Recensione: Ilaria Del Biondo, Lorenzo Mechi, Francesco Petrini (a cura di), Fra mercato comune e globalizzazione. Le forze sociali europee e la fine dell’età dell’oro

Recensione: Ilaria Del Biondo, Lorenzo Mechi, Francesco Petrini (a cura di), Fra mercato comune e globalizzazione. Le forze sociali europee e la fine dell’età dell’oro, Franco Angeli, 2010

La storia dell’Italia repubblicana nel processo di integrazione deve essere collocata nelle dinamiche delle relazioni internazionali e nei rapporti tra i governi, le forze politiche e sociali, approfondendo l’approccio comparativo e transnazionale alla storia europea del secondo dopoguerra.

E’ un orizzonte di ricerca perseguito dal volume a cura di Ilaria Del Biondo, Lorenzo Mechi e Francesco Petrini con percorsi analitici molto stimolanti per quanto concerne le forze sociali a cavallo degli anni sessanta e settanta.

Ne emerge con chiarezza la centralità del processo di integrazione nel definire le strategie dei paesi del Mercato comune europeo nel difficile passaggio dal miracolo economico alla fine dell’età dell’oro del sistema capitalista.

La storia italiana dall’autunno caldo del 1969 alla solidarietà nazionale è così illuminata da un nesso stringente tra le convulsioni del processo di integrazione e i rapporti tra le forze sociali di fronte alle politiche economiche della Comunità europea.

Mentre Francesco Petrini presenta le lotte operaie dell’autunno caldo come risultato della risposta conservatrice degli industriali e della classe dirigente italiana alle rivendicazioni politiche del mondo del lavoro, i contributi di Maria Eleonora Guasconi e di Fabrizio Loreto aprono prospettive non abbastanza valorizzate dai curatori sull’impatto dell’integrazione nei rapporti tra le forze sociali e sulla circolarità delle culture sindacali a livello nazionale ed europeo.

Insistendo sul processo di integrazione come strumento della ristrutturazione capitalista in Europa occidentale e sulla spaccatura provocata fin dagli anni cinquanta dalla Comunità economica del carbone e dell’acciaio tra i sindacati comunisti, socialisti e cattolici, la convergenza unitaria degli anni settanta tra la Cisl, la Uil e la Cgil è ridimensionata come una  riprova della capacità delle politiche europee  di piegare le organizzazioni operaie ad accettare scelte sfavorevoli al mondo del lavoro. Ribaltando il punto di vista iniziale, si potrebbe invece argomentare che è proprio il processo di integrazione a rendere possibile in Europa occidentale il compromesso tra capitale e lavoro alla base del miracolo economico degli anni sessanta e ad indicare una via d’uscita alla crisi finanziaria degli anni settanta.

Lo scontro tra la Cgil e la Cgt, l’evoluzione  europeista della Dgb, le accanite resistenze del sindacato inglese a far proprio l’orizzonte europeo delineate in maniera del tutto convincente da Ilaria Del Biondo, Edmondo Montali e Maria Paola Del Rossi possono essere lette come espressione del percorso compiuto dalle culture politiche della sinistra da una visione dello sviluppo economico  tutta interna allo stato nazionale alla piena assunzione del processo di integrazione come piano imprescindibile della  battaglia politica e sindacale. Basti pensare alla svolta compiuta dalla DGB a favore del Mercato comune europeo tra il 1957 e il 1963, alla posizione d’avanguardia della Cgil nel movimento comunista internazionale e al suo approdo con Cisl e Uil nella Confederazione europea dei sindacati.

Come mostrano i saggi di Simone Paoli e Andrea Becherucci, l’accento posto nella crisi degli anni settanta dalla Confederazione europea dei sindacati sull’esigenza di intensificare gli investimenti nella formazione dei lavoratori trova nelle conferenze tripartire promosse dalla Comunità europea dal 1970 al 1978 un tavolo di confronto per la ripresa del dialogo sociale sui temi dell’occupazione, della conoscenza e della concertazione per il superamento della crisi economica e finanziaria.

E’ una dinamica proiettata da Giuliano Garavini e da Lorenzo Mechi nella strategia dei partiti socialisti per un nuovo ordine mondiale culminata nel “Rapporto Brandt” e nell’attivismo dei sindacati europei nell’Organizzazione internazionale del lavoro, fino al ripiegamento del socialismo europeo nella prospettiva del mercato unico.

Pur muovendosi lungo una visione del processo di integrazione come puro strumento della ristrutturazione capitalista e considerando inessenziale il contributo della sinistra alla costruzione europea degli anni cinquanta e sessanta, il volume costituisce un contributo assai ricco sui rapporti tra le forze sociali cattoliche, socialiste e comuniste  fra mercato comune e globalizzazione.

 

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    By: Sante Cruciani

    Sante Cruciani, ricercatore a tempo determinato (tipo b) in Storia delle relazioni internazionali all’Università della Tuscia. Si occupa del processo di integrazione, delle culture politiche e sindacali della sinistra europea, delle rappresentazioni mediatiche della guerra fredda. Tra le sue pubblicazioni: L’Europa delle sinistre. La nascita del Mercato comune europeo attraverso i casi francese e italiano (1955-1957), Carocci, 2007; Passioni politiche in tempo di guerra fredda. La Repubblica di San Marino e l’Italia repubblicana tra storia nazionale e relazioni internazionali (1945–1957), Università di San Marino, 2010. È curatore di: Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese, École Française de Rome, 2012; Il socialismo europeo e il processo di integrazione. Dai Trattati di Roma alla crisi politica dell’Unione (1957-2016), FrancoAngeli, 2016.  Insieme a M. Ridolfi, ha recentemente curato i volumi L’Unione Europea e il Mediterraneo. Relazioni internazionali, crisi politiche e regionali (1947-2016), FrancoAngeli, 2017; L’Unione Europea e il Mediterraneo. Interdipendenza politica e rappresentazioni mediatiche (1947-2017), FrancoAngeli, 2017. È condirettore della rivista digitale www.officinadellastoria.eu.

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