L’Europa del Popolo della Libertà

Seppur lo svolgimento effettivo della campagna elettorale per le elezioni europee della primavera del 2009, confermando la prassi storicamente diffusa in tutti i Paesi membri[1], ha prodotto uno scarsissimo dibattito pubblico incentrato su tematiche prettamente europee, per il Popolo della Libertà la dimensione europeista, l’impegno a livello continentale e il riconoscimento identitario nel Partito Popolare Europeo rappresentano elementi centrali nella stessa elaborazione interna della cultura e dei riferimenti ideali del partito.

Rispetto alle elezioni europee, il PdL non ha elaborato un proprio programma elettorale derogando in toto al Ppe la responsabilità di tale progettazione e aderendo completamente alla linea politica e ideale del partito europeo.

Per individuare l’interpretazione che il Popolo della Libertà dà dell’Unione Europea, delle sue politiche e del suo ruolo è allora necessario da un lato, analizzare i punti centrali del programma presentato dal Partito popolare europeo e dall’altro, individuare i riferimenti all’Europa esplicitati nei documenti programmatici e nello Statuto del PdL.

 

1. L’adesione del Popolo della Libertà al PPE

Come è noto il PdL è nato ufficialmente con il Congresso fondativo nel marzo del 2009. Nonostante l’impegno dialettico di esponenti politici, uomini di cultura e fondazioni sulle modalità culturali ed identitarie di creazione di un partito unico del centrodestra risalga a un decennio fa, il Popolo della Libertà è nato sulla scorta di una necessità strategica e programmatica immediata piuttosto che da una meditata sintesi ideale che desse conto delle diverse e plurali anime dei suoi fondatori.

Se a livello programmatico il Popolo della Libertà ha dimostrato di poter realizzare un successo elettorale e una coerente strategia di governo, la sua dimensione più squisitamente ideale mostra, ad oggi, difficoltà di elaborazione e di sintesi culturale. La pluralità di soggetti politici che in esso sono confluiti come portatori di tradizioni politiche peculiari ed elaborazioni teoriche differenti, sembrano trovare, per ora, un unico punto d’incontro che vada oltre l’immediatezza della responsabilità di governo, vale a dire una prima definizione identitaria nell’adesione al Partito Popolare Europeo. Si legge, infatti, nell’Art. 1 del Titolo I (Finalità e partecipazione) dello Statuto del Popolo della Libertà[2] ed anche nell’incipit della Carta dei Valori[3]

 

Il Popolo della Libertà è un movimento di donne e uomini che credono nella libertà e vogliono rimanere liberi, e si riconoscono nei valori del Partito dei Popoli Europei: la dignità della persona, le centralità della famiglia, la libertà e la responsabilità, l’uguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà.

 

Come è noto, il Partito popolare europeo[4] è composto da quarantasette partiti membri, sei associati e diciannove osservatori in rappresentanza di trentanove paesi. Esso costituisce il gruppo più numeroso del Parlamento europeo e racchiude ad oggi la quasi totalità dei movimenti di ispirazione cristiana, liberalconservatrice e moderata d’Europa.

Dal 1976, anno di costituzione del Ppe, l’intero quadro politico si è modificato in maniera radicale e il Ppe ha tentato di adeguarsi a questi cambiamenti. Il momento centrale di questa politica del cambiamento è stato determinato dal crollo del Muro di Berlino. Negli anni Novanta fu il cancelliere tedesco Helmut Kohl a comprendere la necessità storica di ripensare l’esclusività democratico-cristiana per aprirsi alle istanze liberali e conservatrici. Oggi il profilo ideale e politico del Ppe è caratterizzato da una certa eterogeneità che però non sembra tradursi in incoerenza e dispersione identitaria ma, al contrario, permette un arricchimento costante delle prospettive culturali di questa formazione politica.

La mappa dei partiti membri coinvolge oggi tutti gli stati dell’Unione e tredici paesi extra-comunitari. La struttura principale è però costituita dalla Cdu tedesca, dall’Ump francese, dal Pp spagnolo e oggi dal PdL italiano: queste forze per numero di voti ottenuti e per peso politico rappresentano il motore culturale e politico del raggruppamento continentale.

L’ingresso del PdL nella formazione politica europea del Ppe ha segnato per entrambi i partiti un importante momento di elaborazione identitaria.

Per il Popolo della Libertà la collocazione nell’ambito della famiglia del popolarismo europeo non ha rappresentato esclusivamente una scelta di strategia politica, ma una vera e propria definizione di appartenenza identitaria, comune l’orizzonte ideale, comuni gli obiettivi politici e le prospettive d’azione. A sua volta per il Ppe l’adesione del PdL ha rappresentato un’ulteriore occasione di acculturazione e contagio ideologico conformemente alla più recente tradizione del partito.

Nella prospettiva del Pdl, nato da poco e con un’identità ancora debole e poco definita, schierarsi in modo chiaro e lineare nelle fila del partito europeo significa avere un riferimento costante nell’elaborazione ideale di un’esperienza politica sovrannazionale che seppur eterogenea nella sua composizione interna svolge un ruolo politico e di indirizzo all’interno dell’Unione.

L’adesione al popolarismo rappresenta dunque, per il PdL un elemento di legittimazione culturale e di forza politica. In questo senso l’Europa rappresenta un orizzonte ideale, di integrazione e collaborazione tra le grandi forze che operano su scala continentale.

Sul fronte del Partito popolare europeo, nel momento in cui Silvio Berlusconi fa sapere che il nuovo partito del Popolo della Liberà vorrebbe aderire al Ppe, prende vita un dibattito interno riferito proprio all’opportunità o meno di accettare tale adesione.

Da un lato, la presenza all’interno del PdL dell’ex partito di Alleanza Nazionale sulla quale, nonostante l’aggiornamento ideologico operato a partire dal 1995 e il suo progressivo avvicinamento al centrodestra, i passati vertici più conservatori del Ppe hanno tenuto atteggiamenti anche fortemente critici, quando non sdegnosi; dall’altro, una latente espressione di euroscetticismo da parte di Forza Italia, hanno posto il Ppe in una posizione di critica cautela sull’accettazione o meno della richiesta di adesione.

Nonostante la sua progressiva mutazione, il Ppe ha mantenuto un nucleo forte di valori comuni e condivisi che trascendono le diverse famiglie politiche alle quali i partiti membri appartengono. Si tratta, tra l’altro, della dignità della persona umana, della libertà mitigata dalla responsabilità, dell’uguaglianza fondamentale, del rispetto delle religioni e della famiglia, che sono gli altrettanti pilastri sui quali si fonda l’identità europea.

È proprio su questi valori fondamentali che il PdL ha cercato la sovrapposizione ideale ed identitaria con il Ppe, come dimostra la somiglianza tra la carta dei valori del primo e il manifesto programmatico 2009-2014 presentato dal secondo.

 

1.1 I valori comuni: identità plurale e valori condivisi

Quanto il PdL esprime come valori di riferimento per la politica e la società futura del nostro Paese sembra avere numerose consonanze con quanto espresso dal Ppe sul piano europeo, consonanze che spesso costituiscono delle vere e proprie sovrapposizioni identitarie ed ideali.

Nel momento in cui il PdL afferma nella sua stessa Carta dei Valori di credere

 

nella validità del modello sociale europeo, che affonda le sue radici nei valori sociali e liberali, e che si basa sui principi inscindibili di efficienza economica, di giustizia sociale, di concorrenza e solidarietà, di responsabilità personale e di protezione sociale[5]

 

ed ancora più specificatamente

 

Noi ci richiamiamo alla più grande forza politica europea, il Partito dei popolari europei (The European People’s Party) e con essa condividiamo un’idea spirituale dell’Europa: l’idea dei padri fondatori, che è all’origine stessa dell’Europa[6]

 

deroga l’elaborazione di un progetto specificatamente pensato sulla dimensione europea al Ppe e agli impegni da questo assunti sia in generale come affermazione valoriale ed identitaria sia nello specifico del programma elettorale per le ultime elezioni europee.

Il Ppe ha elaborato diversi documenti programmatici e di definizione valoriale e culturale: le dieci priorità del Gruppo Ppe per la Legislatura 2009-2014 “I cittadini nel cuore dell’Europa”[7], presentata nel gennaio 2009 e il Documento elettorale per il 2009 “Forte per i cittadini” [8].

La prima importante affermazione di principio espressa dal Ppe la si può trovare nel Documento elettorale 2009 e riguarda le fondamenta della piattaforma politica del Ppe che si basano sullo spirito universale, le radici giudaico-cristiane insieme alla comune eredità del continente, dalla storia classica ed umanistica alle conquiste dell’illuminismo:

 

La nostra piattaforma politica poggia saldamente sul nostro spirito universale, la cultura giudaico-cristiana e il comune patrimonio culturale, si rifà alla storia classica e umanistica d’Europa, alle idee dell’Illuminismo e al ruolo attivo svolto dalle Chiese in Europa per promuovere la tolleranza e il rispetto reciproco[9]

 

Il Popolo della Libertà afferma il riconoscimento di queste stesse origini nell’affermare, nella propria Carta dei Valori:

 

Le radici giudaico-cristiane dell’Europa e la sua comune eredità culturale classica ed umanistica, insieme con la parte migliore dell’illuminismo, sono le fondamenta della nostra visione della società[10]

 

In seguito all’esplicito riferimento ai valori condivisi nell’ambito della grande famiglia del Partito Popolare Europeo, il Popolo della Libertà dichiara di riconoscersi in quei valori che sono:

comuni alle grandi democrazie europee, fondate sul pluralismo democratico, sullo Stato di diritto, sulla non discriminazione, sulla tolleranza, sulla proprietà privata, sull’economia sociale di mercato[11]

 

Nel Ppe il pensiero politico si basa su valori universali come la libertà coniugata con la responsabilità, il rispetto dei diritti fondamentali, la giustizia e la solidarietà. Soprattutto si cerca di mitigare le posizione estreme date dalle idee collettiviste proprie della sinistra e quelle individualiste proposte dal liberalismo più spinto.

 

Il nostro pensiero e la nostra azione politica si basano su valori universali fondamentali, interdipendenti e di pari importanza: libertà e responsabilità, uguaglianza, giustizia e solidarietà. Per noi, vera libertà significa autonomia e responsabilità, non collettivismo, né individualismo irresponsabile ed egoista. Per noi, la dignità dell’essere umano è centrale. Consideriamo l’essere umano il soggetto e non l’oggetto della storia.

Per questo, rispettiamo la vita umana in tutte le sue forme e a tutti i suoi stadi, rispettiamo la dignità umana nella ricerca medica e genetica[12].

 

Allo stesso modo il PdL dichiara l’attenzione fondamentale alla persona, rinnegando però una concezione egoistica e rafforzando l’idea della centralità dell’individuo – mantenendo ferma la sua autonomia ideale e di espressione – nelle sue relazioni con la famiglia e con la comunità:

La nostra concezione della persona ripudia tanto ogni forma di collettivismo, quanto l’individualismo egoistico[13]

 

Nell’ottica del partito europeo le persone non vengono intese solo come singoli individui, ma come degli esseri umani investiti di diritti e di doveri che a loro volta compongono delle entità più ampie: famiglie, comunità, regioni.

 

Nella nostra opinione, le persone non sono semplici individui ma esseri umani che fanno parte di una famiglia. La famiglia merita particolare attenzione e supporto, soprattutto in questi tempi di profondi cambiamenti nella società. Ciò che va a vantaggio della famiglia va anche a vantaggio della società. L’essere umano appartiene a comunità, regioni, nazioni e gode di pieni diritti e doveri – anche a livello comunitario. La giustizia, l’uguaglianza e la dignità di ogni singolo individuo sono principi imprescindibili. Solidarietà significa essere consapevoli dell’interdipendenza che esiste tra l’individuo e la comunità, ma significa soprattutto proteggere i più deboli all’interno della nostra società e nel mondo. Implica un senso di responsabilità globale[14]. 

 

Anche il PdL afferma il legame indissolubile tra individuo e comunità, legame che porta con sé la relazione imprescindibile tra libertà e responsabilità:

 

Noi crediamo nella persona – con i suoi valori ed i suoi principi, con la sua morale e la sua ragione di esistere e di migliorarsi – sia il principio ed il fine di ogni comunità politica, la sola fonte della sua legittimità. […] Ogni persona appartiene ad una comunità e deve subordinare il proprio interesse all’autorità legittima della comunità stessa, accettando i vincoli che sono necessari per la protezione dei diritti fondamentali e della libertà degli altri. […] Noi crediamo che la vera libertà significhi autonomia congiunta con la responsabilità, non irresponsabile indipendenza[15].

 

Il Ppe disegna un modello di società europea sulla base del quale garantire uguaglianza e rispetto della dignità umana, sostenere la lotta all’intolleranza basata sulla difesa della libertà di coscienza e di culto, perseguire la pace.

 

2. Il programma del Ppe all’origine della politica europea del PdL

Nel momento in cui il PdL deroga al partito europeo la costruzione di un programma elettorale aderendo completamente alle proposte del Ppe, per poter conoscere la posizione del partito del centrodestra rispetto ai grandi temi e alle grandi questioni relative alla società e alla politica europea, diviene centrale analizzare il programma presentato nell’aprile del 2009 dal Partito Popolare.

In base ai documenti prodotti dal Partito popolare, le priorità per la prossima legislatura europea sono: creare benessere per tutti; fare dell’Europa un posto più sicuro; affrontare il cambiamento climatico; vincere la sfida demografica; rendere più coesa la voce europea sulla scena mondiale.

 

2.1 Creare benessere per tutti

Il primo tema ad essere affrontato nei documenti programmatici del Ppe è l’economia. Per il Ppe l’economia non è fine a se stessa, ma uno strumento al servizio dei cittadini che punta alla realizzazione di una società basata sulla libertà e sulla coesione sociale. Lo sviluppo economico viene sempre considerato un presupposto imprescindibile per avere coesione sociale e stabilità politica. Questa posizione è molto simile alla linea economica espressa dal governo italiano.

Al centro delle proposte in materia economica del Ppe c’è la creazione di nuovi posti di lavoro. Si ritiene infatti che con un alto livello di occupazione sia possibile garantire benessere per tutti e il futuro del modello di sicurezza sociale europea. Si sottolinea l’importanza delle imprese per creare lavoro insieme alla necessità di semplificare le procedure burocratiche per avviare un’attività economica. Il Ppe è inoltre favorevole ad intraprendere uno sforzo ulteriore per realizzare  un vero mercato unico, rimuovendo gli ostacoli che impediscono la mobilità della forza lavoro e fare in modo che l’Euro divenga la moneta unica dell’intera Unione.

 

2.3 Fare dell’Europa un posto più sicuro

Per rendere il continente più sicuro il Ppe punta sulla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, contrastando anche l’immigrazione clandestina e provvedendo a maggiori garanzie per la sicurezza. L’obiettivo è al tempo stesso l’integrazione e l’inclusione sociale degli immigrati di religione islamica e dei loro figli. Resta un punto fermo però, per il Ppe, essere “intolleranti con l’intolleranza” nei confronti della religione e dei valori che sono alla base dell’identità europea.

L’immigrazione clandestina non solo crea tensione nei Paesi ospitanti, ma rappresenta una potenziale “fonte per la criminalità organizzata e il traffico di esseri umani”. Il Ppe ritiene che l’immigrazione clandestina debba essere considerato un problema comune europeo da affrontare con un’azione coordinata degli Stati membri.

 

2.4 Rendere più coesa la voce europea sulla scena mondiale

Rispetto al ruolo internazione dell’Europa come Unione, il Ppe riconosce che nelle situazioni di crisi e nell’ambito degli organi internazionali, è ancora troppo spesso quello dello spettatore più che quello di un attore autorevole e forte. L’Ue dovrebbe quindi affrontare le sfide del terzo millennio e portare avanti gli interessi dell’intero continente europeo come una forza coesa e propositiva. A tal fine l’Unione dovrebbe mettere a punto una propria agenda di politica estera, alla base della quale dovrebbe esserci, secondo la visione del Ppe, un partenariato paritario con gli Stati Uniti. Le priorità statunitensi non sempre coincidono con quelle europee, però entrambe condividono valori importanti come quelli democratici e l’intento di sopprimere ogni forma di terrorismo integralista e anti-occidentale.

Più problematico è inteso il rapporto con la Russia. Nel testo[16] si riconosce come non sia più possibile pretendere che gli obiettivi strategici di Mosca siano gli stessi dell’Europa. Ciò nonostante viene definito indispensabile un rapporto di buon vicinato e di cooperazione pur rimando, se necessario, critici nei confronti di alcune politiche russe rispetto all’Europa orientale e al Caucaso. Infatti, la coesistenza pacifica tra l’Ue e i suoi vicini, in particolare la Russia, deve basarsi sul rispetto delle regole internazionali, sul riconoscimento dei confini e sul diritto per ogni paese di scegliere liberamente alleanze e partner internazionali.

I documenti programmatici presentati recentemente dal Ppe in vista del rinnovo del Parlamento europeo costituiscono, in definitiva, un manifesto integrato composto di molte proposte concrete che mirano nell’insieme a rafforzare la collaborazione europea, nel rispetto della tradizioni e delle culture locali. Nella realizzazione di questo programma e di questo progetto sociale e politico all’interno dell’europarlamento, il PdL potrà avere un ruolo importante dovuto al fatto che dal voto di giugno è risultata essere la componente più numerosa del Ppe. Coloro che sono stati eletti nelle fila del PdL per rappresentare la politica di centrodestra in una dimensione di azione europea, non essendo portatori di un proprio peculiare disegno programmatico, si rifaranno completamente al progetto del Ppe, che il partito italiano ha più volte dichiarato di sottoscrivere per intero e senza riserve.

 

 

3. Gli impegni del PdL per l’Europa

Se la prima indispensabile fonte per decifrare in cosa consista l’Europa del PdL è data dai documenti programmatici del Ppe al quale il partito italiano ha aderito non solo formalmente ma anche e soprattutto sostanzialmente, identificandosi con esso nella sua stessa matrice costitutiva, una seconda importante chiave di lettura è in questo senso fornita dai nessi ideali e programmatici che lo stesso PdL riferisce in modo esplicito all’Unione Europea nei documenti ufficiali che ha prodotto, in modo particolare la Carta dei Valori e il programma elettorale per le elezioni politiche del 2008[17].

È pur vero che, in tali documenti, non sono molti i riferimenti espliciti all’Unione Europea e a politiche non specificatamente nazionali ma di respiro internazionale e più specificatamente continentale. Nella Carta dei Valori, oltre ai già citati riferimenti all’adesione e al legame ideale con il Ppe, è possibile rintracciare pochi altri richiami alla dimensione europea.

In riferimento alle dichiarazioni di principio riguardo alla politica internazionale, nei carta dei valori del PdL si legge:

 

Noi pensiamo che la politica internazionale debba basarsi sul valore della libertà, e sul fondamentale rapporto tra pace, libertà e diritti. […] In un mondo sfidato dal terrorismo e attraversato dal rischio dello scontro tra civiltà, noi poniamo la costruzione della pace e del dialogo tra i popoli come fondamentale dovere della nostra politica internazionale. A questo dovere sono ancorate le nostre alleanze e relazioni, le nostre missioni all’estero e più in generale la strategia del nostro Paese sullo scacchiere mondiale. In questo contesto restano fondamentali le scelte europee ed atlantiche[18].

 

Quindi, in un contesto internazionale potenzialmente conflittuale e problematico, il PdL riafferma la propria vicinanza con le scelte e le posizioni assunte dall’Occidente, dall’Unione Europea e dall’Alleanza atlantica, rispetto alle azioni e alle politiche volte alla costruzione di contesti culturali e sociali votati al dialogo e alla libertà.

In definitiva, si legge ancora nella Carta dei Valori:

 

Questo è il centro del nostro disegno, tanto sul lato politico quanto su quello economico, tanto in Italia quanto in Europa: la difesa dei principi morali e dei valori, civili e religiosi, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l’impegno a rispettare la nostra civiltà da parte di chi entra, la difesa delle nostre imprese, del nostro lavoro[19].

 

Questa dichiarazione costituisce una generica seppur esplicita affermazione del partito di centrodestra relativa all’autocollocazione ideale e strategica, oltre che politica, nell’ambito dell’Europa e con l’Europa al fianco delle forze atlantiche.

Tra le sette missioni presentate congiuntamente da Berlusconi e Fini, come programma elettorale[20] del PdL per le elezioni politiche del 2008, non vi sono riferimenti espliciti all’Unione Europea, all’impegno che il nascituro partito avrebbe assunto nei confronti dell’appartenenza e della collocazione europea. Al contrario gli unici passaggi riferiti all’Unione Europea appaiono una presa di distanza dall’Unione e al contempo un impegno di contenimento di alcune politiche europee.

Nel descrivere la Prima missione, “Rilanciare lo sviluppo”, nel capitolo relativo al “Sostegno del Made in Italy”, si mette in campo l’impegno a mettere in atto interventi sull’Unione Europea per ridurre la regolamentazione unitaria che pone in svantaggio competitivo la produzione europea rispetto a quelle asiatiche:

 

sull’Unione Europea per ridurre la regolamentazione comunitaria, per difendere la nostra produzione, contro la concorrenza asimmetrica che viene dall’Asia[21].

 

Allo stesso modo, nella Terza missione, “Più sicurezza e più giustizia”, il PdL si impegna a lavorare, in sede di Unione Europea, per bloccare provvedimenti che prevedano sanatorie per i clandestini, considerate “pericolose” per la sicurezza dei singoli Stati:

 

iniziativa del Governo italiano in sede di Unione Europea affinché non si attuino più sanatorie indiscriminate per i clandestini[22]

 

Naturalmente il programma elettorale presentato per le elezioni politiche è calibrato sulle problematiche nazionali e sulle politiche locali. È però indubbio che nel caso del programma proposto dal PdL, l’assenza di riferimenti all’appartenenza europea e al legame con quel governo soprannazionale, riecheggia il tradizionale euroscetticismo di cui negli anni passati Forza Italia non ha mai fatto mistero.

 

Conclusioni

La campagna elettorale per ultime elezioni europee, prima vera prova elettorale del Popolo delle Libertà come partito unico del centrodestra, è stata segnata, come è noto, da una prevalenza di temi assolutamente estranei alle questioni europee e alle politiche dell’Unione. Questo tipo di distorsione comunicativa non è stata una caratteristica specifica di questa tornata elettorale, anche se a causa di una certa cronaca è riscontrabile una certa peculiarità tematica. Nonostante la trascuratezza con la quale i partiti politici nazionali si impegnano nelle campagne elettorali per il rinnovamento del Parlamento europeo, essi mostrano un effettivo legame con l’Unione, soprattutto in riferimento alle grandi famiglie politiche europee.

Il PdL ha cercato nella sua adesione al Partito popolare europeo una fonte di identificazione sia a livello nazionale sia a livello internazionale. La sua dichiarata e totale sovrapposizione ideale con i valori e i principi espressi dal Ppe, permette di colmare le lacune tanto programmatiche quanto identitarie che il partito di centrodestra italiano mostra di avere rispetto alla dimensione europeista.

La Carta dei Valori del PdL è la stessa del Ppe: comune l’orizzonte ideale, comuni gli obiettivi politici e le prospettive d’azione. Questa identificazione, che garantisce l’individuazione di quale Europa intende contribuire a realizzare il Popolo della Libertà, essa non può costituire un ambito simbolico e di riferimento ideale esclusivo e assolutizzante. Il Pdl necessita di un’azione culturale e di costruzione semantica e valoriale più specificatamente tagliata sulla realtà sociale e politica italiana, e sempre in questa stessa realtà dovrà rintracciare la legittimazione e l’elaborazione politica più specificatamente legata alla natura peculiare del PdL.

 

 

Bibliografia

L. Bardi – P. Ignazi (2004) Il Parlamento Europeo, il Mulino, Bologna.

 

Ceccuti C. (a cura di) (2006) I partiti politici nell’esperienza italiana e nella prospettiva europea. Atti della giornata di studi (Roma, 4 luglio 2003) Polistampa.

 

M. Duverger (1961) I partiti Politici, Edizioni di Comunità, Milano.

 

M. Duverger (1961) I partiti Politici, Edizioni di Comunità, Milano.B. Kohler – B. Myrzik “Cooperazione tra democratico-cristiani e conservatori”, in M.

 

G. Galli (2008) I partiti europei, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano.

 

“La svolta popolare” in Charta Minuta, anno III – n.15 – marzo/aprile 2009

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