L’Archivio dei movimenti a Genova e in Liguria

Un progetto e un percorso

“Archimovi”, come viene ormai identificato questo nuovo archivio, nasce da una passione condivisa e da un incontro. Intorno al 2009 si sono re-incontrati alcuni amici e amiche, che avevano in comune l’attività politica nel movimento del ’68 e degli anni seguenti. Quasi tutti avevano conservato memorie documentarie di quei periodi. E’ emerso e si è consolidato subito il desiderio di dare vita a un luogo, e a una attività, di raccolta e di conservazione comune di tutti quei documenti. Tutti e tutte abbiamo subito condiviso l’idea che solo un ente pubblico, archivio o biblioteca, potesse garantire la conservazione nel tempo e la fruibilità di quello che volevamo costruire, l’Archivio dei movimenti a Genova e in Liguria, sulla traccia di analoghi archivi che già da molti anni sono attivi in diverse città italiane. Un censimento e una guida ai più importanti (oltre cento) era stata pubblicata nel 2003 dal Mibac,[1] e, più recentemente, si è costituita una Rete tra Centri di documentazione e archivi che conservano documenti sulla stagione delle stragi e del terrorismo, ma anche dei movimenti e delle lotte degli anni Settanta[2].  Si trattava quindi di seguire le orme per un verso, e di integrare per un altro, cercando però di fare le scelte adatte al momento presente e alla situazione locale.

L’Associazione e la sede dell’Archivio
Il gruppo ha costituito quindi una associazione, denominata “Associazione per un Archivio dei movimenti a Genova e in Liguria” (febbraio 2009) e in un intenso anno di discussioni, di contatti, di ipotesi e verifiche si è giunti a un accordo con la Direzione della Biblioteca Berio e il Comune di Genova. I rapporti e la collaborazione tra l’Associazione e il Comune –Biblioteca Berio sono stati regolati da una apposita Convenzione, e la Sede dell’archivio è stata individuata in un piccolo edificio nel giardino della biblioteca, praticamente non utilizzato. Con il contributo di uno sponsor (la storica Compagnia portuale Pietro Chiesa) e l’appoggio della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, l’edificio è stato sistemato a norma per ospitare l’Archivio. Nell’estate 2010 sono affluiti i primi fondi documentari, e l’attività di riordino e descrizione è iniziata e sta gradualmente coinvolgendo diverse persone, tra cui alcuni giovani.

Fare pratica in archivio, e non solo…
L’archivio può essere una palestra di apprendimento teorico e pratico per giovani che abbiano interesse non solo verso il periodo storico rappresentato, ma anche verso le discipline dei Beni culturali. Infatti, dopo pochi mesi dall’inizio dell’attività, in archivio svolge un tirocinio una giovane e bravissima studente, Virginia Niri, del corso di laurea in Storia. Mentre si è potuto attivare un contratto a progetto con un altro giovane laureato e archivista diplomato, Fabrizio Sucameli. L’Associazione non esaurisce la sua attività solo nella raccolta e nel trattamento dei fondi, ma punta molto anche alla valorizzazione dei documenti, e alla diffusione della ricerca storica riguardante i movimenti. In pochi mesi l’Associazione ha promosso la presentazione di un libro, Altronovecento (Fondazione Micheletti –Jaka Book), di un nuovo volume di saggi sulla rivista Primo Maggio, digitalizzata integralmente; e di una mostra fotografica di Dario Lanzardo sugli anni Settanta, purtroppo la sua ultima mostra. Dario, un grande amico dell’Associazione e sostenitore della nostra impresa, è mancato pochi giorni fa, lasciando un grande vuoto, ma anche un enorme contributo con il suo lavoro, le sue fotografie e i suoi libri.
Per ciò che riguarda le fonti orali è stato prodotto un videodocumentario sul ’68 degli studenti e degli operai basato su interviste a testimoni, fotografie, filmati e documenti d’archivio, il primo di una serie: “Genova, autobiografia del Sessantotto. Prima parte: le occupazioni studentesche, la Chicago Bridge”. Il video, di Gianfranco Pangrazio e Giorgio Moroni, è stata anche l’occasione per la raccolta di almeno 15 ore di registrazione di testimonianze da almeno dieci testimoni. Materiale che andrà a far parte dell’Archivio.
Da poco è cominciata la lavorazione, con gli stessi criteri, di un altro video, dedicato al femminismo e al movimento delle donne a Genova e in Liguria. Questo nuovo documentario vedrà la collaborazione di una giovanissima studiosa, Anna Frisone, la cui tesi di laurea (poi edita con altri due contributi in un libro) riguardava proprio il femminismo genovese e il Coordinamento donne FLM).

Tutela della Soprintendenza archivistica, Sistema Archivistico Nazionale, integrazione con la rete bibliotecaria.
I primi fondi documentari donati all’Associazione sono stati dichiarati dalla Soprintendenza Archivistica regionale, di “interesse storico particolarmente importante”. I fondi tutelati verranno donati dall’Associazione alla Biblioteca Berio, ed entreranno quindi a far parte del patrimonio pubblico a tutti gli effetti. I fondi documentari, in quanto Beni culturali, potranno essere descritti anche nel sistema informativo SIUSA delle soprintendenze archivistiche e quindi entrare nel SAN, Sistema Archivistico Nazionale, la rete di descrizioni archivistiche che costituirà la porta d’accesso principale per la conoscenza degli archivi italiani su internet.
Non trascuriamo però la possibilità che alcune parti dei fondi stessi (i libri, i periodici), pur conservando il legame archivistico con il fondo a cui appartengono, e senza essere dispersi fisicamente nelle raccolte della Biblioteca, possano però essere descritti nella piattaforma regionale (Aleph) alla quale la Berio appartiene, creando ulteriori possibilità di accesso per utenti diversi dai ricercatori d’archivio. E’ stata attivata la procedura in tal senso, anche con un aspetto di sperimentazione molto interessante, e lo staff della Biblioteca Berio sta catalogando un primo gruppo di libri dell’Archivio.  

Modalità di consultazione
Questi aspetti, e altri che per ora possiamo solo ipotizzare, come un sistema di “user’s contributes” o di “references” via web, riguardano la conoscenza dell’archivio da parte di utenti remoti. Ma intanto l’aspetto principale è la consultazione “fisica” dei fondi da parte di utenti in carne e ossa, Archimovi come servizio della Biblioteca Berio.
In base agli accordi tra Associazione e Biblioteca, la consultazione da parte del pubblico avviene nella sala della Sezione di Conservazione, Raccolta Locale, su prenotazione, con la possibilità per l’utente di consultare gli strumenti di descrizione dei fondi (ora, per quelli già approntati, sul sito dell’Associazione, e nella sala stessa, poi anche sul sito della Berio…). Si seguono le regole di consultazione messe in atto dagli archivi pubblici. L’Associazione, sempre su prenotazione, può svolgere un servizio di consulenza con suoi esperti o studiosi esterni.

Cosa c’è in Archimovi?
Archimovi, archivio e servizio della Biblioteca Berio, è stato presentato al pubblico il 14 ottobre 2010. Negli interventi degli ospiti, specie in quello di Luisa Passerini, che ha centrato il suo discorso sugli aspetti globali del ’68, è stata sottolineata l’importanza delle fonti primarie dei movimenti, prodotte e conservate dai movimenti stessi o da singoli individui. Per approfondire la storia di un fenomeno storico così complesso, e che in Italia è durato molto più che negli altri paesi, è necessario avere a disposizione e consultare una pluralità di fonti diverse. Anche quelle che, essendo molto fragili e insolite, in genere si disperdono prima di trovare adeguati luoghi di conservazione. Si pensi anche alla straordinaria produzione di periodici, di numeri unici, o di riviste vere e proprie. Anche nei fondi documentari raccolti fin’ora da Archimovi, le riviste e i periodici hanno uno spazio rilevante[3]. Questo fatto mette in luce che la commistione di tipologie documentarie diverse nei fondi dei movimenti politici e sociali degli ultimi decenni del ‘900, è da considerare un elemento intrinseco, che li caratterizza in modo sistematico. In Archimovi i documenti raccolti fin’ora coprono un arco di almeno quattro decenni, dagli anni Sessanta fino al Duemila. Si possono vedere le trasformazioni delle tipologie documentarie, il cambiamento dei mezzi scritorii e di comunicazione, dai dattiloscritti ciclostilati al computer  passando per vari generi di xerocopie, faximili, fotocopie e produzioni a stampa. Ai tipici volantini e documenti politici, in genere dattiloscritti e ciclostilati, ma in seguito stampati al computer e diffusi via fax (movimento della Pantera, 1991) e poi via rete internet (dagli anni ’90), sono mescolate una grande varietà di produzioni a stampa, che avevano anche un carattere estemporaneo. Troviamo spesso bollettini/numeri unici, fogli volanti usati anche come manifesti o locandine, manifesti-giornali murali, o spezzoni di rassegne stampa o raccolte di ritagli di periodici e quotidiani; ma sono presenti anche i fogli e quaderni manoscritti di appunti, bozze, note di vario genere. In alcuni fondi sono presenti anche fotografie (sia negativi che positivi), in uno in particolare (Fondo Tarallo) di notevole interesse. In diversi fondi accanto ai documenti sono presenti manifesti e grafiche, prodotti da movimenti e gruppi italiani, portoghesi, irlandesi, baschi, palestinesi …  Ci sono anche periodici e documenti politici scritti in diverse lingue e provenienti da paesi europei, mediterranei, dell’America latina o USA.
Le più recenti acquisizioni riguardano un complesso documentario, contenente diversi fondi personali di militanti dei movimenti degli anni Settanta, con documenti che vanno dai gruppi politici alla lotta contro le “Istituzioni Totali” (ospedali psichiatrici e istituti segreganti) alle lotte di fabbrica, alla nascita del movimento per i diritti degli omosessuali ai primi collettivi nelle scuole medie superiori, e ai documenti di gruppi cattolici “del dissenso” e molto altro. Un altro Fondo molto importante che sarà presto disponibile (il Fondo “Archinaute”) riguarda il femminismo genovese degli anni Settanta-Duemila, con i documenti di una associazione  (il Coordinamento donne lavoro cultura) e una decina di fondi personali. Anche qui sono presenti manifesti, grafiche, periodici e registrazioni audio e video, oltre una collezione di fotografie.

Archivi e biblioteche, un incontro e una collaborazione
La presenza di un archivio contemporaneo, e di un tipo particolare come un archivio “dei movimenti e dei militanti”, nel cuore della più grande biblioteca civica di una grande città, è una sfida appassionante. Fin’ora ha mobilitato energie e attirato sostegno e collaborazione, sia dei soggetti istituzionali che da moltissime persone, uomini e donne, ex attivisti dei movimenti ma anche giovani e giovanissimi. L’Associazione è cresciuta in due anni come numero di soci e come attività di ottimo livello a titolo volontario e gratuito che riesce a mobilitare. E’ diventata anche un elemento di stimolo per la collaborazione tra archivisti/e e bibliotecari/e,  che ricorrono agli strumenti cardine delle rispettive discipline per valorizzare gli aspetti in comune (specie per i metodi di conservazione dei fragili e deperibili prodotti cartacei degli ultimi decenni del ‘900), per far conoscere nelle rispettive aree di intervento questo patrimonio di fonti importante per la storia della città e della Regione.

Genova, marzo 2011

 


[1] Fondazione Lelio e Lisli Basso-ISSOCO Guida alle fonti per la storia dei movimenti in Italia (1966-1978), a cura di Marco Grispigni e Leonardo Musci, MiBac, Direzione generale per gli Archivi, 2003 http://www.archivi.beniculturali.it/DGA-free/Strumenti/Strumenti_CLXII.pdf

[2] Rete degli archivi per non dimenticare http://www.officinadellastoria.info/index.php?option=com_content&view=article&id=173:fonti-per-una-storia-ancora-da-scrivere-convegno-organizzato-dalla-rete-degli-archivi-per-non-dimenticare&catid=48:ricerca-storica-e-fonti-archivistiche&Itemid=54

[3] Un elenco che viene aggiornato man mano che si aggiungono nuovi fondi è sul sito dell’Associazione, con le prime sommarie descrizioni e schedature. http://www.archiviomovimenti.org/fondi.asp

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