Ave Silvio – Storia di un venditore di sogni

INTRODUZIONE

A partire dal 1945 e per oltre sessant’anni il nostro Paese è teatro di trasformazioni politiche, sociali e istituzionali che investono tanto la politica e i suoi protagonisti quanto la scena pubblica.

In questo arco di tempo la politica italiana è oggetto di mutamenti ed evoluzioni nei suoi criteri guida, nelle sue forme di organizzazione, ma soprattutto nelle modalità e nei mezzi di comunicazione.

La piazza, luogo di comizi e dibattiti pubblici, viene sostituita con le tribune televisive; la propaganda, inizialmente incentrata sulla parola, viene scalzata dalla comunicazione visiva.

Il cambiamento è lento e graduale fino alla prima metà degli anni Novanta, quando, in una mutata situazione internazionale che vede nel 1989 la caduta del muro di Berlino, il conseguente scioglimento del Pci, la crisi interna dei partiti per gli scandali di Tangentopoli e la dissoluzione della Dc, a scendere in campo non è il solito professionista della politica ma un uomo nuovo, estraneo al circuito dei partiti: Silvio Berlusconi. Grazie all’immediato successo che riscuote presso gli italiani, il Cavaliere diventa presto un leader modello da osservare ed imitare.

Da questo momento in poi la situazione cambia: tutto ciò che fino ad allora aveva costituito la sceneggiatura della politica italiana viene meno, a vantaggio di nuove logiche dettate dall’inarrestabile ricerca della visibilità. Una politica nuova, trasformata nelle sue storiche funzioni di unione, rappresentanza e indottrinamento, che cerca con esasperazione il favore popolare.

I partiti sono strutture organizzate attorno al loro leader che ne è l’emblema e ne sintetizza le caratteristiche. Gli italiani identificano il partito con un volto, e alle urne scelgono l’uomo anziché l’ideologia.

Il linguaggio contratto in slogan sostituisce la razionale argomentazione di principi e proposte, con ripercussioni sul sistema politico.

Berlusconi può essere considerato come uno dei fenomeni comunicativi più significativi da più di mezzo secolo a questa parte. È un innovatore e un pioniere della comunicazione politica, un grande venditore che utilizza capacità e strumenti di seduzione per piazzare in modo vincente il proprio prodotto sul mercato.

CAPITOLO I

BERLUSCONI NELL’ARENA POLITICA ITALIANA

    1. Il linguaggio verbale e simbolico

L’enorme favore raccolto da Berlusconi negli ultimi vent’anni deve molto al suo linguaggio politico e alla sua propaganda elettorale.

Dal punto di vista linguistico il Cavaliere attiva con forza il campo metaforico sportivo, specialmente calcistico (“Ho sentito che il gioco stava diventando pericoloso e che veniva giocato tutto nelle due aree di rigore, con il centrocampo lasciato desolatamente vuoto1; squadre anziché partiti; discesa in campo, anziché entrata; smarcarsi anziché dileguarsi). La stessa denominazione del partito, “Forza Italia”, e il colore azzurro del movimento fanno riferimento alla nazionale italiana di calcio, come a voler assorbire da questa emozioni e sensazioni, tutto ciò in favore di una maggiore comprensibilità e attrattività dei discorsi politici.

In tutta la comunicazione berlusconiana abbondano fin dall’inizio messaggi, parole e rimandi religiosi. Così come quando il 25 novembre 1994, alla convention dell’Udc, Berlusconi afferma riferendosi a se stesso: “Sarebbe veramente grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l’unto dal Signore, perché c’è qualcosa di divino dall’essere scelto dalla gente, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini2. La ricerca del carattere di sacralità rappresenta lo sviluppo del processo auto celebrativo del Cavaliere e al contempo è il mezzo con cui Berlusconi desidera ergersi a divinità: “L’abitudine ai miracoli mi piacerebbe non perderla3.

La ripetitività rappresenta una costante del linguaggio usato dal leader di Forza Italia, una scelta stilistica che consente a chi la applica, attraverso la reiterazione delle stesse parole o frasi, di far passare in molti casi il falso per vero e il vero per falso.

La comunicazione di Berlusconi si estende anche al proprio corpo e al proprio look: un uomo elegante, ordinato, in forma, sportivo, sorridente, che ostenta giovinezza. Il processo di identificazione che coinvolge i suoi sostenitori riguarda anche il modo di vestirsi, molti si vestono come il Cavaliere, abito scuro, camicia azzurro chiaro, cravatta perfetta.

Il corpo ha un’importanza centrale, è esibito attraverso gesti, posture e vestiario. Ciò è possibile grazie al ruolo predominante ricoperto dalla televisione, il contenitore che ha cambiato la percezione del corpo del leader politico, da parte della gente.

Diversi studiosi di comunicazione ravvisano in Berlusconi una doppia natura, femminile e maschile: il Cavaliere è una donna che invia sottili messaggi femminili sessualizzando la politica italiana. Tra i suoi tratti fisici è possibile riscontrare questa doppia natura nel sorriso, espressione facciale quasi onnipresente sul suo volto, ma anche il viso liscio, l’insistenza nella cura della sua persona, l’igiene maniacale, lo sguardo diretto verso la macchina da presa con un atteggiamento da ragazza da copertina più che da esponente politico, insieme con i modi di fare ostentatamente garbati, sono tutti aspetti che rientrano nell’universo femminile. Possiamo parlare quindi della transessualità di Berlusconi, intendendo con ciò la pratica di attraversamento continuo, dal maschile al femminile e viceversa, delle forme dell’identità personale4.

    1. Le campagne elettorali

Il 26 gennaio 1994 Silvio Berlusconi annuncia ufficialmente di voler scendere in campo per adempiere un dovere al quale è impossibile sottrarsi: “L’invincibile macchina da guerra della sinistra si trovava sulla strada del potere, Tangentopoli aveva annientato tutti i partiti democratici e moderati, era rimasto solo il partito comunista. Ci sentimmo costretti, in quel frangente, a cercare una soluzione (…)”5.

L’annuncio della sua discesa in campo viene registrato in un video-messaggio e trasmesso in tv a reti unificate. Berlusconi si rivolge direttamente agli italiani dallo studio della sua residenza di Arcore, novità assoluta nella comunicazione politica italiana. Nel messaggio si evidenziano tratti insoliti rispetto alla tradizione ma estremamente adeguati ai caratteri della politica moderna: un linguaggio diverso che utilizza parole comuni per affrontare problemi quotidiani.

La campagna elettorale, costata quattordici miliardi di lire6, è affidata a persone di fiducia del Cavaliere, professionisti provenienti quasi tutti dall’azienda Fininvest: esperti di comunicazione e marketing, di sondaggi e di reti di vendita. Forza Italia e il suo leader incarnano un nuovo prodotto da posizionare in modo vincente sul mercato elettorale. Tra gli strumenti utilizzati: costante promozione della persona e dell’immagine del leader, ripetuti interventi di Berlusconi sui suoi canali televisivi, campagne di affissione in tutto il paese, messaggi semplici di forte impatto e di facile comprensione, indagini di mercato e continui sondaggi. Il 1994 segna la consacrazione delle tecniche mediatiche e del marketing in politica7.

L’offerta politico elettorale imperniata sulla figura di Berlusconi è determinante per la vittoria. Il leader di Forza Italia si presenta come l’uomo nuovo, estraneo ad un sistema denunciato da tutte la parti, che entra in politica per pubblica necessità.

Vincente è risultata inoltre la capacità di aderire al nuovo senso comune formato dalla televisione8, il cui ruolo predominante fin dall’inizio è stato quello di diffondere un tipo di cultura ben sintetizzato dalla proposta politica di Forza Italia. Forte è l’identificazione di Berlusconi personaggio con la tv che ha prodotto, nella quale emergono luci, colori, benessere, una vita meravigliosa. Partito e leader sono l’espressione politica di un tipo di società in cui emergono gli stessi valori che la televisione commerciale trasmette. Con la vittoria di Berlusconi vince la società creata dalle sue tv.

Nel 1996 la campagna elettorale di Forza Italia, concepita e realizzata secondo gli stessi metodi del 1994, non produce gli effetti sperati. Ancora una volta è la tv ad essere la fonte primaria di informazione politica per gli italiani. Ampia è la programmazione offerta: talk-show, approfondimenti politici e il saliente faccia a faccia Berlusconi-Prodi nel corso del programma “Linea 3”, in onda sulla terza rete Rai.

In seguito alla scottante esperienza delle precedenti elezioni, la coalizione prodiana inizia ad occuparsi di immagine e marketing elettorale: tutte le forze politiche in campo si attivano per restringere quel divario, nelle tecniche e nelle scelte di comunicazione, così evidente tra i due contendenti nel 1994.

Per le elezioni politiche del 2001 Berlusconi allestisce una comunicazione tracimante e dispendiosa, tutta costruita intorno alla sua persona di “presidente”, appellativo martellante che campeggia nei manifesti e rimbomba negli spot.

Massiccia è la presenza del leader di Forza Italia sui suoi canali televisivi; un libro di 128 pagine dal titolo “Una storia italiana” viene distribuito a quindici milioni di famiglie, in esso è ricapitolata l’intera carriera di Berlusconi come intrattenitore, imprenditore edile, creatore della tv commerciale e infine di uomo politico, si celebrano i suoi successi lavorativi e i suoi sereni rapporti con gli amici e la famiglia, il tutto raccontato nella forma di un romanzo corredato di quasi duecento fotografie; sui diecimila manifesti che tappezzano le città giganteggia la sua immagine sorridente, un esempio senza precedenti della personalizzazione della comunicazione politica; Forza Italia occupa inoltre l’home page di diversi importanti portali con dei banner che si aprono automaticamente.

Il programma di Berlusconi è essenziale e rispondente alle esigenze comuni: meno tasse, meno burocrazia, lavori pubblici per i disoccupati, città più sicure anche grazie al blocco dell’immigrazione clandestina. Cinque giorni prima del voto, nel corso della trasmissione televisiva “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa, Berlusconi presenta e firma “il contratto con gli italiani”, impegnandosi, in caso di vittoria, a varare gli obiettivi dichiarati in campagna elettorale e, in caso di mancata realizzazione di almeno quattro dei cinque punti enunciati, a non ricandidarsi alle successive elezioni politiche. La puntata registra un boom di ascolti, consacrando le platee della tv come il luogo per eccellenza nel quale si gioca un’elezione9.

Terminati i cinque anni di legislatura del governo Berlusconi, le forze politiche si preparano ad una nuova campagna elettorale in vista delle elezioni del 9 e 10 aprile 2006. Questa campagna elettorale può essere definita, dopo quella del 1994, come la più televisiva e quella maggiormente incentrata sulla figura dei leader di partito. Berlusconi compare da mattina a sera sui suoi canali, partecipa a tutti i talk show e alle trasmissioni che trattano di politica e attualità ma è anche ospite di programmi di intrattenimento, nei quali si sottopone ad interviste sulla propria vita privata soddisfacendo la curiosità dei telespettatori.

Pochi giorni prima del voto Berlusconi mostra eccessiva sicurezza: “Se perderò le prossime elezioni, ma è impossibile, non resterò un minuto di più in politica10. Il Cavaliere intraprende una campagna elettorale basata sulla paura insinuando costantemente che un voto per l’opposizione sia un passo pericoloso sulla strada del comunismo11. Pochi giorni prima del voto afferma che i comunisti cinesi bollivano i bambini per concimare i campi12.

La vittoria elettorale va alla coalizione di Prodi che prevale con un esiguo scarto sull’avversaria Casa delle Libertà. Trascorsi nemmeno due anni dal suo insediamento, nel febbraio 2008 l’esecutivo cade, non disponendo più della fiducia parlamentare.

Si apre una nuova fase e una nuova campagna elettorale che, a detta di molti, alla fine risulterà quasi noiosa per la scarsa vivacità dei toni messi in gioco dai due principali avversari.

Berlusconi, in risposta al Pd di Veltroni, presenta un nuovo movimento, il Popolo della Libertà. Il 18 novembre 2007 in un comizio apparentemente improvvisato per le vie di Milano, ne annuncia la nascita.

La campagna elettorale si mantiene garbata, i due principali leader utilizzano un registro morbido, con polemiche meno aspre. Il Cavaliere, a differenza del passato, non fa proclami eclatanti, nessuna promessa e non usa l’arma dell’anticomunismo, tuttavia non risparmia agli elettori delle trovate brillanti, tese ad accendere i riflettori sulla sua persona, come quando arriva a stracciare in pubblico il programma politico di Veltroni o a invitare una giovane precaria a sposare un ragazzo ricco come suo figlio. “Credo che con il suo sorriso se lo possa certamente permettere13.

Il 7 aprile in uno dei suoi ultimi comizi Berlusconi fa proselitismo palesando di nuovo quella sacralità a cui aspira: “(…) qua vi vorrei nominare tutti, a partire dai giovani, difensori, apostoli, missionari della verità e della libertà. Andate, predicate e convertite le genti! Tanto ormai mi hanno detto che certe volte penso di essere Gesù Cristo quindi gli vado dietro14.

    1. Una comunicazione vincente

Nel 2001 Forza Italia è il primo partito italiano con il 29,5 per cento dei voti, più di duecentocinquantamila iscritti e migliaia di eletti15. All’indomani del voto il premier si trova in una posizione di forza mai sperimentata da un leader di governo nella storia della Repubblica italiana16.

La leadership berlusconiana trae origine dal suo carattere simbolico, emotivo, evocativo.

Il Cavaliere si autorappresenta come un uomo comune ed eccezionale allo stesso tempo, riconosciuto dalla gente, e con un passato e un presente costellati di successi in ogni ambito, una vita, a suo dire, che può essere accessibile a chiunque purchè in possesso dell’investitura popolare. Nelle sue dichiarazioni glorifica se stesso palesando un’altissima autostima: “Faccio una città di quattromila abitanti, tutti a dire ah non è possibile, fatta; ne faccio una di dodicimila, fatta; ne ho fatta una di diciottomila, fatta; poi quando ho detto diventeremo i primi editori d’Italia, la Mondadori, arrivati; Milan, convincerà, diventerà la prima squadra al mondo, arrivati; un partito primo al governo, tre mesi, fatto un partito. (…) Fatemi dare questo piccolo fatto d’orgoglio: chi c’è in Italia che può paragonare la sua storia personale in quanto a successi al qui presente signor Berlusconi, ditelo17. Il leader politico porta in superficie dati di fatto incontrovertibili, di fronte ai quali lo spettatore elettore non può che provare ammirazione e conclude con l’esaltazione della sua persona definendosi l’uomo italiano di maggior successo. Continuo è il suo tentativo di mitizzare se stesso: “Il Papa mi ha dato la sua benedizione, ma con l’aria di pensare che non ne avessi un bisogno particolare18. Ama lodarsi e celebrarsi come colui che ha modellato il proprio destino impiegando l’intelligenza, rispettoso delle tradizioni cristiane, un uomo che lavora duramente e che crea ricchezza. È lo stesso Berlusconi a spiegarci il funzionamento di questa strategia comunicativa: “Ogni mattina davanti allo specchio mi guardo e mi ripeto mi piaccio mi piaccio mi piaccio. Ricordate se uno piace a se stesso piacerà anche agli altri19.

Chi non è con lui è contro di lui, non esistono posizioni intermedie, da una parte ci sono i sostenitori, dall’altra i suoi nemici: i comunisti, i giudici rossi e i giornalisti, ai quali addossa la responsabilità dei mali dell’Italia o delle difficoltà del suo governo e che accusa di tramare continuamente complotti contro di lui20. Se da un lato glorifica se stesso magnificando la propria vita, dall’altro si sente vittima dei suoi antagonisti.

Gli italiani sono classificati come i più grandi consumatori di televisione d’Europa, l’ottanta per cento si informa attraverso il mezzo televisivo. Tutto ciò porta a pensare che il teleschermo abbia la capacità di suscitare o condizionare comportamenti e suggerire principi e valori. Il fascino per Berlusconi nasce per molti dall’apprezzamento per le sue tv, i suoi sostenitori infatti guardano maggiormente i canali Mediaset, in prevalenza donne, tra cui dominano le casalinghe (destinatarie delle telenovelas), generalmente poco istruiti, con una scarsa conoscenza della politica, poco informati, ma grandi consumatori di televisione. Anziché idee e programmi, per loro rileva la persona che si pone al giudizio degli elettori, decisiva per la scelta del voto.

Nell’era della televisione il leader politico che ha successo è colui che si presenta come il più somigliante possibile al proprio pubblico. Berlusconi meglio di chiunque altro si impossessa di questa prerogativa con l’ambizione di incarnare il popolo: “Gli italiani sono come me“, “Sono il sogno di tutti gli italiani21.

Il Cavaliere possiede una grande capacità di contrattare, è un inarrivabile venditore di patacche22, in grado di collocare prodotti (se stesso) su una determinata piazza commerciale (l’elettorato) traendone vantaggio. Il grande giornalista Indro Montanelli lo definisce come il più grande piazzista che ci sia non in Italia ma nel mondo, un uomo che ha risorse inimmaginabili23.

Berlusconi suscita entusiasmo, è un capo carismatico, estremamente sicuro di sé, con un’immensa autostima che lo porta a credere che per lui sia lecito quello che i comuni mortali sognano24.

CAPITOLO II

BERLUSCONI NELLO SPAZIO POLITICO EUROPEO

    1. L’imperatore italiano e il bunga bunga

Numerose sono le trattazioni da parte dei mass media nel mondo del fenomeno Berlusconi, tutte o quasi comprovano la scarsa stima internazionale di cui il Cavaliere gode.

Wide Angle, programma trasmesso dalla Pbs, la maggiore emittente della tv pubblica statunitense, definisce il Cavaliere come l’uomo che unisce il potere politico del presidente Bush, l’influenza sui media di Rupert Murdoch e la ricchezza e l’ambizione di Ross Perot e Steve Forbes25. Un’immagine imperiale, di grandezza, imperniata su un singolo individuo che sintetizza nelle proprie mani l’enorme potere che ciascuno di essi possiede nel proprio settore. Colpisce l’idea della grandiosità e potenza che rimbalza da un mezzo all’altro, da un Paese all’altro.

La limitata libertà di stampa in Italia, negli anni di governo Berlusconi, è uno dei cavalli di battaglia dei media esteri. Giovanni Sartori, professore alla Columbia University, mette in guardia da un pericolo: “(…) Berlusconi possiede metà della televisione italiana, controlla l’altra metà, le reti statali, controlla la pubblicità, che nel campo non è una cosa da poco, inoltre condiziona gran parte della stampa. (…) Una delle caratteristiche della dittatura è il monopolio dell’informazione, e in questo caso c’è quasi il monopolio dell’informazione. Cosa fa alla democrazia? La distrugge nella sostanza26.

Il giornalista statunitense Alexander Stille parla invece dell’importanza cruciale per Berlusconi del mezzo televisivo, lo strumento che gli consente di avere grande seguito: “(…) Le statistiche dimostrano che la gente che guarda i suoi canali vota per il suo partito, questo fa capire che il controllo sulla tv si traduce in voti e potere, in una misura che dovrebbe far preoccupare chiunque. (…) Denaro, media e potere politico sono strettamente correlati. Lui ha capito che se una cosa non appare in tv, non esiste. (…) Berlusconi è additato come il responsabile di un modello negativo di politica che non si preoccupa di rappresentare i cittadini e non guarda ai loro interessi, un’anomalia democratica che rischia di suscitare pericolose emulazioni.

Preso di mira, deriso e consumato dalla stampa estera, e non solo, è il celebre “bunga bunga” di Berlusconi. L’espressione appare per la prima volta nell’ottobre del 2010 in atti giudiziari della procura di Milano. Ruby, la marocchina minorenne, che nell’estate dello stesso anno viene ascoltata dai p.m. di Milano per il caso “Rubygate” nel quale Berlusconi è indagato per concussione e prostituzione minorile, svela ai giudici il funzionamento del fantomatico “bunga bunga”, un rituale del padrone di casa che consiste nell’invitare alcune ospiti ad un dopo cena hard27. Il “bunga bunga” fa il giro del mondo, tutti ne parlano, fino a diventare un vero e proprio merchandising.

La stampa estera si scatena. “Sesso, bugie e Silvio” titola Le Monde, mentre Liberation scrive: “Berlusconi scosso da Ruby”; in Germania la Bild titola: “17enne sostiene: Berlusconi voleva il ‘Bunga Bunga’. La procura indaga su persone fidate del presidente del consiglio”; anche in Spagna il clima è lo stesso, lo spagnolo El Mundo evidenzia “l’habituè” del premier ai festini erotici, mente El Pais dedica alla vicenda un ampio reportage da Roma, sottolineando che il caso suscita “una nuova questione di responsabilità politica”; il quotidiano britannico Daily Telegraph titola “Soldi in cambio di sesso con una teenager“.28

Il caso Ruby attira il picco di attenzione nei confronti dell’Italia e del suo premier provocando una sequela di notizie, commenti, nuovi scoop, non solo sui quotidiani e sui siti internet di tutta Europa, ma anche in America, Brasile, Russia, India e in Taiwan i media si occupano del nuovo scandalo italiano. Proprio in Taiwan il tutto viene trasformato in un cartone animato: la tv locale Nma manda in onda una scenetta satirica che ripropone le vicende con una voce narrante: “L’ex igienista dentale del primo ministro italiano Silvio Berlusconi, diventata politico, Nicole Minetti, è al centro di nuove accuse per reati sessuali. Secondo le carte della procura la Minetti avrebbe reclutato le ragazze e organizzato spettacoli erotici per le feste di Berlusconi. Lui avrebbe mantenuto un harem di quattordici donne in un complesso residenziale a Milano. (…) Berlusconi ha negato le accuse e al momento ha rifiutato di dimettersi29.

La stampa estera non è benevola nei confronti di Berlusconi. Mette in luce infatti una serie di questioni spesso sottaciute nel nostro Paese, per questo tacitamente accettate: i problemi con la giustizia con ricadute sul ruolo istituzionale; l’eccessivo potere in suo possesso in quanto capo del governo, tra cui la vasta influenza sui mass media; la conseguente assenza della libertà di stampa; l’inadeguatezza a ricoprire ruoli istituzionali e a rappresentare gli interessi e la volontà della popolazione.

    1. Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel

Berlusconi, Sarkozy e Angela Merkel rappresentano i maggiori esponenti europei della recente, ma anche attuale destra al potere.

Tra Silvio Berlusconi e l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy possiamo trovare diverse affinità, tali da far si che Pierre Musso, filosofo e professore all’università di Rennes, individui un fenomeno politico nuovo: il “sarkoberlusconismo”30. Con questa formula Musso delinea le caratteristiche di un centauro, una figura mitologica che incarna peculiarità ed elementi comuni ai due leader.

Berlusconi e Sarkozy, per atteggiamento e stile, sembrano contagiarsi a vicenda quasi ad arrivare all’emulazione, dimostrando, inoltre, un’ostentata amicizia l’un per l’altro.

Un importante fattore comune è la ventata di novità che i due leader ambiscono a far arrivare nei rispettivi paesi.

Il presidente francese, pur provenendo già dalle fila della politica, si fa portatore della volontà di rompere con il passato, il che ne costituisce un punto di forza per la vittoria elettorale. Allo stesso modo Berlusconi è un innovatore nella conduzione della campagna elettorale del 1994 e, oltretutto, giunge in politica da esperienze professionali estranee ad essa e alla crisi che la investe. La vicenda del Cavaliere dimostra il successo dell’irruzione di un non-politico in politica, da qui l’estensione ad altri paesi della negazione della politica, in nome della novità e al cospetto dell’incrinatura del sistema.

I due leader sono l’emblema dell’azienda inserita nella politica, portatori dei principi fondamentali dell’impresa e del management: efficacia, efficienza e lavoro. Il tutto messo in scena, attraverso le tecniche del marketing, dal mezzo televisivo. Berlusconi nasce come imprenditore esterno alla politica che, tramite la costruzione di un partito azienda, introduce la gestione manageriale in politica; Sarkozy è un professionista della politica che desidera ricorrere a metodi propri dell’ambito economico-finanziario e mediatico per esercitare il potere. L’ombra del primo (l’antipolitica vista dall’azienda) è la luce dell’altro (la politica rivista attraverso l’azienda)31.

Superata la fase iniziale e insediatosi stabilmente al potere, Sarkozy dimostra un atteggiamento vistoso nell’esercizio delle sue competenze che cozza con la solennità e la serietà dell’istituzione presidenziale. In linea con questa tendenza il premier italiano si compiace del suo umorismo e della sua goliardia, utilizza un linguaggio spesso al limite della riverenza, incappando anche in clamorose gaffes, che giustifica con la sua voglia di scherzare.

Una delle caratteristiche più evidenti della politica contemporanea è l’affermarsi dell’esigenza di identificazione tra elettorato e il leader, di una quasi incarnazione delle aspirazioni dell’opinione pubblica in un uomo o in una donna capaci di esprimerle32. Ciò è dimostrato dalla crescente personalizzazione della politica in tutte le democrazie contemporanee, come avviene nel caso di Berlusconi e Sarkozy, i quali propendono per l’accentramento di tutti i poteri nella loro persona.

Il loro atteggiamento comunicativo si traduce in una suddivisione antitetica dei concetti, allo scopo di semplificare il dibattito pubblico a proprio vantaggio: nel linguaggio di Berlusconi i liberali sono contrapposti ai comunisti; Sarkozy oppone i fatalisti e i rassegnati ai volenterosi e ai vincenti. Questa strategia si riflette sull’elettorato, trasformando qualsiasi elezione in una sorta di referendum pro o contro il leader in questione.

Berlusconi e Sarkozy si proclamano riformisti, entrambi utilizzano le stesse tecniche per ottenere consenso ed esercitare il potere. A questo proposito il Cavaliere afferma: “Sarkozy in Berlusconi ha visto un modello. Guarda caso, le sue idee sono identiche a quelle che ho espresso nei miei discorsi33.

Alla vigilia delle elezioni politiche in Italia, nei primi mesi del 2008, la stampa italiana tende ad accomunare le figure dei due politici. Cosi scrive Eugenio Scalfari, direttore della Repubblica: “Berlusconi vuole essere amato (…). Lui si ama molto ma l’amore degli altri gli è indispensabile. (…) Sarkozy come Berlusconi vuole essere amato34. Entrambi configurano il rapporto con i cittadini secondo una relazione amorosa con l’obiettivo di suscitare nell’opinione pubblica una mera dicotomia amore-odio.

Il rapporto idilliaco tuttavia con il passare del tempo si affievolisce sempre più. Lo scorso 23 ottobre nel corso di una conferenza stampa tenuta a Bruxelles, da Sarkozy e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, in risposta ad una domanda sulla presenza di rassicurazioni da parte del presidente del Consiglio Berlusconi sulle riforme da attuare in Italia, i due si scambiano sguardi d’intesa, imbarazzati, ai quali fanno seguito sarcastici sorrisi che scatenano le risa dei presenti in sala.

In seguito alle dimissioni di Berlusconi, rassegnate il 12 novembre 2011, Sarkozy interviene sulla questione: “Cosi non poteva più durare. (Berlusconi) Trascinava l’Italia verso il basso, incarnava il discredito del suo Paese. Vederlo nei summit internazionali aveva un lato patetico35.

Altro esponente dell’attuale destra europea è proprio la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Nel 2000 uno scandalo finanziario coinvolge alcuni membri dell’Unione cristiano democratica. Angela Merkel è artefice di un’aspra critica nei confronti degli esponenti democristiani coinvolti nello scandalo e avvia la rinascita del partito, di cui verrà poi eletta presidente. La Merkel si prodiga quindi per colmare le falle apertesi nel suo partito e per evitare che si spalanchi il vuoto nel quale si è abilmente installata Forza Italia36. Come Sarkozy e Berlusconi, anche la leadership di Angela Merkel è risolutiva di una crisi partitica, tuttavia al contrario del premier italiano, il quale si propone come la forza nuova e pulita nell’allora degradata situazione politica italiana, la non ancora eletta cancelliera combatte per prevenire l’ascesa di movimenti nuovi attraverso la restaurazione del vecchio.

Il 22 novembre 2005 viene eletta cancelliere della Germania. Così come Berlusconi porta in politica la sua esperienza nell’imprenditoria anche Angela Merkel probabilmente mette a disposizione la sua preparazione scientifica, affrontando, tra i primi obiettivi, i problemi relativi allo sviluppo energetico futuro.

    1. Berlusconi ultimo atto

L’8 novembre 2011 il Cavaliere annuncia le proprie dimissioni: “Lascio dopo l’approvazione delle misure chieste dall’Europa37. Il 12 novembre, in seguito all’approvazione del maxiemendamento sulla Stabilità, si dimette. Appena diffusasi la notizia davanti a Montecitorio si scatenano le manifestazioni di gioia: migliaia di persone occupano via del Corso, il traffico è interrotto, il clima è festoso, la folla grida, canta, brinda, giornalisti da tutto il mondo annunciano la fine dell’incubo prima di Natale38. Berlusconi esce dal Quirinale da una porta secondaria.

Le inchieste, il divorzio dalla moglie, la rottura con Fini e l’incapacità di far fronte alle pressioni dei mercati costringono Berlusconi a lasciare la guida del Paese.

Diciassette anni prima l’imprenditore di Arcore si lancia in politica promettendo benessere economico e sociale per tutti, l’ottimismo regna sovrano sul suo volto. È l’uomo nuovo che una parte d’Italia aspetta da tempo per liberarsi di quel sistema sporco e corrotto che Mani Pulite porta alla luce. L’ascesa di Berlusconi e la nuova legge elettorale sanciscono la fine della prima Repubblica.

Da qui in poi e per diciassette anni il Cavaliere è il principale protagonista della politica, in quanto ne determina lo svolgimento, ne propone le tematiche, costruisce un nuovo modello di partito e crea coalizioni. Allo stesso tempo è il prodotto simbolico della politica, poiché Berlusconi esiste grazie alle trasformazioni in atto, come la fine dei partiti tradizionali, la nuova legge elettorale e la diffusa aspirazione al rinnovamento.

È un innovatore nel campo della comunicazione, essendo l’artefice della mediatizzazione della politica italiana. La sua discesa in campo ha un forte impatto sugli altri partiti e candidati: dettando modi e tempi, Berlusconi impone a tutti gli esponenti politici di mettersi al passo con lo stile e il linguaggio della comunicazione televisiva.

Il Cavaliere crea il bipolarismo italiano spaccando in due l’elettorato: piace molto ai suoi, ma per niente a coloro che votano per il centrosinistra. Il conflitto d’interesse è il principale elemento che crea una netta divisione tra gli elettori: quelli di centrodestra colgono l’anomalia ma non la considerano più grave né più urgente di altri problemi; per gli elettori di centrosinistra si tratta di una questione cruciale, rappresentando una minaccia per le istituzioni democratiche.

Nel mondo Berlusconi rappresenta un’icona, tutti conoscono il suo volto, sul suo conto circolano notizie, scoop, smentite, storie. Colpisce l’idea della sua grandiosità, il Cavaliere viene visto come il “padrone dell’universo”, un uomo la cui posizione sociale, la ricchezza e il potere, lo fanno sentire al comando e al contempo invulnerabile39.

Gli ultimi anni del berlusconismo sono riflessi nell’espressione sempre più cupa del Cavaliere. I sorrisi scompaiono, il carisma che in passato provoca entusiasmo e sostegno incondizionato, viene meno, il rapporto con gli italiani lentamente si sfalda.

I dieci giorni racchiusi tra l’8 novembre, data dell’annuncio delle dimissioni di Berlusconi da capo del governo, e l’insediamento di Monti, sono soltanto gli attimi finali e convulsi di un esaurimento della seconda Repubblica in corso da tempo40. Gli scandali del premier, le liti nella maggioranza, le riforme soltanto annunciate, lo stesso distacco che la chiesa cattolica prende dal governo Berlusconi, ma soprattutto la crisi finanziaria, sbriciolano mano a mano l’iniziale compattezza e sicurezza del sistema di potere del gruppo berlusconiano, conferitogli a pieno titolo dal risultato elettorale del 2008.

Un’uscita di scena prevedibile, nonostante l’ostentato e ostinato istinto di sopravvivenza che caratterizza gli ultimi mesi della politica del Cavaliere, che, contro tutti e tutto, sostiene con fermezza la propria volontà di non rassegnare le dimissioni.

In dieci giorni si concretizza ciò che da mesi era già in atto e si materializza il cambio di stagione avvenuto diciassette anni fa quando una classe di professionisti della politica venne scalzata dalla cosiddetta “società civile al potere41“.

Con le dimissioni del Cavaliere si chiude probabilmente un ciclo della storia politica italiana. Berlusconi è la seconda Repubblica, c’è identificazione totale tra il periodo storico e l’uomo che ha governato per tre volte, dieci anni su diciassette, e che, anche quando era all’opposizione, concentrava l’attenzione su di se, “facendo la notizia”: le gaffes cercate e sbandierate soprattutto a livello internazionale, le sue frasi celebri (“mi consenta”), i modi estrosi di fare propaganda, i suoi travestimenti con bandane, caschi e altri copricapi.

Il fenomeno Berlusconi ha ispirato tonnellate di scritti: sulle sue inchieste, sul suo modo di comunicare, sul suo corpo, sulle sue vicende personali. È il personaggio pubblico, oltre che politico, preminente per visibilità degli ultimi vent’anni.

Non si tratta presumibilmente di un’uscita di scena definitiva, tuttavia con il Cavaliere se ne vanno i sogni di rinnovamento, di prosperità e di benessere che Berlusconi porta con se, le sue folle in delirio, il sostegno incondizionato ad un leader sicuro di sé, carismatico e seducente, fattori che caratterizzano il grande consenso che ottiene in questi anni ma che oggi lasciano il passo ad un Paese involuto e ripiegato su se stesso.

CONCLUSIONI

L’immagine che Berlusconi dà di se, è un immagine virtuale, costruita per esprimere perfezione, un uomo surreale con la volontà di far sognare la gente che pensa si possano ottenere fama e potere partendo dal nulla.

Berlusconi è un grandissimo venditore, un esperto uomo di marketing, che sa cogliere la domanda del mercato, creare il prodotto e piazzarlo con successo. Agli italiani offre se stesso con pregi e difetti, soddisfacendo il suo bisogno di piacere agli altri. Possiamo quindi definire la comunicazione del Cavaliere come “commerciale”, intendendo con ciò la trasmissione di un messaggio da un soggetto emittente ad uno o più soggetti riceventi con lo scopo di vendere o commerciare qualcosa.

La parabola di Berlusconi trova forse il suo epilogo naturale nelle dimissioni rassegnate lo scorso 12 novembre. Malgrado ciò, tutto quello che l’immagine e la presenza del Cavaliere hanno significato, in diciassette anni di scena pubblica, continuerà ad incidere.

Con molta probabilità la sua sagoma tornerà, rinnovata ed entusiasta, a dare battaglia nella campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Tuttavia il modo di essere un politico e di fare politica da parte di Berlusconi, la sua comunicazione seduttiva insieme al linguaggio adottato e agli espedienti utilizzati, resteranno vivi perché assimilati e assorbiti nel tessuto della politica italiana come vincenti, capaci di forte presa sull’attuale corpo elettorale.

L’ascesa di Berlusconi rappresenta uno spartiacque per la comunicazione politica, oltre il quale è lui a dettare i tempi, è lui che rapisce maggiormente l’attenzione dei media, è lui che propone la notizia, ed è sempre lui che forgia una nuova macchina propagandistica, dimostrando di essere un riformatore in questo campo.

Nel 1994 l’imprenditore di Arcore promette in campagna elettorale un milione di nuovi posti di lavoro. Un sostenitore di Forza Italia risponde così a chi obietta l’effettiva possibilità di realizzazione dell’impegno preso da Berlusconi: “Sarà pure un sogno, ma lasciatecene uno, lasciateci sognare e forse il sogno produrrà qualche concreto risultato42. Le promesse funzionano, specie se eclatanti, perché creano alienazione da una realtà quotidiana spesso dura e faticosa. In questa dichiarazione emerge anche l’auspicio per qualcosa di buono che, si spera arrivi, pensando in positivo. È anche questo un risultato delle pratiche comunicative del Cavaliere: l’ottimismo sfrenato, il sorriso onnipresente, il divertimento perenne sul suo volto, che, coniugati al successo personale di imprenditore, ne fanno un personaggio garante di benessere.

La televisione è lo strumento di comunicazione per eccellenza, che Berlusconi sfrutta attraverso la trasmissione di programmi sulle sue reti che rispecchiano i desideri e le aspirazioni dei telespettatori-elettori.

Tutto quello che Berlusconi rappresenta, nel corso degli ultimi diciassette anni, contamina i protagonisti della politica. I suoi avversari politici che si succedono nel tempo non possono desistere di fronte ad una formula vincente e travolgente come quella del Cavaliere.

Tuttavia chi sceglie una strategia opposta a quella del Cavaliere perde; chi cavalca la sua stessa onda non arriva a toccare i suoi piedi. È l’essenza in sé di Berlusconi a farne un fenomeno unico e inarrivabile. Nella sua persona raccoglie e beneficia dell’incontro di variabili temporali, sociali e culturali che favoriscono l’esaltazione delle sue peculiarità.

Il suo modo di esprimersi, di gesticolare, la sua loquacità, l’intraprendenza, la smania di emergere, l’imprevedibilità, l’ambiguità, il gusto del comando, la voglia di piacere, sono caratteristiche che gli permettono di diventare uno degli uomini politici più discussi del mondo negli ultimi vent’anni.

Le formidabili capacità di Berlusconi in campagna elettorale non si rivelano altrettanto positive nell’effettiva realizzazione degli impegni presi. Nei suoi anni di governo si diffonde la percezione che “il contratto con gli italiani” non venga rispettato dal sottoscrittore. In sua discolpa, Berlusconi insiste sul fatto che l’operato del proprio governo non sia comunicato efficacemente ai cittadini, per via di una campagna volutamente denigratoria da parte dei principali mezzi d’informazione allineati con il centrosinistra. Ma la denuncia dell’inefficienza del Cavaliere arriva anche dall’estero, dalla stampa e anche dai rappresentanti politici, così come i sorrisi di Merkel e Sarozy sottolineano.

Non tutti i futuri presidenti del Consiglio italiani saranno a capo di imperi mediatici e proprietari di settori dell’informazione e dell’intrattenimento, ma per aver successo, nella comunicazione con gli elettori, tutti dovranno adeguarsi alle loro mutevoli aspettative e farsi carico della soddisfazione dei loro bisogni, anche di quelli più profondi.

BIBLIOGRAFIA

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Baldini Paolo, Fregonara Gianna, Ribaudo Alessio, (a cura di), Dieci giorni. Dalle dimissioni di Berlusconi al governo Monti. Cronaca, analisi e segreti, Istant book Corriere della Sera, Rcs Quotidiani SpA, Milano 2011.

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FONTI A STAMPA

Rinaldi Angelo, Vincenzi Massimo, (a cura di), Atlante de la Repubblica. Gli anni di Berlusconi, l’Espresso Spa, Roma 2011.

FONTI AUDIOVISIVE

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SITOGRAFIA

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Il Fatto Quotidiano, www.ilfattoquotidiano.it

Il Secolo XIX.it, www.ilsecoloxix.it

la Repubblica.it, www.repubblica.it

La Stampa.it, www.lastampa.it

1 Silvio Berlusconi in Geoff Andrews, Un Paese anormale. L’Italia di oggi raccontata da un cronista inglese, Effepi Libri, Roma 2006, p. 8.

2 Autore non citato, Da unto del Signore a non sono santo. Quando Berlusconi parla di santità, La stampa.it, 22 luglio 2009.

3 Abruzzese Alberto, Susca Vincenzo, Tutto è Berlusconi. Radici, metafore e destinazione del tempo nuovo, Lupetti, Milano 2004, p. 58.

4 Belpoliti, Marco, Il corpo del capo, Ugo Guanda Editore, Parma 2009, p. 68.

5 Silvio Berlusconi in Faenza Roberto, Silvio Forever. Autobiografia non autorizzata di Silvio Berlusconi, film, 2011.

6 Ibidem.

7 Lazar Marc, Democrazia alla prova. L’Italia dopo Berlusconi, Laterza, Roma-Bari 2007, p. 13.

8 Moroni Chiara, Da Forza Italia al Popolo della Libertà, Carocci editore, Roma 2008, p. 82.

9 Lazar Marc, op. cit., p. 18.

10 Silvio Berlusconi in Faenza Roberto, film, op. cit.

11 Geoff Andrews, op. cit., p. 253.

12 Ibidem, p. 254.

13 Autore non citato, Berlusconi: contro la precarietà? Sposare mio figlio o un milionario, la Repubblica.it, 13 marzo 2008.

14 Silvio Berlusconi in Faenza Roberto, film, op. cit.

15 Lazar Marc, op. cit., p. 24.

16 Campus Donatella, L’antipolitica al governo. De Gaulle, Reagan, Berlusconi, il Mulino, Bologna 2006, p. 155.

17 Silvio Berlusconi in Gandini Erik, Videocracy. Basta apparire, film, 2009.

18 Silvio Berlusconi in Faenza Roberto, film, op. cit.

19 Ibidem.

20 Lazar Marc, op. cit., p. 29.

21 Faenza Roberto, op. cit., p. 6.

22 Ibidem, p. 9.

23 Faenza Roberto, film, op. cit.

24 Bobbio Norberto, Contro i nuovi dispotismi. Scritti sul berlusconismo, Dedalo, Bari 2008, p. 81.

25 Susan Gray, Andrea Cairola, Citizen Berlusconi. Il premier italiano e la stampa, Reportage internazionale, 2003.

26 Ibidem.

27 Autore non citato, Le feste di Ruby e il Bunga Bunga, Corriere della Sera.it, 28 ottobre 2010.

28 Autore non citato, Per la stampa estera siamo il paese del “bunga bunga”, www.ilfattoquotidiano.it, 29 ottobre 2010.

29 Video tratto dalla trasmissione televisiva “Ballarò”, Il caso Ruby visto dai media all’estero, 25 gennaio 2011.

30 Musso Pierre, Sarkoberlusconismo. Le due facce della rivoluzione conservatrice, Ponte alle Grazie, Milano 2008, p. 9.

31 Ibidem, p. 22.

32 Campus Donatella, op. cit., p. 33.

33 Musso Pierre, op. cit., p. 24.

34 Ibidem, p. 26.

35 Autore non citato, Sarkozy: Berlusconi è patetico, Il Secolo XIX.it, 18 novembre 2011.

36 Rinaldi Angelo, Vincenzi Massimo, a cura di, Atlante della Repubblica. Gli anni di Berlusconi, p. 164, articolo di Valli Bernardo, Un italiano alla corte di Chirac, 27 settembre 2000.

37 Baldini Paolo, Fregonara Gianna, Ribaudo Alessio, a cura di, Dieci giorni. Dalle dimissioni di Berlusconi al governo Monti. Cronaca, analisi e segreti, Corriere della Sera, Rcs Quotidiani SpA, Milano 2011, p. 18.

38 Rinaldi Angelo, Vincenzi Massimo, a cura di, op. cit., p. 204, articolo di De Gregorio Concita, Cavaliere addio: piazza in festa, 13 novembre 2011.

39 Ibidem, p. 163, articolo di Lloyd John, Perché per noi inglesi è inconcepibile, 26 luglio 2009.

40 Baldini Paolo, Fregonara Gianna, Ribaudo Alessio, a cura di, op. cit., p. 7.

41 Ibidem, p. 9.

42 Rinaldi Angelo, Vincenzi Massimo, a cura di, op. cit., p. 212, articolo di Scalfari Eugenio, Il grande seduttore, 30 marzo 1994.

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    By: Sara Bernetti

    Sara Bernetti ha conseguito la laurea magistrale in “Comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Tuscia. Il saggio qui pubblicato è un approfondimento della sua tesi di laurea su “La comunicazione politica e istituzionale di Silvio Berlusconi”.

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