Il Partito Democratico e le elezioni europee

Introduzione

Le elezioni europee e amministrative del 6 – 7 giugno 2009 hanno rappresentato un tornante significativo per la verifica del progetto di unire nel Partito democratico le culture riformiste della tradizione cattolica e socialista, con l’obiettivo di portare a compimento il processo iniziato negli anni novanta con l’esperienza dell’Ulivo[1].

Accelerata dall’implosione del governo Prodi dopo la vittoria dell’Unione alle elezioni politiche del 2006, la convergenza dei Democratici di sinistra e della Margherita nel Partito democratico è stata disegnata da Walter Veltroni nell’ottobre 2007 come il perno di una semplificazione bipolare del quadro politico italiano, allo scopo di guidare i riformisti nella  sfida per il governo del paese[2].

Dopo la sconfitta della “vocazione maggioritaria” del Partito democratico nelle elezioni politiche e amministrative dell’aprile 2008, nelle elezioni regionali in Abruzzo nel dicembre del 2008 e in Sardegna nel febbraio 2009, le dimissioni di Veltroni sono state seguita dall’assunzione della segreteria da parte di Dario Franceschini, con l’incarico di affrontare i cento giorni della campagna elettorale e traghettare il partito al congresso d’autunno[3].

Indebolito da una leadership dichiaratamente a tempo ma sostenuto dall’insofferenza degli iscritti per i conflitti interni al gruppo dirigente, Franceschini è stato chiamato a confrontarsi con una  campagna elettorale nella quale l’identità e il programma del Partito democratico sono state messe  duramente alla prova dal significato politico attribuito al voto dal Presidente del Consiglio Berlusconi.

Ne è risultata una campagna elettorale contraddistinta dal tentativo di superare l’incertezza identitaria del Partito democratico con una comunicazione politica inizialmente improntata sulle tematiche della costruzione europea e poi tesa a contrastare il Popolo della Libertà  sul terreno della concezione della democrazia e del modello di società, con i valori della partecipazione e della solidarietà contrapposti alla delega al leader carismatico e alla competizione sociale di tipo liberista.

E’ una parabola chiaramente ravvisabile nei manifesti e negli spot che pongono a confronto l’europeismo del Pd e le scelte del governo Berlusconi e nella scommessa finale sull’immagine di Franceschini come leader di una Italia antropologicamente alternativa alla maggioranza di centrodestra.

 

1. L’apertura della campagna elettorale : “Noi siamo europei”

Anticipata dalle dichiarazioni del senatore Vita sull’onnipresenza della televisione nel modello politico berlusconiano[4], la campagna elettorale del Partito democratico è caratterizzata dalla trasformazione di uno strumento di propaganda tradizionale come il manifesto in un messaggio multimediale da veicolare sui muri delle città, nelle radio private e nei circuiti della rete telematica e delle televisioni online.

Sotto lo slogan “Noi Siamo Europei” e il simbolo del Partito democratico, l’immagine di  una donna o di un uomo, fotografati accanto alla sigla UE con tanto di punto esclamativo, sono  accompagnate dalla contrapposizione tra le politiche europee per lo sviluppo e il lavoro e le priorità  del governo Berlusconi nell’arena nazionale: “L’Europa si occupa delle piccole imprese. Berlusconi no”, “L’Europa di occupa di chi perde il lavoro. Berlusconi no”[5].

L’ancoraggio all’Europa come orizzonte politico alternativo alle priorità del centrodestra è finalizzato a presentare il Partito democratico come una “Forza di futuro”, per arginare i pericoli della povertà, della disoccupazione e dell’inquinamento, attraverso un patto di solidarietà tra le generazioni e i soggetti plurali del mondo del lavoro.

E’ il messaggio rappresentato dai manifesti che ritraggono un gruppo di uomini e donne dalle differenti età e professioni impegnati a respingere insieme enormi cubi con la scritta Povertà, Disoccupazione, Inquinamento e lo slogan “Più forti noi, più forte tu”[6].

Mentre i tre pericoli sono plasticamente sintetizzati nel manifesto con il gruppo di uomini e donne che cerca di respingere  il cubo con il nome di Berlusconi, l’immagine del Partito democratico come baluardo dell’Europa e della coesione sociale è diffusa dalle radio private, dal sito ufficiale del partito e dalla televisione online www.youdem.it con una serie di spot tematici,[7] influenzati dal modello della campagna elettorale del Presidente Barack Obama.

Al di là del richiamo alla green economy[8], la lezione americana è impartita alla segreteria del Pd  dai “maghi” della comunicazione di Obama, vale a dire dai titolari della società di strategia della rete “Blue State Digital” Ben Self e Dan Thain,[9] in missione a Roma in coincidenza del lancio del programma del Partito democratico per le elezioni europee.

Se i consigli degli esperti statunitensi contribuiscono a dar vita a una comunicazione politica innovativa ed efficace, la debolezza identitaria del Partito democratico è rivelata dalla mancata esplicitazione delle sue radici europeiste e dalla controversa questione della sua collocazione tra i raggruppamenti politici del Parlamento europeo.

 

2. “L’Europa che conviene” e le aporie del riformismo

Messo a punto dall’eurodeputato Umberto Ranieri, il programma del Partito democratico, “L’Europa che conviene. Le idee e gli impegni del Pd per le elezioni europee” esprime una chiara presa di posizione a favore della costruzione dell’Europa politica e sociale.

La valorizzazione dell’Europa come scudo contro la crisi economica mondiale è certamente funzionale alla polemica con l’euroscetticismo della destra ma ha il difetto di mostrare una certa incongruenza circa l’identità del Partito democratico rispetto alla storia dei suoi soggetti fondatori e alle culture politiche del riformismo europeo:

“Il 6 – 7 giugno è in gioco la scelta tra visioni diverse di Europa: l’Europa conservatrice e di destra, nella quale il futuro dei Paesi e delle persone viene lasciato nelle mani di un mercato senza regole o l’Europa per la quale si battono i democratici, una Europa nella quale i cittadini, gli Stati membri e le istituzioni lavorano insieme per risolvere i problemi che più preoccupano i lavoratori, le famiglie e le imprese”[10].

Il confronto tra l’Europa della destra e l’europeismo del Partito democratico non è sostenuto dall’esplicitazione delle radici europeiste dei cattolici democratici e dell’evoluzione europeista della sinistra italiana, con la conseguenza di mettere quasi unicamente in risalto la competizione con il Popolo della Libertà per la difesa degli interessi nazionali in Europa:

“Il Partito democratico è la forza politica italiana più coerentemente europeista. Il suo europeismo viene da lontano. Di altri è la conversione fragile ed affrettata: di una destra italiana inaffidabile, che ha tentato per anni di rovesciare sulle spalle di Bruxelles le responsabilità dei problemi nazionali irrisolti. Gli interessi del nostro paese saranno più efficacemente e seriamente tutelati in Europa da una forza limpidamente europeista come il PD”[11].

Le proposte per il rilancio della crescita economica e delle politiche redistributive, per il potenziamento dell’azione internazionale dell’Unione europea e della politica di sicurezza e difesa comune, per l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e il rafforzamento dei poteri decisionali del Parlamento non possono far passare in secondo piano l’assenza di un riferimento preciso alle grandi famiglie politiche europee.

La prospettiva di una convergenza tra le forze di centrosinistra nel Parlamento di Strasburgo appare  inadeguata di fronte alla polarizzazione tra le formazioni del Partito popolare e del Partito socialista ed insufficiente ad allontanare l’impressione di un veto incrociato  tra la componente cattolica e socialista del partito :

“Il Partito democratico lavorerà per la convergenza e l’unità delle forze di centrosinistra nel Parlamento europeo. Intorno all’idea di una Europa forte e politicamente, unita, capace di prendere decisioni tempestive per accrescere la libertà, il benessere e la sicurezza dei cittadini, potranno ritrovarsi in Europa le forze che si richiamano alle più nobili tradizioni progressiste ed europeiste”[12].

Nonostante le dichiarazioni di Franceschini sulla volontà dei democratici di “rilanciare l’europeismo” e di mantenere “accesi i riflettori sul tema Europa”[13], la collocazione nel Parlamento europeo è uno dei punti irrisolti nell’identità politica del Partito democratico e un motivo di difficoltà per il  leader dei democratici nel corso della  campagna elettorale.

La sfida europeista al governo della destra sulle politiche economiche e sociali e l’indeterminatezza dell’identità del Pd sono  gli stessi elementi di forza e debolezza dimostrati dal segretario di fronte alle telecamere di Rai Parlamento, con le sollecitazioni della coordinatrice Giuliana Del Bufalo sul “perché è importante votare per l’Europa”:

“Nei prossimi cinque anni una gran parte delle decisioni che riguardano le nostre vite si prenderanno a Bruxelles o a Strasburgo, perché in un mondo globalizzato, e la crisi lo ha fatto capire con molta durezza, una gran quantità di problemi non può essere affrontata soltanto nei confini nazionali, che si chiamino riscaldamento globale, economia, finanza, la stessa lotta al terrorismo. […]. Ed è esattamente per questo […] che abbiamo detto no a quell’imbroglio italiano, perché nessuno degli altri 26 paesi dell’Unione lo farebbe, di vedere leader di partito, a cominciare dal Presidente del Consiglio, chiedere la preferenza, chiedere che gli italiani scrivano il loro cognome, e poi dimettersi perché per legge si è incompatibili. E’ un modo per prendere in giro gli italiani. […] Noi abbiamo fatto una scelta diversa. Una scelta di serietà. E’ una cosa che può sembrare antica, ma di cui c’è bisogno: serietà nella politica italiana”[14] .

Incalzato dalla giornalista Maria Teresa Meli, che domanda se i deputati democratici siederanno a Strasburgo con i socialisti, perché “uno vuol sapere per chi vota”, Franceschini non appare sufficientemente chiaro quando cerca di rilanciare nel contesto europeo l’innovazione politica del Partito democratico:

“Abbiamo avviato in Italia un percorso che mette insieme nel Partito democratico riformismi di diversa tradizione, c’è una parte consistente che fa riferimento alla tradizione socialista, ci sono cattolici democratici, un’ala liberale, un’ala ambientalista, in qualche misura per una volta siamo più avanti. […] Stiamo lavorando, io sono certo con ottimi risultati, perché anche in Europa, dove i tempi e le modalità non dipendono solo da noi, perché ci sono 27 paesi, perché al Parlamento europeo ci sia, e ci sarà, sono convinto, un gruppo parlamentare con una componente socialista e una componente democratica che stanno in una alleanza dentro un Gruppo parlamentare”[15].

E’ un nodo sciolto soltanto a quattro giorni dal voto con l’annuncio dell’accordo raggiunto con  “i leader dei grandi partiti europei riformisti” per la formazione al Parlamento europeo di una “Alleanza dei socialisti e dei democratici” e per dar vita a una “casa che metta insieme tutte le forze riformiste”.[16]

Raggiunto in extremis un collegamento con i partiti del riformismo europeo, il leader del Partito democratico può dare voce a una consistente tensione civile per il futuro del paese, in nome di una Italia reale non rappresentata dalle narrazioni mediatiche della Rai e delle televisioni private del gruppo Mediaset.

 

3.  Il viaggio nell’Italia reale e  l’allarme per la democrazia italiana

In una campagna elettorale dominata dalla polemica sulle “veline”[17] candidate dal Popolo delle Libertà e dalle dieci domande del quotidiano La Repubblica al Presidente del Consiglio sul “caso Noemi”[18], i temi della moralità della politica sono individuati da Franceschini come il terreno più congeniale per sottolineare la proposta alternativa del Partito democratico.

E’ un asse comunicativo perseguito fin dalla presentazione delle liste, con esponenti di spicco della politica come Luigi Berlinguer, Sergio Cofferrati, Paolo De Castro, personalità del giornalismo e della società civile come David Sassoli e Rita Borsellino e un quaranta per cento di candidate donne, selezionate in base al “loro percorso professionale e politico, per la loro qualità, serietà e competenza”[19].

Il riferimento alla serietà e alla competenza vuole esprimere l’orgoglio di una politica che ha l’ambizione di progettare il futuro oltre le logiche del marketing e dei sondaggi d’opinione, con un messaggio preciso lanciato da Franceschini ai simpatizzanti del centrosinistra dagli studi televisivi di “Porta a Porta”:

“Vorrei tornare alla politica seria, non guardare i sondaggi, non essere degradati a  dire la cosa giusta perché non conviene, dire solo quello che dà consenso, è una politica malata. […] Deve tornare trasparenza intellettuale, l’onesta, sembra di vendere un detersivo non un partito. […] La politica non può essere solo affrontare il problema del girono dopo, deve anche dire che società  vuole. […] Penso sia un dovere dire che questo modello sociale è pieno di ingiustizie e disuguaglianze, e alla fine della crisi saranno ancora più grandi. Questo è il confronto sui valori, non per spaccare il paese, ma perché la gente ha anche il diritto di sentirsi dire dalla politica in quale società voglio portare il mio paese, non rivendico una diversità morale ma una diversità profonda dall’idea che la destra del paese”[20].

Mentre è difficile non pensare alla polemica di Enrico Berlinguer sulla questione morale degli anni ottanta, il discorso politico di Franceschini vuole ritrovare un legame profondo con il paese reale, coerentemente con il viaggio in treno intrapreso all’inizio della campagna elettorale nelle provincie italiane, con la costruzione dell’immagine di un leader vicino alle problematiche dei cittadini con simpatia ed umanità:

“Il video realizzato dai ragazzi di Youdem, la piccola tv del Pd, lo ritrae nel suo viaggio in Italia. Strette di mano sui treni, sorrisi nei mercati, incursioni nei metrò. E’ partito da Eboli (Salerno), 40 giorni fa. Chiuderà domani nella sua Ferrara. Dario Franceschini guarda il video e sorride:  “Ho viaggiato per l’Italia reale, ho incontrato persone operose e solidali, in un’Italia diversa da quella descritta dalle TV. Ho ascoltato i bisogni e le richieste delle persone. Mentre il mio avversario sta chiuso in un bunker di lusso. […] Ho visto un paese operoso e solidale, la luna di miele di Berlusconi è finita dopo tutte le promesse disattese, da Malpensa ai fondi per il sud”[21].

La conclusione del viaggio nella tappa da Bologna a Ferrara, con un trasferimento dalla stazione al centro della città in bicicletta nello stile di Romano Prodi, vuole collegarsi idealmente al giuramento sulla Costituzione effettuato a fianco del padre partigiano come primo atto della segreteria e ricordato  agli elettori del Pd per indurli a non disertare le urne per l’Europa di domani e la difesa della democrazia italiana.:

“Non è  stato un atto simbolico, penderò tutte le mie energie per poter consegnare ai nostri figli la stessa Costituzione e gli stessi valori per cui hanno lottato i nostri padri”[22].

E’ il leit motiv delle ultime battute della campagna elettorale, con un certo slittamento dalle tematiche europee alla preoccupazione per i rapporti di forza nell’arena politica nazionale:

“Dai rapporti di forza, dalla distanza fra noi e il Popolo della libertà si misurerà se siamo in un paese o in un ‘altro che si sveglia sotto un padrone assoluto. Siamo nel 2009 e siamo in Europa, non c’è nessun rischio di regime autoritario, ma quando vedo che al Presidente del Consiglio dà fastidio il Parlamento, la stampa libera e quella estera, i magistrati, definiti “grumi eversivi”, dargli più forza e meno forza all’opposizione mi mette una qualche preoccupazione. Non è il momento dell’astensione, della fuga, del voto di protesta, è il momento di impegnarsi e caso mai di venire dentro il Pd e dare una mano”[23]. 

Con una certa assonanza con l’appello di Achille Occhetto agli elettori progressisti nelle consultazioni europee del giugno 1994, il richiamo all’orgoglio di partito e ai valori civili dell’Italia repubblicana ha l’effetto di ridurre l’emorragia di consensi previsti dai sondaggi per il Partito democratico.

In virtù della frenata del Pdl al 35% e del mancato sfondamento della soglia del 40% pronosticata dal Presidente del Consiglio e della tenuta del Pd al 26,8%,[24] Franceschini  può appellarsi allo squilibrio dei mezzi in campo e al risultato deludente della sinistra europea[25] per rivendicare la validità del progetto riformista del Partito democratico :

“Eravamo Davide contro Golia. Eppure, anche stavolta Golia non ha vinto. Era uno scontro impari, l’ennesima partita truccata: in questi giorni ho toccato con mano l’enorme disparità di denaro, di mezzi, di tv tra noi e Berlusconi. Eppure non ne usciamo con le ossa rotte, anzi. L’Italia non è il Grande Fratello, il Paese è pieno di energie e di valori, è molto diverso da come viene rappresentato in televisione. Questo voto lo conferma. […] In un’Europa spazzata da un’onda di destra, l’Italia è in controtendenza. Alla fine verrà fuori che, in seggi e in voti assoluti, il Pd è il più forte partito riformista europeo, più del Psoe spagnolo, del Labour britannico e anche del SPd tedesca.”[26]

Nella replica di Pierluigi Bersani sullo scampo pericolo e sull’esigenza di rafforzare l’identità e il radicamento territoriale del partito[27], il risultato delle elezioni europee sancisce di fatto l’inizio della stagione congressuale che porterà l’ex Ministro delle Attività Produttive alla guida del Partito democratico.

 

Conclusioni

Pur nello spazio limitato di una esposizione necessariamente sintetica, l’analisi dell’identità, del programma e della comunicazione politica del Partito democratico di Dario Franceschini può indurre ad alcune osservazioni di carattere generale sulla centralità del processo di integrazione europea nell’arena politica del tempo presente.

Al di là delle tesi di carattere di “secondo  ordine” delle consultazioni europee[28], l’ elezione diretta del Parlamento ha stimolato la creazione di un sistema politico transnazionale piuttosto influente sull’identità dei partiti nazionali e sul giudizio degli elettori[29].

L’influenza dei raggruppamenti europei è del resto evidente nella  competizione  tra i partiti italiani nelle elezioni europee degli ultimi trenta anni, dal tempo forte dell’europeismo condiviso tra la Democrazia cristiana, il Partito comunista e il Partito socialista al tempo debole del conflitto sull’Europa tra il centrodestra e il centrosinistra della seconda Repubblica[30].

Mentre nelle elezioni europee del 2009 il riferimento al Partito popolare ha costituito un indubbio vantaggio per il Popolo della Libertà, la difficoltà a chiarire la sua collocazione tra le famiglie politiche europee ha rappresentato un fattore di incertezza nell’identità del Partito democratico.

In considerazione dello svolgimento delle elezioni in concomitanza con le consultazioni amministrative, anche il significato del voto per gli equilibri politici italiani deve essere considerato nel giusto valore di un intreccio ormai indissolubile tra la dimensione territoriale della politica, le prerogative dello Stato nazione e lo spazio comune europeo.

Non si tratta di misurare il tasso di tematiche europee presenti allo stato puro nella campagna elettorale, quanto di ripensare il rapporto tra i territori della politica nell’età della globalizzazione e dell’interdipendenza accresciuta.

E’ questa la sfida aperta per i partiti e i movimenti politici e per gli storici e i politologi più consapevoli dell’esigenza di abbandonare i perimetri separati e rassicuranti della stato nazione  e della costruzione europea, per confrontarsi con la loro interconnessione negli spazi della politica dell’età contemporanea.

 

 


[1] Romano Prodi, Governare l’Italia: manifesto per il cambiamento, Donzelli, Roma, 1995; Idem, Un’idea dell’Europa, Il Mulino, Bologna, 1999

[2] Walter Veltroni, La nuova stagione. Contro tutti i conservatorismi, Rizzoli, Milano, 2007

[3] Articolo non firmato, Veltroni conferma le dimissioni. “Adesso basta farsi del male”, in La Repubblica,17 febbraio 2009

[4] Vita: “Con Berlusconi la politica è solo tv”, in www.partitodemocratico.it

[5] Noi siamo europei. La campagna di comunicazione,  in www.partitodemocratico.it

[6] Più forti noi,più forte tu. La campagna di comunicazione, in www.partitodemocratico.it

[7] Spot radio Elezioni europee, in www.partitodemocratico.it

[8] A. Capannori, Il leader Pd e la Green economy, in Corriere della Sera, 1 giugno 2009

[9] Cesare Buquicchio, Vincere le elezioni con Internet. Lezione al Pd dai “maghi” di Obama, in L’Unità, 15 maggio 2009

[10] L’Europa che conviene. Le idee e gli impegni del Pd per le elezioni europee, p. 4

[11] Ibidem

[12] Ibidem

[13] Bruno Miserendino, “Noi europeisti, la Destra no”. La sfida del Pd per Strasburgo,in L’Unità, 15 maggio 2009

[14] Rai Parlamento. Conferenza stampa del segretario del PD Dario Franceschini, giugno 2019.

[15] Ibidem

[16] Goffredo De Marchis, Pd, verso una soluzione per il gruppo UE. Sarà “Alleanza dei socialisti e dei democratici, in La Repubblica, 3 giugno 2009

[17] Paola Di Caro, Veronica in campo sulle “veline” candidate: scelta che mi fa soffrire, in Corriere della Sera, 29 aprile 2009

[18] Giuseppe D’Avanzo, Incoerenze di un caso politico: dieci domande a Silvio Berlusconi, in La Repubblica, 15 maggio 2009

[19] Io voto una donna PD. Un valore aggiunto,28 maggio 2009, in ww.partitodemocratico.it

[20] Tempo di bilanci. Franceschini a tutto campo, 3 giugno 2009, in www.partitodemocratico.it

[21] Andrea Carugati, Franceschini: il premier è in un bunker di lusso, in L’Unità, 3 giugno 2009

[22] Idem, Franceschini: da 15 anni la destra insulta l’Italia, in L’Unità, 5 giugno 2009

[23] Tempo di Bilanci. Franceschini a tutto campo, cit., in www.partitodemocratico.it

[24] Massimo Giannini, Il plebiscito mancato, in La Repubblica, 8 giugno 2009

[25] Umberto De Giovannangeli, Intervista a Massimo Salvadori. La gauche ha perso identità e valori. Sconfitta annunciata, in L’Unità,8 giugno 2009

[26] Aldo Cazzullo, Noi Davide, ma Golia non ha vinto. Siamo i primi tra i riformisti europei, in Corriere della Sera, 8 giugno 2009

[27] Trocinio Alessandro, Franceschini – Bersani, duello sul risultato PD, in Corriere della sera, 9 giugno 2009

[28] Kalheinz Reif e Hermann Scmitt, Nine second order national elections ? A conceptual framework for the analysis of European Elections Resultats, in European Journal of Political Research, n. 1, 1980

[29] Simon Hix, The Political System of the European Union, MacMillan, London, 1999; Pascal Delwit, Erol Kulachi, Cèdric Va De Walle (eds), The Europarties. Organisations and Influenxe, Cevipol, Bruxelles, 2004   

[30] Sante Cruciani, I partiti politici italiani e le elezioni europee tra comunicazione e propaganda politica (1979-2004), in Quaderni Discom, Riflessioni sull’Europa, 1/2009, Dipartimento di Studi sulla Comunicazione, Università della Tuscia, Nutrimenti editore, Roma, 2009, pp. 41 – 59.

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    By: Sante Cruciani

    Sante Cruciani, ricercatore a tempo determinato (tipo b) in Storia delle relazioni internazionali all’Università della Tuscia. Si occupa del processo di integrazione, delle culture politiche e sindacali della sinistra europea, delle rappresentazioni mediatiche della guerra fredda. Tra le sue pubblicazioni: L’Europa delle sinistre. La nascita del Mercato comune europeo attraverso i casi francese e italiano (1955-1957), Carocci, 2007; Passioni politiche in tempo di guerra fredda. La Repubblica di San Marino e l’Italia repubblicana tra storia nazionale e relazioni internazionali (1945–1957), Università di San Marino, 2010. È curatore di: Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese, École Française de Rome, 2012; Il socialismo europeo e il processo di integrazione. Dai Trattati di Roma alla crisi politica dell’Unione (1957-2016), FrancoAngeli, 2016.  Insieme a M. Ridolfi, ha recentemente curato i volumi L’Unione Europea e il Mediterraneo. Relazioni internazionali, crisi politiche e regionali (1947-2016), FrancoAngeli, 2017; L’Unione Europea e il Mediterraneo. Interdipendenza politica e rappresentazioni mediatiche (1947-2017), FrancoAngeli, 2017. È condirettore della rivista digitale www.officinadellastoria.eu.

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