La campagna elettorale in televisione

Il rapporto Censis di giugno 2013 riferisce come il principale mezzo usato dagli italiani per informarsi sulla politica sia ancora la televisione.

La campagna elettorale che ha preceduto le elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 è stata, come è noto, energica e talvolta fuori dalle righe, trovando il suo principale teatro in telegiornali e talk show, nonostante l’avvento senza precedenti dei social media, e di Twitter in particolare.

L’ottica con cui è stata costruita la sezione I leader in TV dell’Osservatorio Politiche 2013 (http://osservatoriopolitiche2013.wordpress.com/category/7-i-leader-in-tv/) era analizzare lo spazio riservato dalle reti televisive e radiofoniche ai principali protagonisti della campagna elettorale ed ai temi trattati.

La sezione comprende 313 video delle trasmissioni dedicate al dibattito politico, monitorate attraverso l’osservazione delle principali reti d’informazione: Rai e Radio Rai, Tgcom24 e reti Mediaset, Radio 24, SkyTg24 e La7.

A distanza di tempo, l’offerta della sezione può offrire diversi spunti di riflessione: i risultati elettorali sono stati inaspettati e imprevisti rispetto a sondaggi e proiezioni, mettendo in luce una frattura tra una politica non in grado di fronteggiare le ragioni sociali della crisi e il paese reale.

Principali protagonisti della campagna elettorale televisiva sono stati Berlusconi, Bersani, Monti e Grillo. I primi 3, dalla metà di gennaio, hanno frequentemente presenziato tutte le reti.

Il Movimento 5 Stelle, ampliamente sottovalutato, è stato l’unico ad aver apertamente costruito la propria campagna elettorale al di fuori dei canali comunicazione televisiva, prediligendo la piazza e la rete, con il risultato di essere frequente oggetto di dibattito nel tanto irriso piccolo schermo.

Sopravvalutate dal dibattito pre-elettorale, rispetto ai risultati, sia la candidatura di Monti che quella di Ingroia, uno dei volti tra i più ospitati in TV.

Anche i protagonisti più o meno noti delle formazioni principali e di quelle minori hanno presenziato le varie trasmissioni politiche.

Colpisce come la spettacolarizzazione della politica offerta dal mezzo televisivo, nulla abbia potuto nella realizzazione di un faccia a faccia fra i principali candidati premier che di fatto non è avvenuto, a causa dei disaccordi in merito dei protagonisti, che hanno dimostrato di prediligere la formula dell’apparizione televisiva individuale, senza un confronto diverso da quello con il conduttore.

 

Il palinsesto elettorale di RaiNews24 e di Tgcom24

L’offerta televisiva del canale all news di Mediaset Tgcom24 durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2013 si è incentrata sui principali temi di attualità politica, lavorando in stretta sinergia con gli altri canali generalisti della società.

Tgcom24 , diretto allora da Mario Giordano, ha puntato sulla diffusione delle dichiarazioni dei principali leader nel corso della campagna elettorale, cercando forme di spettacolarizzazione degli esponenti dei vari schieramenti.

Fin dalla presenza di Silvio Berlusconi a Mattino 5 l’8 gennaio 2013 in onda su Canale 5 nella fascia del prime time mattutino e ampiamente rilanciata dal canale all news, la costante di Tgcom24 è stata quella di sottolineare con puntualità tutte le principali prese di posizione del leader del Pdl, dalle dichiarazioni sulle leggi razziali durante il fascismo del 27 gennaio 2013, all’ultima intervista prima del voto de La Telefonata, condotta da Maurizio Belpietro. La scelta editoriale è stata di presentare il candidato dello schieramento di centrodestra non soltanto in polemica contro i principali avversari (Pierluigi Bersani, Mario Monti e Beppe Grillo), ma anche sottolineandone gli aspetti più ironici (l’imitazione di Bersani, le polemiche contro il Festival di Sanremo), che ne hanno confermato le capacità di “animale televisivo”.

Nonostante l’evidente centralità della spazio riservato a Berlusconi, Mediaset ha garantito una presenza anche ad esponenti degli altri schieramenti. A La Telefonata di Belpietro in onda su Canale 5 sono stati ospiti anche Pierferdinando Casini, Stefano Fassina, Mario Monti. Tgcom 24 ha lasciato spazio anche alle formazioni minori a partire dalle interviste al leader di Fli Gianfranco Fini, all’esponente della Lega Nord Matteo Salvini, al leader di Sel Niki Vendola e a Antonio Ingroia di Rivoluzione Civile. Il Movimento 5 Stelle, che come è noto non ha rilasciato commenti alle reti televisive, è stato oggetto di una comunicazione passiva, godendo comunque di un ampio spazio sia in chiave di contrapposizione polemica con il portavoce Beppe Grillo, sia attraverso l’attenzione al blog del Movimento, monitorato costantemente a partire dall’evoluzione dell’esito elettorale. Come gli altri canali Tgcom24 ha proposto una lunga maratona elettorale durante le operazioni di scrutinio, registrando a caldo i commenti di Silvio Berlusconi (ospite su Canale 5 a La Telefonata già il 26 febbraio), così come quelli di Bersani e soprattutto seguendo da vicino i primi passi dei neoeletti del Movimento 5 Stelle, spingendosi fino ad ipotizzare una forma di “governissimo” tra 5 Stelle e Pd, ipotesi che sarà poi profondamente smentita dall’evoluzione dl quadro politico nei mesi successivi alle elezioni.

Rainews24, canale televisivo all news della Rai, diretto da Monica Maggioni, leader negli ascolti per questa tipologia di canali tematici, ha mantenuto una forma di offerta politica equilibrata, garantendo uno spazio significativo ai vari schieramenti, cercando di rispettare lo spirito della par condicio.

Nella prima parte della campagna elettorale lo spazio è stato riservato all’emergere del Movimento 5 Stelle con una costante ripresa delle dichiarazioni più ad effetto del portavoce Beppe Grillo.

Nei giorni del Festival di Sanremo (12-16 febbraio 2013) la scena è stata occupata dalle dichiarazioni del candidato del centrodestra Berlusconi che ha innescato una polemica sull’obiettività e l’opportunità dell’evento nel periodo preelettorale.

Con l’approssimarsi del voto i temi economici e dei singoli programmi hanno trovato uno spazio sempre crescente, con le interviste al premier uscente Mario Monti, al candidato del centrosinistra Pierluigi Bersani, al candidato di Rivoluzione Civile Antonio Ingroia, al leader del Partito Radicale Marco Pannella, al candidato del centrodestra Silvio Berlusconi, oltre alla rilancio delle dichiarazioni di Beppe Grillo per il Movimento 5 Stelle.

Da registrare, così come nel caso del Tgcom24, che Rainews24 prende molte dichiarazioni dai canali generalisti della Rai, in particolare da Rai 3 con le interviste a programmi di approfondimento in onda nel prime time mattutino come Agorà, condotto da Andrea Vianello e Leader, edizione speciale di In ½ h , diretto da Lucia Annunziata, in quattro puntate speciali in onda dal 18 gennaio 2013 all’8 febbraio 2013 in prima serata. Tra gli ospiti Antonio Ingroia, Bruno Tabacci, Mario Monti e Silvio Berlusconi, con quest’ultima puntata che ha fatto registrare gli ascolti più significativi ottenendo l’8,93% di share.

Così come gli altri canali all news anche Rainews24 ha assicurato una lunghissima maratona televisiva presentando i primi exit poll e commentando in diretta l’exploit elettorale del Movimento 5 Stelle. Nei giorni successivi al voto, il canale dedica ampio spazio agli approfondimenti informativi ospitando le analisi di vari commentatori politici, come tra gli altri Marc Lazar. L’esito del voto pone al centro del dibattito politico la necessità di un confronto tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Il canale riserva molta attenzione all’evoluzione della situazione politica, riportando con puntualità le dichiarazioni degli esponenti dei due schieramenti.

 

Il palinsesto elettorale di Radio Rai e di Radio24

I temi della campagna elettorale hanno trovato ampia copertura anche all’interno dei palinsesti dei principali canali radiofonici di informazione come Radio 1 Rai e Radio 24, la radio di approfondimento informativo finanziario del quotidiano Il Sole 24 ore. La centralità degli ascolti radiofonici nella fascia mattutina giustifica la collocazione di programmi di approfondimento politico a partire dalle trasmissioni più seguite dei canali: Radio Anch’io su Radio 1 Rai condotto da Ruggero Po e Nove in punto su Radio 24, già trasmissione di Oscar Giannino, condotta da Simone Spetia.

Radio Anch’io tra il 6 e il 20 febbraio 2013 ha intervistato Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi e Mario Monti, lasciando al contempo una buona tribuna anche alle formazioni minori. I temi più accesi della campagna elettorale sono stati privilegiati con una costante dialettica tra le varie posizioni su questioni di stretta attualità come le politiche per la famiglia, l’Agenda per il Sud, il rapporto tra Italia e Europa, la sfida dell’Imu e i diritti civili. Nell’offerta di Radio 1 va registrata una lunga maratona per i risultati elettorali che si pone al livello di quelle dei canali televisivi per durata e completezza delle informazioni. Nei giorni successivi al voto, sono da sottolineare gli approfondimenti legati ad una conoscenza maggiore del Movimento 5 Stelle dopo il risultato elettorale, anche in relazione alla costituzione del nuovo governo, che la testata del Gr1 definisce come un “rebus” ad un settimana dall’esito del voto.

Nell’ambito della satira è opportuno menzionare durante la campagna elettorale la partecipazione di diversi esponenti alla trasmissione su Radio 2 Un giorno da pecora, dove accanto ai leader principali (Bersani e Berlusconi), partecipano anche figure delle formazioni minori come Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Giulia Bongiorno (Lista Monti).

Radio24 privilegia come di consueto un taglio più legato alle tematiche economiche, ma attraverso la trasmissione Nove in punto permette di cogliere con efficacia le posizioni anche di esponenti dei movimenti di recente istituzione o comunque di alleanze inedite. In questa ottica si collocano le interviste a Antonio Ingroia, Oscar Giannino (Fare per), Pierferdinando Casini tra il 5 e il 13 febbraio.

A poco meno di una settimana dal voto, il 19 febbraio Radio24 esprimeva fin da allora un giudizio negativo circa i toni della campagna elettorale con una trasmissione che la definiva come “una brutta campagna elettorale”.

Un lungo speciale di Nove in punto dedicato all’esito elettorale, registrava da vicino i primi commenti economici e la reazione degli ambienti finanziari ipotizzando possibili scenari per il futuro. I programmi di approfondimento politico sulle posizioni del Movimento 5 Stelle rispetto alla formazione di un governo guidato da Pierluigi Bersani, mostravano da vicino quello che era definito “il dilemma dei grillini”.

Nel complesso i programmi di approfondimento informativo sui canali radiofonici si sono caratterizzati per un pluralità di punti di vista espressi e per un’analisi più accurata delle principali questioni al centro dei temi della campagna elettorale.

Le reti Rai e Rai Parlamento

Lo spazio dedicato dai canali Rai alla campagna elettorale, a partire da gennaio 2013, è andato gradualmente crescendo. Franco di Mare, conduttore di Unomattina su Rai 1 ha ospitato vari protagonisti del dibattito politico, talvolta anche coadiuvato da altri giornalisti, a partire dal 23 gennaio. Il focus iniziale dell’approfondimento mattutino è stato dedicato alla campagna elettorale per le regionali, con la presenza dei candidati alla presidenza della Regione Lazio Zingaretti e Storace (23 e 24 gennaio) e della Regione Lombardia Albertini e Maroni (25 gennaio e 3 febbraio). Successivamente è stato dedicato spazio al confronto tra candidati con posizioni molto distanti fra loro (Vendola e Tremonti, 30 gennaio; Alfano e Rosi Bindy 31 gennaio). La trasmissione ogni mattina ha ospitato i principali protagonisti del dibattito, tra cui Berlusconi (11 febbraio), Monti (12 febbraio) e Bersani (22 febbraio) dedicando due approfonditi speciali sul dopo elezioni nei giorni del 26 e 27 febbraio.

Il programma Porta a Porta condotto da Bruno Vespa in seconda serata sempre su Rai 1 ha gradualmente dedicato attenzione al tema elettorale, concedendo ampio spazio ai principali protagonisti della campagna: tra il 9 gennaio e il 21 febbraio Berlusconi, Bersani e Monti sono stati ospitati per ben due volte ciascuno, in un lungo faccia a faccia con il conduttore. Significative le puntate dedicate alla maratona post elettorale il 26 e 27 febbraio (“L’Italia del non governo”? e “Tutto gira intorno a Grillo”).

Una cosa simile è avvenuta anche con Ballarò, condotto da Giovanni Floris su Rai 2 dove si sono alternati, fra gli altri, Bersani (15 gennaio), Monti (22 gennaio), Ingroia (29 gennaio) e Berlusconi (5 febbraio).

Lo spazio Rai dedicato alle elezioni politiche è entrato nel vivo dall’11 febbraio con l’inizio delle tribune elettorali nell’ambito di Rai Parlamento (direttore Gianni Scipione Rossi). Conferenza stampa in onda in seconda serata su Rai 2, fino al 22 febbraio, prevedeva il seguente format: un candidato intervistato da 4 giornalisti della radio, della televisione o della carta stampata per circa 40 minuti. Gli ospiti di ciascuna puntata erano tre, con l’alternanza di altrettanti conduttori-moderatori. Diversa la formula per L’intervista, programma andato in onda tra l’11 e il 21 febbraio dove il candidato veniva intervistato per soli 5 minuti dal conduttore in un conciso faccia a faccia. In ogni puntata gli ospiti erano due. Le maratone politiche informative di Rai Parlamento hanno dato spazio a tutte le voci della campagna elettorale, comprese le formazioni minori, offrendo una calibrata alternanza di volti più o meno noti, eccetto, come noto, i candidati del Movimento 5 Stelle, ripetutamente invitati. Berlusconi, Bersani e Monti si sono avvicendati nella puntata finale di Conferenza stampa.

Il palinsesto elettorale di SkyTG24

Il palinsesto elettorale di SkyTG24 è stato presentato l’11 gennaio 2013 con una conferenza stampa presieduta dalla direttrice Sarah Varetto. Il canale televisivo all news ha ampliato la propria offerta fornendo alle elezioni politiche nuovi spazi di approfondimento e di confronto, con programmi dedicati e nuovi strumenti per interagire con i telespettatori.

Per sondare le opinioni degli utenti ci si è avvalsi dello strumento del voting, il sondaggio quotidiano accessibile attraverso le funzioni interattive del decoder. Altra novità è stata la collaborazione con la facoltà di economia dell’Università di Tor Vergata per il fact checking, l’analisi della veridicità delle affermazioni espresse dai candidati ospiti delle varie trasmissioni.

Accanto ai programmi del palinsesto quotidiano, coinvolti a 360 gradi nel raccontare tutte le sfaccettature della campagna elettorale (come ad esempio SkyTG24 pomeriggio, condotto da Paola Saluzzi), una delle novità più interessanti è stata la trasmissione Lo spoglio condotta da Ilaria D’Amico e andata in onda dal 14 gennaio al 18 febbraio ogni lunedì e mercoledì alle 20.30, per 12 puntate. Il programma ha messo di volta in volta a confronto la conduttrice con i principali candidati delle varie coalizioni (da Berlusconi, a Monti a Bersani ma anche Alfano, Vendola, Giannino e altri) in un’ora di intervista in cui si sono messi a nudo.

Monti, Bersani e Berlusconi sono anche stati ospiti in più di un’occasione, nei mesi dei gennaio e febbraio, di Speciale SkyTG24 in un faccia a faccia con il conduttore Gianluca Semprini.

Location particolare quella del Il Sorpasso di Fabio Vitale, andato in onda ogni sabato dal 12 gennaio al 16 febbraio. Il giornalista si è confrontato con 6 diversi interlocutori girando per Roma in macchina.

Maria Latella ha dedicato la consueta intervista della domenica mattina, del periodo compreso tra il 13 gennaio e il 17 marzo, alla campagna elettorale incontrando in 8 puntate Vendola, Berlusconi, Casini, Maroni, Ingroia, Anna Finocchiaro, Fassina, Bersani.

La direttrice Sarah Varetto ha sottolineato in diverse occasioni lo sforzo profuso da SkyTG24 per il confronto con e tra i leader. Quest’ultimo è avvenuto il 15 febbraio fra i candidati alla Regione Lazio e il 19 febbraio tra quelli alla Regione Lombardia, secondo il felice format inaugurato in occasione delle primarie del PD il 12 novembre 2012, con tempi e regole per il dibattito scanditi dal conduttore Gianluca Semprini.

Non è invece stato possibile un confronto in diretta TV fra i cinque principali candidati premier, nonostante gli inviti e i ripetuti appelli della rete e le numerose polemiche che hanno alimentato questo mancato aspetto della propaganda elettorale.

Nei giorni delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio il palinsesto ha perso la sua regolarità per lasciare spazio a intense maratone elettorali e alle concitate dichiarazioni “a caldo” dei protagonisti.

Assenti dal dibattito sono stati, come è noto, Beppe Grillo e gli esponenti del Movimento 5 stelle che hanno scelto il confronto diretto con gli elettori nelle piazze piuttosto che negli studi televisivi.

L’offerta televisiva de La7 durante il periodo elettorale vede una sostanziale concentrazione sui programmi di informazione e su quelli di approfondimento delle tematiche politiche, legate in particolare  alla campagna elettorale.

I programmi di informazione di punta sono quelli del prime time ma si è prestata molta attenzione anche a fornire approfondimenti con ospiti e interviste ai rappresentanti delle coalizioni nell’arco dell’intera giornata.

La mattinata si apre alle 6.00 con il Tg La7 Morning News e prosegue dalle ore 7.00 con una serie di appuntamenti fissi in successione, tre programmi di informazione, attualità e approfondimento con rubriche, ospiti e rassegne stampa: Omnibus, con Alessandra Sardoni (con all’interno l’edizione delle 7.30 del Tg La7), Coffee Break, condotto da Tiziana Panella, e L’Aria che tira, condotto da Myrta Merlino.

L’edizione delle 13.30 del TG La7 (direttore Enrico Mentana) è seguito da TG La7 Cronache, trasmissione di approfondimento sui temi di cronaca e attualità a cura della redazione del Tg, condotta da Bianca Caterina Bizzarri.

Il prime time è la parte più ricca del palinsesto della rete in questo periodo e la più varia dal punto di vista dei generi televisivi. Predomina la formula del talk show e dell’intervista all’ospite di turno: si inizia già all’interno dell’edizione delle 20 del TG La7, condotto in studio dallo stesso direttore Mentana, per poi proseguire nella fascia dell’access prime time dal lunedì al venerdì con Otto e mezzo condotto da Lilli Gruber, e il fine settimana con In Onda, condotto da Luca Telese e Nicola Porro (il sabato in versione “allungata” fino alle 22.30).

La prima serata è dedicata per quasi tutta la settimana alle trasmissioni di dibattito e approfondimento di temi di attualità e si concentra quindi, nel periodo preso in esame, sulla campagna elettorale. La formula dell’intervista all’ospite politico vale praticamente per tutte le trasmissioni serali, anche per quelle più legate al genere intrattenimento/spettacolo che al talk show politico vero proprio. Si comincia il lunedì con Piazza Pulita di Corrado Formigli; si prosegue il mercoledì con Le Invasioni barbariche condotto da Daria Bignardi; il giovedì è la volta di Michele Santoro con Servizio pubblico (record di ascolti per la rete toccato il 10 gennaio 2013 con ospite in studio Silvio Berlusconi, 8.670.000 telespettatori, 33,68% di share), mentre il venerdì è la serata dedicata al live show di Maurizio Crozza con il suo Crozza nel Paese delle Meraviglie (memorabile, tra le altre, l’imitazione di Antonio Ingroia). La satira e la parodia sono tra i punti di forza dei programmi della rete: la ritroviamo anche il giovedì nelle vignette di Vauro, che commentano in chiusura la puntata di Servizio pubblico, e nella quotidiana fascia preserale (ore 19.20) con il G’Day di Geppi Cucciari, che chiude sempre con siparietti umoristici e battute sull’attualità politica nel passare la linea a Enrico Mentana e al suo Tg La7.

Programmi di spicco della seconda serata sono invece gli speciali pre-elettorali di Mentana, presentati in Bersaglio mobile il giovedì a partire dalle ore 23, e la nuova trasmissione di Gad Lerner, Zeta, in onda il venerdì intorno alle 22.30 dopo lo show di Crozza.

L’informazione de La7 si chiude in tarda serata con la versione notturna di Omnibus, Omnibus notte, che ingloba anche l’edizione notturna del Tg La7 Night Desk.

In generale La7 ha seguito tutta la campagna elettorale dando moltissimo spazio in trasmissione ai rappresentanti politici delle varie coalizioni e in particolare ai loro rispettivi candidati premier, segnatamente Bersani, Berlusconi, Monti, Ingroia e Giannino. L’unico a non essere mai apparso direttamente in Tv è stato, come è noto, Beppe Grillo che però in più occasioni ha concesso interviste registrate andate in onda nei giorni precedenti e successivi alle elezioni in alcune trasmissioni tra cui Servizio pubblico e Bersaglio mobile.

Lunedì 25 febbraio 2013 La7 ha seguito con una maratona elettorale i risultati delle elezioni aprendo per primo rispetto alle altre reti lo Speciale TG La7 con il direttore Mentana (ore 14.30) e continuando ininterrottamente fino all’edizione serale del telegiornale delle ore 20, per poi proseguire con Lilli Gruber a Otto e mezzo e con Corrado Formigli e il suo Piazza pulita – Speciale elezioni.

In particolare proprio il TG La7, anche grazie alla copertura informativa offerta durante tutto il periodo della competizione elettorale, e in generale apprezzato per l’elevato numero di speciali in diretta, ha ottenuto il Premio Regia Televisiva 2013 come miglior Tg dell’anno.

Infine, da segnalare il progetto della piattaforma Google Elezioni ( www.google.it/elezioni ), realizzato in collaborazione con La Stampa e La7 in occasione delle Politiche 2013 (già utilizzata in occasione delle elezioni in altri paesi tra cui Francia, Germania e Stati Uniti); una piattaforma accessibile da pc, smartphone e tablet con tutti i contenuti divisi per sezioni tematiche: video, interviste e tutte le notizie relative alla campagna elettorale con estratti dai Tg e dai programmi di approfondimento de La7, gli hangout in diretta con i protagonisti della scena politica (momenti di confronto tra cittadini e rappresentanti politici), e tutta l’offerta editoriale de La7 disponibile anche sul canale dedicato www.youtube.com/elezioni2013 .

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    By: Raffaello A. Doro

    Il cambiamento del sistema mediatico francese all’inizio degli anni Ottanta, con la votazione della legge del luglio 1982 che sancisce la fine del monopolio statale sulle comunicazioni, non sarebbe stato possibile senza il composito e variegato movimento delle radio libere, attivo in Francia nel periodo tra il 1977 e il 1981. Thierry Lefebvre, storico dei media, del cinema e autore di numerosi contributi sull’argomento, nel volume La Bataille des radios libres, ricostruisce gli avvenimenti significativi che segnano la lunga fase di clandestinità delle radio libere francesi prima dell’avvento al potere di François Mitterrand nel maggio 1981. Il tema della libertà di antenna, strettamente correlato con il diritto alla libertà di espressione, poneva in primo piano la gestione dei media, già profondamente criticata durante gli avvenimenti del maggio ’68. Dopo l’elezione di Valéry Giscard d’Estaing nel 1974 il controllo del governo sui canali della radio televisione pubblica era stato rafforzato trasformando la questione del monopolio in un argomento rilevante nel dibattito dell’opinione pubblica.

    Attraverso un ampio uso di fonti orali, Lefebvre ripercorre con attenzione le origini del movimento delle radio libere in Francia. A partire dalla nascita della rivista Interférences nel 1974 vengono ricostruiti i primi effimeri tentativi di trasmissioni al di fuori del monopolio, sottolineando il carattere esemplare che assume il modello italiano per la situazione francese. In Italia una sentenza della Corte Costituzionale del luglio 1976 aveva posto di fatto fine alla gestione statale sulle comunicazioni audiovisive decretando in pochi anni una crescita senza precedenti del settore radiofonico e televisivo. Lefebvre ricorda inoltre la situazione specifica della Francia dove accanto alle radio del servizio pubblico esistono le radio cosiddette “periferiche” come RTL, Europe 1 e Radio Monte-Carlo. Queste emittenti, con gli studi situati in Francia e i trasmettitori posti al di fuori dei confini dell’Esagono, pur rispettando il monopolio, venivano tollerate poiché controllate in modo indiretto dallo Stato che deteneva delle quote di partecipazione nei bilanci delle singole emittenti.

    In questo quadro legislativo, a partire dal marzo 1977 diverse radio “libere”, “pirata” o “clandestine” sorgono in varie parti della Francia: militanti extraparlamentari, ecologisti, avvocati, giornalisti, sindacalisti, uomini politici o semplici appassionati di tecnica radiofonica e di musica si mobilitano per creare il proprio strumento di comunicazione.

    I risvolti politici della “bataille des radios libres”, sono ben evidenziati da Lefebvre quando si sofferma sul ruolo svolto da un gruppo di giovani avvocati, militanti del Partito Repubblicano del Presidente della Repubblica Giscard d’Estaing. Dopo aver subito una denuncia per l’attività della propria radio(Radio Fil Bleu a Montpellier), essi spostano la questione sul terreno giuridico richiamandosi alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e al principio della libertà di espressione, evidenziando le contraddizioni della legge davanti ad una situazione in cui l’uso della banda FM e i progressi tecnologici consentono di realizzare una radio con costi accessibili a tutti.

    Nonostante l’attivismo di molti animatori radiofonici, la repressione del governo che resta fedele al principio monopolistico, impedisce un ascolto stabile e duraturo e le trasmissioni si limitano ad appuntamenti settimanali e generalmente preregistrati per evitare il “brouillage”, il disturbo sistematico sul segnale emesso dai servizi di controllo di Télédiffusion de France nei confronti delle radio libere. La promulgazione della Legge Lecat, che dal giugno 1978 inasprisce le misure contro chi avrebbe trasmesso al di fuori del monopolio, segna secondo Lefebvre l’incapacità della governo liberale di Raymond Barre di rispondere ad un bisogno di comunicazione sollecitato da più parti della società francese. Il nuovo provvedimento stabiliva che chiunque avrebbe trasmesso al di fuori del monopolio rischiava dai 10000 a 100000 franchi di ammenda e da un mese ad un anno di prigione.

    Dalla fine del 1978 la storia delle radio libere si intreccia strettamente con le vicende più generali della società francese. Per contrastare il piano di licenziamenti proposto dal governo nel settore dell’industria siderurgica i sindacati CFDT e CGT creano le proprie radio di lotta nella regione della Lorena, fornendo un sostegno molto importante alla popolazione del bacino di Longwy che utilizza la radio per far sentire la propria voce in un momento di crisi.

    La partecipazione diretta dei sindacati alla battaglia per la fine del monopolio contribuisce a far evolvere le posizioni anche all’interno dei partiti politici. Le forze di destra, UDF e RPR, pur non essendo ideologicamente contrarie alla fine del monopolio statale sulle comunicazioni, mantengono una posizione di rigida chiusura, al punto che il primo ministro Raymond Barre nel settembre 1979 apostroferà le radio libere come il “germe potente dell’anarchia”. Lo spettro dell’“anarchie à l’italienne”, con la conseguente proliferazione di radio private cresciute in modo vertiginoso in questi anni, è agitato da Giscard d’Estaing e Barre anche come un rischio per i finanziamenti alla stampa regionale.

    Nell’ambito dei partiti della sinistra, PCF e PS, che rimangono legati all’idea di monopolio, si propone la creazione di radio locali municipali, gestite dagli eletti e dai rappresentanti delle collettività locali. Radio Lorraine Coeur d’Acier, la radio della CGT di Longwy, sembra rispondere a questa tipologia di emittente, ma riveste al tempo stesso un ruolo del tutto specifico per il movimento delle radio libere, considerata come un simbolo di resistenza della popolazione della Lorena davanti al rischio della perdita del posto di lavoro.
    La vicenda della trasmissione di Radio Riposte, la radio della Federazione di Parigi del Partito Socialista, avvenuta il 28 giugno 1979, rappresenta un avvenimento decisivo. Dalla ricostruzione di Lefebvre emerge come in seguito alla denuncia ricevuta da François Mitterrand per aver partecipato a questa trasmissione, il tema del monopolio e della libertà di antenna diventerà uno dei temi più caldi durante la campagna per le elezioni presidenziali del maggio 1981. Non è infatti un caso che uno delle 101 proposte del programma di governo del futuro Presidente della Repubblica prevede la fine del monopolio sulle comunicazioni e che uno dei primi provvedimenti attuati dal nuovo governo socialista nel 1981 sia la legge di tolleranza nei confronti delle radio libere ancora clandestine, completata poi dalle legge del luglio 1982 che sancisce definitivamente la fine del monopolio.
    Nel testo di Lefebvre sono evidenziate le posizioni contrastanti delle federazioni nazionali delle radio libere, in particolare l’ALO (Association pour la Libération des Ondes) e la FNRL (Fédération Nationale des Radios Libres) sullo statuto delle nuove radio rispetto al finanziamento e alla potenza dei trasmettitori. Se l’ALO è favorevole ad un ricorso limitato alla pubblicità, la FNRL si oppone ad ogni ipotesi di finanziamento pubblicitario così come all’aumento della potenza dei trasmettitori nel timore che in questo modo il settore si sarebbe aperto alle grandi imprese commerciali relegando in secondo piano la comunicazione sociale e locale. Tali divergenze mostrano già quali saranno i punti di maggiore divergenza nel momento in cui sarà definita la nuova legge che regolamenta il settore a partire dal 1981.

    La vicenda di clandestinità delle radio libere francesi tra il 1977 e il 1981, così come raccontata nell’opera di Thierry Lefebvre, permette di cogliere alcuni passaggi importanti e alcuni attori significativi della società francese che appaiono decisivi nella definizione successiva di un nuovo quadro legislativo per i mezzi di comunicazione di massa che durante il decennio Ottanta avrebbe cambiato in profondità il sistema mediatico francese. Dopo le opere scritte a ridosso di quegli anni, o dedicate al periodo successivo al 1981, il libro di Thierry Lefebvre, offre numerose piste di ricerca che permettono di cogliere la genesi del movimento delle radio libere in Francia, considerato dall’autore come una trasformazione dello spirito del “mai ’68”, mostrando la capacità della radio di permettere l’espressione di gruppi politici, minoranze, identità linguistiche locali, rivendicazioni territoriali, e più in generale tutte quelle voci che solitamente erano escluse dai grandi canali di comunicazione.
    L’opera di Thierry Lefebvre indaga con attenzione e cura questo periodo, che diventa di estrema utilità per comprendere le evoluzioni successive, radicali e irreversibili, che il paesaggio audiovisivo francese ha conosciuto a partire dal maggio 1981.

    Cfr. in particolare F. Cazenave, Les radios libres, Presses Universitaires de France, Paris 1980 e C. Collin, Ondes de choc. De l’usage de la radio en temps de lutte, L’Harmattan, Paris 1982.
    Cfr. A. Cojean, F. Eskenazi, FM. La folle histoire des radios libres, Grasset, Paris 1986.

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    Il rotocalco televisivo di informazione: Tv7 racconta l’Italia degli anni Sessanta
    Recensione: Arturo Marzano, Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43)
    Officina della Storia Indice n. 16/2016

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