Didattica della storia, documenti d’archivio e internet

La Rete Bibliolandia, Rete documentaria della Provinicia di Pisa, ha deciso dal dicembre 2010 di promuovere un “bando per la promozione dell’uso degli archivi storici”.

L’intento è stato quello di sostenere gli obiettivi e i progetti della Rete archivistica, che possiamo definire la “cenerentola” delle Rete Bibliolandia, che nel settore bibliotecario gestisce le attività di più di 40 biblioteche della Provincia di Pisa tra quelle provinciali, comunali e scolastiche, a fronte di 13 archivi di enti comunali gestiti da 5 operatori specializzati.

Il bando si è articolato su più livelli: una sezione che prevedeva un premio di laurea per la migliore tesi che avesse avuto argomento riconducibile alla storia della Provincia di Pisa e che fosse stata prodotta mediante un utilizzo di fonti archivistiche presenti anche negli archivi storici degli enti locali.

Un’altra sezione che prevedesse premi per elaborati didattici prodotti collettivamente come classe, di scuole primarie e secondarie di primo e secondo livello, sui temi “Giornata della memoria”, “Identità Toscana” e “Unità nazionale” di cui ricorre il 150° anniversario.

Oltre ai premi sono stati promossi anche dei servizi didattici gratuiti come “L’archivista in classe” e “La classe in archivio”, per i quali la Rete Bibliolandia ha messo a disposizione per le classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado dei comuni che aderiscono alla Rete il proprio personale specializzato, che ha illustrato cos’è un archivio e ha proposto con successo percorsi didattici.

Sabato 4 giugno, presso la Sala consiliare dell’Unione Valdera a Pontedera, si è svolta la giornata che ha concluso questa esperienza del bando di promozione archivistica: oltre alla premiazione dei vincitori per le tesi di laurea e per gli elaborati didattici, è stato organizzato un seminario dal titolo “Didattica della storia, documenti d’archivio e internet”.

Sono intervenuti Rossano Pazzagli, docente di Storia moderna presso l’Università degli studi del Molise, con una relazione dal titolo Archivi, territorio e didattica della storia: Paolo Morelli, docente di lettere al Liceo Scientifico XXV aprile di Pontedera che ha parlato di didattica della storia negli istituti superiori, così come Francesco Salvestrini, docente di storia medievale all’Università di Firenze, è intervenuto con una relazione dal titolo La didattica della storia nelle Università.

Hanno concluso Simone Sartini, archivista presso l’Archivio di Stato di Firenze che ha illustrato il Progetto Archipedia e Filippo Mori, archivista della Rete Biblolandia che ha parlato dell’esperienza didattica realizzata con il progetto L’archivista in classe, la classe in archivio.

Il Prof. Pazzagli si è soffermato sull’importanza degli archivi e sul problema della loro fruibilità. L’archivio, che nell’immaginario degli studenti (e non solo) può sembrare un luogo “oscuro” e impenetrabile, paga lo scotto del suo essere poco conosciuto: solo la sua apertura e l’utilizzo delle fonti a fini didattici può renderlo uno strumento utile e, entro certi limiti, affascinante.

Gli archivi sul territorio sono molti, ma poco conosciuti: ogni famiglia produce un archivio, ogni ente produce archivio.

La didattica della storia attraverso l’uso delle fonti diventa un modo per rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini alla comunità e quindi l’identità collettiva. La fruizione del materiale d’archivio innesca inoltre un circolo virtuoso che fornisce visibilità, anche favorendo la sua conservazione.

Il Prof. Morelli, realisticamente, ha lanciato un allarme. La situazione non è rosea, a causa delle tempistiche, dei programmi didattici, della sensibilità degli insegnanti: tutte variabili che influiscono sulla volontà di utilizzare una offerta come quella che è arrivata dalla Rete Bibliolandia.

Per non parlare dei trasporti: un semplice spostamento di una classe di un istituto superiore, qualora un insegnante fosse interessato ad una visita in archivio, viene resa difficoltosa da molti aspetti burocratici e da costi che lo scoraggiano.

Il Prof. Salvestrini si è soffermato invece sulla didattica della storia nelle università analizzando come di fatto l’università stia cambiando in virtù della nuova riforma Gelmini.

Ha parlato tecnicamente della nuova strutturazione dei corsi, e di come le Facoltà cambieranno la loro offerta didattica con corsi di laurea 3 + 2 dove la triennale non prevede tesi bensì una snella prova finale per cui non viene contemplata ricerca sulle fonti.

Il problema riguarda anche l’offerta didattica; docenti sempre più “insegnanti” e sempre meno “ricercatori”, laureati meno preparati a causa della struttura dei corsi di laurea, dottorati di ricerca che con i tagli si sono ridotti a pochissimi posti annui.

Oltre a questo ci sono altri approcci alle fonti, per carenza di tempi, per un diffuso disinteresse, per la difficoltà tecnica di reperirle a causa dello scarso personale archivistico (pochi archivi funzionano a dovere).

Dopo l’annuncio di ulteriori tagli e la riduzione degli orari di apertura addirittura della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Salvestrini ha sostenuto l’utilità di una digitalizzazione a tappeto del patrimonio librario e archivistico per contrastare la carenza di personale e per consentire agli studiosi di avere libri e documenti. Ciò consentirebbe di fruire dei beni archivistici e librari indipendentemente dal “supporto” e dalla presenza fisica del mediatore culturale.

Il Dr. Simone Sartini, archivista presso l’Archivio di Stato di Firenze, ha presentato il Progetto Archipedia il cui obiettivo principale consiste nel tentativo di far conoscere l’Archivio e introdurre i ragazzi delle scuole al linguaggio dei documenti a partire alcuni percorsi storici particolari.

I percorsi propongono di suscitare interessi su argomenti “caldi”, che riguardano da vicino il mondo che ci circonda (ad es. famiglia, città, Unità d’Italia…), offrendo un contatto diretto con alcuni documenti archivistici che, opportunamente esaminati, possano offrire elementi non per una celebrazione del passato, ma per nuove esplorazioni e per nuovi interrogativi. L’impatto con il documento “originale” nel luogo dove si conserva, nella rete di relazioni, nelle forme con cui esso trattiene il suo significato, può aiutare gli alunni a fare esperienza della realtà di un “altro da sé”. In questa dimensione andare in archivio può ben raffigurarsi attraverso la metafora del viaggio che esprime lo spirito di avventura della ricerca, “quell’andare incontro agli altri e incontro a se stessi, là dove le due strade si incontrano”. E la visita in archivio può essere il momento forte di una proposta educativa che dell’approccio documentario faccia suo non tanto il momento della estrazione selettiva di argomenti utili a una conferma identitaria, ma quello della scoperta del senso dell’altro e del rispetto delle sue logiche interne.

Infine, Filippo Mori, archivista della Rete Bibliolandia presso gli archivi storici comunali di Vicopisano, Montopoli V.no e Ponsacco, ha concluso il seminario con un intervento in cui ha raccontato la sua esperienza didattica e quella degli altri archivisti della Rete.

Il tema del rapporto tra scuola ed archivi storici, ovverosia su come il materiale archivistico possa essere utilizzato con funzioni didattiche è oramai da molti anni al centro del dibattito archivistico. Ma se è indubbio che il rapporto degli alunni con le fonti della storia sia, almeno a livello teorico, auspicato sia dagli insegnanti che dagli archivisti, quando si scende sul piano pratico le cose non sono così semplici.

Ci sono state infatti una serie di problematiche, come la mancanza di spazi adeguati (non tutti gli archivi possono ospitare le scolaresche), la difficoltà negli spostamenti per portare le classi lontane dalla propria sede e un problema di ordine non pratico ma altrettanto importante, ovvero la coerenza con i programmi.

L’avvenuta riforma dei programmi scolastici della scuola dell’obbligo, con la conseguente suddivisione dello studio della Storia fra scuola primaria e secondaria di primo grado, rende difficile il proporre percorsi didattici a quegli insegnanti che volessero documenti attinenti al periodo oggetto di studio delle classi, poiché i nostri archivi, tradizionalmente archivi moderni, per loro natura possono produrre materiale che ha coerenza solamente con i programmi dell’ultima classe della scuola dell’obbligo, limitando fortemente in questo modo il bacino di utenza degli interventi didattici.

Nonostante ciò la Rete è riuscita quest’anno ad effettuare oltre 30 incontri con varie classi, anche se nella stragrande maggioranza dei casi gli archivisti hanno operato nelle terze della scuola secondaria di I° grado. Gli incontri hanno seguito in genere una struttura sostanzialmente comune: una prima parte nella quale sono state illustrate le nozioni principali legate all’archivistica, con una attenzione particolare a legare questi concetti con l’esperienza del ragazzo, ed una seconda parte in cui si è invece proceduto a mostrare esempi di documenti, presentati sia in copia che in maniera virtuale, che sono poi stati utilizzati per spiegare alcuni aspetti di storia locale o adoperati per brevi esercitazioni in classe.

E’ importante sottolineare come la sempre più frequente introduzione nelle scuole di dotazione multimediale (computer collegati a proiettori, lavagne LIM) permetta la visualizzazione e l’interazione con i documenti utilizzando una modalità che per i ragazzi è familiare e che rende più accattivante la fruizione del materiale d’archivio.

A tale scopo la rete ha realizzato una pagina web apposita, dove sono stati raccolti diversi documenti e percorsi didattici dedicati al tema del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. La pagina si trova all’indirizzo: www.bibliolandia.it/NUOVO/fonti_digitali.php ed è disponibile liberamente per chiunque sia interessato all’argomento.

Concludendo, possiamo affermare sicuramente che la valorizzazione degli archivi è cosa assai complessa, influenzata dalle scelte e dagli orientamenti politici, legata a disponibilità finanziarie su cui difficilmente delle piccole/medie realtà come la nostra possono intervenire.

Ma è certo che in un ambito locale queste esperienze possono avere una loro ricaduta positiva sia per gli archivi storici, che guadagnano così una maggiore visibilità e divengono parte integrante di un processo formativo, che per la scuola, che si dota di un nuovo e stimolante strumento didattico e con la quale può nascere una collaborazione proficua.

Sappiamo benissimo che incontri di poche ore non possono creare una generazione di storici ed archivisti ed ovviamente non è questo il nostro obiettivo, ma vogliamo credere che i piccoli semi che oggi gettiamo possano far crescere perlomeno una consapevolezza maggiore negli adulti di domani nei confronti della loro storia e della loro cultura locale e questo, ne siamo sicuri, non può che far bene alle nostre comunità ed ai nostri archivi.

 

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    By: Andrea Brotini

    Andrea Brotini dal 2010 lavora presso l’Unione Valdera, settore Reti per la Cultura. Svolge attività coordinative e di segreteria per la Rete archivistica Provinciale Bibliolandia e si è occupato dell’organizzazione del bando di promozione per l’uso degli archivi storici per l’anno scolastico 2010/2011.

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