Navigando negli archivi dell’Europa mediterranea

E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti,

ed i grandi flutti del mare,

ed il lungo corso dei fiumi, e l’immensità dell’Oceano,

ed il volgere degli astri…

e si dimenticano di se medesimi. (Sant’Agostino)

 

Nel corso del tempo le risorse disponibili sul web sono aumentate in modo esponenziale mettendo a disposizione di un pubblico quanto mai vasto un eccezionale patrimonio di dati e informazioni. Tutto ciò ha fatto del web in primo luogo il più veloce ed efficace strumento di “reference” e in parte di documentazione disponibile. Sorvolando sulla realtà italiana, vorrei soffermarmi sui sistemi archivistici resi disponibili da alcuni paesi che si affacciano sul mediterraneo, premettendo che ogni sistema andrebbe valutato alla luce del proprio contesto archivistico di riferimento. Si tratta di una breve panoramica, sicuramente superficiale, che andrà in futuro ampliata e approfondita includendo anche i paesi arabi che si affacciano sul mediterraneo.

Il dato che sembra contraddistinguere il panorama internazionale, e dunque anche in parte il contesto dell’Europa mediterranea, è quello di una sempre maggiore integrazione dei sistemi di descrizione archivistica nel quadro di risorse web più articolate, che, nel caso di alcuni paesi mediterranei, portano in direzione della costruzione di veri e propri network information systems[1].

Iniziamo questa panoramica dalla Spagna. Il cuore di questo sistema è costituito da PARES, Portal de archivos españoles[2], definito dai suoi curatori progetto aperto e dinamico. Precedentemente a PARES la Spagna aveva alle spalle una lunga tradizione di digitalizzazione documentaria avviata già nel 1986 con l’imponente progetto dell’Archivio General de Indias e il progetto AER (Archivos españoles en red) che risale al 2003[3]. Il portale PARES, che fa riferimento agli archivi statali, è uno strumento finalizzato alla rete che combina diverse modalità di navigazione e di accesso alle risorse[4]. Alle due maschere di ricerca (semplice ed avanzata) che consentono di individuare unità documentarie nei diversi fondi documentari (digitalizzati e non) si affianca l’Inventario dinamico che oltre ad indicare le consistenze dei fondi, segnala quelli digitalizzati. Da segnalare la pagina dedicata ai Proyectos[5] che fa accedere a banche-dati specifiche come Portal Movimientos Migratorios Iberoamericanos, Respuestas General del Catasto del Marqués de la Ensenada, Carteles de la Guerra Civil, Españoles deportados a campos nazis. Gli archivi prodotti e conservati da altre tipologie di soggetti sono invece descritti in Censo-guía de los archivos de España e iberoamérica[6],che in un primo momento si limitò agli archivi spagnoli e successivamente agli altri paesi di ambito iberico[7].

Anche il sistema francese è caratterizzato da una marcata penetrazione delle risorse digitali. La Direzione generale degli archivi di Francia[8] rende disponibile un sistema di risorse complesso e integrato, molto articolato e approfondito. Il modello francese è anche caratterizzato da una forte attenzione all’integrazione tra risorse archivistiche e beni culturali[9]. Interessante è la ricerca che invia dal centro alle componenti periferiche che offrono un ricco patrimonio descrittivo e digitale. Attraverso la Carte des instruments de recherche en ligne[10], è possibile accedere agli strumenti di ricerca in linea che sono suddivisi in Inventari e stato dei fondi, inventari e stato dei fondi con motore di ricerca, Inventari con motore di ricerca, inventari, stato dei fondi, stato dei fondi con motore di ricerca. Una sezione è dedicata agli archivi nazionali (Archives Nationales, Archives nationales du monde du travail, Archives nationales d’outre mer), archivi regionali e archivi municipali. Una base dati interessante è quella del censimento degli archivi privati[11] e dei fondi fotografici[12] conservati negli archivi pubblici. Nella sezione Autres services di particolare interesse è sicuramente l’archivio de L’Assistance pubblique-hôpitaux de Paris che presenta un inventario dei fondi con motore di ricerca e in molti casi la ricerca porta al documento digitalizzato. Particolare attenzione è posta alle diverse esigenze degli utenti: nella sezione Fiches de recherche[13] si trovano una serie di linee di ricerca per guidare anche il più inesperto ricercatore.  

Dopo aver preso in esame due esempi decisamente complessi e qualitativamente significativi, la navigazione continua tra Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania e Grecia che presentano realtà archivisticamente meno articolate[14].

Gli archivi facenti parte della ex Jugoslavia hanno, rispetto alle altre realtà analizzate, un deficit archivistico prima ancora che tecnologico, che stanno cercando di colmare. Come scrive Živana Heđbeli[15] in riferimento alla situazione croata, situazione valida anche per gli altri stati, “gli archivi sono invisibili al pubblico. Quali saranno gli influssi di un tale atteggiamento sui diritti delle generazioni attuali e future sui dati e su una memoria imparziale? Dovranno i ricercatori futuri usare, invece di documenti d’archivio, carte e libri perché questi dati sono meglio conservati, più facili da ricercare e molto più accessibili? La Croazia ha ereditato dall’ex Jugoslavia un cattivo atteggiamento verso gli archivi e la gestione documentale. Sebbene la Costituzione croata preveda una particolare protezione ai beni di rilevante importanza culturale e storica, non esiste una coscienza sviluppata sul fatto che i dati di oggi sono i futuri monumenti della cultura. Le società in transizione hanno bisogno di affrontare e sapere la verità, il che non può esser fatto senza gli archivi. Sembra che gli archivi della Croazia debbano ancora realizzare ed ultimare questo compito”.

Analizzando la realtà archivistica slovena, vediamo un ritardo notevole. I primi passi della scienza archivistica slovena, come disciplina e branca scientifica, hanno avuto inizio dopo la II guerra mondiale. L’archivio centrale sloveno[16] è stato fondato solo nel 1945 ed il servizio archivistico pubblico si è sviluppato dopo questa data. Nel novembre 1964 l’Assemblea federale ha approvato una legge sugli archivi e nel 1966, seguita dalla legge repubblicana sugli archivi, il primo tipo di atto giuridico sloveno per l’ attività di organizzazione d’archivio e la rete di archiviazione[17]. Nel 2006 venne adottata la legge che introduceva il servizio pubblico archivistico ampliata nel 2007 con una proposta di centralizzazione degli archivi e delle legislazioni esistenti[18]. In questo contesto che cerca principalmente la tutela degli archivi esistenti piuttosto che la loro comunicazione e valorizzazione è nato, nel 2006, un programma di ricerca infrastrutturale dell’Istituto per la storia contemporanea, all’interno del quale, nel 2008, fu sviluppato un portale web per la Storia della Slovenia – SISTORY[19]. SISTORY, in lingua slovena e in parte inglese, è un portale didattico e di ricerca per la storiografia slovena. Digitalizzando fonti storiche, letteratura, analisi di ricerca e tutto il contenuto più interessante per ricercatori, insegnanti di scuola superiore ed università, così come studenti di ogni livello, ci si propone di fornire un accesso vasto, di facile utilizzo e completo. Il portale SISTORY è un modo per rendere pubbliche le scoperte sulla storiografia slovena ed allo stesso tempo fornire una piattaforma per un dibattito internazionale ed interdisciplinare. Il portale consente connessioni locali, nazionali ed internazionali nei settori della ricerca e dell’educazione[20]. È strutturato in sezioni: una sezione letteratura che contiene tutti i numeri delle due maggiori pubblicazioni slovene; una sezione fonti in cui sono resi disponibili archivi, stampati e fonti orali che sono raccolte nel portale ERA[21] (European Resistance Archive); una sezione denominata Scuola e Storia specificamente rivolta alle scuole.

La Croazia[22] presenta invece la creazione di un sistema informativo, ARHINET[23], risorsa di un certo interesse per la esplicita volontà di porsi come punto di accesso aperto anche ad istituzioni diverse dagli archivi in senso stretto. Alla fine del 2006 l’Archivio di Stato Croato ha iniziato la costruzione di un nuovo sistema informatico archivistico che dovrebbe coprire tute le funzioni archivistiche: tenuta, conservazione, gestione, ed utilizzo dei documenti archivistici, con applicazioni Web. I vantaggi di tale soluzione sono la costruzione di una piattaforma uniforme ed un sistema di protezione dati con costi minimi (installazione, manutenzione e backup dei dati). I moduli inclusi sono pochi: descrizione del materiale archivistico, documentazione archivistica, evidenze del Servizio archivistico centrale, servizio per i documenti al di fuori dell’archivio, e servizio utenza. Il sistema è creato su base modulare, che in pratica significa che il design e l’implementazione di particolari moduli sono separati. Il cambiamento legislativo alla fine del 2007 permette l’inclusione di tutti i creatori e possessori di archivi croati nel sistema ARHiNET. Per i creatori e possessori di archivi sotto la supervisione dell’Archivio, ARHiNET facilita l’inventariazione dei documenti in loro possesso, cioè supporta la gestione documentale nei loro uffici preposti. Attraverso la gestione e descrizione dei documenti da parte dei loro creatori, nella prima fase e prima del loro trasferimento all’Archivio di competenza, viene attivata dall’inizio l’accessibilità ai dati, ed il procedimento di trasferimento dei documenti è molto più facilitata. La consegna degli inventari al competente Archivio è automatizzata: l’autorizzazione dell’operatore preposto è sufficiente. ARHiNET supporta funzioni di selezione dei documenti e di redazione in automatico di schede documentali, così come di elenchi di scarto ed elenchi di trasferimento all’Archivio[24]. La ricerca può essere effettuata in diversi modi: semplice ricerca per parole dell’unità di descrizione o mediante la combinazione di più criteri, dalle descrizioni delle unità di unità archivistiche, creatori e proprietari. Attraverso il sistema è possibile visualizzare le immagini digitali dei documenti più importanti e utilizzati più frequentemente e risorse informative supplementari (attualmente più di 300.000 immagini digitali accessibili al pubblico e 1.700 di inventario e altre voci di testo).

L’Archivio della Bosnia-Herzegovina, nato nel 1947, è la prima istituzione archivistica moderna in Bosnia-Erzegovina. Dal 1965 il nome di questa istituzione è cambiato in Archivi della Bosnia-Erzegovina[25]. In assenza di istituzioni archivistiche, molti archivi sono stati conservati da biblioteche, musei e altre istituzioni, e anche da singole persone, senza le quali molti archivi non sarebbero stati salvati. La transizione della società bosniaca è un processo complesso e lungo accompagnato da due decenni da numerose difficoltà e peculiarità. Tra le altre cose, la nuova struttura amministrativa dello Stato è passata attraverso tre livelli di competenza nel settore archivistico: Stato, entità, cantoni. Come ovvio, ciò ha implicato cambiamenti significativi nella realizzazione di un nuovo assetto archivistico. Manca una maggiore professionalità e una legislazione archivistica efficace.

L’isolamento internazionale del Montenegro, insieme allo stato di Serbia, a causa delle sanzioni, è stato il motivo principale per cui, rispetto ad altri paesi della regione sud-orientale, il Montenegro ha accumulato un certo ritardo nell’applicazione delle moderne tecnologie dell’informazione. L’Archivio storico di Kotor è stato il primo istituto di applicare la capacità della tecnologia web nella presentazione del patrimonio culturale in Montenegro, subito dopo l’arrivo del primo provider di servizi Internet (a fine 1997). Alcune informazioni sugli archivi montenegrini sono parzialmente disponibili sulle pagine web della relativa istituzioni o della ONG “Notar”, Centro per la preservazione e la presentazione del patrimonio documentario della città di Kotor (www.cdknotar.org), con il sostegno logistico della Comunità degli Italiani in Montenegro (www.comunitaitaliana.me), nonché su alcuni siti internazionali, come parte di progetti comuni. Ne è un esempio il progetto per la digitalizzazione e pubblicazione sul web degli “Atti del Provveditore straordinario di Cattaro e Albania e Soprintendenza di Castel Nuovo”, un fondo archivistico appartenente all’Archivio di Stato del Montenegro, Dipartimento Archivio Storico di Kotor[26], realizzato dall’organizzazione Notar con il supporto tecnico di Hyperborea e MIDA Informatica. In particolare, sono stati utilizzati nel contesto archivistico montenegrino il software Arianna3, opportunamente tradotto, ed AriannaWeb[27].

L’Archivio Nazionale di Albania[28] (Arkivi Qëndror i Shtetit o AQSH) si trova a Tirana. Venne creato da decreto governativo come organo stato centralizzato il 6 agosto 1949. Durante la Repubblica Popolare Socialista d’Albania, le collezioni e le strutture caddero in rovina. Dopo la caduta del regime, gli archivi sono stati saccheggiati. Nel 1994, gli archivi sono stati contattati dall’Archivio federale svizzero, che ha offerto aiuto nella conservazione delle collezioni e l’aggiornamento delle strutture. Per dieci anni, la Svizzera[29] ha contribuito con 1,9 milioni di franchi svizzeri per gli archivi, digitalizzando quasi due milioni di record da cataloghi cartacei e creando un sistema di ricerca online per i record. Archivi nazionali e regionali in Albania stanno diventando servizi per il pubblico in generale, in linea con l’obiettivo della cooperazione. Nello stesso periodo, l’Albania ha aumentato il proprio contributo per l’Archivio di Stato, sottolineando l’importanza che lo Stato albanese moderno attribuisce a questa istituzione. Sono stati effettuati investimenti nella ristrutturazione dell’edificio e modernizzati i depositi, che sono state anche dotati di aria condizionata e tecnologia di sicurezza per proteggere i preziosi documenti[30]. Nel 2011, gli archivi sono diventati partner della World Digital Library.

La legislazione archivistica greca fornisce una struttura completa di protezione per gli archivi concernenti l’accesso e la consultazione. Oltre alla legge greca sugli archivi attuata dagli archivi di stato greci, ci sono altre leggi aventi effetto sugli archivi che riferiscono alla pubblica amministrazione, trattamento dei dati personali e tassazione. Purtroppo la teoria non è sufficiente quando le leggi non sono seguite, e ciò ha come risultato che fino ad ora lo stato di salute archivistico della Grecia non è tutto documentato, i servizi pubblici non collaborano con il servizio archivistico nella consegna dei loro archivi ed una quantità di archivi privati non possono essere rintracciati e documentati[31]. Con legge 380/1914 venne istituito il “Servizio di archiviazione dello Stato greco” con lo scopo di “raccogliere e verificare i documenti inclusi in tutti gli archivi pubblici risalenti ai 50 anni indietro “. Nel 2005 il Servizio Pubblico Speciale del Primo Ministro del governo greco, i ministri e il segretario generale degli archivi (fondato con legge 2846 / 2000) sono stati incorporati nel Servizio Centrale dell’Archivio di Stato Generale della Grecia[32], il cui sito ad oggi risulta essere il solo strumento di navigazione negli archivi greci. Nel 2007 è stata completata la ricognizione degli archivi storici d’impresa greci nell’ambito del programma “PENED 2001 – Sviluppo delle tecnologie per l’interpretazione museale e lo sviluppo del patrimonio industriale” finanziato dal “Segretariato Greco per la ricerca e la tecnologia” e portato avanti dalla “Fondazione greca di ricerca nazionale / Istituto neoellenico di ricerca. Progetto questo che potrebbe avere ricadute anche su altre tipologie di archivi visto che il loro contenuto verrà presentato in un contesto elettronico utilizzando EAD. La codifica di questi documenti con EAD, che consente la loro messa in rete, fornirà alla comunità un importantissimo strumento di ricerca, di facile accesso. Il progetto vorrebbe poi suggerire modi per l’utilizzo e lo sviluppo degli archivi storici d’impresa con la speranza di contribuire alla salvaguardia ed allo sviluppo del patrimonio industriale[33].

 

 

 


[1] A tal proposito si può vedere F. Valacchi, I sistemi informativi archivistici tra locale, nazionale e internazionale, in Archivistica. Teorie, metodi e pratiche, a cura di L. Giuva e M. Guercio, Carocci, Roma, 2014, pp. 357-380.

[3] Sull’argomento si può vedere B. Desantez Fernandez, Internet y archivos: el Proyecto AER y la Guia electronica de archivos de España y Iberoamerica, in “Archivi & Computer”, 2, 2004, pp. 16-34.

[4] M. Guercio, S. Pigliapoco, F. Valacchi, Archivi e informatica, Civita editoriale, Lucca, 2010, pp. 155-156.

[7] Attualmente censisce oltre 35.00 archivi spagnoli e 15.000 archivi di area ibero-americana. http://censoarchivos.mcu.es/CensoGuia/contenido.htm

[9] F. Valacchi, I sistemi informativi archivistici tra locale, nazionale e internazionale, cit. pp. 376-377.

Sugli archivi croati, montenegrini, sloveni e serbi si può vedere il sito della società dalmata di storia patria che riporta schede dettagliate sui singoli archivi dei paesi sopra citati http://www.fida-sida.it/content.php?lang=1&txt=13&sid=

[15] Head of Registry Office General Administration Office of the Croatian Parliament and the Government of the Republic of Croatia (2010)

[17] J. MelIk, Začetki poti slovenske arhivistike v drugi polovici dvajsetega stoletja, , http://www.iias-trieste-maribor.eu/fileadmin/atti/2013/Melik.pdf 

[22] Gli archivi di Zagabria, Dubrovnik e Zara prima della seconda guerra mondiale erano istituzioni indipendenti. Tra il 1956 ed il 1962 venne creata la rete archivistica e dopo l’indipendenza della Repubblica Croata iniziò un periodo di sviluppo del servizio archivistico con l’approvazione della prima legge archivistica nel 1997. Attualmente in Croazia ci sono un archivio di stato, un’istituzione principale centrale, 18 archivi regionali dello Stato e un archivio specialistico.

[29] www.swiss-cooperation.admin.ch/albania 

Swiss Agency for Development and Cooperation . Direzione dello sviluppo e della cooperazione. Retrieved 24 December 2013 . Estratto 24 dicembre, 2013 http://www.deza.admin.ch/en/Home/Projects/Selected_projects/Modernization_of_Albania_s_State_Archives

[33] S. Arathymou, Historical Industrial Archives. The Greek Case, http://www.iias-trieste-maribor.eu/fileadmin/atti/2007/Arathymou.pdf. Nella parte finale del saggio è presente l’elenco degli archivi con i siti web di riferimento.

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