Il telefono e il mutamento socio-semantico della “simultaneità despazializzata”

La forma primaria di relazione tra gli uomini è quella basata sull’interazione faccia faccia, ed è stata la forma esclusiva di interazione per buona parte della storia dell’uomo. Le persone interagivano scambiandosi forme simboliche e condividendo lo stesso tempo e lo stesso spazio. Lo sviluppo di nuovi strumenti di comunicazione non implica solamente la creazione e l’implementazione di nuove reti tecniche, ma segna il mutamento e la messa in atto di nuovi tipi di relazione sociali, nonché una trasformazione della percezione dello spazio e del tempo e, conseguentemente dell’esperienza individuale e collettiva.

Quale contributo possono dare alla storia gli studi sul telefono? Certo non è possibile considerare il telefono una fonte storica in senso stretto sulla base dei “documenti” che perpetua e archivia, proprio per la natura effimera e non tecnicamente “memorizzabile” dei contenuti che su di esso vengono veicolati. Il valore aggiunto, in senso storico, dello studio del telefono è rintracciabile nelle analisi socio-contestuali delle tecnologie in stato nascente, con particolare attenzione al lavoro simbolico e culturale che le hanno sviluppate e alle conseguenze antropologiche e relazionali che sviluppano.

Il telefono, come altre tecnologie, non è solo un dispositivo tecnico, ma al contrario è inserito all’interno di una costellazione di significati, di un insieme di pratiche discorsive e di immaginari, sviluppa pratiche si soggettivazione.

Nel momento in cui viene inventato e sperimento il telefono e poi reso esperibile da un sempre maggior numero di utenti, si realizza una ristrutturazione dell’immaginario e dei quadri cognitivi dell’epoca.

In particolare l’introduzione dei mezzi tecnici nelle relazioni, modifica la dimensione spazio-temporale della vita sociale, permettendo agli individui di comunicare oltre i limiti di spazio e tempo. Tra tutti gli strumenti tecnici che hanno avuto una qualche influenza sulla riorganizzazione delle caratteristiche spazio-temporali delle relazioni sociale, quello più significativo è lo sviluppo delle telecomunicazioni avviatosi nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Prima dell’avvento delle telecomunicazioni, lo scambio simbolico poteva avvenire solo tramite il loro trasferimento fisico da un luogo ad un altro, ma con lo sviluppo di telegrafo e telefono, tale spostamento non è stato più necessario e con esso le conseguenti dilazioni temporali dello scambio.

John B. Thompson[1], analizzando le trasformazioni sociali e politiche causate dalla successiva introduzione di mezzi di comunicazione sempre nuovi e pervasivi, sostiene che il telefono sia importante, socialmente e storicamente perché è lo strumento che per primo e in modo irreversibile, ha modificato il rapporto tra spazio e tempo: per la prima volta l’esperienza e lo scambio simbolico non sono più collegati alla relazione faccia a faccia, alla co-presenza fisica, ma prevedono e implicano anche la distanza spaziale.

Il mutamento di esperienza percettiva e relazionale avviato dal telegrafo, ma concretizzatasi grazie alla diffusione del telefono, viene definito da Thompson “simultaneità despazializzata”[2]. La simultaneità despazializzata modifica e riorganizza mappe concettuali e sistemi simbolici relativi alle percezioni e alle esperienze individuali e sociali.

Il mutamento legato al telegrafo e quindi al telefono è un mutamento anche di semantica, infatti, come ricorda Davide Borrelli il termine “comunicazione” ancora nel XIX secolo è sinonimo di “trasporto”, perché per comunicare è necessario spostarsi, la relazione sociale si realizza solo in una situazione di condivisione  di contesto non solo simbolico ma anche fisico. Con la differenziazione si introduce una nuova semantica legata al termine comunicazione”che a sua volta esprime un nuovo concetto che, infine, rappresenta una nuova forma di relazione sociale.

Tanto più si trasforma il senso del mondo e dell’esperienza, tanto più si modifica il senso dei gruppi e delle comunità, che possono essere tali anche a distanza temporale e spaziale. La “socialità mediata” costituisce una grande trasformazione relazionale: azioni, relazioni e interazioni vengono attivate e esperite in larga parte attraverso il mezzo, che appunto ne media l’universo simbolico, la percezione dell’esperienza, il senso del tempo e dello spazio.

A questo proposito scrive Thompson in Mezzi di comunicazione e modernità[3]: “è diventato possibile sperimentare come simultanei eventi che pure accadono in luoghi spazialmente lontani. In contrasto con la concretezza del qui e ora, è emerso un senso del momento presente non più legato ad alcun luogo particolare”[4].

Lo sviluppo di nuove forme di interazione decontestualizzate ha influito anche sui modi in cui gli individui sperimentano ed esperiscono le caratteristiche spazio temporali della vita sociale[5]. Anche il senso del passato e dei luoghi lontani, che prima dell’avvento delle telecomunicazioni era modellato sulla interazioni faccia a faccia, sull’esperienza diretta o sul racconto orale di chi quell’esperienza l’aveva vissuta personalmente, subisce una ridefinizione simbolica.

Anche l’esperienza “storica” divine mediata, facilitando da un lato opportunità di conoscenza e sperimentazione del reale molteplici e mutevoli; dall’altro, finendo per spostare l’attenzione del “socialmente rilevante” dall’evento storico agli effetti che quell’evento produce su chi “assiste” più che su chi partecipa. E chi assiste è uno spettatore grazie alla mediazione degli strumenti di comunicazione.

A questo proposito sostiene David Borrelli: “Quando la storia dei media diventa filosofia del mondo? Quando riesce a cogliere i mutamenti antropologici, che non attengono ai singoli eventi, ma alle ripercussioni che questo provoca in chi “assiste” a quegli eventi” o, possiamo aggiungere, di chi ne ha notizia ed esperienza grazie alla comunicazione a distanza. Con l’introduzione della comunicazione mediata mutando le relazioni sociali e la percezione del tempo e dello spazio tendono a mutare anche la memoria e l’interpretazione storica: il fatto storico non è centrale in sé, ma lo è per l’esperienza che di esso fa chi non vi partecipa direttamente.

Al telefono, in quanto primo strumento che garantisce questo mutamento culturale, psicologico e sociale[6], come ai media che successivamente hanno “occupato” lo spazio di senso e di esperienza degli uomini, va ricondotta la realizzazione di quella che possiamo definire storicità mediata[7].

Se l’esperienza del quotidiano è sempre più slegata dalla pratica diretta degli eventi e sempre più condizionata dalle esperienze mediate da uno strumento tecnologico, anche la memoria storica e la percezione del passato diviene “prodotto” mediale.

La storicità mediata fa sì che il senso del passato e le idee sul mondo siano il frutto di una rielaborazione di elementi, immagini e narrazioni derivate da un “serbatoio” in continua crescita di forme simboliche mediate. Tanto più gli eventi sono lontani nel passato tanto meno gli individui ne hanno “esperienza” diretta o conoscenza tramite relazioni faccia a faccia. Naturalmente l’esperienza diretta e la tradizione orale continuano ad avere un ruolo nella costruzione del senso storico e nella percezione del passato, ma agiscono sempre più in combinazione con i contenuti che derivano dalle interazioni mediate.

Il mezzo telefonico è la prima tecnologia che ha causato grandi trasformazioni soprattutto nelle percezioni, nell’universo semantico e nelle modalità relazionali e di esperienza. Risiede proprio in questa contestualizzazione di mutamento, il valore storico degli studi sociali sul telefono. Le telecomunicazioni hanno drasticamente modificato l’antropologia e la strutturazione sociale e relazionale dell’uomo, creando un “punto di non ritorno” nella strategie comunicative e nello scambio simbolico interpersonale e sociale.

 


[1] J.B. Thompson.  The media and Modernity. A Social Theory of the Media, Cambridge, Polity Press, 1995; trad. it. Mezzi di comunicazione e modernità, Il Mulino, Bologna, 1998.

[2] in J.B. Thompson 1998, op. cit.

[3] Ivi.

[4] Ivi, p. 52.

[5] Cfr. J. Meyrowitz, No Sense of Place: the Impact of Electronic Media on Social Behavior, Oxford University Press, New York, 1985; trad. it. Oltre il senso del luogo. Limpatto dei media elettronici sul comportamento sociale, Baskerville, Bologna, 1993.

[6] Cfr. G. Geertz, The Interpretation of Cultures, Basic Books, New York, 1973; trad. it. Interpretazione di culture, Il Mulino, Bologna, 1987

[7] J. B. Thompson, 1995, op. cit.

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