Recensione: Federica Di Sarcina, L’Europa delle donne. La politica di pari opportunità nella storia dell’integrazione europea (1957-2007), il Mulino, 2010

Il volume di Federica Di Sarcina sulla storia della politica di pari opportunità dell’Unione europea è interessante almeno per tre motivi: 1) per il caso studio preso in considerazione; 2) per il contributo offerto allo studio della storia del processo d’integrazione europea; 3) per l’utilizzo della prospettiva storica. Il case-study è intrigante: le pari opportunità rappresentano infatti un terreno sempre più al centro del dibattito politico nella UE e negli Stati nazionali e, come la politica ambientale, sono un tema che ha trovato nell’ambito delle dinamiche sovranazionali – europee in particolare – la sua collocazione naturale.

Il libro è una nuova conferma dell’ormai consolidata tradizione avviata dal Centro di Ricerca sull’Integrazione europea dell’Università di Siena, tradizione che mira a ripercorrere l’evoluzione delle politiche comunitarie attraverso una prospettiva storica. Ciò permette di comprendere meglio la nascita, l’evoluzione e l’implementazione di una politica comunitaria sganciandola dai “tecnicismi” coi quali è spesso trattata dagli specialisti del settore, per immergerla nel contesto più ampio del processo di unificazione. In quest’ottica, Federica Di Sarcina mette bene in luce come un problema inizialmente legato a mere differenze salariali tra i generi sia progressivamente diventato oggetto di “un interesse specifico dell’azione comunitaria” (p. 11). È ben illustrato (e documentato) tutto il cammino, faticoso e assai discontinuo, che ha portato all’elaborazione di una politica più articolata che ha fatto delle pari opportunità uno degli obiettivi della UE – col Trattato di Amsterdam –uno dei suoi valori fondamentali – col recente accordo di Lisbona. Con Amsterdam, scrive Federica Di Sarcina, “il principio di parità tra i generi si libera da quella connotazione esclusivamente sociale e occupazionale nella quale era stato collocato sin dalla nascita del mercato comune per divenire una delle finalità stesse del processo d’integrazione europea” (p. 281): in altre parole, una “condicio sine qua non nella puntuale elaborazione ed attuazione delle politiche comunitarie” (p. 281).

Un altro aspetto che l’approccio storico seguito dall’autrice rileva è l’importanza delle organizzazioni internazionali come luogo di prima elaborazione per la politica di pari opportunità: Federica Di Sarcina ricorda infatti come “la creazione di standard normativi si realizzò nel diritto internazionale in una fase antecedente rispetto alla loro affermazione negli ordinamenti nazionali” (p. 42). Ad esempio, già nel 1976 l’International Labour Organization (ILO) iniziò a introdurre il concetto di “pari opportunità”, più inclusivo e impegnativo di quello di “pari trattamento”, in quanto chiedeva agli Stati membri di intraprendere tutte quelle azioni che facilitassero l’inserimento e la tutela della donna nel mondo del lavoro senza svantaggiare al tempo stesso l’uomo. Nel volume si sottolinea spesso la profonda resistenza, al limite dell’aperto boicottaggio, che gli Stati membri opposero alla sfida delle pari opportunità finendo per rallentare l’implementazione stessa della politica. “L’analisi storica della politica di pari opportunità”, scrive l’autrice in sede di conclusioni, “mostra con chiarezza l’importante contributo che il processo di costruzione europea ha fornito nel tempo al riconoscimento di più ampi diritti di uguaglianza tra i generi. Questo iter, però, si interrompe bruscamente nella fase di implementazione, affidata agli stati membri per quanto riguarda sia il recepimento normativo che la sua concreta attuazione. In tal senso, di fronte alle sostanziali inadempienze degli attori nazionali, l’assunzione di un ruolo forte da parte dell’UE appare senz’altro fondamentale” (p. 344).

L’ampia rassegna di casi nazionali costituisce forse uno degli aspetti più interessanti del volume: Federica Di Sarcina accompagna l’evoluzione della politica di pari opportunità citando una mole imponente di prese di posizione, eventi, esponenti politici, legislazioni interne, documenti dei vari Stati membri – anche dell’UE a 27. Tra questi merita di essere ricordato lo sciopero in Belgio nel maggio del 1966. In quell’occasione, le lavoratrici della Fabrique National incrociarono le braccia invocando la diretta applicazione del principio di pari opportunità sancito nel Trattato di Roma: “è il primo sciopero per un principio comunitario oltre che il più grande sciopero di massa femminile mai fatto in Belgio” (p. 78).

 

Venendo al contributo dato allo studio del processo d’integrazione, il libro fornisce alcune conferme e un’interessante novità. Le conferme: 1) la positività dell’azione condotta dalla CEE negli anni ’70. La letteratura – soprattutto nella storiografia federalista – ha spesso condannato quel decennio presentandolo come un periodo di immobilismo, elezioni europee a parte: la storia della politica delle pari opportunità negli anni ’70 permette invece a Federica di Sarcina di affermare come in quel decennio furono poste le basi per il salto di qualità che si ebbe successivamente con l’Atto Unico Europeo e col Trattato di Maastricht; 2) il ruolo della Corte di Giustizia: anche nel caso della politica di pari opportunità si conferma l’importanza del ruolo svolto dalla Corte di Giustizia che, nella sentenza “Defrenne contro Sabrena”, stabilì la preminenza dell’articolo 119 – che si occupava di pari trattamento – sul diritto interno, rafforzando così il ruolo della Comunità e aprendo nuove possibilità di approfondimento nell’elaborazione della politica di pari opportunità. La novità è l’ampio spazio dato alla preparazione e alle difficoltà legate all’allargamento a Est del 2004. È proprio sul terreno delle policies, come si evince dal quadro dipinto da Federica Di Sarcina, che emerge in modo prorompente la problematicità dell’allargamento ai Paesi dell’Europa centrale e orientale. I tre aspetti citati rendono la cifra del contributo proposto dall’autrice al dibattito storiografico sul processo d’integrazione europea e sullo sviluppo della politica di pari opportunità.

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    By: Massimo Piermattei

    Massimo Piermattei, curatore del numero, è professore a contratto di Storia delle relazioni internazionali presso l’Università della Tuscia e membro del teaching staff della cattedra Jean Monnet “l’Europa mediterranea nell’integrazione europea: culture e società, spazi e politiche”. Le sue ricerche sono incentrate sull’europeizzazione dell’Italia e dell’Irlanda, sull’evoluzione della regione mediterranea nella storia del processo d’integrazione europea e sui partiti europei. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Crisi della repubblica e sfida europea, Bologna, Clueb 2012; Territorio, nazione, Europa: le presidenze Cossiga, Scalfaro e Ciampi, in “Presidenti. Storia e costumi della Repubblica, nell’Italia democratica”, ed. by, M. Ridolfi, Roma, Viella, 2014; On the Mediterranean shores of EU: geography, identity, economics and politics, in C. Blanco Sío-López, S. Muñoz, ed. by, Converging pathways. Spain and the European integration process, Bruxelles, Peter Lang, 2013.

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    L’Europa mediterranea nell’integrazione europea: spazi e culture, economie e politiche
    Le destre tra sovranità nazionale, localismi e sfida europea
    Officina della Storia. Indice n. 7 / 2011

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