I leader della CGIL da Giuseppe Di Vittorio a Susanna Camusso: immagini fotografiche tra storia e tempo presente

Introduzione

Nell’età contemporanea e nel tempo presente, l’evoluzione dei linguaggi della politica ha posto gli storici di fronte a nuove questioni di metodo, derivanti dalla moltiplicazione delle fonti iconografiche e audiovisive prodotte dalla fotografia, dal cinema, dalla radio, dalla televisione e dalla rete digitale[1].

Come ha sottolineato Giovanni De Luna[2], si tratta di una sfida epistemologica che è possibile affrontare soltanto mettendo in gioco strumenti di analisi e di ricerca interdisciplinare, allo scopo di ricondurre la preminenza del visivo e l’apparente polverizzazione dello spazio e del tempo alla complessità della narrazione storica. Per quanto riguarda la fotografia, le teorizzazioni di André Bazin[3] sulla sua oggettività e le invettive di Susan Sontag[4] e di Regis Debray[5] sulla sua parzialità sono state ampiamente superate dalle riflessioni di Laurent Gervereau[6] e Peter Burke[7] sul significato delle immagini nello studio dell’età contemporanea.

Si tratta di indicazioni metodologiche che hanno trovato una espressione assai convincente nella storiografia italiana con i volumi su “L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia”[8], nei quali la fotografia non è più una semplice illustrazione della ricostruzione storica ma è essa stessa lo strumento principale per l’analisi delle dinamiche del potere nella nazionalizzazione degli italiani, dell’organizzazione degli spazi pubblici e della vita familiare.

La partecipazione alla vita democratica dell’Italia repubblicana ha assunto così le sembianze e il corpo dei leader e dei militanti democristiani, comunisti, socialisti e missini, dei mille volti dei movimenti studenteschi e femministi e dei protagonisti politici della seconda repubblica. Mentre l’organizzazione della vita pubblica e il mondo del lavoro hanno trovato uno spazio adeguato[9], le organizzazioni sindacali e i leaders di CGIL – CISL – UIL risultano presenti soltanto in maniera parziale nella ricchissima galleria di immagini che costituisce la struttura dell’opera.

In maniera analoga, nei percorsi di ricerca stimolati dal centenario della CGIL[10], con una buona valorizzazione delle fonti iconografiche sulle donne e il sindacato,[11] l’arte e la comunicazione[12], l’immagine dei leader della Cgil è stata analizzata quasi esclusivamente attraverso la figura di Giuseppe Di Vittorio. Senza indulgere nella personalizzazione della politica, l’immagine fotografica dei leader della CGIL può essere invece un osservatorio estremamente interessante sul sindacato e sui linguaggi della politica nell’Italia repubblicana, dalla centralità della fabbrica fordista alla globalizzazione.[13]

E’ un percorso di ricerca che può essere delineato attraverso alcune immagini esemplari provenienti dal fondo fotografico dell’archivio storico della Cgil e dall’archivio fotografico dell’Unità[14],che dovrà naturalmente essere ampliato e messo alla prova con un ventaglio ben più articolato di fonti iconografiche e audiovisive.

1. Giuseppe Di Vittorio e Agostino Novella

Nella storia della Cgil, la figura di Giuseppe Di Vittorio è indissolubilmente legata alla rinascita del sindacato sancita dal Patto di Roma del 1944, alla tensione unitaria dopo la scissione del 1948, al Piano del Lavoro del 1949, alle battaglie degli anni cinquanta per le riforme di struttura, lo sviluppo del mezzogiorno e l’attuazione della Costituzione.[15] In una dialettica permanente tra partito e sindacato, deve essere rimarcata nel triennio 1955 – 1957 la capacità di Di Vittorio di guidare il dibattito sulla sconfitta alle elezioni delle Commissioni interne alla Fiat, assumere posizioni coraggiose contro l’invasione sovietica dell’Ungheria e favorire l’apertura della Cgil al processo di integrazione europea.[16]

Sul piano dell’immagine, il carisma e la forza comunicativa di Di Vittorio possono essere compresi a pieno mettendo a confronto alcuni scatti riguardanti il I Congresso nazionale della CGIL, la piazza gremita di un comizio, l’incontro con i concittadini di Cerignola e i militanti di base, il corpo ormai privo di vita nella camera ardente di Lecco che riceve l’omaggio della moglie Anita e la partecipazione popolare ai funerali nel 1957.

 

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Foto n. 1. 1947. Giuseppe Di Vittorio alla tribuna del I Congresso nazionale della CGIL

Nonostante lo sfondo imponente del I Congresso nazionale della CGIL, con un grande arco composto dai simboli del lavoro che sovrastano il gruppo dirigente, l’immagine di Di Vittorio alla tribuna restituisce immediatamente il piglio di un leader che conosce i segreti della comunicazione politica e sa come conquistare l’intelligenza e le emozioni dei delegati. Facendo tesoro delle esperienze di redattore del periodico “La voce degli italiani” nell’esilio antifascista in Francia e di attività radiofonica clandestina durante la guerra civile spagnola, Di Vittorio sa modulare il repertorio dei linguaggi della politica nella forma del comizio di piazza, riuscendo a parlare alla totalità dei presenti come in un dialogo diretto e personalizzato.

 

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Foto n. 2. Un comizio di Di Vittorio

E’ quanto emerge dalla fotografia di un comizio, nella quale l’oratoria di Di Vittorio è accompagnata dall’attenzione della folla e gli sguardi dei presenti dal basso della piazza all’alto della tribuna sembrano quasi dare voce alle sue parole, tanto forte è la suggestione e il potere evocativo dell’immagine.

Rappresentato come un personaggio istintivo e generoso, Di Vittorio è in realtà consapevole della sua popolarità e sa trasformarla in un capitale politico di prima grandezza, contaminando i rituali del partito e del sindacato con le prime forme di personalizzazione della politica che la diffusione del divismo americano ha introdotto nella società italiana fin dai primi anni cinquanta[17]. Mentre in occasione del sessantesimo compleanno “L’Unità” augura “lunga vita a Giuseppe Di Vittorio”[18] rendendo omaggio al dirigente sindacale e politico, una immagine scattata nella sua Cerignola ci mostra il passo trionfante dello stesso Di Vittorio, che accompagnato dal sindaco saluta i concittadini scesi in strada, con una gestualità da far invidia a un attore sulla passerella di un festival cinematografico.

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Foto n. 3. 1952. Di Vittorio saluta i concittadini di Cerignola

Una sensazione analoga si ha osservando una fotografia di Di Vittorio, nella quale il leader della Cgil in giacca e cravatta, gli occhiali nel taschino della giacca, stringe sorridente le mani dei militanti che si accalcano intorno a lui, facendo venire alla mente più un concerto di musica leggera che non una manifestazione politica.

 

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Foto n. 4. 1952. Di Vittorio e i militanti di base

Ad aiutare Di Vittorio ad occupare la scena pubblica è anche la sua fisicità, che sembra quasi resistere alla morte nelle immagini riguardanti la camera ardente allestita a Lecco all’indomani dell’infarto che lo coglie il 3 novembre 1957, dopo l’inaugurazione della Camera del Lavoro[19].

 

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Foto n. 5. 1957. Il dolore di Anita Di Vittorio

Il dolore della moglie Anita che lo saluta per l’ultima volta, sotto gli occhi dei militanti, è soltanto l’anticipazione del cordoglio generale degli italiani, che accompagnano il feretro assiepandosi per chilometri e chilometri lungo la linea ferroviaria da Milano alla capitale[20] e richiamando alla memoria il tributo riscosso tre anni prima dal leader democristiano De Gasperi nell’ultimo viaggio da Borgo Val Sugana a Roma[21].

L’immagine dall’alto della partecipazione popolare ai funerali di Di Vittorio a Roma rappresenta un momento carico di significati simbolici nella storia del comunismo italiano, da leggere in successione con i funerali di Palmiro Togliatti nel 1964 e di Enrico Berlinguer nel 1984[22], del sindaco di Bologna Giuseppe Dozza nel 1974 e del sindaco di Roma Luigi Petroselli nel 1981[23].

 

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Foto n. 6. 1957. Una immagine dall’alto dei funerali di Di Vittorio

Di segno completamento diverso rispetto a quella di Di Vittorio è l’immagine di Agostino Novella, leader della Cgil dal 1957 al 1970.

 

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Foto n. 7. Agostino Novella fotografato nel suo studio

Nella foto che lo ritrae nel suo studio emergono i tratti di un uomo dall’aria rassicurante e la calma del “saggio” traghettatore del sindacato verso una nuova fase politica e sindacale.

La segreteria di Novella, infatti, eredita da Di Vittorio un sindacato che deve misurarsi con un’Italia che cambia e che, conclusasi la fase della ricostruzione, si confronta con la grande trasformazione economica e sociale indotta dal «miracolo economico»[24]. Novella è l’artefice, dopo l’autocritica del 1955, della trasformazione della Cgil in un solido sindacato moderno, dotato di un forte potere contrattuale e di autorevolezza rappresentativa. Nel 1960 se la scelta del Congresso è la contrattazione articolata, che porterà il sindacato a importanti vittorie negli sessanta, dopo lo sciopero generale contro il Governo Tambroni per la difesa della democrazia, la Cgil muove i primi passi verso l’unità sindacale[25].

 

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Foto n. 8. 1965. Novella alla tribuna del VI Congresso CGIL

La ferma autorevolezza di Novella – che traspare anche dai volti attenti dei partecipanti al VI Congresso della Cgil ritratti nella foto – sembra ispirare la forza del sindacato condensata nello slogan: «contro l’attacco padronale una vigorosa risposta dei lavoratori per il salario, l’occupazione, i diritti sindacali e una programmazione democratica». In una difficile congiuntura economica, Novella elabora un programma politico complessivo che prevede l’unione tra articolazione rivendicativa e riforme generali e che, successivamente approfondito e incrementato, culminerà con la proposta globale del Congresso di Bari del 1973, uno dei momenti di più alta elaborazione politica della CGIL[26].

 

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Foto n. 9. 1969. Novella durante la Conferenza stampa di fine anno della CGIL

Quasi mai dipinto in atteggiamenti tribunizi, Agostino Novella incarna la figura del “dirigente dei momenti difficili”. Ritratto nella conferenza stampa di fine anno, dopo “l’autunno caldo” dei metalmeccanici, egli domina la scena con il rigore che trasmette la sua presenza e che deriva dalla forza con cui ha saputo condurre il sindacato a grandi conquiste in tema di democrazia, salario, orario, diritti e potere nei luoghi di lavoro, poi sancite dallo “Statuto dei lavoratori” del 1970, che porta all’“ingresso della Costituzione in fabbrica”.

Quella di Novella è una eredità non semplice, assunta da Luciano Lama al termine di uno scontro politico diretto sull’incompatibilità tra incarichi politici e sindacali e sull’organizzazione del sindacato in fabbrica.

2. Luciano Lama, Antonio Pizzinato, Bruno Trentin

Eletto alla segreteria generale nel 1970, la figura di Luciano Lama è connessa all’unità con Cisl e Uil, all’ingresso della Cgil nella Confederazione europea dei sindacati, alla “svolta dell’Eur” del 1978 per un modello di sviluppo fondato sulla triade lotta all’inflazione, stabilizzazione dei salari e investimenti produttivi, alla lotta contro lo stragismo e il terrorismo, alla sconfitta nella vertenza Fiat del 1980 e alla dialettica interna tra comunisti e socialisti nel referendum sulla scala mobile del 1985[27].

Al centro della scena pubblica, Lama sa come coniugare le forme più classiche della mobilitazione sindacale con i linguaggi della politica nella società di massa, attraverso una presenza efficace tanto nelle lotte operaie quanto nella comunicazione politica. Nello scatto di una manifestazione del Consiglio di Fabbrica della MIAL di Sabaudia, il carisma di Lama si esprime guidando i lavoratori in giacca e cravatta, l’immancabile pipa e le mani dietro alla schiena. Attorniato dalle tute blu e dai colletti bianchi, Lama sembra indicare a un moderno “Quarto Stato” la via del governo del paese.

 

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Foto n. 10. Anni settanta. Luciano Lama guida una manifestazione operaia

 

Colpiscono la calma e la determinazione dei volti e il dettaglio delle ginocchia del leader sindacale e dei lavoratori che si muovono all’unisono. L’impressione di compattezza è tale che i carabinieri sulla destra dell’immagine sembrano prendere parte alla manifestazione e il fotografo in primo piano pare essere consapevole di una nuova fase della vita del paese.

 

La persuasività di Lama nella comunicazione politica e l’abilità a “bucare lo schermo” sono percettibili in una fotografia mentre partecipa alla trasmissione televisiva “Tribuna sindacale”. Sotto lo sguardo del conduttore Jader Jacobelli, Lama ascolta con attenzione le domande dei giornalisti, pronto a dimostrare la sua competenza sui temi del lavoro e dell’economia italiana.

 

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Foto n. 11. Anni settanta. Lama di fronte alle telecamere di “Tribuna sindacale”

 

La forza politica di Lama non è disgiunta dall’umanità del leader che accoglie gli applausi dei delegati all’XI Congresso nazionale del 1986 al termine del suo discorso di congedo dalla CGIL. L’emozione provocata dai ringraziamenti ai compagni del sindacato per “una vita piena, una causa grande, una ragione giusta di impegno e di lotta”[28], è documentata da uno scatto fotografico nel quale Lama saluta commosso la platea che lo applaude con una standing-ovation.

 

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Foto n. 12. 1986. Il saluto di Lama all’XI Congresso nazionale della CGIL

Il cielo azzurro sullo sfondo del congresso vuole probabilmente rassicurare i delegati sul futuro della Cgil, in una stagione nella quale il sindacato è chiamato a confrontarsi con un mondo del lavoro investito da profonde trasformazioni.

 

E’ un sentiero troppo stretto per il segretario generale Antonio Pizzinato, alla testa della Cgil dal 1986 al 1988. La difficoltà ad affrontare l’impatto della rivoluzione informatica sul settore industriale e la crescita esponenziale del lavoro autonomo spinge la Cgil a riproporre una unità sindacale priva di strategia e a ricercare legittimazione nel rapporto con le istituzioni[29].

 

Il carattere formale dell’unità sindacale trova riscontro nella fotografia di una manifestazione guidata dal leader della Cgil Pizzinato, della Cisl Franco Marini e della Uil Giorgio Benvenuto, nella quale i tre segretari generali in giacca, cravatta e impermeabile d’ordinanza avanzano compiaciuti ma con ranghi ristretti alle loro spalle.

 

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Foto n. 13. Anni ottanta. Antonio Pizzinato con i segretari nazionali della Cisl Franco Marini e della Uil Giorgio Benvenuto

 

La prospettiva dello scatto fotografico rende visibili soltanto i lavoratori che seguono la manifestazione in seconda e terza fila, quasi ad evocare le insufficienze dei tre sindacati a rappresentare nella sua interezza il mondo del lavoro.

 

L’impronta istituzionale impressa da Pizzinato al sindacato è restituita dalla fotografia di un incontro con il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in occasione degli ottanta anni dalla fondazione della Cgil. Lo scatto nell’ambientazione del Quirinale conferma il ruolo del sindacato nel sistema politico italiano ma ne neutralizza al tempo stesso la capacità di conflitto sociale.

 

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Foto n. 14. 1986. Pizzinato incontra il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga

La leadership di Pizzinato recupera forza nel rapporto con la storia e la memoria, come è evidente nel quarantesimo anniversario della strage di Portella della Ginestra del 1947. Primo segretario della Cgil a celebrare la Festa del Lavoro a Portella della Ginestra, Pizzinato è colto dall’obiettivo fotografico mentre pronuncia il discorso ufficiale, finalmente circondato dagli applausi dei presenti.

 

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Foto n. 15. 1987. Il comizio di Pizzinato a Portella della Ginestra

 

A proiettare la Cgil verso una rinnovata identità politica e sindacale è in ogni caso la leadership di Bruno Trentin,[30]segretario generale dal 1988 al 1993. Dotato di una forte carica carismatica, Trentin conquista la scena pubblica con una rifondazione della CGIL attorno alla strategia del “sindacato dei diritti”, della libertà della persona e di una netta scelta europeista[31].

 

L’accordo con il governo Amato nel luglio 1992 per il rispetto dei parametri di Maastricht e la firma del protocollo del luglio 1993 sulla politica dei redditi e l’occupazione con il governo Ciampi sono emblematici del contributo della Cgil per l’ingresso del paese nella moneta unica e nell’Unione europea.

 

Lontano da ogni protagonismo di fronte al circuito dei mass-media[32], l’immagine di Trentin si impone ugualmente per statura intellettuale e politica in una fase nella quale la sinistra italiana ha bisogno di leader autorevoli per attraversare la crisi del sistema politico, con il passaggio dal Pci al Pds e la disintegrazione del Psi investito dal ciclone di tangentopoli.

 

La capacità di Trentin di trovare una giusta sintesi tra la forza del progetto politico e le esigenze della comunicazione politica è espressa in uno scatto del XII Congresso nazionale della Cgil del 1991.

 

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Foto n. 16. 1991. Bruno Trentin al XII Congresso nazionale della Cgil

 

Su uno sfondo bianco con il simbolo della Cgil e lo slogan “Sindacato dei diritti, etica della solidarietà”, l’immagine di Trentin in camicia bianca e cravatta alla tribuna alla maniera di un “liberal americano” è rilanciata sul maxischermo che domina la presidenza, con un effetto inedito nella comunicazione politica del sindacato.

 

Nella concezione di Trentin, il sindacato dei diritti deve essere in prima linea nella lotta conto la mafia e per la legalità democratica. Riprendendo in un certo senso la mobilitazione della Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici per fermare la rivolta di Reggio Calabria del 1972, Trentin pone la CGIL all’avanguardia della manifestazione nazionale antimafia indetta nel 1992 dopo la strage di Capaci e l’assassinio del giudice Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della scorta.

 

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Foto n. 17. 1992. Trentin incontra a Palermo Rosaria Schifano

L’immagine fotografica del colloquio con Rosaria Schifano, vedova dell’agente di polizia Vito Schifano, che aveva denunciato pubblicamente durante le esequie la connivenze tra mafia e politica, fissa un istante di grande intensità, facendo incontrare il rigore morale e l’umanità di Trentin con la storia della mobilitazione antimafia dell’Italia repubblicana.

 

Negli anni novanta, l’archivio fotografico della Cgil comincia a raccogliere immagini a colori, come nel caso di un ritratto di Trentin con la barba e la pipa, con alle spalle una bandiera della Cgil durante una manifestazione di piazza.

 

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Foto n. 18. Anni novanta. Un primo piano a colori di Trentin

Mentre nel ritratto fotografico Trentin assomiglia a un capitano che ha condotto positivamente in porto la sua nave e riflette pensoso sulle rotte che lo aspettano, i marosi della politica italiana nella cosiddetta seconda repubblica saranno affrontati da una generazione di leader sindacali cresciuti alla sua scuola.

 

 

3. Sergio Cofferati, Guglielmo Epifani, Susanna Camusso

Eletto Segretario generale il 29 giugno 1994, Sergio Cofferati guida la CGIL sino al 2002 in una fase di complessa ridefinizione degli equilibri politici, economici e sociali non solo a livello italiano, ma internazionale. Il «nuovo patto sociale» degli anni novanta che si afferma nella maggior parte dei paesi europei – seppur con modalità, procedure e risultati diversi – porta i sindacati a divenire degli attori fondamentali nelle relazioni industriali per la gestione della crisi, mentre più rigidi sono i vincoli economici introdotti dall’intensificarsi dell’integrazione europea[33].

In Italia la difficile transizione tra la “prima” e la “seconda” Repubblica sfocia nell’inedita alleanza tra Alleanza Nazionale e Forza Italia che dà vita al “primo governo Berlusconi” (1994-1995) e più in generale all’affermarsi del berlusconismo come fenomeno politico e sociale[34]; mentre, sul piano sindacale, gli anni novanta sono contrassegnati da un’inedita stagione concertativa che avrebbe costituito una base fondamentale nelle politiche di risanamento necessarie per l’adesione dell’Italia all’Euro durante il Governo Prodi (1998). Si apre parallela una nuova fase che ha come obiettivo le riforme sociali e la difesa dei diritti. Ed è su questo terreno che il sindacato acquisisce una nuova forza comunicativa che passa anche attraverso l’immagine dei suoi leader.

 

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Foto n. 19. Sergio Cofferati e i leader della Cisl Sergio D’Antoni e della Uil Pieto Larizza

Colpisce, a proposito, la forza espressiva di un’immagine che riprende D’Antoni, Larizza e Cofferati, Segretari di CGIL, CISL e UIL, ai margini di una manifestazione dei primi anni Novanta in cui la fermezza e al contempo la tranquillità dei volti sembra rinviare alla fiduciosa consapevolezza della necessità di avviare una nuova fase nello sviluppo del Paese. La foto sottolinea, inoltre, il cambiamento nello stile politico che si afferma nell’epoca dell’immagine in cui la televisione diviene il principale veicolo dell’informazione, ma allo stesso tempo strumento indispensabile per la conquista e la conservazione del potere[35].

È in questa fase che la CGIL fa della comunicazione attraverso i nuovi media una parte centrale della propria strategia. Il carisma e la ferma e rassicurante presenza di Cofferati, emergono non solo nelle mobilitazioni sindacali, ma anche nella “piazza mediatica” delle trasmissioni televisive in cui la sua capacità di “bucare il video” è funzionale a riportare al centro del dibattito pubblico la questione sociale.

 

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Foto n. 20. Cofferati partecipa al “Maurizio Costanzo Show”

L’immagine di Cofferati nella trasmissione di Maurizio Costanzo rompe non solo con gli schemi del sindacalista “tipo”, ma anche con il clima mondano dei protagonisti dei salotti politici televisivi dei “ruggenti” anni Ottanta. L’understatement della sua figura conquista il “grande pubblico” e si impone per la sua “aria per bene, linguaggio chiaro, imperturbabile calma […] non cerca la battuta, non interrompe, gela la polemica, uno che non “parla” ma “dice””[36].

A suggellare questo mutamento è lo sciopero unitario di CGIL, CISL e UIL contro il tentativo di riforma delle pensioni del governo di centro-destra nell’autunno del 1994 poiché, come sostiene Nunzia Penelope, “per la prima volta Berlusconi era stato battuto sul suo stesso terreno, quello della comunicazione”[37].

 

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Foto 21. 1994. Cofferati e la manifestazione nazionale contro la riforma delle pensioni

Lo sfondo del Circo Massimo, ma allo stesso tempo il fiume di uomini e donne, simboli e bandiere, restituisce nella fissità dell’immagine l’idea di una massa in movimento in cui sovrasta la figura del “Signore dello sciopero”[38]. Leader, ma non “capopolo”, Cofferati sembra accompagnare con serenità e determinazione il sindacato verso un nuovo riposizionamento nella società in cui sempre più evidenti emergono i limiti di un modello di sviluppo improntato sulle politiche neo-liberiste portando al centro della scena il tema dei diritti.

 

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Foto 22. 23 marzo 2002. Sergio Cofferati al Circo Massimo in difesa dell’articolo 18

Coniugando le parole d’ordine “Diritti, Solidarietà, Democrazia” il 23 marzo 2002, a pochi giorni dell’uccisione da parte delle BR di Marco Biagi consulente del Ministro del Lavoro, la Cgil riunisce nel Circo Massimo circa tre milioni di persone. All’alba di una nuova stagione politica, avviata nel 2001 con il nuovo governo Berlusconi, la manifestazione in difesa dell’articolo 18 assume un significato più ampio per la difesa della democrazia e la dignità dei diritti del mondo del lavoro. L’ immagine della manifestazione ci restituisce la forza politica dell’uomo e del leader consapevole del ruolo che il sindacato deve assumere in una società sempre più disgregata, segnata da profonde fratture culturali, sociali e territoriali e divenire, dunque, punto di raccordo dell’opposizione politica e sociale alla deriva liberista.

 

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Foto 23. Primo piano di Guglielmo Epifani

Il testimone di questa battaglia viene raccolto da Guglielmo Epifani, a capo della CGIL dal 2002 al 2010. Ma la foto in primo piano del nuovo leader della Cgil con alle spalle l’immagine di Di Vittorio, ritratto dal pittore Carlo Levi in tutta la sua umanità, richiama anche la scelta del sindacato di voler ribadire con forza le proprie radici ed identità, oltre che il suo carattere fondante e costitutivo della democrazia repubblicana[39]. Ed è a partire dalla forza che deriva al sindacato dalla sua storia che Epifani sembra voler affrontare la complessa stagione politica che ha di fronte. Infatti, il riemergere con maggior forza di politiche neo-liberiste tese a dividere il mondo sindacale e all’isolamento della CGIL portano alla crisi delle relazioni industriali in Italia, ad eccezione della breve stagione concertativa tra il governo Prodi e le parti sociali che sfocia nella sigla del “Protocollo Prodi” su previdenza, lavoro e competitività. La crisi economica e finanziaria esplosa nel 2008 negli Usa e poi propagatasi in Europa colpisce duramente il sistema-paese. Nell’Italia della crisi “occupazione, diritti e welfare” sono posti al centro dell’agenda sindacale proponendo un progetto politico che mira a contrastare il declino economico e civile del paese[40]. L’iniziativa di massa diviene in questo quadro l’altro pilastro su cui centra la sua azione la Cgil.

 

 

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Foto 24. 4 aprile 2009. Epifani sul palco della manifestazione “Futuro si, indietro no”

L’uomo dal “sorriso mite e atteggiamento elegante”[41], così come viene descritto dalla stampa Epifani, riannoda i fili con i movimenti e nella comunicazione del sindacato, che ha acquisito i registri e i moduli espressivi della società della “comunicazione globale”, si fa interprete della ricerca di sperimentare messaggi adeguati alla complessità dei nuovi lavori e dei nuovi profili professionali che hanno invaso il mondo del lavoro. Nella foto che ritrae Epifani sul palco della manifestazione nazionale del 4 aprile 2009 al circo Massimo, il leader sindacale sembra affidare la forza comunicativa del suo messaggio alle parole “Futuro si, indietro no” che sovrastano lo sfondo rosso del proscenio di cui parte integrante è l’incontro tra diversi generi e generazioni e la pluralità dei volti del lavoro.

 

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Foto 25. 2010. Guglielmo Epifani al XVI Congresso CGIL

Una grafica sempre più unitaria, espressa dal logo della Cgil e dalla comunicazione scritta, divengono quindi funzionali alla riappropriazione dello spazio pubblico e della necessità di rappresentare un mondo del lavoro che cambia[42]. L’immagine di Epifani nella tribuna del XVI Congresso della Cgil, lontana dall’asettica ieraticità rituale, sussume con una straordinaria intensità espressiva lo slogan “Con la Cgil per difendere il lavoro e liberare i diritti”.

Il mutamento radicale del mercato del lavoro e della sua struttura è, infatti, una delle chiavi di lettura con cui il sindacato si confronta ed entro cui colloca una riflessione più ampia sui diritti di cittadinanza, sulla loro evoluzione e affermazione, nell’ambito di una prospettiva sociale europea[43].

 

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Foto 26. Susanna Camusso e Guglielmo Epifani

La sfida di rappresentare un mondo del lavoro sempre più frammentato e “de-regolarizzato” è raccolta nel maggio 2010 da Susanna Camusso, prima donna nella storia centenaria del movimento sindacale confederale dei lavoratori a ricoprire la carica di Segretario Generale della CGIL[44]. Nella foto che cattura in chiave prospettica il primo piano della Camusso e quello del suo predecessore sembra fissarsi nel sindacato del “tempo presente” il punto di arrivo in un percorso che, attraverso diversi decenni, ha visto aumentare sempre di più la presenza delle donne negli organismi direttivi della Cgil[45].

 

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Foto 27. 2010. Susanna Camusso partecipa all’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati CGIL

La leadership di Camusso, che si confronta con una crisi economica che insidia in modo crescente la rete dei diritti sociali e del lavoro costruita dall’ azione del movimento operaio e sindacale nel corso del Novecento a fronte di un complesso quadro politico in cui sempre più conflittuale è il rapporto tra i sindacati, restituisce visibilità al lavoro nello spazio pubblico anche attraverso una rinnovata apertura ai movimenti e alla società civile che passa attraverso la via dell’innovazione culturale e organizzativa del sindacato, oltre che della sua comunicazione[46]. Un mutamento che si coglie anche nel rinnovamento del linguaggio. Nello scatto che ritrae Susanna Camusso nell’Assemblea delle delegate e dei delegati è infatti alle parole “lavoro” e “cura”, e alle immagini che le rappresentano, che viene delegata la novità del messaggio politico cui si rintracciano forti i segni di quella pluralità culturale dei “mondi femminili” che sono parte integrante della storia del sindacato.

 

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Foto 28. 27 novembre 2010. Susanna Camusso sul palco della manifestazione nazionale Cgil per il lavoro e i diritti

Un cambiamento questo che è funzionale a ritrovare quel “lavoro perduto”[47] a cui, nell’epoca della globalizzazione post-fordista, si rivolge con tenacia e passione la Camusso ritratta protesa verso la piazza a cui assicura: “’Il futuro e’ dei giovani e del lavoro, non e’ solo il titolo della manifestazione, e’ il nostro fare, e’ il nostro impegno”[48]. Un impegno in cui centrale è, inoltre, l’attenzione che va posta al lavoro dei migranti, “modello” del lavoro contemporaneo, perché privo di diritti e di tutele, così come verso il lavoro delle donne[49].

 

Conclusioni

Il percorso di ricerca delineato attraverso questo breve excursus sulle immagini fotografiche dei leader della CGIL nell’Italia repubblicana, pur nella sua parzialità, apre interessanti stimoli e nuove chiavi di lettura per indagare la storia del sindacato e della comunicazione politica nella moderna società di massa.

Seguire l’evoluzione dei linguaggi della politica nell’Italia del secondo dopoguerra, a partire da questo particolare punto di vista, richiede sicuramente una maggiore articolazione delle fonti iconografiche e audiovisive da analizzare, a partire da quelle prodotte dallo stesso movimento operaio e sindacale. Interessanti a proposito si rivelano, oltre al materiale conservato presso l’Archivio storico della CGIL e delle altre sigle sindacali, l’Archivio fotografico dell’Unità, il fondo audiovisivo prodotto e conservato presso l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) [50] e le video-interviste a dirigenti sindacali realizzate dal “Progetto Memoria” dello Spi-Cgil, in collaborazione con l’Università di Pisa e l’Archivio del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), raccolte nel fondo audiovisivo Noi e la CGIL[51].

Inoltre, tra le fonti audiovisive un ruolo centrale rivestono i film e i documentari prodotti sui leader sindacali a partire dal film, realizzato in occasione del Centenario della Cgil da Pietro Medioli, incentrato sulla figura di Luciano Lama[52]; passando per il documentario “Giuseppe Di Vittorio. Voci di ieri e di oggi”, per la regia di Carlo Lizzani e Francesca Del Sette[53]; sino al recente film di Franco Giraldi, “Con la furia di un ragazzo. Un ritratto di Bruno Trentin”[54]. Di altrettanto interesse è, infine, il materiale conservato presso le Teche Rai laddove la televisione, nel suo essere “sia strumento per raccontare la storia, sia agente di storia”[55], nel ripercorre l’evoluzione del linguaggio politico italiano diviene un veicolo fondamentale per un’analisi che voglia riannodare i fili con la narrazione per immagini della storia del lavoro che procede parallela[56].

 

 

 


* L’impostazione del saggio, l’introduzione e le conclusioni sono state condivise dai due autori. Sante Cruciani ha approfondito la figura di Di Vittorio, Lama, Pizzinato e Trentin. Maria Paola Del Rossi ha approfondito la figura di Novella, Cofferati, Epifani e Camusso. La ricerca delle immagine fotografiche si è svolta prevalentemente presso l’Archivio storico nazionale della CGIL. Si ringraziano la responsabile Ilaria Romeo e l’archivista Angela Chiaratti.

[1] J. G. A. Pocock, Politica, linguaggio e storia, Edizioni di Comunità, Milano, 1990

[2] G. De Luna, La passione e la ragione, Bruno Mondadori, Milano, 2004

[3] A. Bazin, Ontologia dell’immagine fotografica, in Idem (a cura di), Che cos’è il cinema, Garzanti, Milano, 1973

[4] S. Sontag, Sulla fotografia, Einaudi, Torino, 1978

[5] R. Debray, Vie et mort de l’image, Gallimard, Paris, 1991

[6] L. Gervereau, Voir, comprendre, analyser les images, La Découverte, Paris, 1997

[7] P. Burke, Testimoni oculari : il significato storico delle immagini, Carocci, Roma, 2002

[8] G. De Luna, G. D’Autilia e L. Criscenti (a cura di), L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia, Vol. I*, Il potere da Giolitti a Mussolini (1900-1945); Vol. I**, Il potere da De Gasperi a Berlusconi (1945-2000), Einaudi, Torino, 2005; Vol. II, La società in posa; Vol. III, Gli album di famiglia,Einaudi, Torino, 2006

[9] M. Ridolfi, Gli spazi della vita pubblica; S. Musso, Sguardi sul lavoro, in G. De Luna, G. D’Autilia e L. Criscenti (a cura di), L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia, Vol. II, cit., pp. 3 – 145; pp. 301 – 357.

[10] M. P. Del Rossi, Il centenario della CGIL : una rassegna bibliografica, in Annali Fondazione Giuseppe Di Vittorio, 2010, Ediesse, Roma, 2011; pp. 439 – 476.

[11] L. Motti (a cura di), Donne nella CGIL: una storia lungo un secolo. 100 anni di lotte per la dignità, i diritti e la libertà femminile, Ediesse, Roma, 2006

[12] G. Celant (a cura di), Tempo Moderno. Da Van Gogh a Warhol. Lavoro, macchine e automazione nelle Arti del Novecento, Skira, Milano, 2006; P. Lazoi, L. Martini, Cgil. Le raccolte d’arte. Le opere e il sindacato artisti. Il repertorio, Ediesse, Roma 2006; L. Martini (a cura di), Rossa. Immagini e comunicazione del lavoro 1848-2006, 2 voll., Ediesse – Skira, Roma – Milano, 2007

[13] A. Accornero, La parabola del sindacato. Ascesa e declino di una cultura, Il Mulino, Bologna, 1992

[14] T. Corridori, S. Oreffice, C. Pipitone, G. Venditti (a cura di), Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Inventario dell’Archivio storico (1944-1957),Vol I e II, Ministero per i Beni e le Attività culturali, Direzione Generale per gli Archivi, Roma, 2002; www.archiviofoto.unita.it

[15] A. Carioti, Di Vittorio, Il Mulino, Bologna, 2004; F. Giasi e F. Loreto (a cura di), Giuseppe Di Vittorio. Lavoro e democrazia. Antologia di scritti 1944 – 1957, Ediesse, Roma, 2007

[16] B. Trentin, Gli eretici della Cgil, in A. Guerra, B. Trentin, Di Vittorio e l’ombra di Stalin. L’Ungheria, il Pci e l’autonomia del sindacato, Ediesse, Roma, 1997; S. Cruciani, L’Europa delle sinistre. La nascita del mercato comune europeo attraverso i casi francese e italiano (1955 – 1957), Carocci, Roma, 2007.

[17] S. Gundle, I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca. La sfida della cultura di massa (1943-1991), Giunti, Firenze, 1995

[18] Il saluto del Partito a Giuseppe Di Vittorio; Lunga vita a Giuseppe Di Vittorio ! Un’esistenza leggendaria; M. Montagnana, Dirigente sindacale e dirigente politico; A. Novella, Artefice dell’Unità; V. Vidali, Ricordo di “Nicoletti” alla difesa di Madrid, in L’Unità, 10 agosto 1952, In una entusiastica manifestazione d’affetto. I 60 anni di Di Vittorio festeggiati a La Spezia, in L’Unità; 11 agosto 1952

[19] Gravissimo lutto per la classe operaia e per tutto il mondo del lavoro. Il compagno Di Vittorio è morto. L’annuncio del Pci e della Cgil. Un telegramma di Togliatti, in L’Unità, 4 novembre 1957

[20] L’Italia saluta con un plebiscito di affetto il nostro grande compagno scomparso. La salma di Di Vittorio portata a Milano attraverso due ali ininterrotte di popolo in lutto, in L’Unità, 5 novembre 1957; Oggi alle ore 16 la capitale darà l’estremo saluto a Di Vittorio. Da Milano a Roma centinaia di migliaia di persone piangendo l’hanno visto passare per l’ultima volta. Ali di folla per chilometri e chilometri lungo la linea ferroviaria, in L’Unità, 6 novembre 1957.

[21] M. Romana De Gasperi, P. L. Ballini, Alcide De Gasperi : un europeo venuto dal futuro, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008

[22] S. Cruciani,L’immagine di Palmiro Togliatti nel comunismo italiano, in “Memoria e Ricerca”, n. 34 / maggio-agosto 2010, Franco Angeli, 2010, pp. 129 -152 Enrico Berlinguer. Vita e politica, Mostra fotografica a cura di Pietro Leo, Pescara, 28 novembre – 6 gennaio 2010; Novegrafie, Roma, 2009

[23] S. Cruciani, Giuseppe Dozza, sindaco di Bologna. La rivoluzione del buongoverno; Luigi Petroselli, sindaco di Roma. Un comunista nella capitale, in O. Gaspari, R. Forlenza, S. Cruciani, Storie di sindaci per la storia d’Italia (1889-2000), Donzelli, Roma, 2009, pp. 145 – 150; 217 – 222.

[24] Su questi anni si rinvia a M. L. Righi, Gli anni dell’azione diretta (1963-1972), in L. Bertucelli, M.L. Righi, A. Pepe, Il sindacato nella società industriale, IV vol. de Storia del sindacato in Italia nel ‘900, Roma, Ediesse, 2009.

[25] Su A. Novella e la politica della Cgil in questi anni si rinvia a F. Loreto (a cura di), Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili, Roma, Ediesse, 2006.

[26] Cfr. F. Loreto (a cura di), Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili, cit., p. 25.

[27] M. Ridolfi (a cura di), Luciano Lama. Sindacato, “Italia del lavoro” e democrazia repubblicana nel secondo dopoguerra, Ediesse, Roma, 2006

[28] Saluto alla Cgil,Roma, 2 marzo 1986, in L. Lama, Cari compagni, a cura di P. Cascella, Ediesse, Roma, 1996, pp. 103 – 108.

[29] A. Pepe, I lunghi anni ottanta (1980-1993), in L. Bertucelli, A. Pepe, M. Luisa Righi, Il sindacato nella società industriale, Ediesse, Roma, 2008, pp. 319 – 358

[30] S. Cruciani (a cura di), Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese, Collection de l’École Française de Rome – 469, École Française de Rome, Fondazione Di Vittorio, Roma, 2012

[31] I. Ariemma (a cura di), Il futuro del sindacato dei diritti. Scritti e testimonianze in onore di Bruno Trentin, Ediesse, Roma, 2009

[32] G. Flesca, Il profondo rosso. E’ un intellettuale scettico e perfino superstizioso. Allora perché è il più autorevole candidato al posto di Pizzinato nella Cgil ? Non ha studiato a Mosca ma a Boston. E ama la psicoanalisi,in Epoca, 13 novembre 1988, pp. 46 – 50

[33] Cfr. A. Pepe, La CGIL e i lunghi anni Ottanta, cit.; M. Carrieri, Sindacati in bilico. Ricette contro il declino, Roma, Donzelli, 2002.

[34] Si rinvia a proposito a P. Ginsborg, E. Asquer (a cura di), Berlusconismo. Analisi di un sistema di potere, Laterza, Roma – Bari 2011; A. Gibelli, Berlusconi passato alla storia. L’Italia ai tempi della democrazia autoritaria, Donzelli, Roma 2010; N. Tranfaglia, Vent’anni con Berlusconi (19932013). L’estinzione della sinistra, Garzanti, Milano 2009; G. Crainz, Autobiografia di una repubblica. Le radici dell’Italia attuale, Donzelli, Roma 2009.

[35] Cfr. per un quadro di questi anni P. Ginsborg, L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato. 1980-1996, Torino, Einaudi, 1988.

[36] M. Panara, L’amministratore delegato della CGIL, in “Repubblica”, 12/12/1994, p. 7.

[37] La strategia comunicativa di Cofferati passa anche attraverso la carta stampata e il ricorso a riviste specializzate e non solo; attraverso un uso mirato di interviste ai settimanali di costume e società il Segretario della Cgil riesce a raggiungere un più ampio pubblico a cui spiega le ragioni del sindacato con interventi documentati, mostrando anche il suo lato più umano o “privato” come la passione per i fumetti, la musica e il calcio. Cfr. N. Penelope, L’ultimo leader. Biografia di Sergio Cofferati, Roma, Editori Riuniti, 2002. Inoltre sulla biografia di S. Cofferati si rinvia anche a L. Telese, La lunga marcia di Sergio Cofferati, Milano, Sperling &Kupfer, 2003.

[38]“E l’Italia, sempre affamata di nuove star, aveva appena eletto in Cofferati il suo “Signore dello Sciopero””. L’espressione è riportata da Nunzia Penelope in Eadem.

[39] Si veda a proposito G. Epifani, V. Foa, Cent’anni dopo. Il sindacato dopo il sindacato, Torino, Einaudi, 2006.

[40] Per una ricostruzione di questi anni si rinvia a G. Mammarella, L’Italia contemporanea 1943-2011, Bologna, Il Mulino 2012.

[41] B. Ugolini, Lo stile di Guglielmo il “gentile”, “L’Unità”, 21 settembre 2002, p. 7.

[42] Sull’evoluzione dell’iconografia sindacale si rinvia a S. Cristante, Dalle icone di classe ai frammenti mediali. Le immagini del lavoro nell’Italia del secondo Novecento, in Rossa. Immagini e comunicazione del lavoro 1848-2006, vol. 2, cit., pp. 233-247.

[43] A proposito cfr. Nuove povertà, nuove priorità. Annali Fondazione Di Vittorio, Roma, Ediesse, 2008.

[44] B. Beccalli, Le battaglie di Teresa e le braccianti la lunga storia delle sindacaliste donne, in Corriere della Sera, 4 novembre 2010; ead. “Donna conviene”, ma non basta, in Corriere della Sera, 8 marzo 2012.

[45] Cfr. G. Chianese, Mondi femminili in cento anni di sindacato, 2 voll., Roma, Ediesse, 2008; E’ Brava ma…Donne nella CGIL 1944-1963, a cura di S. Lunadei, L. Motti, M. L. Righi, Roma, Ediesse, 1999.

[46] Cfr. L. Tosetti, Susanna Camusso. Carriera e linguaggio di una donna nel sindacato, Roma, Ediesse, 2013.

[47] Si veda a proposito S. Camusso, Il lavoro perduto, intervista a cura di S. Lepri, Roma-Bari, Laterza 2013.

[48] Manifestazione Cgil, l’Italia del futuro in piazza, in L’Unità, 27 novembre 2010.

[49] Sul tema si rinvia alla prefazione di Susanna Camusso a C.Valentini, O i figli o il lavoro, Milano, Feltrinelli, 2012.

[51] A proposito si rinvia al cofanetto, Noi e la Cgil, a cura di S. Burchi, F. Ruggeri, Roma, Ediesse, 2011.

[52] Un leader in ascolto, film, regia di Pietro Medioli (72’), prodotto da Associazione Centenario CGIL, Fondazione Di Vittorio, Komedì produzioni, Italia, 2006.

[53] Giuseppe Di Vittorio. Voci di ieri e di oggi, per la regia di Carlo Lizzani e Francesca Del Sette, prodotto dalla Fondazione Di Vittorio in occasione delle celebrazioni per il 50° della morte di Di Vittorio, Italia 2007.

[54] Con la furia di un ragazzo. Un ritratto di Bruno Trentin, regia di Franco Giraldi, prodotto dalla Fondazione Di Vittorio, AAMOD, Vivo Film, 2008.

[55] Del Luna, La passione e la ragione, cit., pp.242-243.

[56] Sul tema, accanto alle analisi avviate nei primi anni Ottanta da Accornero, Lucas e Sapelli (Storia fotografica del lavoro in Italia 1900-1980, De Donato, Bari, 1981) in occasione dell’80° della FIOM, si segnalano inoltre i saggio di S. Musso, Sguardi sul lavoro, in G. De Luna, G. D’Autilia e L. Criscenti (a cura di), L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia,cit., e L. Lanzardo, Un percorso di lettura delle fotografie del lavoro, in S. Musso (a cura di), Tra fabbrica e società. Mondi operai nell’Italia del Novecento, Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, XXXIII (1997), Milano 1999, pp. 229-271; Cipputi Communication. Immagini, forme, voci per i lavoratori, a cura di L. Ganaponi, G. Ginex, Milano, Mazzotta, 1997; e infine il recente studio di A. Sangiovanni, Tute blu. La parabola operaia nell’Italia repubblicana, Roma, Donzelli, 2006.

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    By: Sante Cruciani

    Sante Cruciani, ricercatore a tempo determinato (tipo b) in Storia delle relazioni internazionali all’Università della Tuscia. Si occupa del processo di integrazione, delle culture politiche e sindacali della sinistra europea, delle rappresentazioni mediatiche della guerra fredda. Tra le sue pubblicazioni: L’Europa delle sinistre. La nascita del Mercato comune europeo attraverso i casi francese e italiano (1955-1957), Carocci, 2007; Passioni politiche in tempo di guerra fredda. La Repubblica di San Marino e l’Italia repubblicana tra storia nazionale e relazioni internazionali (1945–1957), Università di San Marino, 2010. È curatore di: Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese, École Française de Rome, 2012; Il socialismo europeo e il processo di integrazione. Dai Trattati di Roma alla crisi politica dell’Unione (1957-2016), FrancoAngeli, 2016.  Insieme a M. Ridolfi, ha recentemente curato i volumi L’Unione Europea e il Mediterraneo. Relazioni internazionali, crisi politiche e regionali (1947-2016), FrancoAngeli, 2017; L’Unione Europea e il Mediterraneo. Interdipendenza politica e rappresentazioni mediatiche (1947-2017), FrancoAngeli, 2017. È condirettore della rivista digitale www.officinadellastoria.eu.

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