Recensione: Piero Graglia. Altiero Spinelli

Affievolitisi gli ultimi echi dei festeggiamenti per il centenario della nascita e a più di dieci anni dalla prima biografia (E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista alla battaglia per la federazione europea 1920-1948: documenti e testimonianze, Bologna, il Mulino, 1996), il volume di Piero Graglia rilancia il dibattito storiografico su Altiero Spinelli. Il percorso seguito dall’autore si sviluppa intorno alle due vite di Spinelli, da quella di militante comunista, dalla gioventù all’abbandono/espulsione dal PCd’I, alla “seconda vita” spesa per l’Europa unita, iniziata durante il confino di Ventotene e tenacemente portata avanti fino alla morte.

E già qui è possibile registrare un’importante novità: per la prima volta, infatti, il periodo trascorso da Spinelli nel PCd’I è stato studiato da Graglia nella sua specificità e non solo, come spesso è stato fatto, in funzione della fase successiva. Il libro si apre con l’“ammissione” di Graglia nel dichiararsi “di parte” rispetto a Spinelli e alla sua azione federalista per rigettare quindi, citando Salvemini, pretestuose posizioni di oggettività: “Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere” (p. 10). La “parzialità” non ha però impedito a Graglia di sottolineare sovente anche gli spigolosi tratti caratteriali di Spinelli, ad esempio la forte attitudine al comando (“la sua adesione al Pcd’I è quella di un giovane che, lungi dal voler fare parte della massa dei fedeli, aspira a diventare vescovo, se non papa”, p. 22) e un po’ meno alla modestia, o i limiti della strategia seguita in alcune fasi. Così come non mancano alcune riflessioni proposte dall’autore che legano la vita e l’azione di Spinelli con l’attualità politica, come testimoniano l’allusione alle discutibili opinioni espresse dal Presidente del Consiglio Berlusconi sulla situazione dei confinati durante il regime fascista – “una vacanza a spese dello Stato” – o il riferimento al controverso editoriale sul “mito europeo” scritto da Galli della Loggia in seguito al primo discorso pronunciato da Napolitano come Presidente della Repubblica a Ventotene nel maggio del 2006.

La vita da esponente di spicco della FGC e da antifascista è trattata con dovizia di particolari che riguardano sia l’adesione del giovane Spinelli al PCd’I che il suo progressivo distacco: questa fase risulta arricchita anche grazie alla possibilità di utilizzare nuove fonti, come le prime ricerche compiute da Andreina Borgh presso l’Istituto Gramsci (si veda, “Critica Liberale”, vol. VIII, n. 73, 2001), che hanno permesso all’autore di delineare meglio il rapporto col partito. Emerge in modo più approfondito la critica di Spinelli al PCd’I, al dogmatismo comunista e alla politica dell’URSS, dapprima timidamente poi sempre più palese, a partire proprio da quella reclusione nel carcere di Viterbo che Spinelli definì come periodo “arido” e che, dimostra invece l’autore, tale non fu in quanto pose le basi intellettuali e culturali per la fase successiva, quella battaglia per la libertà, individuale e della società, che lo avrebbe portato ad approdare ai lidi del federalismo politico europeo. Non solo: il periodo trascorso a Viterbo e a Civitavecchia permette a Graglia di offrire al lettore anche un importante contributo per quanto riguarda la storia dell’antifascismo, il complesso rapporto tra gli intellettuali e il partito comunista o, ancora, il dibattito nel PCd’I sulle scelte del comunismo russo (socialfascismo, fronte popolare, espulsioni o fucilazioni dei vari Trockij, Kamenev, ecc). Così come ci conferma che Spinelli fosse figura di primissimo piano in quel partito che tollerò delle prese di posizione e degli attacchi alla linea del PCd’I e alla sua dirigenza (l’odg scritto a Viterbo è esemplare), che per altri avrebbero comportato, come minimo, l’espulsione immediata se non il rischio di compromettere l’incolumità fisica. La conferma arriva anche da una nota della direzione generale della polizia che lo definì nel 1941, a quattro anni dall’allontanamento dal partito, come “l’unico elemento capace e completo che il partito comunista tenga in Italia”. Uno studio, quello dello Spinelli comunista, che inizia finalmente ad acquisire maggiore spazio, ma che per gran parte è ancora tutto da scrivere.

 L’autore ha il merito di “raccontare”, attraverso una mole documentaria consistente e sapientemente utilizzata, il rapporto tra Spinelli, l’MFE da lui co-fondato nel 1943 e la lotta per la federazione europea. Se ne può desumere chiaramente l’importanza che Spinelli dà all’obiettivo strategico da conseguire a prescindere dallo strumento più opportuno per raggiungerlo, dimostrando così di aver mantenuto intatti alcuni aspetti tipicamente leninisti: è in questa luce che si possono leggere, ad esempio, le conflittualità col MFE sul valore da assegnare al Piano Marshall, con l’UEF sui Trattati di Roma e, successivamente, con Mario Albertini. Un esempio merita più spazio: Graglia illustra in modo completo il dibattito che si svolse tra i federalisti e nei partiti, nel periodo compreso tra il 1941 ed il 1947, circa il ruolo dell’URSS all’interno di un eventuale progetto di integrazione dell’Europa. Parteggiando senza esitazioni per la linea “cominciare da Occidente”, Spinelli tracciò uno spartiacque nel sostegno dei partiti italiani al federalismo europeo che, con l’esclusione politica dell’URSS, suscitò un’aspra quanto dura opposizione del PCI, com’era naturale, ma anche di un PSI ancora molto vicino all’esperienza sovietica piuttosto che a quella riformatrice e democratica. Nel volume, è in questa fase che, ancora una volta, la storia di Spinelli si intreccia con il dibattito intellettuale e politico nella giovane repubblica italiana, dibattito al quale apportò il suo personale quanto originale contributo. L’autore apre un’importante breccia nel muro storiografico sorto tra l’azione di Spinelli e la storia dell’Italia repubblicana, un muro che è stato rotto sporadicamente e solo in relazione a determinante quanto isolate circostanze (come la collaborazione con De Gasperi). È proprio in questa nuova ottica interpretativa che va analizzato l’intreccio tra l’azione spinelliana e l’Italia repubblicana, partendo proprio, ad esempio, dai rapporti che Spinelli intrattenne con De Gasperi, Nenni e Berlinguer: se, quanto al primo, molto è stato scritto (si veda, D. Preda, Alcide De Gasperi federalista europeo, Bologna, il Mulino, 2004) l’autore si è soffermato con particolare attenzione sul rapporto con Nenni nel periodo in cui il leader socialista fu Ministro degli esteri. Nel dipanarsi del libro, la collaborazione di Spinelli con queste figure di primo piano ci permette anche di avere uno spaccato ulteriore su alcuni passaggi centrali della vita politica italiana, come il centro-sinistra o il progressivo sganciamento del PCI da Mosca, senza che questo finisca per sopravvalutare il ruolo giocato da Spinelli.

Interessante e in parte nuovo risulta l’ampio spazio dato all’azione intrapresa da Spinelli negli anni successivi alla rivoluzionaria esperienza del Congresso del Popolo europeo, che, traendo ispirazione dalla Nuova Frontiera kennedyana, lo videro impegnato per un rinnovamento globale della democrazia, attraverso fecondi rapporti con alcuni intellettuali italiani – come il gruppo de “il Mulino” – e alcune fondazioni USA, che raggiunsero nella costituzione del CIDE e dello IAI i punti più alti. Notevole risalto viene dato al periodo trascorso nella Commissione, un aspetto che spesso la storiografia di matrice federalista si è dimostrata riluttante a studiare, e che invece nel volume di Graglia viene tratteggiato come fase decisiva e non solo alla luce dell’ultima lotta condotta da Spinelli e dal Club del Coccodrillo nel Parlamento europeo. Anzi, proprio per questo ampio spazio e novità nella documentazione, sarebbe stato di sicuro interesse se anche in questo caso l’azione di Spinelli fosse messa a confronto con il MFE di Alberini per studiarne i punti in comune come quelli di distanza.

In conclusione, grazie all’organizzazione delle fonti e all’impronta data, il volume di Graglia si presenta come un’opera originale che fornisce un nuovo, importante, contributo allo stato della ricerca su Altiero Spinelli, al dibattito politico-intellettuale nell’antifascismo e nel PCd’I, al ruolo svolto dai federalisti nella costruzione dell’Europa unita, e, ancora, al rapporto tra le culture politiche italiane e l’europeismo federalista. Nello stesso tempo, il libro si presenta anche come la biografia umana e politica di un personaggio davvero fuori del comune, capace di incarnare come pochi la figura del pescatore ne il Vecchio e il mare di Hemingway, sempre pronto a uscire nuovamente in mare aperto nonostante le continue e cocenti sconfitte che avrebbero fatto desistere i più: “poche vite come la sua”, leggiamo nelle prime righe, “sono costellate di desideri incompiuti e di aspettative negate” (p. 17). Ma altrettanto poche vite hanno tracciato un solco col quale tutte le forze politiche e sociali sono state chiamate a confrontarsi. Da qui, nuove sfide e ulteriori prospettive per la ricerca da non lasciare intentate.

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    By: Massimo Piermattei

    Massimo Piermattei, curatore del numero, è professore a contratto di Storia delle relazioni internazionali presso l’Università della Tuscia e membro del teaching staff della cattedra Jean Monnet “l’Europa mediterranea nell’integrazione europea: culture e società, spazi e politiche”. Le sue ricerche sono incentrate sull’europeizzazione dell’Italia e dell’Irlanda, sull’evoluzione della regione mediterranea nella storia del processo d’integrazione europea e sui partiti europei. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Crisi della repubblica e sfida europea, Bologna, Clueb 2012; Territorio, nazione, Europa: le presidenze Cossiga, Scalfaro e Ciampi, in “Presidenti. Storia e costumi della Repubblica, nell’Italia democratica”, ed. by, M. Ridolfi, Roma, Viella, 2014; On the Mediterranean shores of EU: geography, identity, economics and politics, in C. Blanco Sío-López, S. Muñoz, ed. by, Converging pathways. Spain and the European integration process, Bruxelles, Peter Lang, 2013.

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    L’Europa mediterranea nell’integrazione europea: spazi e culture, economie e politiche
    Le destre tra sovranità nazionale, localismi e sfida europea
    Officina della Storia. Indice n. 7 / 2011

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