire un valido ausilio per coloro che, interessati alla politica e alle sue numerose chiavi di lettura potranno, attraverso i contributi inseriti a livello internazionale, effettuare un’analisi comparata dei temi trattati nel periodo che ha preceduto e seguito le elezioni politiche del 24 – 25 febbraio 2013.

Il periodo pre elettorale ha visto una propaganda molto vivace con toni spesso “fuori dalle righe” e questo ha naturalmente offerto molti spunti alla stampa. Secondo Pierre Gasquet (“Italie: les dures leçons du ‘roi Giorgio’”, “Les Echos”, 23 aprile 2013), “En les invitant à accepter une forme de grande coalition à l’allemande, Giorgio Napolitano a exhorté les partis politiques à faire passer le sens de la nation avant leurs intérêts propres. ‘Les discours sont des actes’, disait Hegel. Surtout en Italie, serait-on tenté d’ajouter”. Per il modo e i motivi che hanno reso necessario un simile “rimedio” lo stesso può essere definito come un curioso esercizio di retorica politica a cui hanno assistito gli italiani. Le parole del Presidente Napolitano hanno richiamato la necessità di offrire al Paese una prova di responsabilità e coesione nazionale, oltre che una volontà di dare risposte ai gravi ed evidenti problemi che affliggono la nostra nazione, volendo dimostrare anche l’impegno a riconquistare la fiducia da parte dei paesi esteri, piuttosto vacillante negli ultimi tempi, con la rielezione di Giorgio Napolitano, prima volta nella storia dell’Italia repubblicana in cui un Presidente assume, per un ulteriore settennato la carica più alta dello Stato, come risposta allo stallo totale del Paese.

 

La sezione “visti da fuori” raccoglie 366 articoli e interventi, selezionati tra quotidiani e riviste dalla stampa inglese, francese, belga, tedesca, spagnola e da alcuni giornali dell’Europa centro-orientale. Questi offrono una panoramica utile ad analizzare come, fuori dal nostro Paese, il periodo della campagna elettorale italiana è stato vissuto e interpretato; fra le testate che il capitolo cita, “Die Welt”, “Frankefurter Allgemeine”, “Zeit”, “Le Monde”, “Le Figaro”, “Le Nouvel Observateur”, “Le Soir”, “Les Echos”, “The Guardian”, “Financial Times”, “The Times”, “The Independent”, “El Paìs”, e “Gazeta Wyborcza”. In questo capitolo riportiamo i temi e i leaders trattati, seguendo una dimensione nazionale e temporale, ma anche soffermandoci su quelle qualità e sfumature che attraverso la stampa straniera riescono a dipingere la realtà italiana spesso in modo più distaccato ed obiettivo dalla stampa nazionale. Questo, ci pare, il grande contributo dell’Osservatorio elettorale 2013, dove la sezione “Visti da fuori” permette di comunicare l’atmosfera che ha caratterizzato queste elezioni con uno sguardo nuovo, evidenziando il dibattito politico, culturale ed economico che ha circondato gli attori e i partiti politici per conoscerli meglio o, comunque, in modo diverso e cercare di capire dove l’Italia sta andando, e se, e come, si sta muovendo.

 

I personaggi maggiormente “trattati” sono stati senza dubbio Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. La stampa estera, sebbene abituata alle esternazioni del “cavaliere” non ha potuto trascurare, durante la campagna, le performances propagandistiche del Popolo della Libertà (PDL). Beppe Grillo, da parte sua, ha rappresentato la vera novità, soprattutto dopo le elezioni, con una sorta di stupore nei confronti del suo successo elettorale e di dubbia interpretazione dei suoi toni e del suo modo di fare politica. È stato più volte sottolineato come in fin dei conti si trattasse soltanto di un comico e per questo spesso considerato di minore rilievo nello scenario politico del momento, anche per l’appartenenza ad un movimento e non ad un partito. Naturalmente i risultati hanno contribuito a trattare il “fenomeno Grillo” evidenziandone sia la sorpresa per lo stesso comico, sia nei confronti dei tanti elettori che lo hanno scelto. Una novità di certo nello scenario politico italiano che ha mostrato subito molte criticità.

 

In Germania, “Zeit” non ha usato mezzi termini nell’esprimere scetticismo riguardo ai “grillini” sottolineando in particolare la loro manifesta inesperienza (“Zeit” 1° marzo). Il comico è risultato come “The great winner of the election, … who secured one fourth of the Italian electorate becoming the “regulator” of Italian political life” (“Neueurope” 3 marzo) e ancora prima dei risultati “Die Welt” prevedeva che “Politik-Clowns greifen in Italien nach der Macht”- i politici clowns italiani si sarebbero impossessati del potere – (“Die Welt”, 15 febbraio) alludendo a come il fenomeno MoVimento 5 Stelle, già vincitore alle elezioni amministrative di Parma, avrebbe provocato una netta divisone dell’elettorato italiano, minacciando seriamente gli schieramenti “tradizionali”.

Volgendo ancora l’attenzione verso la stampa tedesca, lo stupore post-elettorale è stato ampiamente dimostrato anche nei confronti della percentuale ottenuta dal Popolo della Libertà e dalla coalizione di centro-destra (21,56% per il partito di Silvio Berlusconi e 29,18% per la coalizione alla Camera). L’incredulità della stampa tedesca emerge negli articoli trattati, attraverso la valutazione del livello di consenso ottenuto dal partito, incredulità espressa definendo eufemisticamente “bizzarro” l’elettorato italiano. Senza dubbio, infatti, esaminando i vari contributi, la personalità che ha colto l’interesse dei giornalisti stranieri è Silvio Berlusconi.

In Francia, “Libération” ha dedicato la copertina all’ex Primo Ministro italiano già nel dicembre 2012, con il titolo “Le retour de la momie”, mentre in Germania, con “Spiegel online International”, si parla del “Return of the Undead.” L’immagine della mummia è stata poi riutilizzata anche dalla stampa americana, dove il 22 febbraio il “New York Times” offre un commento nella sezione ‘Opinioni’, dal titolo “The Mummy Returns.” La situazione italiana viene descritta come disordinata, stretta dal risentimento nei confronti delle richieste europee e il patto di stabilità, e una crescente insoddisfazione dei cittadini nei confronti della politica. In questo marasma, “Berlusconi, revivified and ridiculous” veniva visto raccogliere un successo elettorale inaspettato, tanto che l’autore dell’articolo si chiede “The opera of Italian politics provides endless amazement: how can people so good at living be so bad at government?” Berlusconi, chiede il “New York Times”, ‘again?’, deve per forza iniettare sempre più zombie all’interno della politica italiana? L’incredulità attraversa l’Europa e l’Oceano.

I termini o gli eventi che sono presi in esame, quando la stampa estera scrive spesso di Silvio Berlusconi, sono al limite del ridicolo e colmi di accuse. Berlusconi non è soltanto la mummia o il morto che ritorna, ma viene citato con indignazione, come in occasione del giorno della Memoria, il 27 gennaio 2013, dopo aver parlato di Benito Mussolini come di un leader che ha fatto molto bene (“Berlusconi praises Mussolini on Holocaust Memorial Day”, BBC news, 27 gennaio; “Anger over Berlusconi praise of Mussolini”, “Financial Time”, 28 gennaio; e ancora aprendo dibattiti sulla figura stessa di Berlusconi in Polonia, “Berlusconi chwali Mussoliniego, choć nie za wszystko”, “Gazeta Wyborcza”, 29 gennaio, e con il Blog Charlemagne di “The Economist” che si chiede, “Gaffe or Provocation?”, 29 gennaio). Fino ad un commento pubblicato dal “The Guardian”, il 31 gennaio, che vede Silvio Berlusconi indissolubilmente legato ad una apologia del fascismo, macchia della politica italiana, “Silvio Berlusconi’s ‘apology of fascism’ is criminal but consistent.’

 

Ciò che appare estremamente interessante tenendo conto dell’analisi della stampa estera, riguardo il clima pre e post elettorale italiano, è riscontrare le differenze nella percezione avvertita dall’opinione pubblica straniera nei confronti di quanto i vari leaders, attraverso i loro discorsi, affermazioni ed atteggiamenti, hanno contribuito a diffondere, inducendo ad una maggiore presa di coscienza verso alcuni aspetti della vita quotidiana degli italiani, che sembrano essere oramai scontati o minimizzati, ma che in realtà non lo sono. Il “comico” e il “cavaliere”, sono stati i veri padroni di questa campagna elettorale, Beppe Grillo rifiutando la televisione e i giornalisti italiani, ma colmando le piazze italiane con la rabbia nei confronti della politica, e Silvio Berlusconi, immutabile dopo quasi 20 anni, vivacizzando uno stanco clima politico italiano. Fino al momento in cui i risultati hanno sorpreso tutti, elettori ed eletti. Un’espressione di volontà, quella del 24-25 febbraio 2013, che ha mostrato un’opinione pubblica nettamente spaccata, ma comunque incapace di osare fino in fondo un vero cambiamento. Come ha commentato Marco Clementi, nel suo “Il voto visto dall’estero”, in una panoramica del voto italiano visto dalla Grecia, pubblicato sul numero di febbraio della “Rivista Il Mulino” “Monti ha perso da capo del Governo, Grillo ha vinto da capocomico, Berlusconi ha recuperato, nonostante i disastri precedenti. E Bersani? Di lui, in verità, nessuno qui si preoccupa più di tanto”.

 

In effetti la figura che ha raccolto un diverso livello di attenzione da parte di tutta la stampa estera, quindi non solo greca, è stato Pierluigi Bersani, il leader della coalizione di centro-sinistra e del Partito Democratico (PD). Spesso i giornalisti stranieri hanno parlato di lui riportando abbastanza fedelmente notizie circolanti in Italia, ma prive di particolari commenti se non per definirlo come un segretario di partito piuttosto anonimo, opinione confermata dopo i risultati e le vicende post-elettorali; non a caso il 9 gennaio “Le Monde” lo ha definito come “le favori fantôme”.

 

Interesse maggiormente tedesco è stato rivolto invece a Mario Monti sul quale, sia da parte dell’apparato istituzionale comunitario che del governo Merkel, si auspicava un successo che potesse consentire al “Professore” di continuare il percorso già iniziato con il governo tecnico. Già dal mese di gennaio “Die Welt” pubblicava Monti dringt bei Merkel auf Entlastung Italiens(31 gennaio) riportando il colloquio che il Premier italiano aveva avuto con la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, nel corso del quale Monti, pur assicurando il rispetto della politica più rigorosa intrapresa da parte italiana, rivendicava tuttavia una pianificazione finanziaria nazionale praticabile mediante la crescita, attuabile attraverso un “alleggerimento” del contributo italiano al bilancio dell’Unione europea.

 

Le tematiche e le personalità possono essere anche viste ed analizzate guardando al periodo antecedente e successivo alle elezioni. Mario Monti è stato molto citato ed osservato, con interesse, all’estero prima delle elezioni. Dopo le elezioni Beppe Grillo è diventato l’oggetto della curiosità dell’Europa ed anche degli Stati Uniti. Alla fine di gennaio, la stampa europea, ed anche l’ “Euobserver” si sono occupati di Mario Monti puntando allo scandalo che ha coinvolto il Monte dei Paschi di Siena (“Monti and Draghi under fire in Italian Bank scandal”, 25 gennaio). Il “Professore”, visto come credibile dalla maggior parte dei giornalisti europei, veniva anche osservato come possibile alleato del centro-sinistra. Su “Le Monde”, il 6 febbraio, si è posta l’attenzione sull’impossibilità di una alleanza che probabilmente non aveva mai avuto molte possibilità di riuscita, “Monti-Bersani, je t’aime moi non plus”, nonostante si sottolineasse come diversi Pasi europei, la Banca Centrale Europea e la Commissione guardassero in questa direzione.

 

Sulla stessa linea cui si posizionano il “Financial Time”, “Monti courts Italy’s democrats” (6 febbraio), e “The Economist”, “Who can save Italy?” (16 febbraio). In particolare, l’“Economist” paragona l’Italia alla Grecia, alla Spagna e al Portogallo, e sottolinea come l’economia italiana sia una delle due che, dal momento del lancio dell’Eurozona, ha visto il PIL reale decrescere, e dal 2000, comparata su 179 Paesi, si posiziona 169esima su 179, sopra solo ad Haiti, Eritrea e Zimbabwe. “The Economist”prende una chiara posizione nella campagna elettorale italiana, temendo passi indietro nell’economia e nelle riforme, “Italians”, scrive, “have a choice between the good, the bad and the broadly acceptable. The best result would be for Mr Monti to stay on as prime minister. He is running on a pro-reform ticket backed by a coalition of centrist parties. Sadly, the professor is better at governing than campaigning. L’Europa vede Monti come la risposta giusta, guardando con preoccupazione la sua campagna elettorale, Berlusconi come la scelta sbagliata e il centro-sinistra come una soluzione accettabile.

L’Unione europea (Ue) è l’organizzazione che accompagna la maggior parte dei commenti e degli articoli riguardanti Mario Monti. Ancora su “Euobserver”, il Primo Ministro, almeno fino alle elezioni, Monti viene citato con riferimento ad un suo intervento sul budget della Ue, dove l’Italia, ed altri Paesi, contribuiscono in maniera sproporzionata, e raccomanda una riduzione per Paesi come la Germania e il Regno Unito (“Italy pays too much to EU budget”, 1 febbraio). I suoi interventi hanno anche generalmente un risvolto inerente alla sua professione personale, e quindi all’economia, come quando risponde alla proposta di Berlusconi di restituire l’imposta municipale propria (IMU) che gli italiani avevano già pagato. Con una mossa a sorpresa, infatti, Berlusconi promette di restituire la tassa, inviando una lettera a milioni di famiglie italiane a pochi giorni dalle elezioni, “Berlusconi Pledges to Pay Back IMU Property Tax”, sul “Corriere International” (4 febbraio).

La mossa sull’imposta municipale propria non ha certamente aiutato Berlusconi a migliorare l’immagine che la stampa estera ha e ne fa nei suoi articoli e commenti. Se Mario Monti viene visto come una figura politica seria e credibile, la “mummia” Berlusconi viene visto in contrapposizione al “Professore”, malvisto anche dall’Unione europea, con Monti che punta il dito e cerca di rafforzare la sua candidatura, utilizzando le credenziali europee, come riporta il quotidiano belga “Le Soir”, “L’UE «craint le retour de Berlusconi», selon Mario Monti” (10 febbraio), con Berlusconi che ribatte sullo stesso giornale, due giorni dopo, “Berlusconi: «Je suis très crédible dans l’UE»” (12 febbraio). In realtà, gli articoli riportano le sue condanne per frode e le indagini “for allegedly paying a teenager for sex” e titolano “Berlusconi will drive Italy into bailout, bank says” (“Euobserver”, 19 febbraio). Silvio Berlusconi viene disegnato come “l’éternel latin lover” (“Monti-Bersani, je t’aime moi non plus”, “Le Monde”, 6 febbraio) e non sfugge ai commenti negativi, che a febbraio hanno portato su “The Guardian”, anche il fratello Paolo Berlusconi, dopo un commento razzista, “little black boy”, nei confronti del giocatore di calcio Mario Balotelli (“Berlusconi brother sparks fury over Balotelli remark”, 6 febbraio). “Je suis un homme joyeux qui préfère passer ses soirées avec des jolies filles plutôt qu’avec des politiciens de gauche qui ne se lavent pas et ont des pellicules!”, chiude “Le Monde”, nella sezione che ha seguito da vicino la campagna elettorale italiana, aggiungendo dopo questa frase solo un “Fin de citation.” (Dernier jour, dernières attaques, ultimes promesses, premières leçons”, 22 febbraio).

 

I giorni precedenti le elezioni hanno visto la maggior parte dei commenti sottolineare l’incapacità della classe politica italiana di guadagnare l’interesse dei propri elettori, “Le Figaro” descrive la campagna elettorale come “confusa”, temendo una “paralisi”quale suo esito (En Italie, une fin de campagne confuse”, 22 febbraio). E, come precedentemente osservato, lo stallo è arrivato con i risultati delle elezioni che non hanno dato una maggioranza netta a nessuna delle due coalizioni, ma hanno visto il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo guadagnare il 25,55% dei voti. È a questo punto che l’interesse dei media stranieri si concentra sul “comico”. Se prima avevano spesso indicato il comico in Silvio Berlusconi, ora la curiosità è per il MoVimento euroscettico e populista (“Italian election: Surge in popularity for eurosceptic protest party headed by stand-up comedian Beppe Grillo raises fears in EU”, “The Independent”, 28 febbraio) e il suo leader, Beppe Grillo. Il quotidiano “The Guardian”definisce il MoVimento come il grande successo di queste elezioni, paragonandolo al successo elettorale di Berlusconi e il suo partito Forza Italia nel 1994 (“Beppe Grillo’s Five Star Movement becomes Italy’s election success story”, 25 febbraio).

 

Copertine e titoli in Italia e all’estero sono ora solo per Beppe Grillo e il suo MoVimento 5 stelle, insieme alla preoccupazione dell’Europa nei confronti dello stallo italiano. I francesi cercano di spiegarlo ai suoi elettori paragonandolo all’attore e comico francese Coluche, che annunciò di volersi candidare alle elezioni presidenziali francesi nel 1981, e a Che Guevara (“Beppe Grillo: «Entre Coluche et Che Guevara»”, “Le Figaro”, 26 febbraio); nel Regno Unito viene accostato alla figura di Benito Mussolini “Beppe Grillo: Italy’s New Mussolini”. “The Spectator”, 2 marzo), ma viene anche dscritto come un “clown saggio”, usando le parole del premio nobel italiano Dario Fo, che ha sostenuto Beppe Grillo durante la campagna elettorale (“Beppe Grillo is a wise clown saving Italy with satire, says Dario Fo”, “The Guardian”, 2 marzo); in Polonia lo presentano col nome della sua campagna elettorale, “Tsunami” (“Tsunami Beppe Grillo odmienia Italią”, “Gazeta Wyborcza”, 26 febbraio); nel Regno Unito la BBC riporta una intervista e un articolo nello stesso giorno (“Transcript: Beppe Grillo interview”, “Beppe Grillo: Italy’s rabble-rouser shaking up politics”, 28 febbraio); fino alla sua richiesta di guidare il governo, “Beppe Grillo demande le poste de chef du governement”, “Le Monde”, 21 marzo). Ovunque, la sensazione che l’Italia sia, ancora una volta, confusa e bloccata, “Making sense of Italian elections” (“The Economist”, 26 febbraio); “Italy’s prospects look grim” (“The Guardian”, 1 marzo); “Italy Faces Deadlock in Election Aftermath”(“Novinite”, 26 febbraio); Guy Verhofstadt, che guarda all’Italia dalla Ue, pensa che parte di questo risultato sia spiegabile anche con il patto di stabilità e il ruolo della Ue nella politica e nell’economia italiana (“EU shares responsibility for Italian election result”, ALDE Press Release).

 

L’interesse che uno studioso, un appassionato di politica o semplicemente un curioso può soddisfare, attraverso la lettura dei contributi scelti per questa sezione dell’Osservatorio, è di fatto quello di potersi confrontare con uno scenario internazionale che non sempre, come spesso si può pensare della stampa estera, sta lì a giudicare, criticare, e ironizzare gli atteggiamenti ritenuti tipicamente opportunistici dell’elettorato italiano. Molti giornali hanno portato avanti un’azione di pura osservazione, a volte solidale con i problemi legati alla situazione nazionale italiana, altre guardando a possibili opportunità per l’Italia. Le ironie sono, in genere, rimaste solo per Silvio Berlusconi, una figura politica che stenta a trovare le ragioni del suo successo elettorale fra i media stranieri.

 

Anche per queste ragioni, l’esame dei risultati ha provocato stupore per alcuni dati e rassegnazione per altri. Ci si può chiedere quanto l’appartenenza all’Unione europea possa aver “mitigato” la pura critica fine a se stessa favorendo, piuttosto, una riflessione collettiva. Il confronto appare oramai una necessità. Attraverso il confronto si riflette e ci si preoccupa di porre rimedio a quelle problematiche che emergono a seguito della presa di coscienza, che invita ad una pausa e ad uno studio delle possibili soluzioni.

Analizzare, attraverso la lettura dei contributi, le opinioni, le critiche, i consensi e le battute espresse da autori appartenenti a culture diverse, abituati a fare notizia con sistemi che inevitabilmente differiscono da quello italiano, può portare ad un’ulteriore fase di analisi con un conseguente desiderio di ricerca di possibili opportunità. Lo scenario italiano pre-elettorale è stato di certo turbolento, e non si può dire che ad oggi molto sia cambiato. L’Osservatorio politiche 2013 ha permesso, attraverso le differenti sezioni individuate al suo interno, di percorrere un cammino complesso, ma appassionante attribuendo ad ognuna di esse una sua peculiarità.

La sezione “Visti da fuori” vuole essere uno strumento in grado di comunicare non solo i fatti che hanno caratterizzato la speciale atmosfera elettorale, ma anche le emozioni, gli stati d’animo e le opinioni mostrate nei confronti di elezioni tanto dibattute e tanto sorprendenti. La tipologia dei contenuti appartenenti a questa sezione consente uno studio in chiave comparata (politica, sociologica, economica) del fenomeno “elezioni” fatto in modo diverso, seguendo tematiche che rimangono spesso marginali nella stampa estera. Non si può, infatti, certo dire che vi sia stata indifferenza o scarsità di interesse nel trattare “da fuori” un appuntamento elettorale come quello del 24 e 25 febbraio 2013, il quale ha tenuto in sospeso numerosi settori non solo della vita politica nazionale, ma anche estera, oltre a quelli più specificatamente economico-finanziari.

 

 

 

 

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